BOND — 27 luglio 2015

debito

di Lorenzo Raffo

Il prossimo report sarà pubblicato lunedì 24 agosto. Buone vacanze!

Evitate come la peste qualsiasi investimento il cui rendimento dipenda da uno Stato”: questo messaggio comincia a diffondersi negli Usa e in vari Paesi europei di fronte all’esplosione dei debiti governativi, problema che i politici di oggi – così come quelli di ieri – non stanno affrontando perché preferiscono rinviarlo ad altri, cioè a chi li sostituirà. Purtroppo troppi investitori ritengono invece che la sicurezza dello Stato sia inattaccabile e continuano a mettere in portafoglio simil “carta straccia” di chi un giorno o l’altro non pagherà. E il problema – sia chiaro – coinvolge perfino Paesi con rating elevati.

Vale la pena tenere un occhio sul Cile, Paese fra i meno indebitati al mondo

Cerchiamo allora di capire se è possibile scegliere emittenti solidi, cioè con basso debito. Di settimana in settimana vi porteremo in questo viaggio, che rischia di essere decisivo per i patrimoni, piccoli o grandi, di tanti di voi lettori. Tuttavia molti Paesi con basso rapporto debito/Pil non sono praticabili, perché assenti dai mercati obbligazionari oppure con economie marginali. Il primo con una discreta presenza, se si esclude la Russia, sul cui mini “rosso” budgetario ci sono non pochi dubbi, è il Cile il cui debito/Pil si assestava nel 2014 al 13,9% e il cui rating è AA-, quindi fra i più alti in assoluto nell’ambito dei governativi. Meglio di così! Ecco un quadro delle sue emissioni.

Iniziamo da quelle quotate su Tlx:

Isin       Cedola / Scadenza Valuta Yield Lotto
US168863AV04 3,875%     5/8/2020 USD 2,15% 100.000
US168863AW86 3,25%     14/9/2021 USD 2,41% 100.000
US168863BN78 2,25%   30/10/2022 USD 2,75% 150.000
US168863BP27 3,625% 30/10/2042 USD 4,27% 150.000

 

Altre emissioni, quotate sull’ “Otc” ed espresse in peso cileno (CLP):

Isin Cedola / Scadenza Valuta Yield Lotto
CL0001886390 6%            1/6/2017 CLP 2,83% 5 milioni (1)
US168863AU21 5,5%         5/8/2020 CLP 3,96% 50 milioni (2)
CL0001855668 6%            1/1/2022 CLP 4,27% 5 milioni (1)
  • = 6.985 euro – (2) = 69.858 euro

Valutazione: fra l’opzione in USD e quella in CLP la seconda appare decisamente migliore, sia per i rendimenti sia perché consente di investire su una divisa solida, attualmente non troppo forte sull’euro (cambio 0,00138, contro un minimo degli ultimi 5 anni a 0,00125 e un massimo a 0,00171). Ad aprile si era registrata una fase di riaccentuata debolezza, con il ritorno sul livello di 0,00152, che va visto in prospettiva come ottimo punto di entrata se si registrasse ulteriore volatilità sul cambio. E’ evidente inoltre il forte divario in termini di lotto minimo, nettamente a favore delle emissioni in CLP, quotate su alcune Borse europee ma trattabili solo sull’“Otc”.

► Il “future” Btp trova una barriera sulla media mobile a 100 sedute

Come previsto nel report della settimana scorsa, il contratto di riferimento dei titoli di Stato italiani si è scontrato nelle ultime sedute contro la media mobile a 100 sedute, perdendo lo smalto delle due settimane precedenti. Vari indicatori tecnici confermano una fase ora di possibile incertezza, sulla quale peseranno varie complesse vicende internazionali. Quella dei 135,5 non dovrebbe tuttavia costituire un’area di inversione, quanto di possibile lateralità. Una resistenza, sebbene non forte, si registra sui 137, mentre il primo supporto è collocato sui 132.

DAL MERCATO SECONDARIO

► E se la Fed deludesse? Alcuni titoli ad alto rating potrebbero rimbalzare

Sicuri che la Fed rialzerà i tassi? E soprattutto di quanto lo farà? Alcuni dubbi cominciano a circolare fra gli operatori, non tanto sul primo fronte quanto sul secondo. C’è chi sostiene infatti che lo scatto potrebbe essere marginale, allo scopo di assestare il primo livello sullo 0,25%, cioè quasi un nulla di fatto. Se così fosse – e l’andamento del decennale Usa lo porta a pensare – cosa accadrebbe ad alcuni “corporate” ad alto rating espressi in $? Si assisterebbe a un probabile rimbalzo. Ecco allora un’analisi di due titoli a lunga scadenza e alto rating di tale tipo quotati sull’“Otc”, cui si aggiunge un 2019 come puro riferimento dei trend riferiti alla curva dei rendimenti.

Apple: titolo senior, trattato sull’“Otc”, ma quotato su varie Borse europee, valuta dollaro Usa, scadenza 4/5/2043, tasso fisso 3,85%, ammontare 3 miliardi di dollari, taglio minimo 2.000 dollari e Isin US037833AL42. Oggi rende il 4,27% e ha già rimbalzato, passando da 90 agli attuali 92,6. Un potenziale punto di arrivo si colloca sui 94,2/95. Attenzione comunque allo “spread”, che si sta allargando.

Apple: titolo senior, trattato sull’“Otc”, ma quotato su varie Borse europee, valuta dollaro Usa, scadenza 6/5/2019, tasso fisso 2,1%, ammontare 2 miliardi di dollari, taglio minimo 2.000 dollari e Isin US037833AQ39. Oggi rende l’1,77% e non ha di fatto risentito delle voci sui movimenti dei tassi. Le possibilità di rialzo sono modeste.

Microsoft: titolo senior, trattato sull’“Otc” e quotato alla Deutsche Boerse, valuta dollaro Usa, scadenza 12/2/2045, tasso fisso 3,75%, ammontare 1,75 miliardi di dollari, taglio minimo 2.000 dollari e Isin US594918BD56. Oggi rende il 4,22% e ha guadagnato quasi tre punti da metà luglio, con ulteriori margini che lo potrebbero portare dagli attuali 91,6 verso i 93, ma con “spread” piuttosto largo (quasi 1 punto).

La valutazione complessiva dimostra (ed è quasi una banalità segnalarlo) come gli extralunghi siano più reattivi, con margini di crescita ulteriori, sebbene occorra valutare con attenzione gli “spread”, che nelle ultime sedute hanno puntato a un allargamento, confermando le incertezze del mercato.

► Il real brasiliano crolla e il rendimento netto del Soc Gen sale al 10,5%

Titolo senior, valuta real brasiliano, scadenza 3/4/2017, tasso fisso 9,35%, ammontare 20 milioni di real, taglio minimo 5.000 real e Isin XS1180013622. Emesso il 3 aprile scorso è un “giovanotto” sceso ampiamente sotto la pari, a causa delle difficoltà della valuta di riferimento. Occorre ricordare che – come spesso avviene – il cambio real/euro non è diretto, ma che si esprime con il passaggio real/dollaro Usa e quindi dollaro Usa/euro. Il titolo, quotato su EuroTlx, si muove da maggio sotto i 95 ed è sceso anche sui 93. Ne consegue un rendimento netto attuale del 10,5%, con “spread” di circa un punto in percentuale. La valuta brasiliana è ai minimi storici sull’euro, in un trend ribassista che dovrà trovare primo o poi uno stop. Per ora è impossibile dire su quale livello, perché l’analisi tecnica non consente di tracciare linee di riferimento.

► L’inflazione Usa resta a zero ed è il momento di anticipare variazioni future

Titolo “inflation linked” governativo Usa (rating AA+), valuta dollaro Usa, scadenza 15/1/2022, tasso 0,125%, con rimborso alla scadenza del valore nominale indicizzato all’inflazione Us, ammontare 40 miliardi di dollari, taglio minimo 1000 dollari e Isin US912828SA95. Vale oggi la pena investire sull’inflazione Usa? E su quale scadenza? Quella prescelta del 2022 appare adeguata per incamerare un rialzo del costo della vita nel medio periodo, sebbene nella fase attuale si registri una fase di calma piatta: da gennaio l’inflazione a stelle e strisce si muove attorno allo 0%, contro il 2% di solo un anno prima. Il titolo quota sotto la pari (sui 98,7/99) ed è qui l’aspetto interessante. In presenza di un rimbalzino è probabile uno scatto all’insù di parecchi punti in percentuale. Il Tips Usa in questa fase è quindi uno strumento di puro trading e proprio il 2022 – con la sua debolezza – si adatta meglio a tale scopo. Bene anche il 2024 – più volte già analizzato – e che ha riservato buone performance in passato (Isin US912828WU04). Entrambi sono quotati su Tlx.

► Confronto fra subordinati a tasso variabile di Unicredit e Intesa: chi è meglio?

Garantirsi oggi un rendimento lordo di oltre il 2% con un tasso variabile può sembrare improbabile, ma non lo è se si accetta di collocarsi su bond subordinati Tier 2 di banche primarie, quali Unicredit e Intesa Sanpaolo. Nei giorni scorsi alcuni lettori hanno sollecitato un confronto diretto fra titoli di tale categoria. Eccoli accontentati, sebbene dell’Unicredit si sia scritto lunedì scorso.

Unicredit (rating BBB-): valuta euro, scadenza 3/5/2025, tasso variabile indicizzato all’Euribor a 3 mesi + 2,75% annuo, ammontare di 2,5 miliardi di euro, taglio minimo 10.000 EUR e Isin IT0005087116. Frequenza di pagamento cedolare trimestrale

Intesa Sanpaolo (rating BBB-): valuta euro, scadenza 30/6/2022, tasso variabile indicizzato all’Euribor a 3 mesi + 2,36%, ammontare di 782 milioni di euro, taglio minimo 1.000 EUR e Isin IT0005118838. Frequenza di pagamento cedolare trimestrale.

Quotazioni e rendimenti: l’Unicredit si è collocato venerdì sui 101,5, al ribasso rispetto a un massimo storico di 102,43 e a una quotazione media sui 101,8. Con una cedola attuale del 2,79% ha un rendimento netto a scadenza dell’1,92%. Lo “spread” medio fra acquisto e vendita si colloca sullo 0,13%. L’Intesa Sanpaolo è salito a 101,45 e probabilmente troverà un punto di equilibrio sui 101,5, con cedola attuale al 2,36% e un rendimento netto dell’1,6%. In “intraday” ha registrato un massimo di 101,7, con “spread” medio fra prezzi di acquisto e vendita dello 0,18%.

Valutazione: il titolo di Unicredit offre un rendimento maggiore, grazie allo “spread” più elevato e a una correzione accentuata di prezzo rispetto al valore medio del primo periodo di quotazione. Oggi appare più conveniente, anche perché con maggiore liquidità e con scadenza decennale, grazie alla quale garantirà rendimenti in crescita nel lungo termine. L’Intesa ha invece il vantaggio di un taglio minore, ma il suo prezzo deve ancora stabilizzarsi, trattandosi di un’emissione recentissima. Occorre ricordare che entrambi i titoli sono sottoposti a rischio “bail-in” nel caso di difficoltà degli emittenti.  

► Sull’“Otc” Sprint, per le scadenze lunghe, sale di rendimento oltre l’8%

Alcuni report di case di affari statunitensi, sfavorevoli dopo i risultati di una trimestrale deludente, hanno fortemente penalizzato le obbligazioni del gigante statunitense Sprint, terzo operatore – per importanza – nel settore telefonico d’oltre Oceano. Forte caduta delle quotazioni, sebbene il quadro generale non sia così sfavorevole come è apparso dai movimenti di alcuni bond. Il 7,125% con scadenza 15/6/2024 (Isin US85207UAH86) è crollato sui 90,5 USD, con un rendimento salito all’8,6% (taglio minimo 2.000 USD), mentre l’8,75% con scadenza 15/3/2032 (Isin US852060AT99) ha retto meglio, scendendo solo sui 95,5 USD, con “yield” oltre il 9% (taglio minimo 1.000 USD).

DAL MERCATO PRIMARIO: LE MIGLIORI NOVITA’ DELLA SETTIMANA

1°) La tedesca RWE, in $, paga il 6,625% almeno per dieci anni

Dopo la 2072 in $, con cedola 7% (Isin XS0767140022) e “call” nel 2017, che gira sui 105, la tedesca RWE (rating BBB+) torna con un ibrido sulla valuta d’oltre Oceano: titolo subordinato junior, valuta dollaro Usa, scadenza 30/7/2075, tasso fisso 6,625%, ammontare 500 milioni di dollari, taglio minimo 2.000 dollari Usa e Isin XS1254119750. La prima “call” è prevista il 30/3/2026; in caso di non rimborso il titolo si trasforma in tasso variabile indicizzato all’Us swap + 4,523%. Infine c’è un’altra “call” nel 2046, quando il margine aumenterebbe al 5,273%. Il bond è quotato alla Borsa del Lussemburgo e si è mosso nelle fasi iniziali poco sopra la pari. La scelta di RWE, uno dei leader europei della commercializzazione di energia, di emettere vari subordinati (oltre a quelli in dollari ce ne sono in euro) non è stata ben spiegata dalla stessa società. Che non attraversa una fase facile, in quanto ha in corso una radicale modifica del suo business, finora concentrato sulle energie tradizionali, affiancando loro quelle pulite. Nel 2014 i profitti sono fortemente calati e il titolo azionario ne ha risentito, scendendo ai massimi storici. Non dimentichiamo tuttavia che si tratta di un gigante dell’economia tedesca, con solide radici. Il nuovo perpetual appare quindi come una buona occasione, grazie anche al lotto molto basso, per cavalcare la ristrutturazione di questo “marcantonio” dell’energia. CLASSE RISCHIO: 4 (DA 1 MINIMO A 5 MASSIMO).

2°) Il t.v. ad altro margine (4,375%) di B. Popolare diventerà “popolare”? Lo è già!

Emittente Banco Popolare (rating Ba3 di Moody’s): titolo subordinato Tier 2, quotato su Borsa Italiana dai primi di agosto, valuta euro, scadenza 30/7/2022, tasso variabile indicizzato Euribor + 4,375%, ammontare 500 milioni di EUR, taglio minimo 10.000 EUR e Isin IT0005120313. Dopo il rimborso del BPL (Banco Popolare Lodi) perpetual, avvenuto il 30 giugno, la capogruppo – il cui Tier 1 si collocava al 12,26% a fine 2014, con un leggero successivo calo a fine marzo 2015 – si ripropone sul mercato con questa emissione, caratterizzata dalle seguenti prescrizioni: Rimborso anticipato: “L’emittente si riserva il diritto di procedere in tal senso nel caso nel caso di evento regolamentare, previo ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte dell’autorità competente e nel rispetto dei requisiti di cui alla normativa applicabile. Per evento regolamentare si intende una variazione della classificazione regolamentare delle obbligazioni che possa comportarne l’esclusione dai fondi propri dell’emittente oppure una loro riclassificazione come fondi propri dell’emittente di qualità inferiore”. Caratteristiche: “In caso di liquidazione o di procedure concorsuali dell’emittente (ivi inclusa la liquidazione coatta amministrativa, come disciplinata dagli articoli da 80 a 94 del Testo unico bancario) le obbligazioni saranno rimborsate, per capitale e interessi residui (e fermo restando quanto indicato in merito al meccanismo del cosiddetto “bail-in”) solo dopo che siano stati soddisfatti tutti i creditori dell’emittente privilegiati e ordinari, in parallelo con i titolari di tutte le emissioni parimenti subordinate e con i creditori caratterizzati dal medesimo grado di subordinazione; in ogni caso con precedenza rispetto ai titolari di obbligazioni, titoli assimilabili, strumenti o posizioni negoziali caratterizzati da un grado di subordinazione maggiore, quali per esempio le obbligazioni Tier 1”. Valutazione: abbiamo soddisfatto le richieste spesso avanzate da vari lettori di conoscere nei dettagli le condizioni delle emissioni subordinate. La sottoscrizione si è chiusa il 22/7, con 10.445 richiedenti, numero elevato e c’è quindi da credere che anche questo titolo diventerà popolare fra gli obbligazionisti com’è avvenuto per il suo predecessore. CLASSE RISCHIO: 4 (DA 1 MINIMO A 5 MASSIMO).

3°) La valuta è debole e si indebolirà ancora: l’NZD garantisce comunque oltre il 4%

Emittente Goldman Sachs (rating A): titolo senior, quotato su Borsa Italiana dal 20 luglio, valuta dollaro neozelandese, scadenza 13/7/2021, tasso fisso 4%, ammontare 50 milioni di NZD, taglio minimo 2.000 NZD e Isin XS1213053991. La valuta si colloca sugli 1,67 contro euro e ha margini di ulteriore debolezza, con una barriera decisiva sugli 1,705. Entrare oggi non è forse opportuno ma prendere in considerazione la divisa sul livello indicato è consigliabile. Il rendimento lordo medio dei titoli in NZD quotati su Borsa Italiana è attualmente del 4,67%, Il Goldman si allineerà certamente nelle prossime settimane. E’ interessante perché si tratta della scadenza più lunga sul fronte NZD quotata a Milano. CLASSE RISCHIO: 3 (DA 1 MINIMO A 5 MASSIMO).

4°) Snai si ripresenta con una bella cedola, ma il taglio è 100.000 euro

Il Sindacato nazionale delle Agenzie Ippiche ha mosso il mercato “high yield” italiano, con un’emissione purtroppo penalizzata dal taglio di 100.000 euro, scelta davvero incomprensibile se si tiene conto che in molti Paesi europei questo settore propone lotti bassi. C’è da considerare il rating modesto (B), sebbene altre caratteristiche siano interessanti: valuta euro, scadenza 15/12/2018, tasso fisso 7,625%, ammontare 110 milioni di EUR, taglio minimo 100.000 EUR e Isin XS1262204487. Snai è già presente sul mercato con un’altra scadenza 2018, la 15/6, dall’identica cedola (Isin XS0982712449), che prezza sui 104,2 come “mid price”, con rendimento di circa il 6%. Dall’inizio dell’anno il titolo è rimasto sostanzialmente in laterale, con poca volatilità. CLASSE RISCHIO: 5 (DA 1 MINIMO A 5 MASSIMO).

5°) Per i fan di motociclette ecco due bond perfetti, perché di Harley Davidson

Harley è per i motociclisti quello che Ferrari è per gli appassionati di auto. Non si può quindi trascurare una doppia emissione della società americana, con queste strutture:

(rating A-): valuta dollaro Usa, scadenza 28/7/2025, tasso fisso 3,5%, ammontare 450 milioni di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin US412822AD08.

(rating A-): valuta dollaro Usa, scadenza 28/7/2045, tasso fisso 4,625%, ammontare 300 milioni di USD, taglio minimo 2.000 USD e Isin US412822AE80.

Entrambi i titoli sono quotati sul mercato “Otc”. CLASSE RISCHIO: 3 (DA 1 MINIMO A 5 MASSIMO).

6°) Anche Monte dei Paschi sceglie la strada del tasso misto in euro

Struttura molto basilare per il nuovo senior tasso misto di MPS: valuta euro, scadenza 10/8/2019, tasso fisso 3% (netto 2,22%) fino al 10/8/2016 e poi tasso variabile indicizzato all’Euribor 6 mesi + 0,90%, ammontare 400 milioni di EUR, taglio minimo 1.000 EUR e Isin IT0005120776. Nella peggiore delle ipotesi il rendimento, calcolato in regime di capitalizzazione composta, sarebbe dell’1,47%, con quello netto pari all’1,09%. CLASSE RISCHIO: 2 (DA 1 MINIMO A 5 MASSIMO).

7°) Il perpetual in GBP offre una cedola del 6,5%, con taglio 100.000

La sterlina ha corso tanto, ma qualcuno la vede ancora con margini di rafforzamento sull’euro, in presenza del tanto atteso rialzo dei tassi da parte della Banca centrale d’oltre Manica. Merita quindi qualche attenzione per chi abbia capitali rilevanti la nuova emissione di J. Sainsbury Plc, casa madre di Sainsbury’s Supermarkets Ltd, terza catena di supermercati nel Regno Unito. Il gruppo ha anche interessi nel settore bancario e dei beni immobili. Il bond ha queste caratteristiche: valuta sterlina, scadenza perpetual con “call” a 100 il 30/7/2020, tasso fisso 6,5% (nel caso non fosse esercitata la “call” il titolo diventerebbe un tasso variabile indicizzato al 5 anni GBP swap + 9,727%), ammontare 250 milioni di GBP, taglio minimo 100.000 GBP e Isin XS1268050397. CLASSE RISCHIO: 5 (DA 1 MINIMO A 5 MASSIMO).

Novità sul fronte Etf: ora si può operare sul tasso Fed Fund

La diversificazione degli Etf continua a non avere tregua. Da luglio l’emittente Lyxor quota su Borsa Italiana un nuovo “clone”, correlato al tasso dei depositi a un giorno in dollari. Tale tasso, denominato Federal Fund Rate, è quello medio di interesse a cui gli intermediari, con depositi presso la Federal Reserve, si prestano reciprocamente capitali non collateralizzati sulla cosiddetta scadenza “overnight”. Più precisamente il Lyxor Fed Funds US Dollar Cash Etf (codice Isin LU1233598447) ha come benchmark l’indice che rappresenta la performance di un deposito in dollari US in base al Federal Fund Rate, con accredito giornaliero del rateo di interessi maturati sul deposito. Lo stesso Etf è quotato anche sul London Stock Exchange in dollari e in sterline. Il posizionarsi sul Lyxor Fed Funds US Dollar Cash espone l’investitore all’andamento rispettivamente dei tassi di cambio EUR/USD e GBP/USD, oltre alla fluttuazione del mercato che può verificarsi a seguito di cambiamenti di politica monetaria da parte delle rispettive Banche centrali. CLASSE RISCHIO: 2 (DA 1 MINIMO A 5 MASSIMO), riferito al cambio valutario.

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Bond ● Bomba debiti pubblici: investire sui governativi a basso rischio (1ª puntata) ● Tante occasioni dal secondario ● Le migliori novità della settimana, 8.8 out of 10 based on 6 ratings

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Lorenzo Raffo

(1) Reader Comment

  1. Ciao Lorenzo. Un saluto da I&M!

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