MERCATI — 17 giugno 2016

Il pericolo Brexit sembra destinato a estinguersi. I sondaggi di fine maggio hanno mostrato un deciso incremento di coloro che sono favorevoli alla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea. Secondo il poll tracker di Bloomberg, che raccoglie i dati dei principali istituti di ricerca, il 50% dei cittadini britannici vuole rimanere nell’Ue contro un 38% pronto a lasciare. Gli investitori cominciano così a guardare oltre l’appuntamento referendario del 23 giugno.

Fed e politica le principali incertezze

L’incertezza e la volatilità non scompariranno con la paura della Brexit. All’orizzonte ora incombono le nuove mosse
delle Banche centrali. Le minute dell’ultima riunione della Federal Reserve hanno riportato al centro dell’attenzione il
tema del rialzo dei tassi, che potrebbe anche essere imminente.
Secondo gli analisti del Credit Suisse la Fed ha abbandonato “la linea di condotta morbida” che l’aveva caratterizzata nella prima parte dell’anno. Il segnale per il mercato azionario statunitense è chiaro: non c’è spazio per ulteriori progressi. L’S&P500 ha toccato i suoi massimi storici a maggio dello scorso anno a 2.134 punti e da quella data è iniziata una
fase laterale che è proseguita fino ad oggi. “La ripresa azionaria iniziata a febbraio potrebbe perdere slancio e potenzialmente invertire la rotta visto l’emergere di fattori negativi e rischi geopolitici”. Insieme alla svolta della Fed vengono meno le altre forze che hanno favorito il rialzo: “Il deciso intervento della Bce in Europa, gli stimoli a breve termine in
Cina, un netto rialzo dei prezzi del petrolio, dati economici abbastanza buoni da scongiurare una recessione e l’allontanamento degli investitori da posizioni ribassiste. È improbabile – proseguono gli analisti della banca svizzera – che tali forze si ripetano in un futuro prossimo”. A pesare sulle prospettive del mercato azionario c’è anche “una crescita degli
utili che rimane fiacca. Questa mancanza di sostegno a livello microeconomico, a nostro giudizio, rende difficoltosauna crescita molto più elevata delle azioni rispetto ai livelli attuali”. La possibilità che la Fed rialzi i tassi e il conseguente apprezzamento del dollaro peserà inoltre sui mercati emergenti:
“È una minaccia per le loro condizioni finanziarie – scrive Pierre Olivier Beffy, capo economista di Exane BNP Paribas – con un elevato rischio di assistere nuovamente a significative fughe di capitale”. Sui mercati pesano infine le incertezze politiche, a cominciare dalle nuove elezioni in Spagna il 26 giugno dopo che dalle precedenti non è emersa una maggioranza in grado di creare un governo, dalla volatilità del settore bancario in Europa e dalle elezioni presidenziali negli Stati Uniti a cui F Financial Magazine dedica un altro articolo. “I rischi politici in Europa – spiega Gerald Moser del Credit Suisse – costituiscono una potenziale minaccia”.

Scalare le marce sull’azionario
L’indicazione generale che viene dagli analisti è di prudenza sull’azionario. “Il nostro punto di partenza – scrive Andreas Koester, responsabile multiasset investing di Ubs AM – rimane un posizionamento neutrale sugli asset più rischiosi anche se ci riserviamo la possibilità, in ogni momento, di spostarci in direzione di sottopeso o di sovrappeso, a seconda
dell’individuazione di possibili opportunità di investimento”.
Una visione condivisa dagli analisti del Credit Suisse il cui Investment committee ha deciso di assumere un giudizio negativo sulle azioni”. Come conseguenza il gruppo bancario svizzero ha portato in sottopeso le azioni nei portafogli consigliati a vantaggio di maggiori allocazioni in liquidità.

L’Eurozona rimane preferita
Superato lo scoglio Brexit l’Eurozona rimarrà l’area geografica preferita. Michael O’Sullivan, chief investment officer dell’International wealth management di Credit Suisse si attende che ”le azioni europee realizzino una performance superiore su base relativa. In termini di valutazioni le stime del consensus sugli utili hanno subito un netto calo rispetto all’inizio
dell’anno. I nostri modelli indicano che se l’Eurozona riuscirà a raggiungere una crescita del Pil pari quasi all’1,5%, i titoli azionari europei saranno relativamente economici rispetto al passato”. “A livello settoriale manteniamo il nostro attuale giudizio positivo sui titoli finanziari, tecnologici e delle telecomunicazioni” aggiunge Moser.

 

Continua a leggere a pagina 32 di F Magazine Giugno 2016

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