BOND — 31 gennaio 2016

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di Lorenzo Raffo

Da un inizio d’anno ricco di eventi nel mondo dell’industria finanziaria sono usciti tanti spunti, che andremo a riassumere. Prima però occorre segnalare una notizia passata in secondo piano da parte dei “mass media” nel week-end: l’inflazione tendenziale in eurozona a gennaio 2016, secondo le prime stime di Eurostat, è stata del +0,4% contro +0,2% di dicembre. Il dato, al netto di energia, cibo e tabacchi, ha segnato invece il +1%, dopo un +0,9% del mese precedente. Se si considera che la voce energia sarebbe scesa del 5,3%, è evidente che si riscontra un primo “segnalino” di rialzo. Durerà o non durerà? E’ presto per dirlo, ma ecco allora che le predizioni di alcuni gestori di stare attenti a movimenti rapidissimi di inversione sul fronte dei titoli di Stato dell’area euro vanno prese quanto meno in considerazione. O forse andrebbero prese in considerazione, perché Sua Maestà il Bund va esattamente in direzione opposta, con un “rush” che lo porta a nuovi massimi storici e con gli indicatori tecnici decisamente “long”. Ben sedici sedute del relativo “future” da inizio anno sono state caratterizzate da candele rialziste, contro solo quattro con candele ribassiste e fra l’altro di dimensioni contenute. La resistenza dei 160,4 è stata spazzata via senza esitazione e c’è da domandarsi dove il decennale tedesco voglia andare. Certo le Borse lo aiutano, ma il mercato fiuta qualcos’altro?

I BIG DEI MERCATI LA PENSANO COSI’

Vale allora la pena sentirli i gestori professionali. Il primo allarme che lanciano riguarda la situazione statunitense, dove la differenza di rendimento fra i Treasury a 10 anni e quelli a 2 anni scende, con la conseguenza che si appiattisce la curva, situazione che ha un significato: la politica monetaria non riesce ad avere effetti concreti nella fase attuale. Per chi investe ciò comporta una serie di rischi: la Fed rallenterà il rialzo dei tassi (non ne farà quattro ma forse due o forse uno nel 2016 – questo report lo aveva previsto settimane fa!) e il dollaro non si rafforzerà di molto sull’euro: al massimo viene visto a 1,05, se va bene. La conseguenza? Potrebbero avvantaggiarsene gli emergenti – e quindi le loro valute – verso cui correrebbero maggiori capitali. Il pericolo più grande? Che la Bce incrementi il suo Quantitative Easing e la Fed – invece di aumentare i tassi – faccia addirittura un passo indietro. Se ciò succedesse l’unico asset da comprare sarebbe la volatilità riferita ai mercati azionari! In realtà i gestori – in presenza di un tale evento – auspicherebbero “di vendere tutto e andare a casa!”. Probabilità? Poche, ma assimilabili al classico Cigno Nero. C’è anche chi dice l’opposto e riporta alla notizia di apertura: attenzione ai titoli di Stato dell’eurozona, soprattutto a tasso fisso, che non prezzano correttamente il rischio insito. Se il quadro è questo, un solo consiglio trova quasi tutti d’accordo: high yield, high yield! Che però stanno andando male e vanno comunque trattati quasi soltanto con specifici Etf. In estrema sintesi: il 2016 non sarà facile nemmeno per gli obbligazionisti, fra l’altro colpiti da “strane” ristrutturazioni di alcune emissioni in vari Paesi europei da parte di società non sempre sull’orlo del baratro. Una storia curiosa che richiederebbe troppo spazio per essere raccontata.

TITOLI DI STATO: COME PROTEGGERSI CON UNA STRATEGIA PIU’ ATTIVA

Tutto quanto appena detto spinge a dedicare più spazio alle novità riferite al settore dei titoli di Stato, molto dinamico nelle ultime settimane. Evidente il perché. E’ su questo fronte che si muovono maggiormente gli investitori, troppo bloccati sui tassi fissi. Ci sono altre strade?

► Italia: una triade per ogni evenienza

Coprirsi da ogni rischio, assumendo solo quello riferito all’emittente, ovvero il nostro Paese. Ciò è possibile con tre titoli emessi o riaperti di recente, che possono essere inseriti ciascuno per un terzo dell’importo disponibile:

Tasso fisso (Btp): valuta EUR, scadenza 1/9/2040, cedola 5%, importo 20 miliardi di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin IT0004532559. Il titolo quota attualmente sui 146, con un rendimento al 2,5% e una volatilità media negli ultimi sei mesi molto bassa (circa il 12%).

Indicizzato inflazione (Btpi): valuta EUR, scadenza 15/9/2024, cedola 2,35% + inflazione area euro, importo 11,7 miliardi di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin IT0005004426. Il titolo quota attualmente sui 115,2, con un rendimento da cedola pura dello 0,536% e una volatilità media negli ultimi sei mesi bassissima (circa il 6%).

Tasso variabile (Cct): valuta EUR, scadenza 15/12/2022, indicizzato Euribor 6 mesi + 0,70%, importo 10,3 miliardi di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin IT0005137614. Il titolo paga attualmente una cedola dello 0,662%, quota sui 101,2, con un rendimento dello 0,49% e una volatilità media bassissima negli ultimi sei mesi.

Proposta banale e scontata? Certamente sì. Tentiamo allora di diversificare con altri emittenti.

► E’ possibile migliorare queste performance?

Se i titoli di Stato italiani girano su quotazioni certamente alte, ci sono alternative più interessanti? Ci sono, sebbene i margini di maggiore rendimento appaiano modesti. Nei primi due casi si tratta di recenti riaperture.

Al posto del Btp 2040 si può scegliere uno Spagna, che comporta un minore investimento: tasso fisso: valuta EUR, scadenza 31/1/2037, tasso fisso 4,2%, importo 13,2 miliardi di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin ES0000012932. Il titolo quota anche al Mot e prezza attualmente sui 127, con un rendimento al 2,6% ma una volatilità media (circa il 28%) negli ultimi sei mesi piuttosto alta, dovuta alle vicende politiche di Madrid. Prezzo consigliabile? Sotto i 120, che il titolo ha più volte visto negli ultimi mesi.

Al posto del Btpi (molto caro) si può ancora una volta scegliere un’emissione della Spagna, ben più lunga ma nettamente meno impegnativa in termini di investimento, trattando sotto la pari: indicizzato inflazione (Bonoi): valuta EUR, scadenza 30/11/2030, tasso 1% + inflazione area euro, importo 4 miliardi di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin ES00000127C8. Il titolo, presente al Mot, quota attualmente sui 98, con un rendimento da cedola pura di poco superiore all’1% e una volatilità media negli ultimi sei mesi del 38,7%. Prezzo di acquisto? Anche sotto 95, se la situazione politica di Madrid non migliorasse.

Sui tassi variabili la scelta si riduce fortemente, perché gli emittenti governativi in euro, all’interno di tale area, sono pochi e tutti con rendimenti più bassi rispetto al nostro Cct. Un’alternativa? Si riferisce alla stessa Italia e più precisamente a un Italy indicizzato all’80% del tasso swap a 30 anni in € , ma con “floor” al 4,25%. Prima vi spieghiamo le caratteristiche e poi un consiglio: tasso variabile (Italy frn): valuta EUR, scadenza 28/6/2029, tasso indicizzato swap 30 anni, con le caratteristiche sopra indicate, importo 1 miliardo di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin XS0098449456. Il titolo paga attualmente la cedola del 4,25%, ma quota sui 123. Attenzione però: è trattato soprattutto dagli istituzionali e caratterizzato da una forte volatilità. L’anno scorso si è mosso anche sotto 110, vera opportunità che consentirebbe di garantirsi un buon rendimento nel breve termine e una protezione da rialzo dei tassi nel medio e lungo periodo.

Non vi piace questa proposta? Ecco allora altri titoli indicizzati quotati sul Mot e sempre legati agli interest rate swap, con formule variabili e certamente meno semplici rispetto a quella dell’Italy. In realtà la loro struttura risentirebbe negativamente e in modo rilevante di eventuali rialzi dei tassi di interesse e di cambiamenti nella relativa curva. Vanno quindi maneggiati con attenzione, ma hanno oggi il vantaggio di rendimenti superiori rispetto ad alcuni tassi variabili di tipo classico. A fianco del governativo Austria inseriamo anche due titoli riferiti a organismi sovranazionali.

Emittente Isin Tasso Scadenza Quotazione
Austria XS0229808315 (1) 10/10/2025 104,3 euro
Austria XS0231558858 (2) 24/10/2035 102,1 euro
Bei XS0222759689 (3) 15/7/2020 105,4 euro
World Bank IT0006596701 (4) 7/10/2025 104,1 euro
  • pari all’Euribor a 6 mesi + 1,50% annuo, a meno che il tasso Euribor a 6 mesi, per ciascun periodo, non sia inferiore o pari allo spread index, nel qual caso il tasso di interesse applicato sarà pari allo 0%. Lo spread index, per ciascun periodo, è pari a 5 volte la differenza fra il tasso swap a 10 anni e il tasso swap a 2 anni
  • pari a 4 volte la differenza fra il tasso swap a 10 anni e il tasso swap a 2 anni, con un minimo dello 0% e un massimo del 7%.
  • pari a 5 volte la differenza tra il tasso swap a 10 anni e il tasso swap a 2 anni, con un minimo pari all’1,25% e un massimo pari al 100% del tasso swap a 10 anni.
  • pari a 5 volte la differenza fra il tasso swap a 10 anni e il tasso swap a 2 anni, con un minimo allo 0% e un massimo non superiore al tasso swap a 10 anni.

 

► Infine varie proposte alternative (sul mercato “Otc”) per chi vuole globalizzarsi

I due portafogli non appagano? Un’alternativa potenzialmente più redditizia consiste in queste nuove emissioni governative dai rendimenti in parte più alti rispetto a Btp e compagni. Hanno il solo difetto di essere trattati tutti (ma non il francese Oati, presente su Borsa Italiana) solo sull’“Otc”.

Australia – riapertura tasso fisso: valuta AUD, scadenza 21/4/2025, tasso fisso 3,25%, importo 4 miliardi di AUD, taglio minimo 1.000 AUD e Isin AU3TB0000168. Il titolo quota sui 105,5, con “yield” 2,6%. Punto forte: rating AAA – Punto debole: il rischio cambio.

Sud Africa – riapertura inflation linked: valuta ZAR, scadenza 31/12/2050, tasso indicizzato inflazione sud africana, importo 31 miliardi di ZAR, taglio minimo 1 ZAR e Isin ZAG000096603. Il titolo quota sui 111,3, con “yield” 2,1%, escluso il fattore inflazione. Punto forte: inflazione elevata – Punto debole: trattata solo da alcuni broker.

Norvegia – riapertura tasso fisso: valuta NOK, scadenza 22/5/2019, tasso fisso 4,5%, importo 70 miliardi di NOK, taglio minimo 1.000 NOK e Isin NO0010429913. Il titolo quota sui 112,7, con “yield” 0,6%. Punto forte: rating AAA – Punto debole: le potenzialità di plusvalenza dipendono tutte dal cambio valutario e quindi dal petrolio.

Francia – riapertura inflation linked: valuta EUR, scadenza 25/7/2030, tasso indicizzato Coef OATI 07/30, importo 6,4 miliardi di EUR, taglio minimo 1 EUR e Isin FR0011982776. Il titolo quota su 111,1. Punto forte: l’Oati è il migliore inflation linked europeo in termini di liquidità e di copertura inflattiva – Punto debole: attualmente ha “yield” negativo.

NUOVE EMISSIONI

► In dollari Pemex (Petroleos Mexicanos) dà degli ottimi rendimenti

MERCATO “OTC” – PICCOLI TAGLI

Il rating della società da parte di S&P è BBB+, non male nell’attuale fase di generalizzati “downgrade” del settore petrolifero. La “corporate” messicana è una vecchia conoscenza del mondo obbligazionario, al quale si ripropone con queste due novità:

valuta USD, scadenza 4/2/2019, tasso fisso 5,5%, importo 750 milioni di USD, taglio minimo 10.000 USD e Isin US71656MBH16. Con una “duration” di 2,8 si presenta bene di fronte alle incertezze sull’andamento dei tassi Fed. Per ora si hanno vaghe indicazioni di prezzo dal mercato “grigio”, poiché il titolo andrà in quotazione sul secondario (certamente anche in Europa) dopo il 4 febbraio.

valuta USD, scadenza 4/8/2026, tasso fisso 6,875%, importo 3 miliardi di USD, taglio minimo 10.000 USD e Isin US71656MBK45. Con una “duration” di 7,6 entra già in una fase di pericolo da rialzo tassi, sebbene il rendimento appaia corretto rispetto al rischio emittente. Anche in questo caso – per una quotazione – occorre aspettare dopo il 4 febbraio.

► Euribor + 1,1% per la nuova tasso variabile di Intesa San Paolo

QUOTAZIONE EUROTLX – PICCOLO TAGLIO

Prosegue l’offerta di obbligazioni bancarie e questa volta tocca a Intesa Sanpaolo con una struttura a tasso variabile molto semplice: valuta EUR, scadenza 28/2/2021, tasso indicizzato Euribor 3 mesi + 1,10%, con pagamento trimestrale, importo 950 milioni di EUR, taglio minimo 10.000 EUR e Isin IT0005161325. Il titolo sarà quotato su EuroTlx. Ipotizzando che il tasso Euribor a 3 mesi, rilevato in data 19 gennaio 2016 e pari a -0,143%, rimanesse costante per tutta la durata del prestito, il rendimento effettivo annuo lordo a scadenza, calcolato in regime di capitalizzazione composta, sarebbe pari a 0,96% (0,71% al netto dell’imposta sostitutiva attualmente del 26%).

► Tasso misto in $: adesso tocca a Banca Imi

QUOTAZIONE BORSA ITALIANA – PICCOLO TAGLIO

Direttamente negoziabile sul Mot e su EuroTlx dal 27 scorso, entra in scena una nuova Banca Imi “senior unsecured” in dollari Usa, così strutturata: valuta USD, scadenza 26/1/2023, tasso fisso 4,5% i primi due anni e successivamente variabile indicizzato Libor 3 mesi + 1%, importo di 260 milioni di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin XS1341083639. Il titolo quota ancora sui 100 di collocamento, con scambi in accelerazione, sebbene l’importo per ora piazzato sul Mot abbia superato di poco i 6 milioni.

► Che si ripete anche in euro, pure con un tasso misto

QUOTAZIONE BORSA ITALIANA – PICCOLO TAGLIO

Stesse condizioni per un’altra tasso misto di Imi, ma in euro e con vita più lunga: valuta EUR, scadenza 26/1/2026, tasso fisso 3,1% i primi due anni e successivamente variabile indicizzato Euribor 3 mesi + 0,75%, importo di 250 milioni di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin XS1341083555. Il titolo è partito a 100 per salire venerdì in chiusura a 100,2, con scambi di 20 milioni.

 

Il presente documento non costituisce sollecitazione all’investimento e contiene informazioni giornalistiche a esclusivo scopo divulgativo.

 

 

 

 

 

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Bond: ● Segnali contrastanti dai mercati ● Titoli di Stato, tre portafogli a confronto ● Le nuove emissioni della settimana, 9.8 out of 10 based on 4 ratings

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