SOLO SUL WEB — 11 giugno 2015

Foto computer CinaL’Msci rimanda l’inclusione delle azioni cinesi di classe A nei suoi indici. Non è una sorpresa secondo Matthew Sutherland, responsabile della gestione prodotti per il mercati asiatico di Fidelity Worldwide Investment. Si tratta infatti di un cambiamento che avrà un ampio impatto sugli indici e sul mercato portando potenzialmente flussi d’investimento per 33 miliardi di dollari.

La Cina avanza lentamente sulla strada dell’apertura del proprio mercato dei capitali. Diversi sono i programmi avviati dal governo in questa direzione come l’Hong Kong-Shanghai connect, lanciato a fine 2014, che permette agli investitori stranieri di investire nelle azioni di categoria A tramite l’utilizzo di un broker cinese. Un’ulteriore passo avanti consiste nell’inclusione delle A-shares negli indici Msci. La capitalizzazione del mercato cinese è oggi seconda solo a quella del mercato statunitense. Sommando i titoli quotati a Shanghai, Shenzen e Hong Kong Il peso delle azioni made in China raggiunge il 14% della capitalizzazione dell’azionario globale. Il peso dei titoli cinesi è però solo il 20,3% non dell’indice Msci World ma del sottoinsieme costituito dall’indice Msci Emerging Markets. Se tutte le azioni di categoria A venissero incluse in questo indice il peso crescerebbe oltre i 30 punti percentuali.

Sia per l’impatto che un volume così elevato di capitalizzazione avrebbe sugli indici, sia per fare nuovi passi avanti sulla strada delle riforme, Msci ha deciso di posticipare l’ingresso delle azioni cinesi di classe A nei propri indici. Una decisione che non sorprende Matthew Sutherland, responsabile della gestione prodotti per il mercato asiatico di Fidelity Worldwide Investment: “Nonostante la possibile delusione a breve termine da parte degli investitori privati cinesi, la decisione non coglie di sorpresa e non riteniamo possa provocare scossoni di mercato significativi”.

Secondo lo strategist di Fidelity una delle ragioni che hanno condotto alla decisione sta nell’impossibilità per i fondi passivi “di riflettere in modo esatto il paniere di riferimento, ricalibrandosi con cadenza giornaliera e offrendo liquidità quotidiana”. Attualmente non è possibile ottenere la replica esatta via Connect e bisognerà risolvere questi problemi prima di procedere, gradualmente, all’inserimento delle azioni di classe A negli indici Msci.

“L’ingresso delle A-Share – continua Sutherland – quando avverrà, sarà gestito con gradualità. Secondo alcune analisi ciò potrebbe tradursi in flussi in entrata da parte di strumenti passivi per circa 2 miliardi di dollari. Alla fine le azioni di categoria A verrebbero interamente incluse, portando potenzialmente i flussi a 33 miliardi di dollari. Tutto ciò è positivo e costituisce un driver di crescita in quanto aumenterebbe l’importanza della Cina sui mercati mondiali”.

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Redazione Finanza.com

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