CONSULENTI — 06 febbraio 2014

Banche e reti impostano la loro attività su modelli di business differenti e il valore aggiunto nei servizi erogati al risparmiatore deriva da elementi specifici dei due approcci: è questa una delle evidenze emerse nell’indagine che Anasf ha commissionato all’Università Bocconi presentata oggi in occasione del convegno inaugurale di “ConsulenTia 2014 – Professionisti in Capitale”, che si svolge a Roma, all’Auditorium Parco della Musica.

La ricerca, condotta anche attraverso un confronto normativo a livello europeo del servizio di consulenza finanziaria con focus anche sulla revisione della Direttiva Mifid, è stata effettuata tramite una comparazione dei bilanci 2006-2012 di un campione rappresentativo domestico di banche reti, banche tradizionali e gruppi bancari.

“La prolungata crisi finanziaria globale originata dagli eventi degli anni 2007/2008”, ha commentato Maurizio Bufi, Presidente di Anasf, a ruota delle presentazioni del convegno inaugurale, “ha reso necessario un ripensamento dei modelli di business nel settore dei servizi finanziari, sia a livello internazionale sia a livello domestico. L’esigenza è quella di riportare il settore finanziario al servizio dell’economia “reale”, ovvero delle famiglie e delle imprese e di contrastare quei comportamenti dell’industria finanziaria in senso lato, che tendono soltanto ad accrescerne i profitti a scapito della loro stessa stabilità, nonché a minare quella salvaguardia delle tutele dei risparmiatori, come presidio irrinunciabile per lo sviluppo di un mercato finanziario efficiente e competitivo”.

Se il modello di business è inteso come il risultato delle scelte strategiche delle società e del suo management, allora cosa attende oggi il mercato e in particolare banche e reti?

Lato promotori finanziari, quanto valore aggiunto erogare? Come farlo? Attraverso quali servizi, tecnologie, competenze? Quale grado di architettura aperta?

Lato banche, quale riferimento scegliere sul fronte della distribuzione? Quale mix di attività (finanza di proprietà, credito)? Quale livello di valore aggiunto inserire nei servizi?

Queste domande, sul futuro della distribuzione in Italia, sono state rivolte ai relatori della tavola rotonda: Maurizio Bufi, Presidente ANASF; Massimo Doris, Amministratore Delegato Banca Mediolanum; Armando Escalona, Amministratore Delegato Finanza & Futuro Banca; Pietro Giuliani, Presidente e Amministratore Delegato Azimut; Gian Maria Mossa, Co-direttore Generale Banca Generali; Paola Musile Tanzi, Docente SDA Bocconi e Professore Università degli Studi di Perugia; Marco Panara, Caporedattore Affari & Finanza, La Repubblica; Antonello Piancastelli, Amministratore Delegato di Fideuram Vita; Laura Zaccaria, Responsabile Direzione Norme e Tributi ABI.

Se, in un mercato complesso come l’attuale, il valore del promotore finanziario emerge con forza, grazie a un approccio consulenziale di qualità, una flessibilità nei confronti del cliente che rappresenta uno dei driver di successo e un vantaggio competitivo rispetto al mondo bancario dimostrato, ora la sfida, secondo i relatori si gioca su più fronti: una crescita delle quote di mercato e di risparmiatori che si affidano a questo canale distributivo, un’innovazione tecnologica degli strumenti a supporto da parte delle società, una regolamentazione e una remunerazione adeguate alla figura professionale del promotore finanziario, che dovrà essere sempre più valorizzata e considerata per le sue caratteristiche precipue.

Il convegno si è quindi concluso con uno sguardo al futuro della professione. “E’ necessario”, ha commentato Bufi, “che l’industria tutta si interroghi sul mix migliore per garantire ai risparmiatori il miglior servizio di consulenza e collocamento e per far questo è prioritario che la riflessione miri anche a individuare un percorso condiviso per l’evoluzione della figura dei promotore finanziario. Siamo noi a rappresentare il trait d’union con i risparmiatori, siamo stati noi in questi anni a consentire di costruire un clima di fiducia coi risparmiatori e saremo noi a garantire quel dialogo costante con le esigenze degli investitori. Le società e il regolatore devono quindi, insieme a noi, trovare la sintesi per un equilibrio di questa professione, che ha dimostrato di essere uno snodo fondamentale per il successo del modello rete a confronto con lo sportello tradizionale, addivenendo a una soluzione valida e sostenibile per tutti.”

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Promotori: come erogare valore aggiunto? Di futuro della distribuzione si parla a Consulentia 2014, 8.0 out of 10 based on 2 ratings

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