BOND — 09 febbraio 2015

Defaultdi Lorenzo Raffo

Domanda ricorrente fra gli obbligazionisti: è il caso di prendere oggi posizione su Grecia e Venezuela, due emittenti esposti a possibili ristrutturazioni, swap o default? Trascuriamo – per rispondere – le infinite valutazioni politico-economiche di cui sono ricchi i “mass media” generici. Vediamo invece gli aspetti specialistici e soprattutto di analisi tecnica.

Grecia – Due i titoli da prendere in considerazione, il 2017 a cedola 3,375% (Isin GR0110029312 – quotato anche sul Mot) e il 2109 a cedola 4,75% (Isin GR0114028534 – pure quotato sul Mot).

Il 2017 prezzava venerdì in chiusura sui 74, con piccole differenze fra le diverse Borse in cui è presente. Tutti gli indicatori sono al ribasso: le medie mobili in particolare evidenziano un allargamento della distanza fra la 10 e la 20, con la più corta logicamente sotto la più lunga. Quelli di volatilità risultano altrettanto sfavorevoli e – circostanza preoccupante – il trend è negativo da ottobre dello scorso anno, con accentuazione da inizio dicembre. Sul Mot i contratti giornalieri sono stabili ma modesti, con il mercato che lavora trattando piccoli lotti. Uno “yield” del 17% non fa ben sperare. Possibili livelli di entrata vanno fissati solo sopra 76-76,5, area in cui collocare poi comunque “stop loss” se la piattaforma utilizzata lo consente. Decisivo il lontano livello degli 87, sopra i quali si accede in un’area di relativa sicurezza.

Il 2019 prezzava venerdì in chiusura sui 72,2, con indicatori e movimenti che ripropongono quanto detto per il 2017, sebbene con “yield” minore (13,7%). In questo caso il livello decisivo di sicurezza sta sugli 86.

Un’impostazione grafica identica, con le curve esattamente sovrapposte, non è un buon segnale. Il mercato prezza il rischio allo stesso livello su due scadenze differenti. Nel caso della Grecia il fattore notizie è decisivo, ma l’analisi è precisa sui livelli da prendere in considerazione. Nella fase attuale si sconsiglia di entrare. Quando si farà chiarezza? Probabilmente ci vorranno almeno alcuni mesi perché le trattative in corso fra Atene e i partner europei giungano a una qualche conclusione. La volatilità la farà quindi da padrona, con incognite in crescita.

Venezuela – L’interrogativo che alcuni pongono è: si può comprare l’emissione 16/3/2015 in euro, con vita residua di poco più di un mese e quotazione sui 97 (Isin XS0214851874 – quotato alla Borsa di Francoforte), il cui “yield” corrisponde a un 36%? Nell’ultima settimana il bond ha superato di forza livello 96, con uno “spread” denaro-lettera di circa 100 punti base. Rimborserà o no? Il mercato – pur incerto – lascia intendere che le probabilità ci sono. Il pagamento delle cedole nel 2015, per le tante emissioni del Venezuela, è concentrato soprattutto nella seconda parte dell’anno; inoltre sono previste elezioni parlamentari, che potrebbero allontanare il “default”.

Un’alternativa all’acquisto del bond in euro 2015 consiste nello sfruttarne l’effetto implicito di un rimborso di quest’ultimo con un rischio investimento minore e maggiori potenzialità di “upside”. Ciò è possibile puntando su una scadenza molto più lunga e attualmente tanto più bassa come quotazione. E’ il caso, per esempio del 7,65% con fine vita 2025, espresso in dollari Usa, che quota sui 37 (Isin XS0217249126 – Borsa di Francoforte). Ha uno “spread” denaro-lettera assai ampio (circa 500 punti base, sebbene subisca compressioni nel corso delle sedute) e sta dando segni di un “rimbalzino”, con la media mobile a 20 sedute superiore a quella a 10 e il prezzo che tocca – per la prima volta dopo tanto tempo – la banda superiore delle Bollinger. Sono due indizi relativamente positivi, sebbene si debba segnalare che il titolo ha subito un forte ribasso dalla metà del 2014 in poi. L’obiettivo del trading è logicamente cortissimo: attendere l’eventuale rimborso del 2015 in euro, puntare su un possibile effetto indotto, con un guizzo di alcuni punti del 2025, e magari su un ulteriore rafforzamento del dollaro. Oggi per questo trading – basandosi su un ipotetico lotto 10.000 Usd – è necessario un investimento di 3200 euro. Un altro titolo da utilizzare per un simile trading è il 9,25% con scadenza 2027, sempre in Usd, che quota sui 43 (Isin US922646AS37 – quotazione a Francoforte). 

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Bond: trading ad alta tensione di Grecia e Venezuela, due sfide per cuori forti, 6.7 out of 10 based on 6 ratings

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