BOND — 18 aprile 2016

8-Ball

di Lorenzo Raffo

Il dibattito sta diventando veemente e si sviluppa prevalentemente negli Usa. I grandi gestori di fondi lanciano frecce avvelenate contro le politiche monetarie delle Banche centrali, accusate di ragionare con vecchie visioni, ormai inadeguate rispetto alle evoluzioni di economie e mercati. Cose risapute? Fino a un certo punto. Dallo scambio di vedute emergono infatti dati preoccupanti: il sistema pensionistico occidentale richiede rendimenti almeno dell’8% annuo per sopravvivere; i più colpiti saranno in futuro non i miliardari in dollari o in euro ma i detentori di piccoli capitali, con 50.000 o 100.000 euro, che vedranno sciogliere i propri risparmi a causa di un collasso del sistema se il costo del denaro non aumenterà; intanto in Germania DZ Bank calcola che i risparmiatori hanno perso ben 343 miliardi di euro con la politica monetaria in atto. In teoria occorrerebbe una veloce normalizzazione, che consisterebbe nel vedere i tassi primari – a cominciare dagli Usa – risalire al 2%, quelli dei titoli di Stato decennali attestarsi al 3,5% e i mutui ricollocarsi sul 4-4,5%. Ottenere questo ripristino di condizioni appare però quasi impossibile, stanti le correlazioni del sistema finanziario. Intanto negli Usa c’è timore per il futuro dell’euro e per una fuga di capitali dai Paesi emergenti appena i tassi reali Usa cominceranno a risalire realmente. E allora? Nessuno ha la ricetta e ognuno finisce per fare da sé. Certo è che quell’8% per fondi pensione e sistema finanziario resta un miraggio. E per voi?

LA CONSUETA ANALISI DEI MIGLIORI RENDIMENTI SUL MOT DICE CHE…

Il miraggio è meno irrealistico di quanto forse si pensi, sempre che – inevitabilmente – si alzi il livello del rischio. La nostra tradizionale analisi del quadro che emerge dal Mot di Borsa Italiana mette in luce una fotografia in cui l’8% è possibile, purché…

Ecco la classifica dei primi dieci titoli con “yield” massimi, mettendo in luce i rischi che ciascuno comporta. La graduatoria è “ragionata”, nel senso che esclude eventuali sovrapposizioni riferite a bond simili, su scadenze poco diverse fra loro, come accade per esempio per vari Bei, e a quelli di fatto illiquidi.

Primo posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
Banca Imi IT0005075517 22/1/2018 8,0%          TRY 10,23%

Il fattore rischio è rappresentato dalla valuta di espressione, la lira turca, sempre piuttosto volatile. Lotto minimo 4.000 Try.

Secondo posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
B. Monte Paschi XS0236480322 1/11/2017 0,799%      EUR 9,86%

Si tratta di un subordinato Lower Tier 2 a tasso variabile indicizzato 3 mesi Euribor + 1%. Il lotto minimo di negoziazione è di 50.000 euro. La rischiosità sta tutta nella subordinazione, nonché sulla volatilità degli ultimi mesi, che ha superato anche il valore del 50%, piuttosto anomalo per un’obbligazione. Forte la correlazione con il titolo azionario.

Terzo posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
Bei XS1198278175 27/3/2019 8,5%         TRY 9,66%

Inevitabilmente la quotazione balla un po’, ma completa il podio, classificandosi sul gradino più basso, un’altra emissione in lire turche, molto liquida e nel complesso non troppo volatile. Taglio minimo 1.000 Try.

Quarto posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
Ebrd XS0074789503 7/4/2027 Zero c.      ZAR 9,33%

Gira sui 37 Zar (con lotto minimo 5.000) e si presta quindi bene sia per piccoli investimenti sia per strategie multitranche nel tempo. Gli zero coupon oggi devono essere presi in considerazione nell’ambito di qualunque portafoglio. Il rischio anche qui è valutario.

Quinto posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
Banca Imi IT0005026833 17/6/2017 8,6%          TRY 9,10%

Di nuovo un Imi su scadenza corta, con lotto minimo 4.000 Try, titolo abbastanza volatile, che nelle ultime sedute ha registrato un netto rimbalzo portandosi verso quota 100.

Sesto posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
Repubblica Grecia GR0114028534 17/4/2019 4,75%        EUR 8,74%

Il taglio 1000 può costituire l’elemento che agevola eventuali posizioni su un titolo di Stato problematico, per motivi che non stiamo certo a spiegare. Il ritorno sopra quota 80 è un buon segnale, più in chiave tattica (di trading) che strategica (di investimento di lungo periodo).

Settimo posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
KfW XS1075906252 15/1/2020 7,875%      ZAR 8,34%

Il rand piace molto agli italiani, pur non essendo una valuta facile. In questo caso si riferisce a un’emissione della Banca di Stato tedesca con rating AAA, ma soggetta a tassazione 26%. Lotto minimo 5.000 Zar.

Ottavo posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
Sisal XS0931919947 30/9/2017 7,25%        EUR 7,97%

Un titolo particolare – con taglio 100.000 – non molto scambiato ma interessante per chi operi sul breve termine, grazie alla volatilità dei corsi. Con una vita residua di circa 17 mesi può attirare anche chi cerchi solo un’elevata cedola sul “short term”.

Nono posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
World Bank XS1238805102 29/5/2035 Zero c.      ZAR 7,74%

Un titolo che quota sui 24, con taglio 10.000 Zar, offre ampi margini di manovra e può piacere soprattutto ai giovani investitori con bassi capitali per posizioni di lunghissimo periodo. Naturalmente c’è il rischio cambio, ammortizzabile però, data la vita residua di 19 anni.

Decimo posto

Emittente Isin Scadenza Cedola / Valuta Rendimento
B. Monte Paschi XS0503326083 21/4/2020 5%             EUR 7,53%

Un subordinato Tier 2, questa volta a tasso fisso e con taglio minimo 50.000. In chiave di “bail in” rappresenta un indiscutibile rischio, ma il 7,5% è un rendimento in euro quasi irripetibile.

L’obiettivo 8% è stato soddisfatto, visto che la media del portafoglio si attesta all’8,85% lordo. Niente male, anche perché se è vero che alcune obbligazioni comportano rischiosità elevata altre invece riescono – tutto sommato – a rientrare dentro parametri di media variabilità. Sia chiaro, in tutti i mercati – altre Borse europee o “Otc” – si ottengono “yield” così sostanziosi. Il fatto è che non si può certo costruire un portafoglio basato solo su queste gambe: qua e là se ne può scegliere qualcuna, per dare tono a rendimenti globali altrimenti modesti. Non è quindi la risposta risolutiva al problema strutturale dei tassi a zero o addirittura negativi. Che va affrontato in altro modo prima di quanto si pensi.

VALUTE, IL PUNTO DELLA SETTIMANA

Il ritorno del dollaro Usa contro euro sotto 1,131 ha fatto scattare un segnale di acquisto per la valuta verde, che troverà una definitiva conferma sotto gli 1,114, ma attenzione alla volatilità al ribasso, che potrebbe farne prevedere un incremento nelle prossime sedute. Interessante la situazione del peso messicano tornato sotto un livello grafico significativo contro l’euro (19,97), con la media mobile a 100 quasi in contatto. Da mesi ormai questa delimita un rimbalzo della valuta centroamericana, con accostamenti via via respinti. La fase è quindi decisiva. Lateralità invece per lira turca, sterlina inglese (nelle ultime quattro sedute) e dollaro neozelandese. Finalmente qualcosa si è mosso intanto a favore delle divise legate alle commodities, quali corona norvegese, rand sudafricano (in pieno rafforzamento sull’euro da inizio anno), dollaro canadese e dollaro australiano. Questi ultimi due stanno rivedendo livelli determinanti per un consolidamento più sostanzioso. Bene anche rublo russo (rientrato sui 75) e real brasiliano (sotto quota 4, avvenimento da festeggiare!). C’è solo da domandarsi se il tutto non sia l’effetto di un ulteriore avvitamento dell’euro, a causa di molteplici fattori. (Valutazioni riferite alla chiusura dei mercati di venerdì 15 aprile). Da notare – dopo le notizie delle ultime ore del fallimento del vertice di Doha sul petrolio – che il quadro potrebbe rimodificarsi pesantemente nelle prossime sedute.

LE NUOVE EMISSIONI DELLA SETTIMANA

Tantissime in euro, ma con cedole da paura! Quasi sempre sotto lo 0,5% e solo in taluni casi sopra, ma con taglio 100.000. Le lasciamo ai loro emittenti. Di significativo si sono viste invece queste novità.

► Unicredit rientra sulla scena obbligazionaria con due emissioni, in USD e in GBP

La struttura è quella classica dei tassi misti, ma con una differenza: la parte a tasso fisso è più lunga (4 anni) e ciò risulta determinante in una fase incerta, per i trend del costo del denaro nei prossimi anni, quale l’attuale. Unicredit sceglie dollaro Usa e sterlina per una nuova gamma di emissioni che si caratterizza per un “brand” specifico, “Premiere Bond”, quotate sul Mot e curate da Unicredit Bank AG, filiale tedesca del gruppo (rating A-/Baa1/BBB da parte delle principali agenzie). Queste le strutture:

valuta USD, scadenza 11/4/2026, tasso misto (tasso fisso 4,2% per le cedole in pagamento dall’11 luglio 2016 all’11 aprile 2020; poi tasso variabile indicizzato Libor USD a 3 Mesi, maggiorato di uno spread pari allo 0,25%, per le restanti cedole in pagamento dall’11 luglio 2020 e fino a scadenza), ammontare 100 milioni USD, taglio minimo 1.000 USD e Isin XS1377769879. Il titolo si sta muovendo sul Mot poco sotto la pari, con scambi rilevanti nelle prime quattro sedute di quotazione.

Valuta GBP, scadenza 11/4/2026, tasso misto (tasso fisso 3,1% per le cedole in pagamento dall’11 luglio 2016 all’11 aprile 2020; poi tasso variabile indicizzato Libor GBP a 3 Mesi, maggiorato di uno spread pari allo 0,25%, per le restanti cedole in pagamento dall’11 luglio 2020 e fino a scadenza), ammontare 50 milioni di GBP, taglio minimo 1.000 GBP e Isin XS1377799355. Movimenti simili al precedente, con scambi inferiori.

In dollari sul Mot – nell’ambito delle tasso misto – sono quotate tre Bnp (aprile 2023 – novembre 2023 e settembre 2025), una Banca Imi (marzo 2019) e infine una Mediobanca (novembre 2021).

In sterline sul Mot – di nuovo relativamente alle tasso misto – sono quotate due Bnp (luglio 2023 e aprile 2026).

► E’ micro la Morgan Stanley “step up” in sterline sul Mot

L’attuale situazione di estrema incertezza sulla valuta inglese non limita l’interesse degli emittenti. Entra infatti in scena sul Mot anche la banca americana con una “step up” dall’ammontare ridotto, in previsione probabilmente di un successivo ampliamento:

Valuta GBP, scadenza 29/3/2021, tasso fisso a crescere (pari a: 1,50% per la cedola in pagamento il 29 marzo 2017; 1,60% per la cedola in pagamento il 29 marzo 2018; 1,70% per la cedola in pagamento il 29 marzo 2019; 1,80% per la cedola in pagamento il 29 marzo 2020; infine 1,90% per la cedola in pagamento il 29 marzo 2021), ammontare 7,5 milioni di GBP, taglio minimo 1.000 GBP e Isin XS1366716261. Molto deludente l’avvio alle quotazioni, con un prezzo stabilmente sotto i 98.

► Bei va sullo zloty polacco, valuta dimenticata

Si muove da anni fra 4 e 4,4 contro euro, con una stabilità dovuta al positivo quadro generale dell’economia polacca. Lo zloty è certamente presente in pochi portafogli, anche perché di solito trascurato dagli emittenti. Ora interviene la Bei a riempire un buco ingiustificato: valuta PLN, scadenza 25/5/2021, tasso fisso 2,25%, ammontare 1,75 miliardi di PLN, taglio minimo 1.000 PLN e Isin XS1396780105. Rispetto a un investimento in euro questa alternativa può essere interessante, sebbene la sensibilità al variare dei tassi del bond sia piuttosto elevata (4,8).

► In dollari Usa c’è molto di nuovo, ma con tagli spesso assurdi

Non più solo 100.000, ma anche 200.000 e perfino 250.000 $: le emissioni nel biglietto verde abbondano, ma sono inavvicinabili in termini di lotto minimo. Segnaliamo allora tre novità facilmente abbordabili e con aliquota fiscale – nei primi due casi – del 12,5%, a elevato rating, destinate a chi voglia cavalcare rimbalzi del dollaro sull’euro, utilizzando titoli (World Bank e L-Bank) a vita residua corta, poco influenzati dal fattore “duration”, mentre il Polonia è un decennale.

World Bank (rating AAA): valuta USD, scadenza 1/10/2018, tasso fisso 1,005%, ammontare di 280 milioni di USD, taglio minimo 1.000 USD e Isin US45905UWE09. La “duration” è di 2,4.

Polonia (rating BBB+): valuta USD, scadenza 6/4/2026, tasso fisso 3,25%, ammontare di 1,75 miliardi di USD, taglio minimo 1.000 USD e Isin US731011AU68. Il rendimento attuale si aggira sul 3,1%.

L-Bank Baden Wuerttemberg (banca tedesca con rating AAA): valuta USD, scadenza 23/4/2018, tasso fisso 1%, ammontare di 2 miliardi di USD, taglio minimo 1.000 USD e Isin XS1398316247.

► Infine un confronto nel settore auto: meglio Peugeot in euro o Bmw in dollari?

Si tratta di emissioni di qualche giorno fa, ma proprio l’appartenenza allo stesso settore merceologico rende interessante il parallelo, sebbene riferito a due valute diverse:

Peugeot (rating BB): valuta EUR, scadenza 14/4/2023, tasso fisso 2,375%, ammontare 500 milioni di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin FR0013153707.

BMW (rating A+): valuta USD, scadenza 11/4/2026, tasso fisso 2,8%, ammontare 1 miliardo di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin USU09513GM51.

Sul secondario il Peugeot è salito quasi a 102 (con rendimento 1,79%), mentre il Bmw ha subito una minore accelerazione, attestandosi sui 100,94, con rendimento 2,63%. E’ il secondo ad avere migliori prospettive, pur con le variabili non trascurabili del cambio valutario e di una “duration” elevata (8,7). Il confronto finisce quindi con un non confronto!

 

Il presente documento non costituisce sollecitazione all’investimento e contiene informazioni giornalistiche a esclusivo scopo divulgativo.

 

 

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Bond: ● Rendimenti all’8% o si “muore”, lo dicono i big Usa ● Un portafoglio sul Mot per ottenerlo ● Il punto sulle valute ● Le nuove emissioni della settimana, 9.3 out of 10 based on 7 ratings

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