SOLO SUL WEB — 10 dicembre 2014

a cura di Paul McNamara, Investment Director di GAM e gestore del fondo GAM Star Emerging Market Rates

Una ragione strutturale dell’attuale debolezza delle materie prime è il tasso di crescita inferiore della Cina. I precedenti tassi di crescita del 9-10% annuo hanno incrementato la domanda di materie prime a seguito di massicci investimenti. Oggi la Cina si sta muovendo verso un percorso di crescita più sostenibile, ma la diminuzione della domanda proveniente dal Paese sta creando problemi alle esportazioni di materie prime. Il nostro punto di vista è che il tema della debolezza del mercato delle materie prime sia destinato a durare a lungo in quanto i cicli del mercato delle commodity possono durare un decennio o anche di più.

La differenza tra le dinamiche del prezzo del petrolio e quello delle altre materie prime, è che il prezzo del petrolio è guidato dall’offerta presente sul mercato, che dipende anche dalla disponibilità di shale gas negli Stati Uniti e altrove. L’andamento delle altre materie prime dipendono in misura maggiore dalla Cina, quindi la loro debolezza è ricollegabile all’evoluzione della domanda. La Cina consuma circa il 10% della produzione mondiale di petrolio e il 40% della produzione dei metalli industriali, come l’acciaio, il rame e il nichel. Siamo quindi portati a ritenere che la tendenza al ribasso del mercato dei metalli sia di lungo termine, mentre il petrolio ha una tendenza più imprevedibile.

Recentemente, la Russia è stata sotto i riflettori a causa della dipendenza delle sue finanze dalle esportazioni di petrolio e gas. Il paese non ha altre materie prime da esportare, quindi non può compensare le minori entrate dovute al ribasso dei prezzi del petrolio con la crescita di altri settori. L’alto livello di corruzione e l’arretratezza strutturale fanno sì che la Russia sia uno dei pochissimi Paesi appartenente al mondo emergente dove la situazione sta peggiorando invece di migliorare.

Oltre al rublo, che nelle ultime settimane si è fortemente deprezzato a seguito delle sanzioni dell’Occidente, anche altre valute di Paesi esportatori di materie prime come il Sud Africa, il Cile e la Colombia si sono deprezzate. La situazione di debolezza si è estesa anche ai mercati obbligazionari di questi Paesi. La svalutazione della moneta è attualmente la principale fonte di inflazione per gli esportatori di materie prime. Le altre fonti di inflazione come i prezzi degli alimentari e dell’energia, invece, non stanno contribuendo all’aumento dell’inflazione.

Tenendo conto della situazione, abbiamo sostanzialmente ridotto la nostra esposizione verso i Paesi esportatori di materie prime mentre privilegiamo i Paesi che esportano beni industriali e servizi. Tra questi Paesi annoveriamo in particolare l’Ungheria, la Polonia, il Messico e l’India. Questi Paesi inoltre sono anche importatori netti di petrolio, e pertanto beneficiano dal calo del prezzo del petrolio.

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La Cina sarà per le commodity ciò che lo shale oil è per il petrolio, ma lascerà un'impronta strutturale, 5.5 out of 10 based on 2 ratings

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Redazione Finanza.com

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