FONDI & C — 14 luglio 2015

Hedge fund: no trendFoto febbres, no friends

Gli hedge fund da inizio 2015 mostrano in aggregato una performance positiva che oscilla tra il 2% e il 3%, dopo aver perso il 2% nella fase cruenta tra giugno e inizio luglio, con perdite diffuse su tutte le strategie. Parimenti, nello stesso periodo, si sono avute perdite su tutte le asset class tradizionali: azioni, obbligazioni, credito, commodity. Insomma una guerra senza prigionieri.

Il ribaltamento del trend su azioni, dollaro, tassi e petrolio avvenuto negli ultimi tre mesi ha pesantemente colpito le performance degli hedge fund CTA (i fondi che seguono i trend di medio termine, da 2 settimane a 12 mesi in base a regole quantitative automatiche). Questi fondi avevano posizioni lunghe su azioni, dollaro e obbligazioni governative e corte sul petrolio. Si segnalava nell’ultimo articolo pubblicato a fine marzo (http://redazione.finanza.com/2015/03/26/hedge-fund-come-si-muovono-i-capitali/) che i trend su questi asset erano a rischio di rovesciamento. Reversal poi avvenuto con perdite pesanti, in particolare per gli allocatori/selezionatori di hedge fund che si sono accodati ai trend in fase di esaurimento. Giugno è stato il peggior mese per i CTA dal 2009.

Grafico Hedge fund 14072015

Le strategie Cta hanno sofferto di più il reversal dei mercati finanziari

Down but not out: i selezionatori di hedge fund guardano oltre le strategie long/short…

Dopo la fase di reversal i selezionatori vedono oggi con favore le strategie azionarie long/short per le ampie opportunità di stock picking presenti sulla base dei fondamentali delle aziende. Vi è meno appetito per i fondi focalizzati sul credito long/short. Permane inoltre l’interesse per strategie meno correlate all’andamento dei mercati come direct lending e trade finance, con le quali gli hedge fund vanno a sostituirsi alle banche nella concessione di credito.

…e i gestori di hedge fund guardano alle banche centrali

Le performance negative delle ultime settimane hanno portato a una generalizzata riduzione dei rischi nei portafogli. I gestori di hedge fund hanno comunque un forte interesse ad aumentare di nuovo l’esposizione sull’azionario europeo e giapponese, beneficiati dalle politiche monetarie espansive delle rispettive banche centrali. I gestori discrezionali sono invece meno esposti all’azionario Us dove comunque preferiscono i titoli finanziari, farmaceutici e tecnologici. La Borsa statunitense è invece preferita dai gestori sistematici che inseguono i trend. Viene inoltre guardato con interesse il settore energy (sia azioni che bond), tornato sui minimi di fine 2014 a fronte della discesa del petrolio iniziata da metà giugno.
L’esplosione della volatilità sia sui tassi euro che sulle commodity ha fatto particolarmente soffrire le strategie sistematiche ossia basate su regole predeterminate (rule-based) di vendita di volatilità su tassi euro e su commodity. Di conseguenza queste strategie sono viste ora con interesse.
Alcuni manager global macro stanno infine prendendo esposizione sui tassi brasiliani in valuta locale, che rendono tra il 12% e il 13%, a fronte di una valuta deprezzatasi del 60% dal 2010 (20% dal 2014, oltre i livelli raggiunti durante la crisi del 2008). Sono ritenuti appetibili i livelli del Messico, sia su valuta che su bond e sono state aperte nuove posizioni long sul dollaro mentre viene mantenuto il reflation trade (la scommessa sulla reflazione) sul Giappone: long su indice azionario Nikkey e short su yen giapponese.

Un rischio alla volta….please

Gestire e muoversi sugli effetti di più di un fattore di rischio alla volta non sembra possibile per il mercato. La tendenza è sempre di focalizzarsi al massimo su un’unica preoccupazione. Oggi la Grecia, domani il rialzo dei tassi Fed e la Cina. Nei mesi scorsi il Qe, il petrolio, il dollaro, il franco svizzero e così via. In tal modo si perde di vista sia il quadro macro complessivo che le opportunità fondamentali/tecniche che via via si manifestano.
Gli asset europei rimangono così ostaggio dell’evoluzione dei negoziati in Grecia e dei relativi possibili esiti. Un’idea diffusa tra vari hedge fund è che, indipendentemente dall’esito della vicenda greca, la Bce limiterà il contagio e si è pronti a comprare su eventuali discese estive dei mercati sfruttando le possibili turbolenze delle prossime settimane/mesi per aumentare l’esposizione dei portafogli.
Alcuni hedge fund distressed, ossia specializzati su asset ‘stressati’, stanno guardando ai bond bancari greci, che girano a un prezzo intorno a 30 rispetto ai circa 100 di emissione, sull’assunto che, anche se vi fosse un fallimento della Grecia, questo non implicherebbe necessariamente un fallimento delle società private. Altri hedge fund rimangono alla finestra poiché in questa fase è difficile fare valutazioni accurate del tasso di recupero in caso di insolvenza o di ridenominazione valutaria. Certo è che, se la Grecia uscisse dall’Eurozona, verrebbe valutata alla stregua di un paese emergente.
I radar degli hedge fund comunque sono puntati non tanto sulla storia ellenica, quanto piuttosto sulla violenta discesa e sul primo parziale recupero del mercato cinese con le opportunità e i rischi che ne derivano. I manager specializzati sulla Cina rimangono positivi sul mercato azionario cinese.

Giovanni Fulci

Giovanni Fulci, FRM (Financial Risk Manager), si occupa di alternative investments (hedge funds e systematic strategies) per la Banca Mps. Ha collaborato come Docente a Master e Corsi sui temi di Asset Allocation e Active Management con le Università di Roma “La Sapienza”, LUISS “Guido Carli”, e con l’Università di Siena.

 

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