BOND — 06 giugno 2016

di Lorenzo Raffo

Se i sondaggi siano attendibili è difficile dirlo. Certo è che negli ultimi giorni si è verificato un capovolgimento relativamente al referendum che si terrà il 23 giugno in Gran Bretagna, con un’avanzata dei favorevoli all’exit. Cosa succederebbe in tal caso ai vostri soldi? Una grandinata è più che ipotizzabile, ma i report degli istituzionali portano a conclusioni quanto meno contradditorie. C’è chi prevede un crollo per azionario e obbligazionario europeo e chi fenomeni su più larga scala, ma c’è chi crede all’opposto in una debolezza momentanea e in successivi rimbalzi, perfino per la sterlina. Uno dei soli punti di condivisione sta nell’impatto sui titoli di Stato dei Paesi periferici dell’Unione Europea, certamente non esorbitante (grazie pur sempre al Q.E. della Bce) ma di una certa portata sul breve periodo. Che qualcosa cominci a prevedere burrasca lo dimostrano certamente i movimenti repentini nelle ultime ore di oro e Bund, salito quest’ultimo ancor più rispetto a lunedì scorso. Che fare allora con i Btp? Una sola è la riposta possibile: inserire dei precisi “stop loss” con cui proteggersi in caso di tempeste – magari solo temporanee – per poter poi puntare a successivi rimbalzi. Dove collocarli? Ecco una sintetica analisi in rapporto ad alcuni dei Buoni del Tesoro più detenuti dagli investitori italiani.

Btp 4,5% scadenza 2018 (Isin IT0004361041): il titolo è da tempo in fase di lenta discesa, data la sua corta vita residua. Da inizio anno ha perso l’1,4% e trova un punto di appoggio sui 108, contro i 109,8 delle ultime sedute, cioè sotto di circa l’1,64%. La volatilità è da tempo bassissima e quindi non sono ipotizzabili scosse rilevanti, che sarebbero tuttavia ottime occasioni di acquisto.

Btp 4,5% scadenza 2019 (Isin IT0004423957): il titolo, che attualmente si attesta a un rendimento dello 0%, da marzo sta subendo una pressione ribassista e può trovare un’area di “stop loss” sui 110,5 (-1,6% circa), contro i 112,3 delle ultime sedute. Anche in questo caso la volatilità media è modesta (1,2%).

Btp 4% scadenza 2020 (Isin IT0004594930): il titolo è molto stabile da quasi un anno e quota sui 115/116. In questo caso lo “stop loss” è identificabile sui 113 (-2,5% circa), con una volatilità negli ultimi sei mesi di circa il 2,2%.

Btp 5,5% scadenza 2022 (Isin IT0004801541): qui la volatilità comincia un po’ a salire (3,3%), ma dallo scorso ottobre il titolo ha mosso poco. “Stop loss” identificabile sui 125,8 contro i 129,3 di chiusura della scorsa settimana (-2,7%).

Btp 5% scadenza 2025 (Isin IT0004513641): la volatilità degli ultimi sei mesi ha superato in questo caso il 5%, mentre il rendimento sale oltre l’1% (più precisamente 1,2%). Lo “stop loss” può essere piazzato sui 128, contro la quotazione di 131,3 dell’ultima seduta (-2,5%).

Btp 7,25% scadenza 2026 (Isin IT0001086567): da alcuni mesi questo Btp conferma la stabilità delle quotazioni riscontrabile in quasi tutte le emissioni medie e medio/lunghe, con una volatilità al 5,9%. Lo “stop loss” può essere posto sui 153, contro l’ultima quotazione della scorsa settimana di 155,7 (-1,8%). E’ più stretto rispetto ai precedenti per un diverso trend storico. Se lo si vuole allargare si trova un secondo punto di appoggio sui 150 circa.

Btp 5,25% scadenza 2029 (Isin IT0001278511): movimenti più decisi per questo titolo, il cui rendimento all’1,76% trova riscontro in una volatilità di quasi il 7%. Sui 136,7 si può porre lo “stop loss”, rispetto ai 141,6 di venerdì scorso. Il divario è del 3,5%, che corrisponde all’incremento di valore derivante dall’intervento della Bce negli ultimi mesi.

Btp 6% scadenza 2031 (Isin IT0001444378): un ottimo strumento per cavalcare fluttuazioni repentine. A febbraio era sceso a 147,8 per risalire poco dopo a 156. Lo “stop loss” va posto però sopra il primo livello citato, ovvero sui 150 rispetto ai 153,7 della quotazione di venerdì. I “range” si restringono in questi casi proprio per sfruttare prezzi più interessanti per il successivo rientro sul titolo: il valore di “stop loss” è infatti più basso solo di un 2,5%.

Btp 5% scadenza 2034 (Isin IT0003535157): ancora maggiore la volatilità negli ultimi sei mesi (8,5%), con uno “stop loss” che anche in questo caso non va posto lontano dall’ultima quotazione della scorsa settimana. Lo si piazzi a 140, contro i 143,8 di venerdì.

Btp 5% scadenza 2040 (Isin IT0004532559): è il primo con volatilità che sale sopra il 10% e un rendimento al 2,4%. Di nuovo preferibile mantenere un livello di “stop loss” non troppo lontano dall’ultima quotazione della scorsa settimana, che era di 147,8. Sui 144 trova un supporto abbastanza testato, con un divario di solo il 2,4%.

Btp 4,75% scadenza 2044 (Isin IT0004923998): con l’incremento della “duration” (in questo caso a 18) si riscontrano titoli più nervosi anche in condizioni quasi normali di mercato. Il 2044 ha una volatilità dell’11,5% per un rendimento del 2,48%. Lo “stop loss” va collocato sui 142 (-3%), poiché supporto più volte confermato, contro la quotazione di venerdì scorso a 146,3.

Btp 3,25% scadenza 2046 (Isin IT0005083057): la “duration” sale a oltre 20 per un titolo di recente immissione sul mercato, il cui rendimento si colloca al 2,5%. Aumenta leggermente il divario fra la quotazione di venerdì (116,3) e lo “stop loss” (sui 111), passando al 4,6%, perché la volatilità elevata al 12,5% su un Btp con scarsa storia alle spalle porta a non avere molti punti di riferimento storico.

Se il pessimismo cresce si sfruttino gli Etf short sui Btp

Oltre a proteggersi con “stop loss” su titoli in portafoglio un’esasperazione da Brexit può logicamente essere anche un’occasione per valutare gli Etf short e soprattutto a leva (con tutte le implicazioni che comportano nel caso di un’esposizione su più giorni, specialmente in presenza di mercato volatile). Si tratta naturalmente di strumenti ad alto rischio, che è consigliabile utilizzare prevalentemente in singole sedute. Si segnalano in particolare:

Boost Btp 10y 3x Short Daily (Isin IE00BKS8QM96): a leva 3, replica su base giornaliera il triplo della performance inversa dell’indice Bnp Long Term Btp Future.

Boost Btp 10y 5x Short Daily (Isin IE00BYNXNS22): a leva 5, replica su base giornaliera il quintuplo della performance inversa dell’indice Bnp Long Term Btp Future.

Lyxor Etf Daily Double Short Btp (Isin FR0011023621): a leva 2, replica su base giornaliera un’esposizione inversa doppia rispetto al rendimento del Long Term Euro Btp future prossimo in scadenza e negoziato sul mercato Eurex.

NUOVE EMISSIONI: SETTIMANA DI ATTESA

Non si è visto certamente molto di nuovo e soprattutto di significativo nelle ultime sedute, il che non esclude che alcune emissioni a piccoli tagli possano essere prese in considerazione.

Eib Sc Mg26 Call Usd, con Eib che sta naturalmente per Bei. Il titolo, uno strutturato sui tassi, ha esordito sul Mot e ha queste caratteristiche: valuta USD, scadenza 31/5/2026, tasso fisso “step up” così impostato: 1,10% per la prima cedola; 1,20% per la seconda cedola; 1,20% per la terza cedola; 1,50% per la quarta cedola; 1,50% per la quinta cedola; 1,50% per la sesta cedola; 1,80% per la settima cedola; 1,80% per l’ottava cedola; 2,50% per la nona cedola; 2,50% per la decima cedola – il pagamento avverrà il 31 maggio di ciascun anno, importo di 204 milioni di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin XS1398573136. Attenzione però a una clausola: l’emittente si riserva la facoltà di rimborsare anticipatamente alla pari il titolo, con un preavviso di almeno cinque giorni lavorativi, in corrispondenza di una qualsiasi data di pagamento dal 31 maggio 2018 incluso. Attualmente quota sui 98 e si rivela uno strumento adatto a chi voglia operare su movimenti del dollaro con aliquota fiscale al 12,5%.

Credit Suisse è più generosa con un altro “step up” così impostato: valuta USD, scadenza 30/12/2022, tasso fisso scalare (30 dicembre 2017 1,8% – 30 dicembre 2018 1,9% – 30 dicembre 2019 2,0% – 30 dicembre 2020 2,2% – 30 dicembre 2021 2,50% – 30 dicembre 2022 2,8%), importo 300 milioni USD, taglio minimo 1.000 USD e Isin XS1396715465. Il titolo è in sottoscrizione, soprattutto presso la rete Unicredit, dal 30 maggio 2016 al 24 giugno 2016 e sarà in seguito quotato su Tlx. Il rendimento medio lordo è del 2,152%, espresso in dollari. Già nella fase attuale appare modesto, ma anche in questo caso il ruolo trainante sta evidentemente in un rafforzamento della valuta di espressione rispetto all’euro.

► La rete Ubi ha in collocamento due tassi misti su identica scadenza. Il primo è così impostato: valuta EUR, scadenza 30/6/2019, tasso misto (per il periodo dal 30/06/2016 al 30/06/2017 il tasso sarà fisso all’1% – 0,74% netto – e per il periodo dal 30/06/2017 al 30/06/2019 il tasso sarà variabile, indicizzato Euribor 6 mesi + 0,65%), importo 30 milioni di EUR, lotto minimo 10.000 EUR (10 obbligazioni da 1.000 EUR) e Isin IT0005188310. Il secondo invece sarà molto più liquido ed è così strutturato: valuta EUR, scadenza 30/6/2019, tasso misto (per il periodo dal 30/06/2016 al 30/06/2017 il tasso sarà fisso allo 0,60%% – 0,444% netto – e per il periodo dal 30/06/2017 al 30/06/2019 il tasso sarà variabile, indicizzato Euribor 6 mesi + 0,60%, importo 150 milioni di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin IT0005188328. Disponibili anche per la clientela di IwBank, entrambi non saranno quotati su mercati regolamentati.

► Nell’ambito dell’“Otc” segnaliamo una nuova emissione di Nasdaq Omx Group, società che gestisce la Borsa tecnologica statunitense più altri listini (rating BBB). Il titolo – di cui si prevede la quotazione anche in Europa – ha questa struttura: valuta USD, scadenza 30/6/2026, tasso fisso 3,85%, importo 500 milioni di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin US631103AG34. Il margine rispetto a un tripla A è di poco sopra il 3%, valore non eccellente.

► Una valuta un po’ trascurata negli ultimi tempi è il peso messicano fortemente indebolito sull’euro, complice il fattore del calo di prezzo del petrolio, di cui il Paese è esportatore. Ormai è tornato sopra quota 20, poco lontano dalla quotazione del febbraio scorso a 21,6. IFC, cioè International Finance Corporation (World Bank), a rating AAA, ha appena proposto una nuova emissione in tale divisa: valuta MXN, scadenza 29/4/2021, tasso fisso 4,75%, importo di 500 milioni di MXN, taglio minimo 10.000 MXN e Isin XS1402169848. Il titolo quota sul secondario sotto i 99, con un rendimento che sfiora il 5%. E’ questa la più lunga scadenza in peso messicani per IFC, che conta in globale otto emissioni in tale divisa, tutte a tasso fisso. La 3,96% scadenza 2020 (Isin XS0942111153) gira sui 94,7, con rendimento al 5,5%.

► Lo shekel israeliano è una valuta quasi del tutto assente nei portafogli italiani, anche perché riferita a titoli non quotati sulle piattaforme di casa nostra. Attualmente è molto forte rispetto all’euro, quotando sui 4,30, contro il massimo a 4,10 del novembre scorso. Segnaliamo quindi un nuovo titolo di Stato di Israele: valuta ILS, scadenza 30/4/2021, tasso fisso 1%, importo 295 milioni di ILS, lotto minimo 1.000 ILS e Isin IL0011381303. Pur con una cedola così modesta, quota sopra 100, fra 100,5 e 100,8, con un trend tendenzialmente rialzista.

Non ci sono solo i piccoli tagli. Anche fra i grandi va segnalata una novità non trascurabile. In Italia interessante l’esordio di un subordinato “Tier 2” a vita lunghissima di Assicurazioni Generali: valuta EUR, scadenza 8/6/2048, tasso fisso 5% per i primi 12 anni e poi in caso di non richiamo l’8/6/2028 trasformazione in tasso variabile indicizzato Euribor 3 mesi + 5,35%, importo 850 milioni di EUR, taglio minimo 100.000 EUR e Isin XS1428773763. Il titolo è per ora quotato alla Borsa del Lussemburgo, ma in realtà le prime indicazioni di prezzo vengono da piattaforme di trading professionale: lo danno leggermente sopra la pari con “bid” a 99,9 e “ask” a 100,3. Non si hanno ancora precise informazioni sugli scambi, ma un titolo “Tier 2” è destinato certamente a operatori istituzionali, sebbene la sua rischiosità sia medio/bassa. L’emissione è finalizzata al rifinanziamento del debito subordinato di gruppo, che trova una prima “call date” nel 2017, per un importo pari a 869 milioni di euro.

DAL SECONDARIO ECCO QUALCHE TITOLO INTERESSANTE (PER VARI MOTIVI)

Il dollaro con lo zero coupon – Investendo un capitale ridotto di circa un 20% rispetto a un equivalente tasso fisso ecco un modo per puntare al dollaro, nel caso se ne preveda un rafforzamento sull’euro. Consiste in uno zero coupon, quotato al Mot, della Bei, interessante solo in tale prospettiva. Attenzione però a un eventuale impatto negativo sulle quotazioni se la Fed decidesse di aumentare i tassi. Si tratta quindi di un bond tattico di brevissimo periodo: valuta USD, scadenza 6/11/2026, zero coupon, importo 1,25 miliardi di USD, taglio minimo 10.000 USD e Isin XS0070553820. Attualmente quota sui 79.

E se la sterlina rimbalzasse! – In un modo o nell’altro non è detto che – pur dopo uno “choc” iniziale la valuta inglese debba crollare. Anzi alcuni analisti statunitensi danno giudizi opposti e ipotizzano un rimbalzo già a luglio. In questo caso ecco un bond da tenere sotto osservazione, quotato sul Mot: Bei, valuta GBP, scadenza 15/1/2018, tasso fisso 1,375%, importo 2 miliardi di GBP, taglio minimo 100 GBP e Isin XS0872706881. Il fronte delle emissioni in sterlina quota piuttosto alto e il Bei ha il doppio vantaggio di una “duration” ormai minima (1,6) con una quotazione sui 101. Va visto solo in chiave tattica di breve periodo (come il precedente bond).

Banco e l’aumento – La partenza oggi dell’aumento di capitale di Banco Popolare va valutata anche in chiave obbligazionaria. Funzionale al miglioramento delle coperture sui crediti deteriorati, come imposto dalla Bce per la fusione con BPM, l’operazione comporta l’offerta di 9 azioni ordinarie ogni 7 possedute al prezzo di 2,14 euro per azione.  Ci si poteva attendere una fase depressiva in particolare per i bond “Tier 2”, quotati sul Mot. Per ora non si è ancora avvertito alcun segnale in tale senso, come per esempio conferma il 5,5% scadenza 2020 (Isin IT0004966823) a taglio minimo 1.000, che regge la quotazione dei 102,4 euro, dopo il forte calo di dicembre, dovuto però alle vicende bancarie del sistema italiano. Garantisce un rendimento del 4,9%, più che significativo.

► Attendendo la risalita – Ancor sotto la pari il “Tier 2” di Unicredit con scadenza 2025, certamente in sofferenza per le attuali complesse vicende della banca milanese. E’ un indicizzato Euribor 3 mesi + 2,75% (Isin IT0005087116), con taglio 10.000 euro, assai scambiato ma ormai lontano dai massimi dell’esordio. In presenza di particolari stress dei mercati ha registrato anche cadute sotto 95, livello su cui si possono impostare ordini al ribasso da qualunque piattaforma, essendo il titolo quotato su Tlx.

► L’ibrido di Bayer – Il subordinato junior della società tedesca, impegnata nell’assalto della concorrente statunitense Monsanto, dopo il rifiuto della prima proposta da 55 miliardi di dollari, è un bond con elevata volatilità, grazie proprio a tali vicende. Trattato sull’“Otc”, sebbene quotato su varie Borse europee, si muove su quello che è ormai un supporto testato già quattro volte negli ultimi mesi, ovvero a 92 euro. Si tratta di un tasso fisso 2,375% fino a una prima “call” nel 2022 (Isin DE000A14J611), con lotto 1.000 euro assai scambiato. Il rendimento attuale è del 2,64%.

 

Il presente documento non costituisce sollecitazione all’investimento e contiene informazioni giornalistiche a esclusivo scopo divulgativo.

 

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Bond: ● E’ tempo di “stop loss” per i Btp: ecco dove collocarli ● Nuove emissioni ● Occasioni sul secondario, 9.0 out of 10 based on 4 ratings

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