BOND — 08 dicembre 2015

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di Lorenzo Raffo

Questa volta è vero. Dopo tanti inutili allarmi, l’aria che si respira in campo obbligazionario comincia a essere un po’ inquinata, con due fenomeni per nulla contradditori: da una parte segnali di tensione sul fronte di molte emissioni a basso rating, con il rientro in scena di una parola che non si sentiva da tempo, quella di “default”; dall’altra un’improvvisa ondata di emissioni ad alto rendimento, registrabile sia sul fronte del dollaro sia su quello dell’euro (la maggior parte comunque con tagli alti). Per ora si tratta di un malessere iniziale, di cui forse non ci si rende nemmeno tanto conto. E’ il caso quindi di analizzare alcuni indicatori utili a verificare il quadro dei mercati. Utilizziamo per sintetizzare i giudizi, oltre ai tradizionali termini di “risk off” e “risk on”, il neologismo “risk wait and see”, sinonimo di esitazione.

Euro Bund: grande incertezza dopo il “candelone” rosso del 3 dicembre – causa BCE – e il successivo rimbalzo. Gli indicatori tecnici proclamano “strong buy” e l’anomalo “gap up” di apertura di ieri conferma la ricerca di basso rischio, che ancora una volta si rivolge sul decennale tedesco, pur nell’esitazione delle evoluzioni future. Il barometro dice “risk off”.

Us Treasury 10 anni: sul 2,2-2,3% di rendimento si stabilizza in previsione del tanto annunciato rialzo dei tassi da parte della Fed, previsto per il 16 dicembre. Lo dà per scontato l’80% degli analisti. Se non si realizzasse si determinerebbe un vero terremoto. Il barometro dice “risk wait and see”.

Inflazione eurozona: l’ultimo dato riferisce di uno 0,112%, che è ancora inconsistente, sebbene di segno positivo. Gli obiettivi sono ben altri. Il barometro dice “risk wait and see”.

Bond “high yield”: come riferimento utilizziamo uno degli Etf più diffusi sul mercato relativamente a questa categoria obbligazionaria, l’iShares Euro H.Y., che si è reinserito in un trend ribassista, forando fra l’altro per la prima volta da tempo la media mobile a 100 sedute. Decisiva la tenuta del livello dei 104,1 euro, contro gli attuali 104,9/105 euro. Il barometro dice “risk off”.

Bond “corporate”: come orientamento utilizziamo uno specifico portafoglio, relativo a 5 titoli senior quotati sul Mot, con scadenze dal 2017 al 2033. Il rendimento attuale registra un arretramento verso l’1,308% lordo, contro l’1,57% di fine luglio, a conferma di un ritorno di propensione nei confronti dei tassi fissi, comprovando una ricerca di rischio, con “duration” al limite. Il barometro dice “risk on”.

Bond subordinati: anche in questo caso il riferimento è un nostro portafoglio, relativo a 3 titoli perpetual italiani (Assicurazioni Generali, Banca Intesa e Unicredit), che hanno retto bene di fronte al “giovedì nero” da BCE.  Il barometro dice “risk on”.

Il quadro generale è variegato, con alcune voci decisamente improntate al rischio (soprattutto “duration” e subordinazione) e altre invece chiaramente di segno opposto. La sintesi quindi è di grande incertezza. 

LE NUOVE EMISSIONI

1°) Tasso misto “pulito” sul Mot per Goldman, con la parte fissa al 3%

PICCOLO TAGLIO – QUOTAZIONE SU BORSA ITALIANA

Nell’ormai variegata e continua offerta di nuove obbligazioni a tasso misto si inserisce dal 3 dicembre, come quotazione sul Mot, Goldman Sachs, con una soluzione molto lineare, perché priva di “cap” e “floor” sulla parte variabile. La struttura è la seguente: valuta EUR, scadenza 26/11/2027, tasso fisso 3% per le cedole in pagamento nel 2016 e 2017 e successivamente tasso variabile indicizzato Euribor 3 mesi, maggiorato dello spread su base annua 0,45% per le restanti cedole fino a scadenza, importo 50 milioni di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin XS1241085353. Il titolo registra scambi modesti in questa prima fase, non aiutato da mercati piuttosto fiacchi nelle ultime sedute. Valutazione: rispetto a tanti altri tassi misti questo ha il punto forte di un’ossatura semplice, che si adatta a investitori prudenti rispetto soprattutto all’andamento dei tassi, e il punto debole di un importo globale esiguo, sotto il livello dei 150/200 mila euro spesso indicato come consigliabile per i bond bancari. Lo aiuta tuttavia la quotazione su Borsa Italiana. La precedente emissione di Goldman (Isin XS1291167226) era stata una tasso misto con “cap” al 6% per la parte variabile.  

2°) Il subordinato austriaco con taglio 1000 paga una bella cedola

PICCOLO TAGLIO – QUOTAZIONE SULL’“OTC”  

Nel mondo petrolifero non è un marchio noto, ma OMV – società austriaca – ha un peso significativo, perché opera su tutta la catena del valore del greggio, dall’estrazione alla distribuzione. Con un fatturato di quasi 36 miliardi di euro, è presente in molti Paesi europei, soprattutto dell’est. Entra ora in scena con due titoli subordinati, di cui segnaliamo quello “junior” con cedola più elevata: valuta EUR, scadenza perpetual, tasso fisso 6,25% con “call” il 9/12/2025 a 100 e nel caso non fosse esercitata trasformazione in tasso variabile Euro swap + 6,409%, importo 750 milioni di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin XS1294343337. Il titolo è “iper quotato” su molte Borse europee, il che gli garantisce liquidità eccellente, grazie anche al piccolo lotto. Valutazione: finalmente un bond con caratteristiche adeguate per diventare un ottimo strumento di trading sull’“Otc”. Gli scambi si stanno dimostrando rilevanti, i movimenti sul secondario pure (sebbene per ora al ribasso) e la correlazione con il mondo petrolifero ne farà uno strumento ad altissima volatilità. C’è anche un secondo subordinato di OMV, a tasso fisso 5,25% (Isin XS1294342792), questo con “call” a 5 anni, sottoposto a maggiore pressione ribassista nelle ultime ore. Fra i due sembra più interessante il primo.  

3°) Swissport sul senior dà il 6,75% e sul subordinato il 9,75%

GRANDI TAGLI – QUOTAZIONE SULL’“OTC”  

Specialista dell’handling aeroportuale, soprattutto in ambito merci, viene considerata nelle classifiche del settore leader mondiale, essendo attiva in tutti i continenti su quasi 300 aeroporti. La sua sede in Svizzera nasconde il fatto che in realtà Swissport è controllata da capitale cinese e più precisamente da HNA Group, gruppo attivo in vari comparti, dal trasporto aereo al turismo e alla logistica. Le nuove emissioni hanno ricevuto da Moody’s i seguenti rating: B1 il senior “secured” e Caa1 il subordinato. Eccone le caratteristiche:

senior, valuta EUR, scadenza 15/12/2021, tasso fisso 6,75%, importo 290 milioni di EUR, taglio minimo 100.000 EUR e Isin XS1331156684. Immediato il rimbalzo sul secondario, con un salto oltre 103 sulle piattaforme (non molte) in cui è quotato.

subordinato, valuta EUR, scadenza 15/12/2022, tasso fisso 9,75%, importo 400 milioni di EUR, taglio minimo 100.000 EUR e Isin XS1331156841. Minore il rimbalzo sul secondario, con un passaggio a 101,7 alla Borsa di Berlino, dove è quotato, in attesa di altre piazze.

Valutazione: “high yield” europei che entreranno a far parte dei portafogli di molti fondi. Gli importi non sono rilevanti, il che costituisce il maggiore rischio, rispetto a quello emittente, accettabile nella fase attuale.

4°) Expedia, per l’acquisizione di Home Away, emette in $ al 5%

Proporre oggi un’obbligazione in dollari e a tasso fisso può apparire sfrontato e in parte lo è. Tuttavia ecco un altro strumento giusto per operare sul mercato “Otc” in chiave (futura) di trading. La novità la propone Expedia, leader del settore delle prenotazioni turistiche, di recente entrata anche nel mercato delle locazioni di case, tramite la neo acquisita Home Away, cui sono destinati i capitali dell’emissione a rating BBB-: senior, valuta USD, scadenza 15/2/2026, tasso fisso 5%, importo 750 milioni di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin USU3010DAE05. Oggi muove sui 99,3. Valutazione: quando scenderà sotto i 90, sarà un’emissione molto interessante.    

LE VECCHIE EMISSIONI

1°) Le venezuelane rimbalzano – complici le elezioni. Ecco qualche livello grafico

PICCOLI TAGLI – QUOTAZIONE SU TLX

La vittoria delle “ex” opposizioni antichavismo alle elezioni politiche in Venezuela, con il quasi dominio da parte del Mud, coalizione di tanti partiti, ha ridato fiato ai titoli di Stato di Caracas, che ieri hanno rimbalzato dai minimi cui erano scesi nelle ultime settimane. Sono davvero un’occasione, viste le attuali quotazioni, sempre molto basse? L’analisi tecnica dei bond più trattati su Tlx fa emergere una situazione piuttosto complessa.

Venezuela 12,75% Sink 23/8/2022 (Isin USP17625AC16) in USD: risalire oltre i 50 $ appariva un obiettivo impensabile nelle scorse settimane, poiché il titolo era sceso sotto 40. Ieri si è rivisto a 51, ma soltanto sopra i 58 $ si avrà la conferma dell’inversione del trend di questo bond della categoria “sinkable”, cioè con riacquisto su base periodica e a scadenza programmata da parte dell’emittente. Livello di sicurezza sopra i 78 $. “Yield” attuale 30,6% e “duration” 3,9.

Venezuela 11,95% Sink 5/8/2031 (Isin USP17625AD98) in USD: il ritorno ieri oltre i 49 $ ha riportato il titolo in un’area meno “disperata” rispetto alle quotazioni degli ultimi mesi. Si nota una resistenza sui 52 $ e quindi solo il superamento di tale livello e un successivo progressivo crescere verso i 60 $ confermeranno il trend positivo. Livello di sicurezza sopra i 72 $. “Yield” attuale 25% e “duration” 4,8.  

Venezuela 11,75% 21/10/2026 (Isin USP17625AE71) in USD: in questo caso il rimbalzo l’ha portato a quota 49 rispetto addirittura ai 35 $ di agosto. Sopra i 53 $ si avrebbe una reale inversione rialzista. Livello di sicurezza sopra i 72 $. “Yield” attuale 26,2% e “duration” 4,9.  

Venezuela 9,25% 15/9/2027 (Isin US922646AS37) in USD: dai 36/38 ai 45 $ è stato un bel salto del titolo più volatile nel breve periodo fra quelli presi in considerazione. Sopra i 51 $ si avrebbe una conferma di inversione. Livello di sicurezza sopra i 66 $. “Yield” attuale 23,1% e “duration” 5,4.

CAUTELA nel riporre troppa fiducia sul risultato politico delle elezioni. Il chavismo è quasi morto ma la coalizione vincitrice del Mud è un aggregato di forze politiche diverse fra loro. Una fase di transizione è più che scontata e non sarà facile. Prevedere quindi una stabilizzazione delle quotazioni dei bond a livelli normali appare oggi azzardato, considerando anche quanto arriva dal fronte del petrolio, fonte primaria per l’economia del Paese.

2°) Attenzione ai bond petroliferi. Tira una brutta aria

PICCOLI TAGLI – QUOTAZIONI SU “OTC”

Rendimenti semplicemente stratosferici. Ne abbiamo reperito almeno un centinaio di obbligazioni che si collocano con “yield” annui fra il 20 e il 100%. Il comparto petrolifero vedrà certamente molti scossoni se il prezzo del greggio continuerà a scendere e soprattutto fra i bond a basso rating i prezzi seguitano a precipitare, con quotazioni ormai da veri e propri “default”. Sono titoli espressi soprattutto in dollari. Ecco così – a livello puramente informativo – alcune obbligazioni riferite a società primarie attestate a rendimenti sopra il 10%.

Emittente Drill (rating B2 di Moody’s): titolo senior, valuta USD, scadenza 1/10/2017, tasso fisso 6,5%, importo 800 milioni di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin USY2112AAA98. Quotazione sui 68,5 e “yield” 32,6%.

Emittente Chesapeake Energy (rating B3 di Moody’s): titolo senior “secured”, valuta USD, scadenza 15/8/2017, tasso fisso 6,5%, importo 700 milioni di USD, taglio minimo 1.000 USD e Isin US165167BS56. Quotazione sui 70,5 e “yield” 32,3%.

Emittente Transocean (rating Ba2 di Moody’s): titolo senior, valuta USD, scadenza 15/11/2020, tasso fisso 6,5%, importo 900 milioni di USD, taglio minimo 1.000 USD e Isin US893830AY53. Quotazione sui 79 e “yield” 12,5%.

Emittente Gulfport Energy (rating B1 di Moody’s): titolo senior, valuta USD, scadenza 1/11/2020, tasso fisso 7,75%, importo 600 milioni di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin US402635AB24. Quotazione sui 91,6 e “yield” 10,2%.

La lista potrebbe proseguire con tanti altri esempi. Occasioni da cogliere? Difficile dirlo in un quadro di prezzi del petrolio alquanto incerti.

 

Il presente documento non costituisce sollecitazione all’investimento e contiene informazioni giornalistiche a esclusivo scopo divulgativo.

 

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Bond: il barometro del rischio dice che…c’è incertezza. Le nuove emissioni e cosa fare con i titoli di Venezuela e petrolifere, 8.1 out of 10 based on 7 ratings

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