SOLO SUL WEB — 17 febbraio 2015

di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane BNP Paribas

 

PUNTI CHIAVE

o Il consensus sull’Italia è troppo pessimista
o Il QE della BCE supporterà lo slancio ciclico attraverso un probabile rimbalzo degli investimenti in Italia
o Le riforme strutturali e le nuove direttive fiscali europee favoriranno l’Italia

La scorsa settimana ho incontrato numerosi investitori a Lugano e a Milano: le condizioni meteorologiche erano particolarmente gradevoli ed anche il cibo, come sempre, era ottimo. Tornando alla situazione economica, a nostro avviso l’Italia si trova ad un punto di svolta ed il consensus su questo paese potrebbe essere troppo pessimista.
Innanzitutto, l’Italia è il paese che beneficerà maggiormente del QE della BCE. Il rapporto debito pubblico-PIL del Belpaese è uno dei più elevati nell’Eurozona (132%), anche se il paese vanta un avanzo primario. Per questo motivo, l’acquisto di una parte del debito pubblico italiano da parte della Banca d’Italia continuerà a favorire la riduzione dello spread. È interessante evidenziare che lo spread italiano a 10 anni sta già colmando il gap rispetto a quello dei titoli spagnoli.
L’economia italiana potrebbe, inoltre, beneficiare, tra i paesi dell’Eurozona, del maggiore rialzo degli investimenti societari. Dopo che gli investimenti sono diminuiti per anni, ora le condizioni per la concessione di credito alle imprese sono significativamente migliorate. In un paese ricco di piccole banche e di PMI, le condizioni alle quali il credito può esser concesso sono molto importanti per definire gli investimenti. Per questo motivo, anche se sull’Eurozona pensiamo che, nel complesso, vi possano essere sorprese positive sull’andamento della spesa dei consumatori ed, in alcuni paesi, sull’andamento del settore immobiliare, in Italia sono gli investimenti delle imprese che potrebbero sorprendere.
Non va, inoltre, dimenticato che l’Italia è uno dei paesi che beneficerà maggiormente delle nuove direttive fiscali europee. Le nuove regole consentono ufficialmente ad un paese di allentare le misure utilizzate per raggiungere il consolidamento fiscale, a condizione che il disavanzo sia mantenuto al di sotto del 3% del PIL, come è il caso dell’Italia. Inoltre, l’Italia potrà aumentare gli investimenti pubblici grazie ai co-finanziamenti delle istituzioni europee. Questi due elementi fanno si che la politica di bilancio sia più accomodante rispetto a quanto sarebbe stata se le regole fossero rimaste immutate.
Inoltre, il processo delle riforme è ormai ben avviato. E, dato che le riforme strutturali tendono, nel breve termine, a svantaggiare alcune categorie, il primo ministro Renzi ha messo in pratica misure per attutire quest’impatto negativo. Per esempio, il Jobs Act, che ridurrà significativamente le tutele dei lavoratori, è stato accompagnato dall’estensione delle indennità di disoccupazione. Con le prossime elezioni in programma nel 2018, Renzi ha ancora molto tempo per implementare le riforme necessarie.
Nel lungo termine l’economia italiana dovrà affrontare ancora molte sfide strutturali. La crescita demografica è bassa, la competitività in termini di costo deve migliorare, e devono esser ancora implementate molte riforme strutturali. Tuttavia, quest’anno la situazione dell’economia italiana sembra finalmente volgere al positivo e, dopo anni di false partenze e delusioni, il 2015 potrebbe essere, all’interno dell’Eurozona, l’anno dell’Italia.

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