BOND — 03 febbraio 2014

Esordi, trend e analisi

di Lorenzo Raffo

Da domani sul sito Finanzaonline. Com sarà attiva una discussione sulla proposta di alcune forze politiche di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie, cui dedica ampio spazio il numero di febbraio di Effe Risparmio & Investimenti. Partecipate numerosi con i vostri contributi.

Gennaio è stato un mese ricco di eventi organizzati da banche e società di gestione, impegnate a effettuare promozioni commerciali. Tanti “bla bla…”, ma poco di nuovo, per un motivo molto semplice: il quadro è talmente incerto da imporre prudenza anche da chi la finanza la fa per professione. Tre punti sono emersi a proposito del settore obbligazionario:

● estrema prudenza con i titoli di Stato “risk off”, cioè Usa e Germania.  In particolare sul primo fonte il timore è che la Cina possa cominciare a vendere l’enorme patrimonio di Treasuries in portafoglio, con un effetto contagio.

● investire sui “corporate” europei di buon rating su scadenze medie (a noi questo consiglio sembra inopportuno, considerando che gli “yield” sono semplicemente ridicoli. O si pensa che l’Europa resterà ancorata ai bassi tassi per ancora lungo tempo – e quindi le prospettive di ripresa sono bassissime – o qualcosa non funziona!).

● puntare sugli “high yield”, soprattutto Usa, consiglio ormai un po’ “vetusto”.

Niente di più di quanto si è detto negli ultimi dodici mesi. La novità della settimana riguarda però l’inflazione in area euro scesa allo 0,7% a gennaio rispetto allo 0,8% di dicembre. Un segnale concreto di avvio della deflazione? Qualcuno l’ha letto in tal senso. E ora si aspetta un intervento di Draghi. Cosa potrà fare? Nella riunione del 6 febbraio del Consiglio direttivo Bce si deciderà un ulteriore taglio dei tassi (acqua fresca) o più probabilmente un “quantitative easing” all’europea (tedeschi permettendo) o altre misure straordinarie (ma la Bce è poco fantasiosa)? La risposta sarà data probabilmente giovedì.

█ Tassi variabili sul mercato secondario a confronto

Ecco alcune emissioni presenti sul mercato secondario di obbligazioni a tasso variabile. Si tratta di prodotti a basso rendimento, soprattutto del settore bancario e con rischi “duration” quasi inesistenti. Scriverne proprio quando si parla di deflazione potrebbe non avere senso, se un consiglio prepotente non cominciasse a emergere fra gli analisti più “scafati”. Perché non andare contrarian? Visto che le nuove emissioni non entusiasmano e gli “yield” di mercato sono miseri, vale forse la pena cominciare a riconsiderare tutto quanto è stato finora trascurato dagli investitori? La risposta – per nulla redditizia – si trova nell’analisi di tre titoli – a caso – a tasso variabile.                            

► Un bond senior molto semplice nella sua struttura è l’RBS (Royal Bank of Scotland), ex Abn Amro, partito come tasso fisso e poi trasformato in variabile dal 30/6/2012. Queste le caratteristiche: valuta euro, cedola variabile indicizzata al tasso Euribor a 3 mesi, su base annua, pagata trimestralmente, scadenza 31/3/2016, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 109 milioni di euro e Isin XS0487908104. Trattato su EuroTlx, ha uno “spread” di quasi l’1% (in settimana denaro 98,17 e lettera 99,02), spropositato per un prodotto a basso rendimento (attualmente 0,29%). Sulle poche Borse internazionali in cui è presente scambia poco e con prezzi inferiori rispetto a EuroTlx, dove in settimana veniva prezzato a 98,6. Valutazione: assumersi il rischio bancario con rendimenti così bassi ha poco senso. Inoltre lo “spread” è troppo dilatato, anche perché si tratta di un bond con scarsi scambi.  

► Un altro bond senior con struttura simile è stato proposto da Deutsche Bank: all’inizio era un tasso fisso (2,4%) e poi si è trasformato dal 4/8/2012 in tasso variabile: valuta euro, cedola variabile indicizzata al tasso Euribor a 3 mesi, su base annua, pagata trimestralmente con “cap” del 4%, scadenza 4/5/2016, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 580 milioni di euro e Isin XS0491548870. Questo titolo, trattato su EuroTlx, gira a 98,7, con “spread” stretto dello 0,2%. Il rendimento è bassissimo (0,29%) e pure in questo caso gli scambi talvolta latinano. Valutazione: di nuovo non ha senso assumersi il rischio bancario con rendimenti così bassi, ancor più con un “cap”, che comunque – allo stadio attuale delle cose – appare irraggiungibile.

► Infine un bond senior di Mediobanca con “cap” e “floor”, tipologia più volte segnalata come interessante in questa fase dei mercati, caratterizzata da estrema incertezza sul fronte tassi. Eccone le caratteristiche: valuta euro, cedola variabile indicizzata al tasso Euribor a 3 mesi, su base annua, pagata trimestralmente con “floor” (cedola minima) del 3,12% e “cap” (cedola massima) del 5%, scadenza 31/3/2017, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 986 milioni di euro e Isin IT0004689755. Anche in questo caso i prezzi sui vari mercati non collimano. Prendendo a riferimento quello di EuroTlx si evidenzia un 102,8, con “spread” di 0,5%, mentre sullo Xtrakter tedesco gira oltre 103. Differenza non marginale quando si ha a che fare con uno “yield” del 2,1%. Valutazione: il “floor” è interessante, ma compresso dall’attuale quotazione sul secondario. La possibilità di raggiungere il “cap” appare minima. Un’eventuale discesa sotto 100 (in cui è rimasto fino all’estate dell’anno scorso) lo renderebbe interessante. Titolo da monitorare.

NUOVE EMISSIONI

█ La tedesca Fresenius concede il 4% su scadenza decennale con piccolo taglio

Un gruppo attivo nel settore degli equipaggiamenti medicali, con una dimensione ormai globalizzata. Fresenius SE è anche presente nel Dax 30 ed è un’azienda in forte espansione. Il rating è Ba1 da parte di Moody’s, equivalente a un BB+ di S&P. La società, che è già una discreta emittente, ha offerto sul mercato una nuova obbligazione dalle seguenti caratteristiche: valuta euro, cedola 4%, scadenza 1/2/2024, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 300 milioni di euro e Isin XS1026109204.E’ quotato alla Borsa del Lussemburgo.

Valutazione: almeno qualcuno resta legato ai 1000 euro di taglio. Ma un 4% su dieci anni è un po’ (tanto) rischioso.

█ Confronto bancario in chiave italiana: Intesa contro Ubi sui “covered”

Sul fronte delle emissioni bancarie in settimana si sono viste due novità italiane, che possono essere messe a diretto confronto per caratteristiche e “ratio”.

Intesa Sanpaolo: titolo “covered bond”, valuta euro, cedola 3,25%, scadenza 10/2/2026, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 1,25 miliardi di euro e Isin IT0004992787. Si tratta di un titolo emesso a 99,892, con rating A2 di Moody’s. I numeri non vanno a suo favore per vari motivi: la “duration” è 10,1 e il margine in rapporto a un tripla A sempre in euro solo dello 0,71%. E’ vero che si tratta di un “covered” assistito da mutui ipotecari residenziali e commerciali ceduti dalla stessa banca, ma il fatto che non raccolga il rating AAA – tipico dei “covered” – è sconveniente. Sarà quotato al Lussemburgo, oltre che scambiato sull’Otc.

Ubi: titolo “covered bond”, valuta euro, cedola 3,125%, scadenza 5/2/2014, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 1 miliardo di euro e Isin IT0004992878. Emesso a 99,949, di nuovo con rating A2, “duration” 8,8 e un margine in rapporto a un tripla A dello 0,9%, ha lo stesso problema dell’emissione di Intesa, ovvero di non meritare il rating AAA. Certamente il rendimento è più elevato rispetto alla media dei bond “covered” a massima valutazione. Il bond, spiega Ubi in una sua comunicazione, “è stato sottoscritto per il 70% da investitori esteri e per il 30% da investitori italiani. Prevalente la sottoscrizione da parte dei fondi d’investimento (65%), seguiti da assicurazioni e fondi pensione (16%) e banche (17%)“.

█ Terzo incomodo – ma non “covered” – di Credit Agricole

Salvo il fatto che non si tratta di un bond assistito da mutui ipotecari, molte altre caratteristiche rendono questa emissione simile a quelle precedenti.

Credit Agricole (Francia): valuta euro, cedola 3,125%, scadenza 5/2/2026, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 1 miliardo di euro e Isin XS1028421383. Il rating è A da parte di S&P e i “ratio” non appaiono soddisfacenti, così come nei casi precedenti, con l’aggravante che non si tratta di “covered bond”. La “duration” di 10,2 è fuori ogni limite e ancor più il modestissimo margine rispetto a un tripla A in euro (0,62%).

Valutazione: quella complessiva di questo e dei due precedenti bond – Intesa e Ubi – non è favorevole. Un’esposizione su “covered bond” è oggi consigliabile – perché si tratta di un settore “risk off” – ma meglio proteggersi mediante Etf specializzati, che cominciano ad affacciarsi sul mercato.

█ Entra in scena Chrysler. Ecco il punto sulle emissioni presenti nel secondario

La società, ormai controllata da Fiat, ha annunciato un’offerta da 2,7 miliardi di dollari in bond senior garantiti, utilizzata per rimborsare integralmente il prestito obbligazionario non garantito emesso in favore di Veba Trust (sindacato dei lavoratori del gruppo) il 10 giugno del 2009. Il rating di Moody’s è B1. Per ora non si hanno ancora i dettagli dell’emissione, ma vale intanto la pena verificare come si comportano sul secondario i pochi bond di questa società. Prendiamo a riferimento uno dei titoli più liquidi, che ha le seguenti caratteristiche: valuta dollaro Usa, cedola 8%, scadenza 15/6/2019, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 1,5 miliardi di USD e Isin US17121EAB39. Con uno “yield” del 6% e una “duration” di 4,5, ha “ratio” interessanti, anche perché sta subendo una pressione al ribasso: nel giro di pochi giorni ha perso più di due punti e il trend potrebbe proseguire fino a 106,8. Si tratta di un bond trattato allo Xtrakter tedesco, ma attivo soprattutto sul mercato Otc. Situazione abbastanza simile per un altro bond della società americana, su più lunga scadenza. Queste le sue caratteristiche: valuta dollaro Usa, cedola 8,25%, scadenza 15/6/2021, lotto minimo 200.000 USD, ammontare di 1,67 miliardi di USD e Isin US17121EAD94. Con un taglio “too big” è un titolo da prendere solo in considerazione per accertare i movimenti dell’emittente: ha perso quasi tre punti in poche sedute, con un trend al ribasso che potrebbe proseguire.

█ Banca Imi ora offre dollaro australiano e corona norvegese

Prosegue la doppietta in valute extra euro di Banca Imi, che ora inserisce nella sua vasta panoramica anche il dollaro australiano e la corona norvegese, di cui esisteva già un’emissione. Queste le caratteristiche delle due obbligazioni:

valuta dollaro australiano, cedola 5,2%, scadenza 28/1/2019, lotto minimo 2.000 AUD, ammontare di 400 milioni di AUD e Isin IT0004990161.

valuta dollaro corona norvegese, cedola 3,55%, scadenza 28/1/2019, lotto minimo 15.000 NOK, ammontare di 1,95 miliardi di NOK e Isin IT0004990310.

Le prime indicazioni sul secondario danno le seguenti quotazioni: per il 2019 in AUD denaro 100,11 e lettera 100,12; per il 2019 in NOK denaro 99,95 e lettera 99,96. Quindi – se interessano le valute – meglio acquistarli ora. Entrambi sono quotati al Mot, così come tutti i titoli di Banca Imi in valute extra euro. E’ opportuno a questo punto verificare la situazione delle due valute in cui sono espressi i bond. Il dollaro australiano si è indebolito rispetto all’euro, giungendo vicino a una resistenza decisiva per l’euro (1 EUR = 1,55/1,56 AUD), che se forata porterebbe verso gli 1,7 AUD prima e forse gli 1,8 AUD dopo. Attualmente l’euro è ai massimi dal 2009. La corona norvegese presenta un quadro abbastanza simile rispetto all’euro, su cui si è fortemente (e ingiustificatamente) indebolita dall’inizio del 2013. Si è tornati, anche in questo caso, ai livelli del 2009.

Le due novità spingono a fare il punto sul quadro complessivo delle emissioni di Banca Imi in valuta, quotate sul Mot.

Valuta e tasso Isin Emissione Scadenza Denaro Lettera
GBP 4,55% IT0004827306 28/6/2012 28/6/2015 103,5 104
USD 4,5% IT0004827306 28/6/2012 28/6/2015 103,7 104,7
USD 4,4% IT0004827306 18/10/2012 18/10/2019 104,1 105,0
USD 3,4% IT0004827306 12/2/2013 12/2/2018 102,9 104,0
TRY 6,4% IT0004892763 12/2/2013 12/2/2015   95,2   95,5
CHF 2,3% IT0004918402 19/4/2013 19/4/2018 103,8 104,5
TRY 7,4% IT0004918410 19/4/2013 19/4/2016   92,5   92,6
RUB 8,3% IT0004938129 28/6/2013 28/6/2016 103,5 104
AUD 6,4% IT0004938269 28/6/2013 28/6/2018 105,9 106,4
NOK 4,35% IT0004960354 13/9/2013 13/9/2017 103,0 105,0
USD 4,5% IT0004960362 13/9/2013 13/9/2019 106,3 106,5
ZAR 7,95% IT0004977671 29/11/2013 29/11/2016 100,9 101,5
CAD 4,0% IT0004977739 29/11/2013 29/11/2019 102,5 103,5

 

█ Sul fronte dei titoli di Stato

Riprendiamo una notizia di agenzia stampa. Afferma: “Le tensioni, innescate dai timori legati alle prospettive di una politica monetaria statunitense più restrittiva e dal rallentamento dell’economia cinese, sembrano allargarsi in misura crescente ai Paesi dell’Europa centro orientale come Polonia e Ungheria, che avevano invece finora mostrato una buona tenuta”. E allora verifichiamo se si aprono occasioni su questi due mercati.

La Polonia perde mezzo punto!

Iniziamo dalla Polonia, ottimo emittente, premiato soprattutto nell’ultimo anno. Come riferimento utilizziamo il 5,625% con scadenza 2018 (Isin XS0371500611): il grafico è inesorabile, perché la posizione di forza resta rilevante, con una quotazione sui 119 e uno “yield” dell’1,07%. Negli ultimi giorni questo bond è sceso di mezzo punto, ma già venerdì dava segni di rimbalzino. Un altro titolo, il 5,25% con scadenza 2025 (Isin XS0479333311), che – a ragion di “duration” – dovrebbe quotare sotto il 5,625% 2018 lo sorpassa invece, collocandosi a 120,8. Anche in questo caso i segnali di debolezza sono stati assolutamente marginali.

E l’Ungheria cede un punto

La prova di forza dimostrata dall’altro emittente dell’est europeo è stata impressionante negli ultimi mesi. Un titolo interessante di Budapest è il 5,75% con scadenza 2018 (Isin XS0369470397): quotava a 100,7 nel marzo 2013 e oggi si muove sui 108, con uno “yield” del 3,6%. Dal 23 gennaio ha perso un punto di quotazione, ma solo una discesa sotto i 107 sarebbe la conferma di un trend al ribasso. Limitati i segnali quindi di fiacchezza pure su questo fronte.

Blackrock fuori da Italia e Spagna

In un’intervista al Wall Street Journal, Rick Rieder di Blackrock, maggiore gestore di fondi obbligazionari del mondo, ha dichiarato che – a causa di rendimenti ormai modesti – ha deciso di vendere titoli di Stato italiani e spagnoli, mentre sul fronte americano si prevede un rialzo degli “yield” per i titoli a 3 e 5 anni, al contrario dell’anno scorso, quando il rally aveva interessato soprattutto le esposizioni sulla curva lunga (10 e 30 anni).

Germania colloca a un anno allo 0,107%

Il Tesoro tedesco ha collocato titoli di Stato a 1 anno per 1,93 miliardi di euro, con tassi in rialzo e richieste in aumento. Il rendimento medio è salito a 0,107% dallo 0,0916% dell’asta di novembre.

Ucraina, Argentina e Venezuela: “yield” alle stelle. C’è spazio di manovra?

Lo chiedono diversi lettori, alla ricerca di occasioni di trading per cuori forti. Sono sfide da casinò o anche qui (come con i tassi variabili) modi per andare contrarian? Noi le valutiamo da un punto di vista tecnico.

Ucraina: è un importante emittente, in dollari, ma con tagli minimi elevati. Fra le tante obbligazioni sul mercato analizziamo una corta, dalle seguenti caratteristiche: valuta dollaro Usa, cedola 6,875%, scadenza 23/9/2015, lotto minimo 100.000 USD, ammontare di 500 milioni di USD e Isin XS0543783434. Con una “duration” di 1,5 e uno “yield” attuale del 13,9%, è un’occasione quasi unica sul mercato. Quotata su varie Borse tedesche, ha prezzi di fatti coincidenti. Allo Xetra di Francoforte, dove i volumi sono ottimi, lo “spread” denaro/lettera è di oltre 2 punti, con una quotazione (venerdì scorso) di 90,5. Il 17 gennaio era a 101 e ciò lascia intendere come la volatilità sia alle stelle, dopo le recenti vicissitudini politiche. Il grafico a lungo termine evidenzia cadute della quotazione anche a 85/86, ma ora questi livelli non dovrebbero essere più toccati, salvo in presenza di un rischio “default”, che sembrerebbe escluso dopo l’intervento della Russia, decisa ad acquistare due miliardi di dollari di bond ucraini.

Valutazione: al prezzo attuale la sfìda potrebbe valere la pena, ma solo per 10.000 USD. Siccome il taglio minimo è di 100.000, il rischio è elevatissimo.

Argentina: la situazione è altrettanto complessa. Sulle “vecchie” vicende dei Tango Bond non vale la pena intervenire, soprattutto dopo le sentenze della magistratura statunitense. Un titolo emesso nel 2005, quindi post-ristrutturazione, è il Bonos dalle seguenti caratteristiche: valuta dollaro Usa, cedola 7%, scadenza 3/10/2015, lotto minimo 1 USD, ammontare di 1,9 miliardi di USD e Isin ARARGE03F144. Innanzi tutto precisiamo che alcune piattaforme, molte banche e vari intermediari non trattato titoli con Isin ARARGE. Anche in questo caso il bond è però quotato a Francoforte e scambiato sull’Otc. I volumi ci sono, gli “spread” ampi, ma le quotazioni stanno subendo pressioni al ribasso, che lo portano ormai sotto il livello dei 90 e prossimo a 87. La caduta degli ultimi giorni è netta e dovuta alla crisi che colpisce l’area emergente, a seguito della riduzione di immissione di liquidità da parte della Fed. Analizzare obbligazioni più lunghe sarebbe illogico. Già la 2015 barcolla.

Valutazione: con una “duration” di 1,6 uno “yield” quasi del 17% è un’altra occasione quasi unica. Il micro lotto consente piccoli trading, ma il calo delle quotazioni potrebbe non essersi concluso. L’economia del Paese è quasi al collasso, e Buenos Aires lo sa e cerca di intervenire. La Banca Centrale non difende più il cambio del peso, il che potrebbe evitare un “default”, ma il condizionale è d’obbligo. Con un’inflazione che torna alle stelle il pericolo di deflagrazione si accentua. Vale la pena rischiare con un simile emittente?

Venezuela: il caso di Caracas è forse il più complesso di tutti. Le riserve monetarie sono crollate e il debito esplode, nonostante le enormi entrate provenienti dal settore petrolifero. L’inflazione è la più alta del mondo (oltre il 50%) e tutto questo trova un riscontro nella debolezza dei titoli di Stato venezuelani, in forte pressione al ribasso. Ne analizziamo uno corto, dalle seguenti caratteristiche: valuta dollaro Usa, cedola 5,75%, scadenza 26/2/2016, lotto minimo 500 USD, ammontare di 1,5 miliardi di USD e Isin USP97475AF73. Quota sugli 80/81 in varie Borse, con uno “yield” del 17,8% e una “duration” di 1,9. Il problema è che il titolo sta letteralmente crollando: dall’inizio dell’anno ha perso sei punti e non ci sono segnali che il trend smetterà.

Valutazione: se l’Ucraina ha il problema di lotti di entrata assurdi, l’Argentina di liquidità, il bond del Venezuela è proprio dal punto di vista grafico il caso peggiore. Solo il ritorno sopra 90 potrebbe rappresentare un segnale di acquisto.

█ Sugli altri fronti

Telecom rimborsa il subordinato ibrido appena emesso. Congratulazioni!

Telecom Italia ha comunicato di aver deciso di avvalersi della facoltà di rimborso anticipato legata a un cambio di metodologia da parte di un’agenzia di rating (si tratta di Moody’s). Avendo stabilito quest’ultima che gli ibridi degli emittenti “junk” non si possono più ritenere come una componente equity, nel caso di Telecom il relativo bond perde di efficacia e ha un costo rilevante. Ecco il perché della decisione di rimborsare anticipatamente il titolo emesso il 20 marzo 2013, che sarà restituito il 3 marzo 2014, con relativo prezzo di rimborso anticipato pari a 101, oltre logicamente agli interessi maturati. Si tratta del 2073 con cedola 7,75% (Isin XS0906837645) in euro, a lotto minimo 100.000, che in realtà aveva una “call” il 20/3/2018. Tutto questo avviene “ai sensi della Condizione 6.5 (Early Redemption following a Rating Methodology Event) del regolamento dei titoli Capital Securities”.

Valutazione: ormai non c’è da meravigliarsi più di nulla. Una lezione comunque questo caso la dà: è sconsigliabile acquistare ibridi sopra la pari. Il titolo di Telecom, emesso a 99,5, ha viaggiato da giugno a settembre 2013 sotto 100, scendendo anche a 97. Poi ha superato il livello di “galleggiamento”, salendo perfino a 105. Chi lo avesse acquistato a quest’ultimo prezzo si troverebbe ora a dover incassare una minusvalenza consistente, attenuata (si può dire?) dal rateo cedolare. Gli investitori (forse prevalentemente istituzionali) ringraziano Telecom. Appunto “junk”!

 = = = = = = = = = = = = = = = = = = =

Follie italiche a proposito di bond ibridi!

Riportiamo la notizia così come segnalata da un lettore. Alcune banche (lui ci ha provato con due) si rifiutano di acquistare titoli ibridi Enel a chi abbia effettuato scudi fiscali. Trascurando il fatto che queste erano operazioni anonime e tali dovrebbero restare, non vediamo quale correlazione ci sia fra le due vicende, ovvero il rientro di capitali dall’estero e la messa in portafoglio di un titolo obbligazionario, per quanto particolare. Sbagliano le banche o sbaglia il lettore (e quindi noi che non capiamo il nesso)? Qualcuno ci sa rispondere?

= = = = = = = = = = = = = = = = = = =

Entro breve arriva un’emissione di TerniEnergia

TerniEnergia ha approvato l’emissione di un prestito obbligazionario da 25 milioni di euro con 5 anni. Il bond avrà un tasso di interesse al 6,875% e un prezzo di sottoscrizione a 100, al netto di una percentuale di sconto pari allo 0,50%. La data di emissione è entro febbraio, mentre la scadenza avverrà nel febbraio 2019.

Tre nuovi Etf per gestire il rischio “duration”

State Street Global Advisor ha quotato su EtfPlus di Borsa Italiana sette nuovi Etf. Fra di essi ve ne sono tre obbligazionari a “short duration”: sono lo Spdr Barclays 0-3 year US Corporate Bond, lo Spdr Barclays 0-3 year Euro Corporate Bond e lo Spdr Barclays 0-5 year US High Yield Bond, che offrono una risposta per gestire il rischio “duration” mediante obbligazioni a breve scadenza.

█ Cosa ne pensano i grandi gestori

Sylvie Golay Markovich, Head Fixed Income Analysis di Credit Suisse, ha formulato nel tradizionale focus sui mercati quest’analisi relativa al settore obbligazionario.

“La normalizzazione dei tassi d’interesse è destinata a proseguire nel 2014. Dopo aver toccato il 3% alla fine dello scorso anno, sulla scia dell’annuncio del tapering da parte della Fed, il rendimento del Treasury decennale Usa è nuovamente rientrato da questa soglia di resistenza. La nostra previsione per i prossimi 12 mesi presuppone un graduale incremento dei rendimenti di riferimento (3,2% per il 10 anni), il che equivale a un ulteriore passo verso la normalizzazione della politica monetaria. Nel caso la Fed decidesse di iniziare ad alzare i tassi prima di quanto sia attualmente scontato dai mercati (attorno a metà 2015), la performance dell’obbligazione di riferimento potrebbe risentirne già quest’anno. A tale riguardo, consideriamo più rischiosi i mercati obbligazionari di Usa e Gran Bretagna, visto il maggiore dinamismo delle loro economie. Abbiamo anche un parere negativo sulla Svizzera, visti i livelli di rendimento in franchi svizzeri nettamente più bassi di quanto suggerirebbero i fondamentali. Infine, manteniamo una posizione neutrale sui Bund tedeschi in considerazione dell’orientamento ancora espansivo della BCE. I mercati dei titoli di Stato che preferiamo sono ancora quelli periferici d’Europa e l’Australia, che ha recentemente beneficiato di uno scenario economico più debole e di un carry ancora molto elevato.

Più interessanti le valutazioni del credito emergente investment grade in valute forti e dei finanziari. Nonostante l’iniziale reazione positiva seguita all’annuncio del tapering da parte della Fed, la performance degli spread del credito è poi stata più contrastante. Il rischio di un incremento delle attività di fusione e acquisizione e di altre attività favorevoli per gli azionisti, sommato a valutazioni elevate, ci ha indotto a una maggiore cautela sulle obbligazioni corporate high yield e investment grade. A nostro avviso, il profilo rischio-rendimento è peggiorato, anche se prevediamo ancora rendimenti totali positivi per questa classe di attivi nei prossimi 12 mesi. Di contro, le obbligazioni emergenti in valute forti offrono valutazioni interessanti dopo la marcata sottoperformance in corso dallo scorso anno. Inoltre, il rapporto domanda-offerta mostra segnali di miglioramento. Consigliamo ancora di privilegiare obbligazioni investment grade di paesi dai fondamentali più solidi, come Messico, Filippine, Russia, Polonia, Ungheria, Colombia e Perù. Inoltre restiamo negativi su Argentina, Venezuela, Turchia e Ucraina. Sui mercati avanzati, consigliamo di preferire i finanziari, che evidenziano ancora valutazioni più interessanti e fondamentali in via di miglioramento”.

Lorenzo Raffo

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 9.9/10 (7 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +3 (from 3 votes)
Bond: aspettando (forse) il “quantitative easing” di Draghi, le novità vanno in ordine sparso, 9.9 out of 10 based on 7 ratings

Share

About Author

Lorenzo Raffo

(1) Reader Comment

Lascia un commento