FONDI & C — 12 ottobre 2015

di Alessandro Picchioni, presidente e direttore investimenti di WoodPecker Capital

In linea generale i mercati azionari sono molto rappresentativi dell’andamento economico di un Paese, a patto che riflettano sufficientemente i vari settori merceologici dell’economia domestica (ad esempio l’SP500 è migliore rispetto al Dow Jones Industrials). A volte però accade che un indice pesi troppo una singola azienda od un singolo settore (come ENI o il settore bancario nell’ambito del FTSE MIB) oppure un gruppo di aziende che producono buona parte dei ricavi all’estero e magari su mercati emergenti (come è il caso di molte aziende spagnole rappresentate nell’indice IBEX). A volte poi accade che un settore merceologico, in una fase di fortissima crescita, risulti determinante nel guidare l’espansione economica di un Paese ed, al tempo stesso, finisca per essere molto rappresentato negli indici di borsa. E’ il caso del settore tecnologico negli Usa tra il 1994 ed il 2000 che fu in grado di guidare contemporaneamente la crescita economica ed il rialzo degli indici di borsa. Tutto ciò premesso, gli indici di borsa non raggiungono quasi mai i loro massimi in corrispondenza del periodo di massima espansione economica di un Paese. Il fatto in se’ non ha niente a che vedere con la globalizzazione, che può agire come fattore di disturbo, ma ha a che fare con i meccanismi di anticipazione del mercato azionario. Nel passaggio da una fase recessiva ad una fase di espansione economica il mercato tenderà a fare minimi importanti quando il pessimismo tra gli investitori è ancora alle stelle e cioè prima della fine della recessione ed a fare massimi importanti quando gli investitori sono massimamente ottimisti sul futuro, ovvero prima del picco espansionistico. Inoltre la variabile della politica monetaria risulta un fattore determinante nel favorire questo meccanismo di anticipazione perché le banche centrali creano moneta durante una recessione, favorendo la formazione di minimi di borsa, e la tolgono man mano che l’espansione economica si afferma, favorendo la formazione di massimi. A fine dicembre 1987 la crescita economica Usa fu pari al 6,8% annualizzato (il dato più alto dal giugno del 1984), questo non impedì al mercato azionario di anticipare il massimo nell’agosto 1987 subendo poi il peggior ribasso della storia, nell’arco di tre settimane, nell’ottobre del 1987 (con un -34%). Il messaggio finale è duplice: da un lato si deve saper contestualizzare ogni fase storica nella morsa tra crescita economica, politica monetaria e valutazione di un mercato, dall’altro, quando i risparmiatori comprano un ETF di un qualsiasi indice di borsa devono stare attenti e fare uno studio specifico sulle società che compongono quell’indice, pena quella di ritrovarsi ad aver acquistato un qualcosa di molto diverso rispetto alla loro idea di origine.

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Redazione Finanza.com

(2) Readers Comments

  1. Buongiorno, senza nulla togliere ai vari esperti che scrivono on line su F Risparmio & Investimenti, prediligo gli articoli di L. Raffo perché hanno il pregio di essere alla portata di tutti, soprattutto contengono segnalazioni pratiche ed utili per chi vuole investire nel mondo delle obbligazioni.
    Salvo errori i suoi articoli mancano da un paio di settimane. Come mai?
    Se era in vacanza, meglio per lui ma personalmente lo leggerei volentieri anche più spesso.
    Cordiali saluti.

    • Certamente. Comprendiamo e condividiamo il suo apprezzamento nei confronti degli articoli di Lorenzo Raffo.
      Non sbaglia quando dice che da un paio di settimane non sono presenti. Non tema però: già nei prossimi giorni avrà la possibilità di leggere un suo contributo sulle pagine del nostro sito.
      Grazie, intanto, per l’attenzione con la quale ci segue.
      Distinti saluti

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