BOND — 06 ottobre 2014

Foto scudo

Come generare reddito con le cedole delle obbligazioni e i dividendi degli Etf

di Lorenzo Raffo

Protezione o rendimento? Il continuo contatto con tanti lettori di questa rubrica conferma che la maggioranza chiede rendimenti, anche assumendo qualche rischio in più; al secondo posto si colloca chi cerca un corretto rapporto fra le due componenti e non molti sono quelli che desiderano solo rifugi. Quanto è successo nelle ultime settimane deve portare comunque tutti a maggiore prudenza. Il quadro generale sta deteriorandosi e la volatilità registratasi anche sul fronte obbligazionario non è un bel segnale. Il fatto poi che il solo abbandono di Bill Gross da Pimco abbia scosso l’albero dei bond e venga ritenuto parzialmente all’origine dell’irritabilità registratasi nelle più recenti sedute conferma che i nervi sono a fior di pelle. Come affrontare allora i prossimi mesi? Nessuno ha la sfera di cristallo. Ciò non esclude che degli itinerari vadano cercati per garantire un corretto rapporto fra protezione e rendimento.

█ Un modo per piazzare la liquidità, garantendosi un rendimento

Da anni ormai il settore bancario emette “covered bond”, acquistati quasi solo dagli istituzionali e soprattutto dai fondi pensioni di mezzo mondo. Sono prodotti che si appoggiano su garanzie reali, grazie a specifici attivi patrimoniali, ovvero prodotti molto sicuri e comunemente con rating AAA. Hanno però un difetto: rendono mediamente poco. Da qualche tempo sono stati lanciati sul mercato degli Etf che coprono tale mercato, con una gestione attiva. Sono validi e soprattutto rappresentano una risposta alla richiesta di soluzioni obbligazionarie con una buona relazione fra protezione e rendimento? Ne abbiamo analizzati due.

iShares Euro Covered Bond (quotato alla Borsa di Milano con Isin IE00B3B8Q275): ha come sottostante un indice curato da International Index Company (IIC), rappresentativo dei covered bond emessi in Paesi dell’area euro e che rispondono alle seguenti caratteristiche: denominati in euro, con rating minimo pari all’investment grade, cedola fissa, scadenza residua di almeno un anno a ogni ribilanciamento mensile e un importo base d’emissione superiore a 1 miliardo di euro. L’Etf distribuisce dividendi semestrali: 1,3949 euro l’8/1 e 1,4077 il 16/7 nel caso del 2014 (date di pagamento). Quelli degli anni precedenti erano stati maggiori, oltrepassando spesso i 2 euro. Da gennaio la performance è risultata del 5,6% (da 146 euro del 2 gennaio agli attuali 154,3 euro), con un trend regolare, che assomiglia un po’ a quello degli Etf monetari di un tempo che fu. Gli scambi non sono rilevanti, caratteristica degli ultimi tempi di tanti Etf quotati a Milano, ma alcuni “ratio” (volatilità 1,6% e Sharpe 4,5%) fanno capire che si tratta di un prodotto tranquillo, con cui affrontare eventuali tempeste, sebbene vada acquistato con grande oculatezza in termini di prezzo, per alcuni movimenti non sempre comprensibili. Ciò dipende dall’andamento dei contratti giornalieri, che registrano una certa variabilità, con controvalori elevati in certe sedute e modesti in altre. Attenzione agli stacchi dividendi, che implicano una caduta delle quotazioni, il che avviene a metà dicembre e a fine giugno. Gli asset dell’Etf erano al 1° ottobre di 1,177 miliardi di euro.

Pimco Covered Bond Source (quotato allo Xetra di Francoforte con Isin IE00BF8HV717): non tutti gli intermediari lo trattano, ma è probabile che entro qualche tempo arrivi anche in Italia. E’ un prodotto giovane, essendo stato lanciato a fine 2013. Ha come benchmark il Barclays Euro Aggregate covered cap index e gode di uno “spread” molto stretto, grazie a scambi abbastanza rilevanti. Dai 99,89 euro del 2 gennaio è salito a 107,58 euro della seduta di venerdì, con un incremento del 7,6%; distribuisce dividendi mensili, da 0,11 a 0,16 euro, gravati però da doppia tassazione, all’origine e in Italia. La caratteristica dello stacco ogni mese rende il trend più regolare rispetto a quello dell’iShares, sebbene ci siano periodi di relativa lateralità. I “ratio” di volatilità e Sharpe sono ancora imprecisi, dato il recente esordio.

Valutazione: costituiscono davvero un’alternativa obbligazionaria agli Etf monetari di alcuni anni fa e ai tradizionali conti deposito “made in Italy”? La risposta è positiva, anche perché le strutture si basano su fondamenta molto solide. Naturalmente mai come in questo caso occorre segnalare la frase di rito “i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri”, con cui emittenti, distributori e mass media si proteggono le spalle. In realtà se quelli del 2014 appaiono rilevanti, non si vede perché nei prossimi anni potrebbero diventare negativi. Una discreta protezione quindi la assicurano, ma c’è da augurarsi che si diffondano di più e che siano messi in concorrenza con altri “cloni” dello stesso tipo.

█ Come agguantare i futuri “yield” britannici senza i rischi della sterlina

Investire in un’area con rendimenti superiori rispetto a quelli in euro senza subire l’effetto del cambio: sterilizzando infatti quest’ultimo si toglie parte del rischio, sebbene non si assumano le potenzialità di una rivalutazione della valuta su cui si è investito. Farlo oggi con l’euro in piena crisi esistenziale può avere senso solo in pochi casi. Non certo nei confronti del dollaro e di altre valute forti. L’ha però in rapporto alla sterlina, che ha corso tanto e che potrebbe presto o tardi finire il “rush”, sebbene alcuni analisti stimino che i margini di avanzata sono ancora interessanti, dopo una possibile fase di volatilità. Oggi la divisa britannica quota a 0,78, livello su cui di solito ha registrato un’inversione ribassista, per poi riprendere velocità. Gestire quindi il cambio con una protezione “variabile” non solo ha senso ma può consentire un extra-rendimento interessante.  Come si fa? Creandosi un portafoglio di obbligazioni, da tenere per un lungo periodo, e affiancandogli un Etc a replica lineare (quindi non a leva) che consenta di assumere una posizione “long” sull’euro e “short” sulla sterlina quando il primo si rafforza sul secondo. Un passaggio altrettanto valido è di aumentare il rendimento del portafoglio con un Etc “long” sterlina e “short” euro se le condizioni lo giustificano, come è avvenuto per esempio da fine ottobre 2013 fino a oggi. Una corretta gestione vorrebbe che si operasse nelle due direzioni, alternando gli Etc, ma – se il problema è il timore di investire con obbligazioni in valuta (a causa soprattutto di perdite precedenti) la sola copertura costruita in casa è preferibile. Certamente essa comporta un aumento di capitale da investire e quindi un onere finanziario, perché l’importo deve essere rapportato all’ammontare delle obbligazioni acquistate. Il motivo per cui indichiamo questa strategia sulla sterlina è che a breve/medio termine partirà un aumento dei tassi di riferimento da parte della Bank of England, con rendimenti inevitabilmente in crescita. In quest’ambito si può quindi ricominciare a puntare sui tassi variabili, appoggiandosi in parte – almeno per ora – sui tassi fissi.

I due Etf per operare sul GBP

Li indichiamo con gli Isin:

“Long” euro e “short” sterlina: da utilizzare quando l’euro si rafforza, a protezione del portafoglio obbligazionario in GBP: Etfs Short Gbp Long Eur (Isin JE00B3MVPQ29).

“Long” sterlina e “short” sterlina: da utilizzare quando la sterlina si rafforza e l’euro si indebolisce per incrementare il rendimento di un portafoglio: Etfs Long Gbp Short Eur (Isin JE00B3LXVB68).

E adesso vari portafogli in sterlina

Sul Mot per acquistare con qualsiasi piattaforma – portafoglio a bassissimo rischio

Purtroppo non sono quotati bond a tasso variabile e quindi il portafoglio deve essere costruito solo con tassi fissi, che hanno rendimenti piuttosto modesti:

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Bei 7/3/20        GBP 2,25%       1000 101,1        1,9% XS1051861851
Bei 1/2/19        GBP 1,50%       1000   99,0        1,7% XS0881488430
Bei 8/7/15        GBP 4,37%       1000 102,7        0,8% XS0223923870

 

Valutazione: la redditività media è molto bassa, con un rischio “duration” non trascurabile. Si tratta però di emittente AAA. In questo caso una gestione attiva del cambio può portare quel qualcosa in più che rende nettamente migliore il risultato finale rispetto a un portafoglio in euro di caratteristiche similari.

Con intermediario bancario – portafoglio a basso rischio

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Lloyds 30/3/15      GBP 6,62%       1000 101,6       3,1% XS0109722990
Bei 21/5/21      GBP 3m L.+20  1000 100,5        0,7% XS1068966073
Bei 22/2/17      GBP 3m L.+50    100 100,4        0,6% XS0854758868
Uk 22/11/19    GBP 0,12%+inf.      1 105,8        n.d. GB00BBDR7T29

 

Valutazione: la redditività media è oggi bassa, ma destinata a rialzarsi nei prossimi anni, grazie all’ascesa dei tassi e quindi dell’inflazione. Anche in questo caso la gestione del cambio è il punto forte, che può alimentare ritorni certamente maggiori rispetto a un equivalente portafoglio in euro.

Con intermediario bancario – portafoglio a basso rischio per posizioni lunghissime

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Uk 22/3/34      GBP 0,75%+inf.      1 121,8          n.d. GB00B46CGH68
UK 22/3/44      GBP 0,125%+inf.    1 114,1          n.d. GB00B7RN0G65
UK 22/3/62      GBP 0,375%+inf.    1 137,6          n.d. GB00B4PTCY75

 

Valutazione: chi ha seguito i nostri consigli di entrare a inizio anno sugli inflation linked britannici porta a casa profitti in conto capitale di quasi il 20%, ma chi li avesse gestiti dinamicamente con trading sui movimenti delle quotazioni e sul cambio supererebbe il 40%, con rischio pari quasi a zero. Qualche lettore ha osservato “ma hanno cedole bassissime!”. In questo caso è meglio non prendere in considerazione tale componente, ma soffermarsi sulla capacità degli inflation linked di Sua Maestà di anticipare notizie e tensioni sui rialzi dei tassi e sull’andamento del costo della vita oltre Manica. Non vi abbiamo convinto? E allora sappiate che la scadenza 2016, emessa nel 1983 a 99 oggi quota 334 GBP (compreso fattore inflattivo), con un trend continuo che ha subito un solo forte calo a fine 2008 (crisi Lehman). Se trovate un rapporto rischio/rendimento migliore fatecelo sapere! Certamente non in euro e tanto meno con gli inflation linked dell’area continentale.

Con intermediario bancario – portafoglio a medio rischio

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Thames Wat(1) 1/4/19       GBP 7,75%   100000 109           5,5% XS0612409184
UPM (2) 23/1/17     GBP 6,62%       1000 107           3,4% XS0142045474
Citigroup (3) 12/12/18   GBP 5,12%       1000 107           3,3% XS0173603969
Santander (4) 31/1/18     GBP t.v.           50000   97           1,3% XS0284633327
JP Morgan (5) 30/5/17     GBP t.v.           50000   99           1,1% XS0300190831
Nationwide (6) 4/6/18       GBP t.v.         100000 100,2        1,0% XS0400398565

(1)  Thames Water, società specializzata nella gestione dell’acqua e dei rifiuti a Londra (rating Baa1) – (2) UPM-Kymmene, società finlandese produttrice di legname e derivati cartacei (rating BBB+) – (3) titolo subordinato della banca statunitense Citigroup (debito subordinato rating BBB+) – (4) titolo subordinato con garanzia della banca – (5) titolo subordinato – (6) titolo “covered bond” (rating AAA).

Valutazione: portafoglio più tradizionale, che risente della scarsa offerta di tassi variabili a basso lotto in sterline, con scadenze almeno oltre il 2017. Si possono allora innestare i tassi variabili Bei o gli inflation della stessa Gran Bretagna, di cui si è scritto sopra. I rendimenti in questo caso saliranno nel medio termine, ma la gestione valutaria è decisiva per garantire “yield” nettamente superiori rispetto a quelli in euro.

LA SETTIMANA IN BREVE

► Più tensioni, meno tensioni: il quadro generale dei mercati, con le apprensioni geopolitiche e che Ebola si diffonda negli Usa, ha improvvisamente sgonfiato l’allarme di un rialzo dei tassi. Così proprio negli Usa si è registrata una rincorsa ai titoli “investment grade”, tradottasi anche in una caduta di quotazione dei tassi variabili, aprendo interessanti occasioni di acquisto. Intanto si fa strada la convinzione che la Fed applicherà una politica molto graduale nell’incremento dei tassi.

► Follie del mercato: i prezzi di alcune obbligazioni continuano a crescere, rompendo qualsiasi riferimento precedente. Un caso significativo è quello dell’Orange (ex France Telecom) 8,125% 2033, salito a oltre 170, quando a circa 150 veniva ormai dato a fine corsa. La domanda a questo punto è inevitabile: meglio vendere? L’aspetto di cui occorre tenere conto è che in presenza di un’inversione di trend i crolli potrebbero essere vistosi. Sopra certi limiti la prudenza è d’obbligo.

► Scelta obbligata: le attuali irripetibilicondizioni spingono molte “corporate” di mezzo mondo a scegliere l’euro come valuta per le nuove emissioni: tassi bassissimi e una divisa sempre più fragile rendono la raccolta di credito un’occasione unica. In settimana giapponesi, inglesi, statunitensi e perfino i Paesi emergenti hanno seguito questa strada. La Development Bank Of Japan Inc (DBJ) si è per esempio proposta allo 0,25% su scadenza a tre anni e l’australiana Westfarmers all’1,25% su scadenza 2021, mentre la tedesca HSH Nordbank, sempre su sette anni, si è offerta allo 0,75%.

► Bund strategy: il “future” è rimasto per tutta la settimana vicino al livello 150, confermando come i mercati siano ancora super ansiosi. Il decennale allo 0,93% di rendimento viene interpretato in maniera diversa: c’è chi lo giustifica con un’ondata di panico in arrivo sui mercati e chi invece lo mette in relazione all’attuale politica monetaria della Bce.

NUOVE EMISSIONI A BASSO TAGLIO

█ Valute emergenti sempre in primo piano

Restano su un altro pianeta in termini di rendimenti facciali le emissioni nelle divise delle nuove economie. Trascurando oggi il caso del real brasiliano, in attesa del ballottaggio delle elezioni presidenziali, che potrebbero incidere sul cambio, di seguito alcune delle più significative novità della settimana, da acquistare tramite intermediari bancari. Segnaliamo come proprio negli ultimi giorni ci siano giunte informazioni che varie banche – anche piccole – cominciano a trattare sempre più bond “Otc”. Ciò conferma l’indicazione, data varie volte, di reperire nuove strade per operare con i titoli non disponibili sulle piattaforme di trading, un’enormità rispetto a quelli quotati.

► Rupia indonesiana

Dall’inizio dell’anno si sta rafforzando sull’euro, ma i margini sono ancora ampi, sebbene la volatilità sia elevata. La novità della settimana è la seguente riapertura: Inter-American Development Bank (IADB) (rating AAA), valuta IDR, scadenza 12/9/2028, cedola 7,35%, lotto minimo 10 milioni IDR (=656 euro), ammontare di 1,25 trilioni di IDR e Isin XS1106486936.

► Lira turca

Meno debole di quanto ci si poteva attendere, data la crisi mediorientale, che colpisce quasi direttamente la Turchia, la lira resta in un canale laterale sui 2,9 contro euro. Che non è però lontano dai minimi storici. In settimana riapertura da parte dalla Bei: valuta TRY, scadenza 18/9/2021, cedola 8,75%, lotto minimo 1000 TRY, ammontare di 350 milioni di TRY e Isin XS1075219763. Il prezzo di “re-offer” è stato di 96,161 e il titolo è quotato al Lussemburgo.

► Rand sudafricano

Anche in questo caso la valuta resta in una fascia laterale, sebbene con un po’ di debolezza nelle ultime sedute. Si conferma però nel medio termine un canale di lento rafforzamento sull’euro. Pure qui riapertura della Bei: valuta ZAR, scadenza 13/9/2021, cedola 8,25%, lotto minimo 5000 ZAR, ammontare di 600 milioni di ZAR e Isin XS1072624072. Il titolo è quotato al Lussemburgo e sul nostro Mot, garantisce un rendimento dell’8,3%, muovendosi sui 99,7.

█ Le valute ricche restano invece in secondo piano

► Franco svizzero

Un po’ di rendimenti facciali al rialzo li offre l’assicurazione elvetica Helvetia Holding AG, con una doppia emissione che può avere un certo “appeal” per chi opera con conti correnti in tale valuta. Queste le due strutture:

valuta CHF, scadenza 17/10/2044 con “call” nel 2024 e trasformazione in tasso variabile legato all’Irs 5 anni in CHF, cedola 4%, lotto minimo 5.000 CHF, ammontare di 200 milioni di CHF e Isin CH0255893098. Il titolo è stato emesso a 101 e non quota ancora sul secondario.

valuta CHF, scadenza 17/4/2020, cedola 3,5%, lotto minimo 5.000 CHF, ammontare di 325 milioni di CHF e Isin CH0255893080. Il titolo è stato emesso a 101 e non quota ancora sul secondario.

Valutazione: mancano ancora molti dettagli, perché i prospetti non sono stati resi disponibili su Internet. Si registrano pertanto alcune incongruenze, ma in teoria il 2020 potrebbe essere interessante se si investe in un conto in CHF. La sua “duration” è di 5,5.

► Dollaro Usa

Per chi voglia puntare al proseguimento della corsa del dollaro, che non ha nemmeno risentito del rinvio a forse mai del Quantitative Easing da parte della nostra Bce, c’è un’emissione a tasso fisso tripla A, con aliquota fiscale italiana al 12,5%, elemento non trascurabile, curata da Inter-American Development Bank (rating AAA). Queste le caratteristiche: valuta USD, scadenza 16/1/2018, cedola 1,25%, lotto minimo 1.000 USD, ammontare di 500 milioni di USD e Isin US4581X0CL05. Il titolo, emesso a 99,91, è quotato a Londra.

► Dollaro neozelandese

Si sta confermando molto volatile, con una caduta a settembre da 1,558 a 1,635 contro euro e un successivo tentativo di ripresa, che si è fermato venerdì a 1,583. Il quadro appare incerto e la valuta si presta solo per operazioni molto celeri. Comunque segnaliamo una riapertura della tedesca KfW (banca di Stato – rating AAA), così strutturata: valuta NZD, scadenza 20/8/2020, cedola 4,5%, lotto minimo 1.000 NZD, ammontare di 150 milioni di NZD e XS1100379459. Con una “duration” 5,1, si colloca nella fascia meno interessante per chi voglia investire sul lungo periodo in tale valuta.

E’ invece una nuova emissione quella di World Bank (rating AAA), sempre in NZD: scadenza 6/10/2021, cedola 4,625%, lotto minimo 1.000 NZD, ammontare di 350 milioni di NZD e Isin NZIBDDT008C4. In questo caso la “duration” sale a 6.

TITOLI DI STATO

► Spagna: ha collocato 3,5 miliardi di euro con tassi ai minimi record. Gli 880 milioni di euro con scadenza gennaio 2020 sono stati piazzati allo 0,963% dal precedente 1,422% e i 2,075 miliardi di bond con scadenza ottobre 2024 sono stati venduti al 2,075% dal precedente 2,272%.

► Francia: ha offerto 7,188 miliardi di euro a breve termine: 3,994 miliardi di euro in BTF a 3 mesi con rendimento medio ponderato negativo, pari allo -0,028%, rispetto al -0,036% dell’asta del 22 settembre; 1,596 miliardi di euro in BTF a 6 mesi con rendimento al -0,032% dal -0,035%; 1,598 miliardi di euro in BTF a 12 mesi con rendimento al -0,032% in confronto al -0,034% registrato nell’asta precedente.

NUOVE EMISSIONI AD ALTO TAGLIO

█ Exor piace a tutti, ma per pura piaggeria!

Mass media scatenati a segnalare l’inedita emissione dell’italiana Exor, società di investimento controllata dalla famiglia Agnelli. Acquirenti istituzionali altrettanto interessati a metterla in portafoglio. In realtà la nuova obbligazione è molto modesta e chi volesse acquistarla deve attentamente valutarne i “ratio”. Rispetto alle precedenti 4,75 e 5,25% questa infatti scende nettamente in rendimento facciale. Titolo senior (rating BBB+), valuta EUR, scadenza 8/10/2024, cedola 2,5%, lotto minimo 100.000 EUR, ammontare di 500 milioni di EUR e IsinXS1119021357. Il prezzo di emissione è stato di 100 e il titolo non è “callable”. Valutazione: una “duration” di 9, con un rendimento netto dell’1,85% vuol dire un rapporto di quasi 5 a 1, cioè un’ipersensibilità al variare anche minimo dei tassi. Il “buyback” sui 690 milioni di euro del 5,375% con scadenza 2017 ancora in circolazione, a fronte di un corrispettivo in denaro, ha consentito – assieme alla nuova operazione – di ridurre nettamente il costo del debito allungandone la scadenza media. Una buona operazione per gli Agnelli, non certo per il mercato, che ringrazia e saluta. D’altra parte la 5,125% 2025, che pur quota 118, garantisce un 3,2% lordo e un 2,37% netto, rivelandosi al limite più conveniente della nuova.

I TRE MIGLIORI RENDIMENTI IN EURO SUL MOT

Si riscuotono ancora rendimenti interessanti dai titoli quotati al Mot? La risposta è positiva, ma inevitabilmente ciò comporta dei punti deboli da tenere ben presente. Ecco comunque i tre leader della classifica:

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Telecom 24/1/33      EUR 7,75%       1000 128,8        5,2% XS0161100515
PSA Treasury 19/9/33      EUR 6,00%       1000 111,0        5,1% FR0010014845
Grecia 17/4/19      EUR 4,75%       1000 100,5        4,6% GR0114028534

 

Nei primi due casi le “duration” sono elevatissime e nel terzo…si tratta della Grecia!

I DINTORNI: QUESTA VOLTA TOCCA A UN ETF AZIONARIO SUGLI EMERGENTI

0,931 dollari di dividendi distribuiti nel 2014: tradotti nella nostra valuta sono 0,7439 euro, che rapportati alla quotazione di venerdì dell’Etf significano un rendimento del 4,98% lordo. E’ quanto ha garantito nel corso dell’anno l’Etf Spdr S&P Emerging Markets Dividend (quotato a Milano con Isin IE00B6YX5B26). Si tratta di un Etf azionario, basato su un indice che seleziona i 100 titoli a maggior “dividend yield” dei seguenti mercati emergenti: Brasile, Cile, Cina, Repubblica Ceca, Egitto, Ungheria, India, Indonesia, Corea, Malesia, Messico, Marocco, Perù, Filippine, Polonia, Russia, Sud Africa, Taiwan, Thailandia e Turchia. Alla data di revisione semestrale le società, per essere incluse nell’indice, devono avere le seguenti caratteristiche: 1) capitalizzazione di mercato minima di 1 miliardo di dollari, con un flottante di almeno 300 milioni di Usd; 2) turnover medio giornaliero degli ultimi 3 mesi di 1 milione di Usd; 3) earning per share dell’ultimo anno positivo; 4) earning per share dell’ultimo anno maggiore rispetto all’earning per share di tre anni precedenti; 5) “dividend yield” stabile o crescente negli ultimi tre anni. Sono quindi tutte le classiche regole che stabiliscono una continuità di erogazione di utili nel tempo. Questo Etf ha scambi regolari, con contratti mensili comunemente superiori a 200, per controvalori maggiori di un milione di euro, ma che talvolta vanno ben oltre. Da settembre ha iniziato una fase di debolezza, che lo sta portando verso i 14,82 euro, ed è comunque molto lontano dai massimi del 2013. La rottura di quest’ultimo supporto e una successiva discesa potrebbero costituire un’interessante occasione di acquisto, con un “dividend yield” che salirebbe sopra il 5%.

Lorenzo Raffo

 

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Bond & dintorni: sicurezza offresi, con Etf su covered bond e una strategia per investire in “euro” non operando in euro. Le emissioni della settimana e i tre maggiori “yield” sul Mot, 8.3 out of 10 based on 6 ratings

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