BOND — 13 ottobre 2014

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Come generare reddito con le cedole delle obbligazioni e i dividendi delle azioni

di Lorenzo Raffo

Le brutte notizie vengono tutte dagli States. La prima riguarda una minaccia dell’agenzia di rating Fitch, che vorrebbe tagliare il rating dell’Italia, mentre Moody’s si dichiara attendista e Standard & Poor’s aspetta ancora due mesi per dire la sua. Di fatto le tre “cugine” vogliono conoscere la sostanza della prossima Legge di Stabilità. In un simile quadro è evidente che chi possiede titoli di Stato italiani si domandi se vendere oppure no. Nel caso una sola si esprimesse in maniera negativa (probabilmente Fitch) la reazione sarebbe marginale, ma se la triade decidesse all’unanimità il “botto” risulterebbe pesante. Vale allora la pena monitorare le varie scadenze dei Btp e stabilire livelli sotto di cui conviene non scendere. Rispetto alle quotazioni attuali i margini sono ampi e quindi ogni scelta può essere fatta con una certa tranquillità.

█ Btp, sulle varie scadenze queste le quote critiche sotto cui vendere

Questo il quadro – in base all’analisi tecnica – di punti di rottura al cui raggiungimento è consigliabile alleggerire eventuali posizioni in corso:

Scadenza     –       Isin Prezzo attuale Cedola – Yield Supporto  –  Trend
1/8/17    IT0003242747 112,7 5,25%     0,65% 107                    ▼
1/2/19    IT0003493258 114,1 4,25%     0,90% 106                    ▼
1/2/20    IT0003644769 117,1 4,5%       1,17% 107                    ▼
1/11/23  IT0000366655 157,6 9,0%       2,02% 149                     ►
1/3/24    IT0004953417 119,4 4,5%       2,20% 113,4                  ►
1/11/27  IT0001174611 141,3 6,5%       2,74% 132,7                  ►
1/11/29  IT0001278511 128,1 5,25%     2,95% 122                     ►
1/5/31    IT0001444378 139,1 6%          3,01% 131                     ►
1/2/33    IT0003256820 136,8 5,75%     3,12% 128                     ►
1/9/44    IT0004923998 120,4 4,75%     3,65% 113,6                  ►

 

Di fatto i supporti sono stati stabiliti in base ai prezzi corrispondenti all’avvio di fasi di difficoltà per ciascun titolo. E’ evidente che i Btp con maggiore vita alle spalle sono più facili da valutare in tal senso. Si noti come il trend (da inizio mese) registri ribassi sulla parte media e medio-lunga (fino al 2020) per poi stabilizzarsi nel lungo e nel lunghissimo termine.

█ E se oltre Oceano si scatenasse il panico? I segnali vengono dal Treasury

Catastrofismo nelle parole, un po’ di allarme nella sostanza: è quanto sta avvenendo oltre Oceano riguardo ai titoli di Stato e soprattutto al decennale. Qualcuno sfrutta il tutto per vendere strategie di gestione, probabilmente interessanti fra qualche tempo, ma non certo nel breve periodo. Cosa accade? Confusione totale. In parte esattamente l’opposto di quanto si prevedeva fino a qualche mese fa. Pur avvicinandosi il momento del possibile – lento – rialzo dei tassi – il rendimento del decennale non solo resta all’interno del canale discendente in corso da trent’anni ma addirittura accentua la compressione dentro un secondo canale più stretto iniziato nel 2008, cioè allo scoccare della crisi Lehman. Questa situazione preoccupa, perché significa che il mercato non va nella direzione di un aumento dei tassi. La prima fotografia contrasta però con le valutazioni di molti analisti e gestori, che prevedono un vero e proprio crollo dei mercati all’avvio del rialzo dei tassi, vecchia storia che si ripropone in prossimità di qualche possibile annuncio a novembre. Non resta quindi che attendere. Ecco intanto tre livelli da monitorare per comprendere il singolo momento in cui il Treasury si colloca:

Rendimento del decennale Interpretazione del quadro generale
Sotto il 2,8% Ricerca di qualità e quindi preoccupazioni sull’andamento dei mercati
Dal 2,8 al 3,5% Riduzione delle tensioni e maggiore propensione al rischio, con avvio del movimento di rialzo dei tassi
Oltre il 3,5% Inversione netta del trend di contenimento dei tassi e inizio di un nuovo ciclo realmente rialzista

 

Ognuna di queste tre fasi comporta risposte diverse, ma è indubbio che attualmente gli investitori in Treasuries sono improntati alla prudenza. E questo è un segnale di cui devono tenere conto anche gli europei.

LA SETTIMANA IN BREVE

► Non solo basse cedole, ma scadenze lunghe: gli emittenti sfruttano l’attuale situazione dei tassi Bce per immettere sul mercato nuove obbligazioni nella nostra valuta a basso rendimento su scadenze sempre più lunghe. La spagnola Telefonica, per esempio, ha scelto il 2029 per un bond al 2,932% da 800 milioni di euro.

► Rublo al minimo storico: malgrado l’allentamento delle tensioni sul fronte ucraino, la valuta russa si collocava venerdì a 51,1 contro euro, dopo aver rotto ogni resistenza grafica. Ciò potrebbe portare forte volatilità nei prossimi giorni.

► Il Bund sempre ai massimi: settimana ancora di forte tensione al rialzo per il “future” sul decennale tedesco, che ritorna sopra il livello dei 150,5, poco lontano dal culmine storico di 151,83.

LA CLASSIFICA DEI MIGLIORI RENDIMENTI IN RAND SUDAFRICANI

La ricerca di “yield” o cedole elevate porta inevitabilmente a prendere in considerazione le obbligazioni in valute emergenti, fra le quali il rand è da sempre uno dei più generosi, pur con tutti i rischi che comporta.

Il quadro della valuta: ancora debole, sebbene inserita in una banda di lento rafforzamento sull’euro. Solo sotto i 13,85 contro quest’ultimo, ma ancor più sotto i 13,5 si avrà una conferma del movimento, finora fiacco e incerto nei trend di breve periodo. Il sud Africa soffre di un tasso di crescita modesto (1% annuo), di un indice di disoccupazione cronico elevato (25%), di una notevole inflazione (6,4%), con tassi primari del 5,75% e di una bilancia commerciale in negativo. E’ pur vero che il debito su Pil è fra i più bassi al mondo (46,1%) e che le incertezze dell’economia sono dovute essenzialmente al ciclo negativo delle commodities. Luci e ombre quindi, tali da rendere attrattiva la valuta, sebbene con un giudizio di “altamente speculativa”.

Ecco un portafoglio dei più alti “yield” in tale moneta. Prima i titoli quotati sul mercato “Otc”:

Emittente Isin Scadenza Cedola  –  Yield Lotto (in Zar)
ING Bank XS0963375158 16/8/2023 8,25%       9,9%   10.000
Rabobank XS0697198561 26/11/2021 0,50%       9,4%   10.000
Rabobank XS0979391363 30/10/2043 Z.C.          9,3% 100.000
IFC XS0912097135 18/4/2018 5,20%       8,6% 100.000
Toyota XS1004770332 19/12/2016 6,37%      8,4%   10.000

 

E ora una selezione di titoli, sempre in rand, quotati al Mot:

Emittente Isin Scadenza Cedola  –  Yield Lotto (in Zar)
Bei XS1110395933 17/9/2024 8,50%       8,4%  10.000
Bei XS1090019370 29/7/2022 8,375%     8,2%    5.000
Bei XS1072624072 13/9/2021 8,25%       8,1%    5.000
Bei XS0605996700 31/3/2021 9,00%       8,0%  10.000

 

NUOVE EMISSIONI A PICCOLI LOTTI

█ Confronto diretto fra due “cap” e “floor” di Unicredit

La proposta di obbligazioni a tasso variabile con livello minimo e massimo della cedola è interessante nell’attuale fase dei mercati, ma va valutata con attenzione. Al momento Unicredit ha in collocamento – nel primo caso – e da poco inserita sul mercato – nel secondo – due proposte di tale tipo, che vale la pena mettere a diretto confronto:

titolo senior, valuta euro, scadenza 31/10/2020, cedola variabile Euribor 3 mesi con “floor” 0,8% e “cap” 3%, lotto minimo 10.000 euro, ammontare di 250 milioni di euro e Isin IT0005056178.Le commissioni di collocamento sono dello 0,825%. Il titolo sarà quotato su EuroTlx.

titolo senior, valuta euro, scadenza 30/9/2019, cedola variabile Euribor 3 mesi con “floor” 1,1% e “cap” 4%, lotto minimo 10.000 euro, ammontare di 750 milioni di euro e Isin IT0005043234. Il titolo è annunciato su EuroTlx.

Valutazione: proposte a distanza di poche settimane, a seguito dell’impatto di tutto quanto successo nel frattempo le due emissioni sono state costruite con strutture identiche ma con “cap” e “floor” diversi. E’ evidente come la seconda (di cui il collocamento è terminato) sia nettamente migliore, anche perché con scadenza minore. Per un investitore prudente posizionarsi oggi su un tasso variabile con minimo 1,1% – che corrisponde all’Euribor più “spread” delle emissioni più generose nell’ambito di tale categoria – può essere una scelta corretta, pur con la consapevolezza di un rendimento ai minimi per almeno due o tre anni. Il “cap” del 4% non rappresenta certamente nella prospettiva attuale un “handicap”.

█ Banca Intesa resta invece sul classico, con “spread” 0,45%

Una struttura tradizionale caratterizza il tasso variabile di Banca Intesa Sanpaolo, con data di godimento 7 novembre. E’ così impostata: titolo senior, valuta euro, scadenza 7/11/2019, cedola variabile Euribor 3 mesi + 0,45%, lotto minimo 10.000 euro, ammontare di 200 milioni di euro e Isin IT0005057457. Le commissioni di collocamento sono del 2,545%. Lo stesso emittente precisa: “ipotizzando che il tasso Euribor a 3 mesi, rilevato in data 30 settembre 2014 e pari a 0,083%, rimanga costante per tutta la durata del prestito obbligazionario, il rendimento effettivo annuo lordo a scadenza del titolo, calcolato in regime di capitalizzazione composta, sarebbe pari a 0,52% (0,39% al netto dell’imposta sostitutiva attualmente del 26%)”. Valutazione: proposta deludente, che potrebbe comportare rendimenti marginali nei primi due o tre anni.

█ Tasso misto per Credem su scadenza a quattro anni

Ogni istituto sceglie la sua soluzione. Credito Emiliano punta su quella della soluzione cosiddetta mista, cioè a tasso fisso iniziale e poi a tasso variabile. Eccone la struttura: titolo senior, valuta euro, scadenza 17/10/2018, cedola fissa per i primi due anni: primo anno 1,00% lordo; secondo anno 2,05% lordo; cedola variabile per gli altri due anni indicizzata all’Euribor a tre mesi, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 30 milioni di euro e Isin IT0005057531. Il titolo non sarà quotato.  Valutazione: è un bond soprattutto per i clienti di Credem, con prospettive di rendimento marginali, che la stessa banca ipotizza – alle condizioni attuali – inferiore all’1% lordo.  

█ Così ci si può fare una tripla A in dollari neozelandesi: il solo rischio è il cambio

Si muove attorno agli 1,6 contro euro: il dollaro neozelandese ha sofferto nelle ultime sedute, perdendo anche sette punti rispetto ai massimi di luglio. Collocandosi venerdì a 1,6166, si è avvicinato alla fascia 1,62-1,66, in cui è presumibile possa sostare per un certo periodo. In una visione a due anni è un buon livello per chi voglia investire, ma in un panorama a cinque anni si colloca pur sempre in posizione di forza, rispetto al minimo di 2,11 contro euro del novembre 2009. Con un tasso di crescita annuale del 3,9%, una disoccupazione al 5,6%, un’inflazione all’1,6% e un debito sul Pil del 36%, la Nuova Zelanda presenta ottimi parametri, raffreddati solo da dati negativi della bilancia commerciale. Un Paese quindi solido, su cui si può investire con una certa tranquillità, sebbene (logicamente) il rischio cambio persista. L’emissione che segnaliamo ha il vantaggio di godere della tripla A, sebbene non da tutte le agenzie, trattandosi di una banca garantita dallo Stato olandese: Netherlands Development Finance Company (FMO), valuta euro, scadenza 16/10/2019, cedola 4,75%, lotto minimo 2.000 NZD, ammontare di 100 milioni di NZD e Isin XS1121265117. Emessa a 99,7, è rimasta stabile sul secondario, con “duration” 4,6. Valutazione: disporre di una AAA (in realtà AA+ per S&P) con un 4,8% di “yield” lordo sul secondario e una “duration” equilibrata è oggi un’occasione quasi unica. Naturalmente si acquista solo sul mercato “Otc”. Una conferma d’altra parte della validità del bond FMO lo dà parallelo esordio di un’emissione di Bnp Paribas Fortis, che su una scadenza più corta (2018) concede il 5% (Isin XS1114454355), con prezzo di sottoscrizione 101,625. La “duration” è inferiore (3,7), ma qui il rating è A+ e la banca non gode di alcuna garanzia pubblica. Per ora non è possibile fare un confronto diretto sul secondario, poiché della Bnp non si hanno ancora indicazioni di quotazione.  

█ Questa volta Banca Imi (3% in $) non convince proprio

Una certa regola sostiene di andare “contrarian” rispetto ai trend in atto sul fronte dalle nuove emissioni. Se una banca esce con un certo tipo di tasso con una certa valuta, meglio non seguire la strada, perché probabilmente o il primo o la seconda non convengono. E’ sempre così? No, assolutamente no. E questa rubrica lo dimostra ormai da anni. Nel caso però della nuova obbligazione di Banca Imi effettivamente la regola potrebbe giustificarsi. Innanzi tutto le sue caratteristiche: valuta dollaro, scadenza 6/10/2019, cedola 3%, lotto minimo 2.000 USD, ammontare di 200 milioni di USD e Isin IT0005056483. Valutazione: se si considera che il decennale Usa oggi gira al 2,33% di rendimento lordo, con in prospettiva l’aumento dei tassi Fed, è evidente che collocarsi al 3% su cinque anni appare rischioso. La nuova Imi farà certamente soffrire nel medio termine (2016-2017), più di quanto la stessa “duration” (4,7) indichi.  

█ Lo zloty polacco, con la garanzia della copertura Bei, rende il 2,1%

C’è chi lo considera una specie di “mini euro”, per la stabilità che sta dimostrando nei confronti della nostra valuta da qualche anno in qua. In effetti i movimenti sono minimi e si riferiscono alla fascia fra 4,14 e 4,22, che potrebbe comunque costituire un’area interessante per trading molto tranquilli. In questa logica segnaliamo quindi una riapertura di Bei in tale divisa: valuta zloty, scadenza 25/10/2022, cedola 4,25%, lotto minimo 10.000 zloty, ammontare di 250 milioni di zloty e Isin XS0845917342. Il prezzo di riemissione è stato però di 114,75, ma sul mercato il titolo quota 115, con uno “yield” del 2,1%.

█ Confronto fra nuove emissioni in dollari (mercato “Otc”) con cedola sul 4-5%

L’interesse è globale e riguarda ormai tutte le fasce di investitori: dollari Usa e cedole di almeno il 4-5%, grazie alle quali ci si assicura un rendimento soddisfacente, con in più le potenzialità di profitti in conto capitale grazie alla valuta. In settimana si sono viste molte novità che vanno in tale direzione. Eccole analizzate, scartando quelle con lotti di accesso troppo grandi.

Invista Finance (filiale del gruppo Koch Industries – specializzata nella produzione di filati in poliestere, nylon, ecc. per abbigliamento) con rating Ba1 di Moody’s: valuta dollaro Usa, scadenza 15/10/2019, cedola 4,25%, lotto minimo 1.000 USD, ammontare di 750 milioni di USD e Isin USU4610AAA61. Con “duration” 4,5 è quotata solo sul mercato “Otc”.

Petroleos Mexicanos (meglio conosciuta come Pemex – azienda petrolifera messicana) con rating BBB+ di S&P: valuta dollaro Usa, scadenza 15/1/2025, cedola 4,25%, lotto minimo 10.000 USD, ammontare di 1 miliardo di USD e Isin US71656MBA62. Con “duration” 8,4 è quotata solo sul mercato “Otc”.

Sensata Technologies (gruppo statunitense specializzato nella produzione di sensori, semiconduttori e tecnologie di controllo) con rating BB+ di S&P: valuta dollaro Usa, scadenza 1/11/2024, cedola 5,625%, lotto minimo 1.000 USD, ammontare di 400 milioni di USD e Isin USN78840AK61. Con “duration” 7,8 è quotata solo sul mercato “Otc”.

West Fraser Timbers (azienda statunitense specializzata nella produzione e lavorazione del legno per impieghi industriali e nelle costruzioni) con rating BBB- di S&P: valuta dollaro Usa, scadenza 15/10/2024, cedola 4,35%, lotto minimo 2.000 USD, ammontare di 300 milioni di USD e Isin USC97635AB98 . Con “duration” 7,9 è quotata solo sul mercato “Otc”.

Valutazione: per chi se lo possa permettere la costruzione di un portafoglio così diversificato e riferito in parte a “high yield” di qualità può consentire di affrontare i prossimi anni con un flusso cedolare interessante. Resta l’incognita rialzo tassi, che comprimerà alcune quotazioni, ma alla fin fine il confronto evidenzia un quadro solido di emittenti con ottimi business e patrimoni consistenti. Sul tema torneremo anche nelle prossime settimane, perché oggi l’“high yield” Usa – se comprato bene e con forte diversificazione – è una delle poche strade ancora percorribili con soddisfazione in campo obbligazionario.

TITOLI DI STATO

La Svizzera ha riemesso sulla scadenza 2064 (Isin CH0224397007), con cedola 2% a prezzo di sottoscrizione 128,45; ne deriva uno “yield” dell’1,23%, ma sul secondario il titolo quota leggermente sopra.

Il Portogallo ha riassegnato 1 miliardo di euro con l’emissione 4,6% a scadenza giugno 2020 (Isin PTOTECOE0029), collocata al rendimento medio dell’1,82%. Il titolo è quotato anche sul nostro Mot.

In Germania è andataparzialmentescoperta l’asta di titoli a 5 anni, con tassi in discesa al minimo storico. Le richieste non hanno raggiunto i 4 miliardi di euro offerti dal Tesoro, assestandosi a 3,944 miliardi, di cui la quota collocata sul mercato è stata di 3,24 miliardi. Il rendimento medio è sceso allo 0,14%, livello più basso di sempre, dallo 0,25% dell’asta di settembre.

NUOVE EMISSIONI A GRANDI LOTTI

█ Confronto diretto in sterline: “investment” o non “investment”, la differenza c’è

Un raffronto è necessario fra le nuove emissioni, perché il mercato offre davvero tanto e talvolta con rendimenti discreti. Ecco cosa succede per esempio sul fronte della sterlina, dove le cedole sono ancora interessanti. In settimana si sono viste due obbligazioni esordienti con queste caratteristiche:

Investment grade” – Abbey National Treasury (rating Moody’s A2) – istituto bancario controllato dalla spagnola Santander: valuta sterlina, scadenza 15/10/2029, cedola 3,875%, lotto minimo 100.000 GBP, ammontare di 500 milioni di GBP e Isin XS1120891012.

Non investment grade” – Heathrow Finance (rating Moody’s Ba3) – società che gestisce aeroporti in Gran Bretagna: valuta sterlina, scadenza 3/3/2025, cedola 5,75%, lotto minimo 100.000 GBP, ammontare di 250 milioni di GBP e IsinXS1120937617.

Valutazione: le “duration” sono di 11,6 e 7,9 rispettivamente, mentre i margini rispetto a un equivalente tripla A risultano di 2,2 e 4,6. Il risultato è chiaro: i numeri danno ragione al bond di Heathrow Finance, un “high yield” basato però su un’azienda solida e dal business in crescita. Su una durata residua di poco più di 10 anni ottenere un rendimento netto (per l’Italia) del 4,25% annuo è interessante nel quadro attuale dei mercati, purché si abbia la consapevolezza che si investe in “high yield” in valuta, molto sensibili a variazioni di “spread” di credito e a rialzi dei tassi.

█ Il real estate dell’est concede il 3,625% in euro su otto anni.

E’ un emittente di cui si è già scritto in passato nell’ambito di questa rubrica. Atrium European Real Estate Limited rappresenta il maggiore sviluppatore e gestore di immobili per centri commerciali nell’est Europa, con strutture in Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca e Russia, con un patrimonio di 2,5 miliardi di euro ed entrare da affitti per 203 milioni di euro ogni anno. La società ha sede nell’isola di Jersey (Canale della Manica) ed è quotata a Vienna e ad Amsterdam. Con un rating BBB- da parte di S&P e Fitch, si colloca nella fascia media relativamente al complesso mondo dell’immobiliare internazionale. Ecco perché la sua nuova emissione ha destato un certo interesse da parte del mercato, con rendimenti nel complesso accettabili: valuta euro, scadenza 17/10/2022, cedola 3,625%, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 350 milioni di euro e Isin XS1118586244. Il titolo sarà quotato al Lussemburgo ed è stato emesso a 99,788. Valutazione: la “duration” di 7,1 è doppia rispetto al rendimento cedolare, mentre la liquidità si è dimostrata abbastanza buona in fase di lancio. L’emittente ha alcuni parametri interessanti, ma la presenza in Russia costituisce un motivo di incertezza nel medio termine per il business, così come il margine rispetto a un equivalente bond tripla A è di solo il 2,8%. Troppo poco.  

SUCCEDE ANCHE QUESTO…

█ Attenzione ai CoCo…e lo dicono pure i regolatori del mercato

La pressione al rialzo delle quotazioni non ha interessato nelle ultime settimane molti CoCo (Convertible Contingent), cioè le emissioni bancarie ibride convertibili, che in certe condizioni si trasformano in capitale azionario dello stesso istituto. Alcune – in particolare le più recenti – sono rimaste vicine al prezzo di sottoscrizione e altre sono scese sotto, il che ha sorpreso, se si considera che i relativi rendimenti cedolari risultano attraenti, sebbene si tratti di obbligazioni con lotto 100.000. Il perché delle incertezze può essere così motivato: in fase di “stress test” da parte della Bce l’emissione di nuovi CoCo è di fatto congelata, anche perché il mercato valuta troppo rischioso in questo periodo un settore su cui la stessa European Banking Authority sta effettuando approfondimenti in relazione ai meccanismi di conversione, ai “trigger”, cioè i livelli di capital ratio sotto il quale scatta l’automatismo del passaggio, alle “call” e ai covenant, cioè agli obblighi cui sottostà l’emittente. Una situazione complessa, tale da spingere questa rubrica a non prendere in considerazione nel periodo attuale tale tipologia di bond, all’opposto di quanto spesso richiesto da vari lettori. Se l’Eba vuol vederci chiaro, meglio evitare i CoCo nella fase in corso. Dall’anno prossimo la situazione forse cambierà.

I LETTORI CHIEDONO E SEGNALANO

► Prima di tutto un nostro refuso, presente nel report della settimana scorsa: la scadenza dell’IADB in rupia indonesiana è 2018 e non 2028. La corretta scheda è quindi la seguente: Inter-American Development Bank (IADB) (rating AAA), valuta IDR, scadenza 12/9/2018, cedola 7,35%, lotto minimo 10 milioni IDR (=656 euro), ammontare di 1,25 trilioni di IDR e Isin XS1106486936.

► In ben tre casi ci sono domande sulla crisi del minibond tedesco MAG IAS 2016 (Isin DE000A1H3EY2), che ha subito una forte pressione ribassista nelle ultime sedute. Quotato a Francoforte c’è chi vuole venderlo e chi comprarlo. La volatilità è elevatissima, con il titolo passato da 75 a 45 e poi tornato a 70 nell’arco di poche sedute, gli “spread” fra lettera e denaro talvolta assurdi, anche perché si tratta di un titolo molto liquido per questa categoria, con un ammontare di 50 milioni di euro. La società produce macchine utensili e componenti per sistemi industriali, destinati soprattutto al comparto automobilistico. Esce da una profonda ristrutturazione, con la cessione di alcune controllate. Non si hanno notizie particolari sul motivo del calo dell’obbligazione, ma spesso in ambito minibond “made in Germany” si registrano vendite da parte di operatori professionali su indiscrezioni di possibili tensioni future. Il quadro appare quindi ancora confuso.

► Infine interesse per il bond Astaldi 7,125% scadenza 2020 (Isin XS1000393899) e sulle sue eventuali condizioni di rimborso anticipato, piuttosto complesse. Ecco cosa prevede il prospetto:

1) in qualsiasi momento il rimborso può avvenire prima dell’1/12/2016, fino a un massimo del 35% dell’ammontare nominale emesso, a un prezzo pari a 107,125% del valore nominale più gli interessi maturati non ancora corrisposti, esclusivamente attraverso l’utilizzo di proventi derivanti da un’Offerta pubblica di acquisto di azioni dell’emittente oppure il contributo al patrimonio di base attraverso i proventi di Opa della capogruppo, a condizione che:

– almeno il 65% del valore nominale originariamente emesso rimanga come circolante dopo tale rimborso;

– tale rimborso avvenga non oltre 120 giorni dalla conclusione dell’Offerta pubblica di acquisto.

2) In qualsiasi momento prima dell’1/12/2016, a un prezzo pari al 100% del valore nominale più gli interessi maturati non ancora corrisposti più un premio pari al maggiore tra:

– l’1% del valore nominale

e

– la differenza tra a) il valore alla data di rimborso anticipato del valore nominale più gli

interessi previsti e non ancora corrisposti fino alla data di rimborso anticipato (1/12/2016),

scontati al tasso di rendimento di un titolo di Stato tedesco benchmark (Bund), avente pari

scadenza, più lo 0.5% e (b) il 100% del valore nominale.

3) In qualsiasi momento, a partire dall’1/12/2016, l’emittente ha la facoltà di rimborsare in tutto o in parte l’ammontare nominale più gli interessi maturati ma non ancora pagati, a un prezzo che varia a seconda della data in cui avviene il rimborso come di seguito indicato:

da 1/12/2016 a 30/11/2017 a 103.563%

da 1/12/2017 a 30/11/2018 a 101.781%

da 1/12/2018 e successivamente a 100%.

 

Il titolo quota attualmente su EuroTlx a 104,5, con “yield” del 6,3% e lotto minimo 100.000. A luglio girava sui 110, ma da settembre è iniziato un trend al ribasso che lo sta riportando sui livelli dello scorso mese di febbraio.

 

DINTORNI: TORNIAMO SUL TEMA ENDESA – ENEL

 

Il Cda di Endesa, controllata spagnola di Enel, ha approvato la distribuzione di un ulteriore dividendo straordinario in contanti, sotto forma di acconto sugli utili dell’esercizio 2014, pari a 6 euro per azione, per un ammontare complessivo di 6,3 miliardi di euro. Tale dividendo si aggiunge a quello già comunicato di 7,795 euro per azione, per un ammontare complessivo di 8,2 miliardi di euro.

Lorenzo Raffo

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