SOLO SUL WEB — 17 ottobre 2014

Estratto da un commento a cura di William de Vries, head of core fixed income, Kempen Capital Management

Gli spread tra la Germania e i paesi periferici si sono allargati rapidamente, con Grecia, Portogallo e Italia in testa. Cosa ci dimostra questo? Quali sono state le cause?

Cominciamo con la Grecia, dove lo spread dei titoli di stato si sta muovendo rapidamente verso livelli pericolosi. Il governo greco sembra convinto di non avere più bisogno della “consulenza” e del sostegno della troika, e di poter finanziare il deficit di bilancio esistente attraverso i mercati dei capitali. Con l’esempio del Portogallo e dell’Irlanda in mente, il governo sta negando educatamente la necessità di ulteriore austerità. Il risultato è che lo spread 10 anni è a 700 punti base, e la possibilità di un Grexit sta crescendo nuovamente.

Poi c’è l’Italia. I mercati non sembrano apprezzare le riforme lente ma graduali che il premier Renzi sta attuando. Oppure vi è altro? L’altro ieri la BCE ha pubblicato i saldi più recenti del cosiddetto Target 2. Anche se una interpretazione chiara è difficile, sembra che il mese scorso circa 40 miliardi di euro abbiano lasciato l’Italia. Sono gli italiani che fuggono dal paese in previsione di ulteriori riforme? Oppure temono che la richiesta di un referendum sull’euro da parte del “Movimento 5 Stelle” debba essere presa più sul serio?

Nel frattempo, il disagio tra i grandi partner europei Germania e Francia è in crescita, con il ministro delle Finanze dei Paesi Bassi che nuovamente dice la scomoda verità che a un ministro tedesco non è concesso nemmeno pensare: la Francia non sta mantenendo le sue promesse, e ha avviato un’aggressiva campagna per farla franca ancora una volta!

I mercati delle obbligazioni sovrane sembrano mettere alla prova le parole del presidente della BCE Draghi: “credetemi, sarà sufficiente”. Draghi deve mostrare le proprie carte, e non ci si aspetta niente di meno che un QE completo da Francoforte. A questo punto, non c’è nessun dubbio che presto la BCE farà ricorso a questo strumento di politica monetaria. Ma sarà d’aiuto? Il più grande rischio per l’Europa non è solo la crisi nella zona euro di per sé, ma il fatto che ci sono indicazioni che la crescita globale e l’inflazione stanno scendendo. Giappone, Russia, Brasile e Cina stanno mostrando segni di rallentamento della crescita, che si traducono in una revisione al ribasso delle aspettative di crescita anche negli Stati Uniti. Gli Stati Uniti non sembrano più in grado di tirare il mondo fuori dal pantano; anzi, corrono il rischio di esserci trascinati anche loro.

Come affermato prima, l’euro ha bisogno del sostegno di una combinazione virtuosa di crescita economica e di volontà politica. Entrambi sono vacillanti. E senza di loro, il matrimonio di convenienza dell’euro si concluderà in un divorzio mal gestito.

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Chi ha messo ko i mercati? Tra gli indiziati anche i capitali in uscita dall’Italia, 5.3 out of 10 based on 4 ratings

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