BOND — 12 maggio 2014

Esordi, trend e analisi

di Lorenzo Raffo

I mercati non sembrano più di tanto interessati alle parole delle Banche centrali, giacché si susseguono smentendosi poi nella concretizzazione degli interventi reali. E così gli operatori seguono loro logiche, dettate da una diversa visione della situazione. Negli Usa la Fed sostiene che manterrà i tassi primari ai minimi per un tempo considerevole (finché non si sarà raggiunta la piena occupazione e l’inflazione non toccherà il 2%), ritornello ripetuto da mesi e mesi. I desk si stanno intanto costruendo una propria opinione di cosa potrebbe succedere: nel corto termine saliranno i tassi reali a breve, con un possibile appiattimento della curva. Nel lungo le previsioni sono abbastanza chiare: un corposo panel di “money manager” ritiene che fra un anno il decennale d’oltre Oceano si muoverà fra il 3 e il 3,5% di rendimento, contro il 2,6% attuale, e che fra cinque si assesterà fra il 4 e il 4,5%, sebbene un rilevante numero di intervistati (il 31%) indichi un valore superiore al 5%. E l’inflazione? Le previsioni non sono certo allarmistiche: fra l’attuale 1,6% e al massimo un 2%. Tuttavia c’è una novità: alcuni commentatori ritengono che la Fed sarà tollerante nello sforare il 2% prima di aumentare i tassi, perché ciò consentirà di ridurre l’impatto del debito pubblico.

Area dollaro: cosa può fare l’investitore italiano?

La panoramica appare abbastanza tranquilla e lascia spazio per interventi da impostare in una chiave non di panico (come era successo l’anno scorso) ma di progressiva costruzione di una strategia diversificata. Innanzi tutto è opinione abbastanza diffusa che il dollaro si rafforzerà sull’euro nel medio termine, convincimento espresso da tempo, ma che prima o poi si concretizzerà. L’aumento dei tassi primari Fed partirà verso la metà del prossimo anno e ciò spingerà la moneta verde, ma anche altri motivi saranno decisivi in tale ruolo: un progresso stabile dell’economia, un miglioramento della bilancia commerciale e una diminuzione dell’import di prodotti energetici. Dove potrebbe andare il dollaro? Un’ipotesi realistica è verso 1,35 prima e 1,30 poi, se non addirittura sotto. Ecco quindi che operare con obbligazioni in dollari sarà redditizio, anche se è sempre consigliabile farlo appoggiandosi su un conto valutario, da cui eventualmente dismettere capitale nel caso si guadagni sul cambio. Che tipo di obbligazioni? Un misto fra quattro tipologie: a tasso variabile (20% dell’investimento disponibile), “inflation linked” (20%), a tasso fisso di emissioni “multitranche” remunerative (20%) e “high yield” (40%), in quest’ultimo caso mediante Etf o fondi, se non ci si fida di entrare sui singoli bond, sebbene su tale fronte sia ancora diffuso il lotto minimo basso (2000 USD). Segnaliamo che sulle tasso variabile si sono registrate nelle ultime settimane alcune correzioni di prezzo.

Relativamente ai titoli t.v. indichiamo i seguenti bond, di facile acquisto:

Quotazione sul Mot di Borsa Italiana

Isin Emittente Scadenza Prezzo Rendimento
IT0005001422 Banca Imi 13/3/2019 100,4 2,89% (1)
IT0004966229 Banca Imi 18/19/2020 102,6 3,53% (2)
XS1042118288 Gen. Electric 28/3/2020 100,8 0,64% (3)

(1)  Il titolo paga interessi annui lordi pari a: 3% del valore nominale per le cedole in pagamento il 13 marzo 2015 e 2016; Usd Libor 3M (base 360) maggiorato di uno spread su base annua dello 0,21%, per le cedole in pagamento il 13 marzo 2017, 2018 e 2019.

(2)  Il titolo paga interessi annui lordi il 18 ottobre di ciascun anno fino a scadenza, pari a: 4,00% del valore nominale del prestito per le prime due cedole (2014 e 2015); il valore del tasso Usd Libor a 3 mesi (base 360), maggiorato di uno spread dell’1,00% su base annua per gli altri anni.

(3)  Il titolo paga trimestralmente interessi lordi il 28 dei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre di ogni anno fino a scadenza, pari al tasso Libor Usd a 3 mesi, maggiorato di uno spread pari allo 0,41%.

 

La novità di un possibile sforamento del 2% dell’inflazione porta a prendere in considerazione i Tips (Treasury inflation protected securities), titoli di Stato “inflation linked”, di cui scriveremo in una prossima puntata della rubrica. In relazione invece ai bond a tasso fisso ecco una selezione di quattro emissioni fra le più liquide, con diversi posizionamenti di rischio, sottolineati dal livello dei prezzi:

Quotazione sul mercato “Otc”

Isin Emittente Scadenza Prezzo Rendimento
US61746BDQ68 M.S. 29/4/2024 100  3,8% (1)
US037833AK68 Apple 3/5/2023   94,3 3,1% (2)
US06849RAK86 ABXCN 1/5/2043 100,2 5,7% (3)
US651639AP18 Newmont M. 15/3/2042   86,8 5,9% (4)

(1)  Morgan Stanley – titolo “senior” con cedola 3,875% – lotto minimo 1000 USD

(2)  Titolo “senior” con cedola 2,4% – lotto minimo 2000 USD

(3)  Barrick North America Finance – titolo “senior” con cedola 5,75% – lotto minimo 2000 USD

(4)  Newmont Mining Corp – titolo “senior” con cedola 4,875% – lotto minimo 2000 USD

 

Area euro: cosa può fare l’investitore italiano?

Se la Fed statunitense non rivela più di tanto le sue intenzioni, la Bce europea è in preda all’esercizio degli arcani più complessi. In settimana Draghi ha annunciato che a giugno si deciderà. Cosa? Probabilmente un taglio del tasso primario, oggi allo 0,25%, di 10 o 15 punti base (effetto: ZERO) e tassi negativi sui depositi delle banche presso la stessa Bce (effetto: quasi ZERO). Poi si parla di un “quatitative easing” europeo, ma ne riferiscono i “media”, interpretando così l’impegno a “utilizzare anche strumenti non convenzionali” di cui ha parlato Draghi (effetto: INCERTEZZA). E che la confusione sia tanta lo dimostra il fatto che oggi a Francoforte si esponga la seria preoccupazione per la forza dell’euro, quando pochi mesi fa la si minimizzava e comunque si sosteneva non essere compito della Bce il riequilibrio dei cambi. Per chi investe tutto questo è motivo di preoccupazione, con la conferma che la politica svolge un ruolo importante anche all’interno dell’Eurotower. E i battibecchi fra Merkel e primo ministro francese Vals, proprio sul tema dell’euro forte, ne sono una dimostrazione. L’unico vero segnale sta appunto nel riconoscere che la nostra valuta è di fatto sopravalutata e quindi nel prevederne un indebolimento, il che – per chi sta sui mercati – significa acquistare obbligazioni in altre divise, argomento caro a questa rubrica, che ogni settimana propone le novità per perseguire tale strategia. Va fatto però più in una logica di trading che di posizionamento a lunga scadenza. Infine occorre sottolineare che, se la psicosi inflazione domina tutti i ragionamenti della Bce, ciò non avviene in molti altri Paesi del mondo (Australia, Canada, Nuova Zelanda e Gran Bretagna), dove acquistare oggi titoli “inflation linked” può essere una strategia di lungo termine capace di dare soddisfazioni.

NUOVE EMISSIONI A PICCOLI TAGLI

█ Un’altra tasso misto con “cap” e “floor” da parte di Banca Intesa

Prosegue la proposta della formula tasso fisso / tasso variabile da parte di Banca Intesa, con una nuova emissione che si aggiunge alle altre già offerte negli ultimi mesi. In questo caso la struttura è leggermente diversa: valuta euro, tasso fisso 3% il 15 maggio di ogni anno, dal 15 maggio 2015 al 15 maggio 2016, e tasso variabile dal 15 maggio 2017 fino alla scadenza, indicizzato all’Euribor a 3 mesi + 0,30%, con minimo 1% e massimo 2,7%, scadenza 15/5/2020, lotto minimo 10.000 euro, ammontare di 250 milioni di euro e Isin IT0005010662. La stessa banca precisa che “ipotizzando che il tasso Euribor a 3 mesi, rilevato in data 31 marzo 2014 e pari a 0,313%, rimanga costante per tutta la durata del prestito obbligazionario e, tenendo conto delle cedole fisse del 3,0% pagabili il 15 maggio 2015 e il 15 maggio 2016, il rendimento effettivo annuo lordo a scadenza, calcolato in regime di capitalizzazione composta, sarebbe pari all’1,69%”. Naturalmente si tratta di una previsione di minima. Valutazione: con il passare delle settimane le condizioni delle emissioni esordienti peggiorano leggermente. La nuova di Intesa è accettabile solo da parte di investitori molto prudenti.

█ La sterlina sorprenderà? Il bond della Daimler in tal caso si adatta bene

Capita poche volte di trovare un’emissione giusta al momento giusto: succede per la nuova del gruppo automobilistico tedesco Daimler, espressa nella divisa britannica. Ha queste caratteristiche: valuta sterlina, tasso fisso 1,625%, scadenza 2/12/2016, lotto minimo 1.000 sterline, ammontare di 400 milioni di sterline e Isin XS1068226973. Considerando l’ottimo rating (A- di S&P e Fitch), la prossima quotazione alla Borsa del Lussemburgo – quindi il titolo è acquistabile mediante le piattaforme che trattano tale piazza – e il prezzo di sottoscrizione a 99,945, i fattori positivi sono molti. Lo “spread” in emissione è stato di 73 basis point. Valutazione: tutto dipende dalle previsioni del rapporto di cambio euro-sterlina. Gli operatori hanno opinioni discordanti in materia: c’è chi parla di un allungo consistente e chi invece è molto più prudente. Dall’estate scorsa si è registrata una fase di rafforzamento del GBP, ma solo la rottura del livello psicologico di 0,80 confermerà il trend.

█ La Bei riapre l’emissione in real al 2017 e KfW al 2016: quale la migliore?

► Nelle ultime settimane abbiamo trascurato alcune riaperture di emissioni in real, perché non molto interessanti. Giudizio differente per l’incremento di importo della 10,5% di Bei, dalle seguenti caratteristiche: valuta real brasiliano, tasso fisso 10,5%, scadenza 21/12/2017, lotto minimo 5.000 real, ammontare di 525 milioni di real e Isin XS1014703851. Quotato su varie Borse, è uno dei titoli preferiti da chi vuole operare su questa divisa, grazie anche a una “duration” di 3,1. Quota leggermente sopra la pari e garantisce un rendimento sul 10%.

► Poche ore prima la tedesca KfW – banca di Stato (AAA) – ha pure riaperto in real una sua emissione, così strutturata: valuta real brasiliano, tasso fisso 6%, scadenza 15/3/2016, lotto minimo 5.000 real, ammontare di 1,2 miliardi di real e Isin XS0875150871. Il prezzo di sottoscrizione è stato di 93,1, con uno “yield” del 10,28%.

Valutazione: il real ha registrato un leggero rafforzamento sull’euro, ma solo la rottura di 2,946 (contro gli attuali 3,05) rappresenterà la conferma di un’inversione, che al adesso non tutti danno per scontata. Le speranze poi che i prossimi eventi sportivi apportino grandi quantità di valuta in Brasile sembrano attenuarsi e quindi il posizionamento sul real è solo tattica di breve periodo.

█ Il perpetual tedesco vola sul secondario e quasi subito passa da 99,9 a 104!

La ricerca di rendimenti è disperata, soprattutto in rapporto a un basso rischio emittente. La società assicurativa tedesca Wuerttembergische Lebensversicherung opera nel campo delle polizze vita e dei fondi pensione. Il rating? E’ A- da parte di Standard & Poor’s, con “outlook” stabile. La sua emissione di un titolo perpetual subordinato ha riscosso successo, anche perché riporta a una cedola che nemmeno leader assicurative riconoscono su debito di tale tipo. Eccone le caratteristiche: valuta euro, tasso fisso 5,25% con “call” a 10 anni (2024) e – se non esercitata – trasformazione in tasso variabile legato all’Euribor a 12 mesi, scadenza perpetual, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 250 milioni di euro e Isin XS1064049767. La quotazione è letteralmente volata, anche perché probabilmente il titolo è entrato nella pancia di fondi pensione: in sottoscrizione a 99,97 è partito a 103,36 ed è salito a oltre 104. La liquidità c’è, con uno “spread” modesto e lo “yield” resta pur sempre al 4,74%, con “duration” di 7,9. Valutazione: un’occasione impossibile da cogliere, data la rapidità del movimento. Forse un giorno tornerà sotto 100!

█ Una bella società australiana concede l’8,375% su scadenza 2020

Diciotto controllate in 11 Paesi del mondo, con oltre 24.000 dipendenti: è questa la fotografia di massima del gruppo Transfield Services, con sede in Australia e specializzata nella costruzione e gestione di infrastrutture per i più diversi settori. E’ quotata in Borsa all’Australian Securities Exchange ed è un titolo piuttosto volatile. Il 27 febbraio è stato annunciato il risultato di bilancio del primo semestre dell’esercizio in corso, con un fatturato di 1,79 miliardi di dollari australiani, in calo del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La società sta emettendo un bond “high yield”: valuta dollaro Usa, tasso fisso 8,375%, scadenza 15/5/2020, lotto minimo 2.000 USD, ammontare di 325 milioni di dollari e Isin USQ91875AA42. Con duration 4,8 ha una bella corazza per resistere agli aumenti dei tassi di interesse e il mercato l’ha riconosciuto, trainandolo al rialzo sul secondario, con il prezzo salito a 102,5 e uno “yield” del 7,9%. Valutazione: l’emittente è solido e il rendimento elevato. Gli acquirenti premiano gli “high yield” e non hanno certo torto di fronte a proposte dagli ottimi “ratio”.

█ Mini bond tedeschi: esordi ad alta cedola

Se in Italia c’è chi continua a insistere nel proporre i nostri mini bond (con tagli da 100.000 euro e liquidità davvero marginale) chi sta vicino agli investitori si rende conto che l’opzione tedesca è molto più conveniente, sebbene con un livello di rischiosità non minore, ma per altri motivi. La settimana è stata caratterizzata da varie novità su quest’ultimo fronte.

Titoli quotati sulle Borse tedesche (Francoforte, Berlino, ecc)

Air Berlin: lunedì scorso abbiamo accennato a un concambio delle emissioni a scadenza 2014 e 2015 con nuove obbligazioni. Il complicato e lungo documento rilasciato in proposito precisa che riguarda solo investitori con capitale minimo di 100.000 euro (anche se il taglio dei bond è di 1000 euro). Difficile pensare che un italiano abbia collocato un importo così elevato su obbligazioni comunque interessanti per rendimento e che hanno consentito elevate plusvalenze a chi fosse entrato in corrispondenza di una caduta delle quotazioni fra fine marzo e inizio aprile (crollo sotto 94 e immediato rimbalzo a oltre 102). Ora Air Berlin, di cui è stata completata un’operazione di ricapitalizzazione, con il rafforzamento della presenza di Etihad, ha emesso nuovi titoli, come anticipato la settimana scorsa, ma con la sorpresa dei 100.000 euro di lotto minimo per quello in euro, pur con informazioni discordanti in materia. Le Borse tedesche lo indicano con tale taglio base, ma alcune piattaforme lo presentano a 1000 euro!

valuta euro, tasso fisso 6,75%, scadenza 9/5/2019, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 162 milioni di euro e Isin XS1051719786. Il titolo è presente anche alla Borsa del Lussemburgo e ha una “duration” di 4,3. La quotazione a Francoforte venerdì si muoveva sui 100,15, con forti scambi e “spread” ridottissimo (100,05 in “bid” e 100,2 in “ask”).

valuta franco svizzero, tasso fisso 5,625%, scadenza 9/5/2019, lotto minimo 5.000 CHF, ammontare di 100 milioni di CHF e Isin XS1051723895. La quotazione a Francoforte si collocava venerdì sui 100,2, con scambi abbastanza elevati.

Valutazione: si registra una certa confusione in termini di comunicazione per queste due emissioni, la prima in termini di lotto minimo e la seconda perché indicata come “private placement”, ma in realtà quotata regolarmente. Delle due certamente quella in franchi svizzeri ha un rendimento molto elevato rispetto alla media dei bond in tale valuta, su cui in questa fase non consigliamo però di puntare. Può essere quindi indicata solo a chi operi in Svizzera o comunque con un conto in CHF e certamente con un investimento non rilevante.

► Nel segmento “Entry Standard” della Borsa di Francoforte, su cui sono quotate le obbligazioni di società medie e piccole, ma non la globalità dei mini bond tedeschi, distribuiti anche su altre piazze, entra una nuova obbligazione, attualmente in sottoscrizione (termine 30 maggio – dall’Italia si acquisterà solo sul secondario), emessa da HanseYachts, produttore di yacht a vela, uno dei tre maggiori al mondo della categoria “oceangoing”, nonché società quotata alla Borsa di Francoforte (Isin DE000A0KF6M8). Le caratteristiche dell’obbligazione sono le seguenti: valuta euro, tasso fisso 8%, scadenza 30/5/2019, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 20 milioni di euro e Isin DE000A11QHZ0. La società comunica che il capitale raccolto servirà a sviluppare il business con nuove iniziative. Valutazione: è troppo presto per fornire un giudizio di questo mini bond, che segue l’impostazione tipica di quelli tedeschi. La società, controllata da una famiglia, ha una buona immagine commerciale, ma non è stato possibile verificarne il bilancio. L’ammontare del bond è assolutamente modesto, sebbene allineato a molte emissioni “made in Deutschland” della stessa tipologia.   

► Più che di obbligazioni si tratta di certificati di partecipazione, perché l’emittente, SeniVita gGmbH, ha uno scopo sociale, che consiste nel realizzare strutture per servizi agli anziani e ai disabili. La caratteristica di tali prodotti è di garantire una cedola fissa del 7% più una cedola variabile dell’1% legata all’andamento dei profitti. Un primo collocamento è previsto per il 27 maggio, con prezzo di sottoscrizione 100, lotto minimo 1000 euro e di fatto una serie di “call” (una scadenza vera e propria non c’è), delle quali la prima nel 2018. Disponiamo di un Isin (DE000A1XFUZ2), ma alcune caratteristiche di tale tipologia di titoli non sono chiare, poiché non è stato possibile ottenere un prospetto di base. Segnaliamo comunque che il bond – questo lo è effettivamente – 6,5% scadenza 17/5/2016 dello stesso emittente quota sui 105,5 euro, con uno “yield” del 3,7%.

█ Sul fronte dei titoli di Stato

► L’Irlanda ha collocato a 10 anni per 750 milioni di euro, con tassi in calo al 2,73% dal 2,917% dell’asta di aprile.

► La Spagna ha piazzato titoli di Stato a media-lunga scadenza (2017, 2020 e 2028) per un ammontare complessivo di 4,6 miliardi di euro. Il bond con scadenza aprile 2017 è stato allocato al rendimento dell’1,0379% dall’1,022%% della precedente asta di fine aprile; quello con scadenza aprile 2020 al rendimento dell’1,9%; quello 2028 al rendimento del 3,514%, in calo dal 3,846% della precedente asta.

► In Germania è andata tecnicamente scoperta l’asta di Bund a 5 anni, poiché le richieste non hanno raggiunto i 5 miliardi di euro offerti dal Tesoro, fermandosi a 4,198 miliardi. Il rendimento medio è sceso allo 0,57% dallo 0,66% dell’asta di aprile.

► La Grecia ha collocato titoli a 6 mesi per 1,3 miliardi di euro, con rendimento del 2,7%, contro il 3,01% dell’asta precedente.

NUOVE EMISSIONI A GRANDI TAGLI

█ Maledetti 200.000 Usd! Altrimenti tutto il resto andrebbe bene per la greca

Ritrovarsi a operare con un titolo in dollari a cedola 4,625% su scadenza corta (2 anni) ed emesso alla pari è un’occasione da non perdere, perché non subisce pressioni di “duration” (il cui valore è 1,9) e può sfruttare una rivalutazione del dollaro sull’euro, senza effetti negativi paralleli. L’emittente è greco; si tratta di Hellenic Petroleum Finance, a sua volta garantito dalla capofila Hellenic Petroleum, principale società di raffinazione del petrolio nel Paese ellenico. Fitch l’anno scorso ha downgradato l’emittente da B- a CCC, più per le implicazioni greche che per una reale debolezza del gruppo. Le caratteristiche del bond sono le seguenti: valuta dollaro Usa, tasso fisso 4,625%, scadenza 16/5/2016, lotto minimo 200.000 USD, ammontare di 400 milioni di dollari e Isin XS1068226114. Hellenic Petroleum aveva emesso il 10 maggio 2013 un bond con cedola 8% e scadenza 10/5/2017 (Isin XS0926848572), che sul secondario si è comportato molto bene, salendo a 108, per assestarsi nelle ultime sedute sui 106,8. Valutazione: avere quasi dimezzato la cedola – pur con una scadenza ben più corta – è la dimostrazione che gli emittenti greci sono oggi più tranquillizzanti rispetto soltanto a un anno fa. Peccato per quel lotto minimo di 200.000 USD, barriera che rende difficile investire sulla nuova emissione.

█ Santander torna sul fronte perpetual CoCo con un’emissione al 6,375%

Lo spagnolo Banco Santander continua la sua offerta di perpetual “convertible contingent” e questa volta sceglie il dollaro come valuta di espressione. Eccone le caratteristiche: valuta dollaro Usa, tasso fisso 6,375%, scadenza perpetual, lotto minimo 200.000 USD, ammontare di 1,5 miliardi di dollari e Isin XS1066553329. Si tratta di un subordinato Tier 1, quotato in Irlanda, che prevede una “call” dopo cinque anni. Valutazione: il momento è assai favorevole per l’emissione di debito bancario subordinato, visto che il relativo indice è sceso ai livelli più bassi degli ultimi due anni in termini di “spread”. Ciò è andato a favore di questo bond. Ora sul secondario quota poco sopra la pari, con “yield” al 6,36%. Il rating di Moody’s è Ba2 e il Common Tier 1 della banca era a fine marzo del 10,6%. C’è una clausola di conversione: da qui appunto la sigla “CoCo”, in base alla quale l’obbligazione verrebbe convertita in azioni della banca se il Tier 1 scendesse sotto il 5,125%.

█ Una leader della meccanica lancia “multi tranche” in EUR e USD

Il produttore tedesco di cuscinetti e di altri componenti meccanici Schaeffler (rating BB- di Standard & Poor’s) è una vecchia conoscenza del settore obbligazionario. In settimana ha proposto sul mercato una “multi tranche” composta da tre obbligazioni in euro e da una in dollari Usa. Un’operazione piuttosto complessa in termini soprattutto di scadenze, piuttosto vicine. Eccone le caratteristiche:

tipologia “senior secured” – valuta euro, tasso fisso 2,75%, scadenza 15/5/2019, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 500 milioni di euro e Isin XS1067862919. Ha una “duration” 4,7 ed è partita sul secondario sui 99,6.

tipologia “senior unsecured” – valuta euro, tasso fisso 3,25%, scadenza 15/5/2019, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 500 milioni di euro e Isin XS1067864881. Ha una “duration” 4,7 ed è partita sul secondario sui 99,5.

tipologia “senior secured” – valuta euro, tasso fisso 3,5%, scadenza 15/5/2022, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 500 milioni di euro e Isin XS1067864022. Ha una “duration” 7 ed è partita sul secondario sui 100,5.

tipologia “senior secured” – valuta dollaro Usa, tasso fisso 4,25%, scadenza 15/5/2021, lotto minimo 200.000 dollari, ammontare di 700 milioni di dollari e Isin USN77608AG79. Ha una “duration” 5,8 ed è partita sul secondario sui 99,4.

Valutazione: i “big” tagli impediscono di utilizzare queste obbligazioni per arbitraggi soprattutto valutari e anche per uno fra “secured” e “unsecured” sulla stessa scadenza.

QUATTRO LOWER TIER 2 IN EVIDENZA SUL NOSTRO MOT

Ecco alcuni titoli messisi in risalto in settimana sul Mot per volumi movimentati:

► Un po’ di rendimento in più, rispetto a un tasso variabile “senior”, lo garantisce il subordinato Lower Tier 2, con scadenza molto corta (3/2/2015) di Banco di Vicenza. Indicizzato all’Euribor 3 mesi + 1,05% (Isin XS0210870415), con lotto minimo 1.000 euro, quota sui 99,1.

► Un altro tasso variabile con rendimento elevato è il Monte dei Paschi Lower Tier 2 a scadenza 30/11/2017: indicizzato all’Euribor a 3 mesi + 1%, quota a 92,8, ma ha un lotto minimo di 50.000 euro (Isin XS0236480322).

► Di nuovo un subordinato Lower Tier 2, ma a tasso fisso: è il Banco Popolare 5,5%, con scadenza 18/11/2020 (Isin IT0004966823). Il titolo è rimborsabile alla pari, tramite ammortamento in 5 rate annuali costanti, a partire dal 18 novembre 2016 fino alla scadenza. Il lotto minimo è di 1.000 euro e il prezzo si muove sui 106,2.

► Ancora un tasso variabile e ancora un subordinato Lower Tier 2: è di BPM (Banco Popolare Milano). Indicizzato all’Euribor + 1,05% (Isin XS0222841933), ha scadenza 29/6/2015 e quota sui 99, con taglio minimo di 1.000 euro.

Lorenzo Raffo

 

 

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Bond: come sfruttare le incertezze di Fed e Bce e trovare rendimenti accettabili. In più le novità della settimana, 10.0 out of 10 based on 3 ratings

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