DAL GIORNALE ETF — 10 febbraio 2016

L’industria degli ETF celebra ancora una volta numeri da record.

Nonostante la debolezza dei mercati, il 2015 ha segnato una raccolta pari a 372 miliardi di dollari, pari a un aumento del 10% rispetto al primato precedente di 338,3 mld del 2014 (dati ETFGI).
I numeri 2015 mostrano una crescita generalizzata: il numero di ETF/ETP è aumentato da 5.550 a 6.146 e gli asset under management sono arrivati a sfiorare la soglia dei 3mila miliardi (2.992 mld). Nell’intero 2015 gli afflussi maggiori sono andati verso gli ETF azionari (258 mld), seguiti dagli ETF a reddito fisso (81,5 miliardi). Leader globale in termini di raccolta è iShares (139,4 mld $ nel 2015), seguita da Vanguard con 84,6 miliardi di euro e DB/x-trackers con 28,4 mld. iShares si conferma anche il più grande provider di ETF in termini di asset gestiti con 1.110 miliardi di dollari, con una quota di mercato del 37,1%; Vanguard è seconda con una quota di mercato del 17%, seguita da SPDR ETF con una quota del 14,8%.

Secondo Mark Wiedman, global head di BlackRock iShares, gli investitori istituzionali e retail ricorrono sempre più spesso agli ETF in quanto strumenti adatti a qualsiasi mercato finanziario e come investimenti core di lungo periodo. Inoltre un maggior numero di investitori ricorre agli ETF obbligazionari, che hanno chiuso il 2015 con un tasso di crescita annuo del 22%. “

Gli ETF obbligazionari consentono agli investitori retail e istituzionali di avere accesso ai mercati obbligazionari a prezzi pubblici e trasparenti – rimarca Wiedman – con un elevato livello di liquidità. Gli ETF obbligazionari iShares hanno realizzato performance in linea con le aspettative dei clienti sia durante le fasi di calma, sia in quelle di alta volatilità dei mercati nel 2015”. iShares ha guidato il settore con 50 miliardi di dollari di flussi sugli ETF a reddito fisso “con i clienti che riconoscono sempre più i vantaggi degli ETF (tra cui la liquidità, bassi costi ed efficienza fiscale) applicati ai prodotti a reddito fisso così come fanno per quelli azionari”, ha rimarcato Laurence D. Fink, presidente e ceo di BlackRock.

Gli investitori ricorrono sempre più spesso agli ETF in sostituzione di future e swap.
“Sulla scia dell’aumento dei costi nei bilanci bancari – sottolinea Wiedman – anche i costi per l’utilizzo di tali prodotti sono saliti.

Attualmente gli ETF rappresentano in genere un sostituto più efficiente per i principali indici azionari globali e per gli indici obbligazionari come i derivati creditizi.
Ad esempio, i future S&P 500 sono costati in media 56 punti base durante lo scorso anno, mentre negli Usa e  in Europa gli ETF Core S&P 500 di iShares si sono fermati a 7 punti base”.

 

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(tratto da F di Febbraio)

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