A livello globale quasi due terzi degli investitori istituzionali (il 59%) aumenterà l’esposizione al private equity nei prossimi cinque anni. Il 15% la ridurrà. È il principale risultato della ricerca effettuata da State Street sull’asset class con circa 2.400 miliardi di dollari di asset under management (a giugno 2015).
“Gli alternativi rappresentano un’asset class fondamentale per aumentare i rendimenti” spiega il rapporto. Ma cosa chiedono gli investitori agli investimenti alternativi, cosa si aspettano? E che cosa, invece, rappresenta un freno?

Trasparenza e liquidità sono elementi fondamentali

Lo studio, condotto su 118 investitori istituzionali a dicembre 2015 da Citigate Dewe Rogerson su mandato di State Street, individua i due punti focali dell’investimento in private equity nella traspareza e nella liquidità.
Il 70% degli investitori –prosegue lo studio – cita l’illiquidità come il più grande ostacolo all’aumento dei livelli di esposizione diretta ai fondi di private equity, seguita dalla mancanza di trasparenza degli investimenti (38% deli intervistati)”. Competenze interne e regolamentazione hanno un peso inferiore ma non marginale con, rispettivamente, il 29% e il 24% del campione.
Dati che non devono essere trascurati dall’industria dell’investimento alternativo. Il rischio è una riduzione dei capitali investiti. Se, infatti, la domanda di maggiore trasparenza non troverà risposta, il 49% degli intervistati non incrementerà la propria esposizione al private equity, il 28% la ridurrà leggermente, l’8% significativamente. Solo il 12% del campione pensa, in questo caso, di incrementare le proprie posizioni negli investimenti alternativi.

Maggiore trasparenza, ma su cosa?

La maggioranza degli istituzionali intervistati prevede una riduzione dell'esposizione agli investimenti alternativi se la domanda di maggiore trasparenza rimarrà senza risposta.

La maggioranza degli istituzionali intervistati prevede una riduzione dell’esposizione agli investimenti alternativi se la domanda di maggiore trasparenza rimarrà senza risposta.

La performance degli asset che compongono i portafogli dei gestori di private equity è in assoluto (citata da 70 intervistati su 100) la principale preoccupazione degli investitori. Il 46% degli intervistati ha indicato anche l’esposizione al rischio come area sulla quale è necessaria una maggiore trasparenza. Segue, sul terzo gradino del podio, il Nav (32%).
“Sia gli investitori istituzionali che i gestori richiedono migliori soluzioni per la gestione dei dati che dimostrino l’aumento dei livelli di trasparenza delle attività sottostanti e dell’esposizione al rischio” spiega JR Lowry, responsabile di State Street Global Exchange per l’area Emea. “Risulta molto evidente dalla nostra ricerca che la mancanza di livelli adeguati di trasparenza accresce il rischio che gli investitori istituzionali sottraggano risorse agli investimenti nel private equity”.

Alessandro Piu

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