FONDI & C — 25 marzo 2015

Ethenea, società di gestione dei fondi Ethna, punta con decisione verso il mercato azionario ma non dimentica di tenere sotto controllo la volatilità. Una parte fondamentale della strategia che, come ha spiegato Dominique Nys, business development di Ethenea, nella conference call di presentazione dell’outlook macroeconomico globale “fa parte del nostro dna”. “Se prendiamo in considerazione quanto successo nel settembre scorso vediamo che il picco nella volatilità registrato dal Vix non ha influenzato i nostri fondi. Ad esempio il comparto Aktiv che ha come obiettivi un rendimento annuo tra il 5% e il 10% e una volatilità inferiore al 6%, ha ridotto l’esposizione al mercato azionario e il valore delle quote ha continuato a crescere con costanza, nonostante il Dax abbia perso 10 punti percentuali”.

La ripresa dell’Europa è l’elemento di novità

Sul fronte della crescita i principali leading indicator non suggeriscono accelerazioni nel ritmo di crescita delle principali economie mondiali. Solo l’Eurozona, da un paio di trimestri, mostra un andamento più convinto. Secondo Peter Steffen, gestore asset allocation & equties, “l’Europa sta finalmente ritrovando un tasso di crescita stabile”. Parte del merito va attribuito al Quantitative easing: “Dal momento del lancio le aspettative di inflazione
sono tornate a crescere. A livello psicologico la Bce ha vinto la sua prima battaglia contro la deflazione che, per il prossimo futuro, non sarà più un tema fondamentale per gli investitori”. Lo scenario è differente sull’altra sponda dell’Atlantico: “Qui il calo dell’inflazione si rileva soprattutto sul dato complessivo ma non su quello core.

Inflazione in Europa La gran parte della pressione al ribasso sui prezzi arriva dalle quotazioni del petrolio mentre la domanda interna è forte”. Situazioni che giustificano i percorsi divergenti dei due Istituti centrali, con la Fed pronta a rialzare i tassi “in autunno sull’onda del deciso miglioramento del mercato del lavoro e con un rischio legato, per contro, alla forza del dollaro. Il biglietto verde attualmente è una moneta costosa, ha effetti negativi sull’inflazione e avrà anche un effetto di freno sull’economia statunitense. Per questo motivo siamo molto prudenti sul dollaro. Manteniamo ancora un’esposizione long sebbene ridotta rispetto al quattro mesi fa”.

Per Ethenea esposizione al mercato azionario ai massimi della sua storia

Lo scenario descritto ha spinto i gestori di Ethenea a incrementare l’esposizione al mercato azionario dei tre fondi Defensiv, Aktiv e Dynamisch. Il fondo più prudente ha ora una quota del 5,77 per cento dedicata alle azioni, quasi raddoppiata rispetto a quella detenuta nel novembre scorso. Anche la quota di obbligazioni è cresciuta a discapito della liquidità, per sfruttare uno scenario che il gruppo ritiene ancora positivo per il reddito fisso “anche se è necessario spostarsi verso titoli con merito di credito meno elevato”. Non a caso nel portafoglio, ampiamente diversificato, le prime due posizioni sono occupate da obbligazioni di Spagna e Portogallo con scadenza ventennale. Rilevante anche la presenza di obbligazioni bancarie, per il 15,3 per cento del portafoglio complessivo. Il fondo intermedio, Aktiv, ha aumentato la presenza di azioni dal 26% al 35,5% circa mentre ha ridotto la parte dedicata alle obbligazioni dal 60% al 52% circa. Titoli di stato, obbligazioni telecom e di società internet rappresentano il grosso della parte di portafoglio dedicata ai bond. La quota azionaria “è grosso modo divisa a metà tra Stati Uniti ed Europa con posizioni importanti anche sulla Svizzera. Abbiamo una chiara preferenza per le azioni delle compagnie assicurative, per i titoli farmaceutici, per i produttori di beni di consumo. In generale per società che condividono la caratteristica di operare in business molto stabili”. Nel diversificato portafoglio Aktiv nessuna azione supera attualmente un peso del 2%. Ci si avvicina solo la farmaceutica europea Roche Holding, seguita da Nestlè e BNP Paribas sopra l’1,5% ed Evonik, SABMiller e Philips intorno all’1,40%. Infine, per quanto riguarda il fondo Dynamisch, la quota di azionario è passata dal 34,39% al 51,61% a fronte di una riduzione nella presenza di obbligazioni e liquidità. “Questo è il portafoglio più aggressivo – ha illustrato Peter Steffen – ma manteniamo sempre come bussola direzionale il controllo della volatilità e la difesa del capitale investito. Rispetto al mese di novembre il portafoglio azionario oggi è più globale con un’esposizione minore alla zona euro e uno spostamento verso altri mercati come Giappone, Regno Unito, Svizzera e Norvegia. Per quanto riguarda l’allocazione settoriale le posizioni principali sono su assicurativi e bancari che beneficiano dello scenario macroeconomico. Abbiamo anche posizioni rilevanti nel settore tecnologico (18%) considerando tutti i suoi sottosettori comprese le telecomunicazioni. Siamo invece fuori da energetici e petrolio. Quattro azioni superano il 2% nel portafoglio Aktiv: Allianz, Evonik Industries, Astrazeneca e Talanx. Nutrita la presenza di società giapponesi tra le quali Mitsubishi Electric, Japan Airlines, Sumitomo Mitsui Trust e Nippon Telegraph & Telephone Corporation.

Tra i mercati più interessanti c’è l’azionario giapponese

Peter Steffen spiega così la presenza di diversi titoli giapponesi nel portafoglio: “È vero che negli anni più recenti il mercato azionario del Sol Levante è salito, come gli altri, ma partiva da livelli molto bassi dopo venticinque anni di bear market. Quando hanno iniziato a muoversi le valutazioni delle azioni giapponesi erano a livelli storicamente molo bassi. Oggi si trovano più in alto ma in realtà neanche tanto. La crescita dell’azionario giapponese riflette in buona parte livelli più elevati del previsto di dividendi e utili. C’è di più tuttavia, c’è un cambiamento nella cultura delle aziende: una maggiore attenzione agli azionisti, bilanci eccellenti con cash molto elevati. Molte sono multinazionali leader nei loro settori e prestano molta attenzione nell’utilizzo della liquidità. Stanno iniziando a incrementare i payout per gli azionisti, a incrementare i dividendi, stanno cominciando a fare più buyback azionari. Inoltre ritengo il mercato giapponese sia ancora trascurato. Basti pensare che gli ETF sulla Grecia hanno avuto più afflussi di capitale dell’azionario Japan quest’anno le azioni negli Stati Uniti e in Europa, il Giappone è secondo me uno dei più interessanti tra quelli Ocse”.

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