FONDI & C Private equity — 09 giugno 2016

Nel rapporto tra private banker e cliente hanno preso sempre più rilevanza tematiche non solo finanziarie. Come spiega a F Magazine Franco Fondi, docente nei corsi di certificazione Aipb per l’area legale e fiscale

Quanto conta la variabile fiscale nella predisposizione di una pianificazione finanziaria per un cliente private? Molto, anzi sempre di più. Perché diversi sono stati gli interventi normativi sul tema che hanno aperto nuovi fronti o che hanno posto in dubbio posizioni consolidate. E’ il caso della recente normativa in materia di voluntary disclosure, così come degli interventi normativi e della giurisprudenza che hanno messo in dubbio la efficienza e la tenuta delle polizze vita di natura finanziaria, o ancora del da più parti paventato intervento in materia di fiscalità delle successioni. “A differenza del passato – osserva Franco Fondi, partner dello Studio Fondi e docente nei corsi di certificazione AIPB per l’area legale e fiscale – nel rapporto tra private banker e cliente hanno preso sempre più rilevanza tematiche non solo finanziarie.
Ciò significa che quando il private parla al cliente deve tener conto, ad esempio, anche della variabile fiscale per valutare le scelte di investimento. Su un’ipotetica scala di importanza quello fiscale non può essere considerato il primo punto di interesse per il quale ci si rivolge a un private, perché questo è pur sempre rappresentato da esigenze di pianificazione patrimoniale e finanziaria, ma le tematiche fiscali sono comunque imprescindibili. Pensiamo alla necessità per un cliente di sapere quanto costa in termini di tasse una certa soluzione piuttosto che un’altra, o comunque di sapere quale soluzione sia fiscalmente più efficiente per risolvere un determinato problema. Ecco perché il private banker deve saper maneggiare questi temi. E perché l’AIPB con i suoi corsi per la certificazione delle competenze del private banker si prefigge di dare al private banker le nozioni per operare in sicurezza anche sulle tematiche fiscali”. Tra gli strumenti che più hanno riscosso il favore della clientela private soprattutto in anni recenti vi sono senza dubbio le polizze di assicurazione sulla vita, in virtù dei benefici in ambito fiscale e successorio concessi ai sottoscrittori, oltre che per le caratteristiche di asset protection implicite nella impignorabilità e insequestrabilità dei prodotti assicurativi “Per le polizze vita gli argomenti utilizzati a livello commerciale è che sono fiscalmente efficienti, e ciò anche a livello successorio, e che sono impignorabili e insequestrabili.
Per quanto riguarda la impignorabilità e insequestrabilità spesso si omette però di segnalare che essa non va intesa in senso assoluto. Oggi infatti la giurisprudenza sulle polizze vita a contenuto finanziario (le cosiddette unit linked, ndr) si va orientando nel senso di ritenere che esse siano attaccabilissime sia nell’ambito di una azione revocatoria (nell’ambito delle procedure concorsuali annullando l’effetto di atti compiuti a danno dei creditori, ndr), sia semplicemente per effetto del disconoscimento della loro natura di contratti assicurativi e della loro riqualificazione come gestioni patrimoniali. Ciò che fa la differenza in questi casi è la percentuale del premio destinata alla copertura del c.d. “rischio demografico”. Più questa parte è grande più il prodotto è una vera assicurazione e quindi è meno attaccabile.
Per quanto riguarda la efficienza fiscale occorre inoltre tenere in considerazione che dal 2015 i proventi delle polizze sono esenti da imposte sui redditi solo per la componente erogata a fronte del rischio demografico mentre la componente finanziaria è soggetta a tassazione come una gestione patrimoniale al 26% o in una misura che va dal 12,5% al 26% in dipendenza degli asset presenti all’interno della unit stessa”. Permane invece il vantaggio in sede successoria in quanto in base alla attuale normativa il capitale liquidato all’erede beneficiario della polizza non è soggetto ad imposta sulle successioni. Un quadro che mette in discussione la validità “sempre e comunque” della scelta della polizza. Tuttavia le indiscrezioni di stampa da qualche tempo circolanti relativamente a una revisione da parte del Governo delle aliquote e delle franchigie delle imposte di successione potrebbe fare nuovamente da volano a tale forma di tutela del patrimonio. “Oggi si parla molto di una revisione dell’imposta sulle successioni e pertanto la polizza ritorna in auge in un’ottica di pianificazione successoria”, spiega Fondi, “Ciò non vuol dire che successivamente non potranno intervenire ulteriori variazioni della normativa che rendano meno conveniente tale scelta. In sostanza la polizza la si fa ora sperando che non venga toccato l’impianto normativo attuale per quanto riguarda le polizze già stipulate prima di una eventuale modifica normativa.”
Dal futuro è lecito attendersi un’ulteriore accentuarsi dell’attenzione ai temi fiscali anche in relazione alla ormai totale trasparenza e tracciabilità dei patrimoni e delle rendite finanziarie. Da un lato per l’istituzione presso l’Anagrafe tributaria dell’anagrafe dei rapporti alimentata dalle comunicazioni periodiche degli intermediari finanziari, dall’altro per la prossima attivazione a livello internazionale del common reporting standard. “Il Common Reporting Standard (CRS) – chiarisce Fondi – è uno standard globale per lo scambio automatico di informazioni tributarie tra i diversi Stati aderenti (attualmente 52 Paesi destinati ad aumentare a 92, tenuto conto di quelli che hanno dichiarato di volervi aderire entro il 2018). Dal 2017 gli Stati inizieranno a scambiarsi informazioni tra loro in modo automatico. In pratica le singole amministrazioni finanziarie comunicheranno alle amministrazioni finanziarie degli altri Stati aderenti i nominativi dei rispettivi residenti che hanno un conto in una nazione e viceversa.” Insomma, un ulteriore passo in avanti sulla strada della trasparenza fiscale che rende imprescindibile una attenta valutazione di tutte le tematiche relative.

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