BOND — 29 settembre 2014

Foto Usa Cina

Come generare reddito con le cedole delle obbligazioni e i dividendi delle azioni

di Lorenzo Raffo

Non fatevi condizionare! Da settimane molti siti Internet del mondo della finanza e le tante newsletter che ciascuno di noi riceve sostengono che i bond hanno ormai rendimenti negativi e che dovremo abituarci a convivere con questa situazione per lungo tempo, forse per sempre. Una lettura superficiale della realtà porta a tali conclusioni, ma analizzando i mercati ci si rende conto che invece è in corso una rotazione all’interno del settore obbligazionario, con trasferimento da una valuta sempre più debole e a tassi zero – l’euro – a quelle in via di rafforzamento e a tassi lentamente in crescita. Si tratta di una svolta determinante, certamente non facile da gestire, che richiede maggiore impegno e informazione, ma che potrebbe riservare ottime performance nel breve e medio termine, come già sta avvenendo da mesi. D’altra parte i tempi, in cui si acquistava qualunque “asset”, si guadagnava quasi sempre e si dovevano solo stabilire i tempi di uscita, sono lontanissimi. Quanto quei siti Internet e quelle newsletter non vi dicono è su quale altra strada puntare. Lo “sport” preferito sta nel consigliare di non fare. Ben più difficile segnalare le alternative e le occasioni, quando si presentano!

█ Gli “high yield” scendono e forse scenderanno ancora. Come muoversi

E’ un settore che sta soffrendo ma che potrebbe in futuro tornare a essere interessante. Pur con rapporti rischio/rendimento in crescita. Si tratta di un vasto universo (con rating sotto BB+ di Standard & Poor’s e Fitch e Ba1 di Moody’s), in cui c’è dentro di tutto, ottimi emittenti e veri filibustieri. Bisogna però analizzarlo, perché in molti casi i suoi “yield” stanno tornando a essere elevati. Più colpita naturalmente l’Europa, per vari motivi: le crisi geopolitiche sono alle nostre porte e indeboliscono un’economia già fiacca; la tanto conclamata deflazione è arrivata e danneggia proprio questi emittenti; c’è voglia di dollaro e i capitali escono da un settore non facile per muoversi verso un’alternativa potenzialmente oggi più redditizia; le “performance” soprattutto estive erano state ottime. L’indice iShares Euro High Yield Corporate Bond, proposto sul mercato con il corrispondente Etf iShares Eu High Yld Corp Bond (Isin IE00B66F4759), quotato a Milano e indicato per chi voglia puntare su tale mercato, evitando di investire sui singoli titoli, che comportano inevitabili maggiori rischi, ha registrato un calo rispetto ai massimi di giugno. Dallo stacco della seconda cedola, avvenuto il 20 agosto, nel caso dell’Etf si è avviata prima una fase di incertezza e poi di debolezza, che non appare però ancora strutturale. E’ pur vero che nei giorni scorsi è stata forata al ribasso la media mobile a 200 sedute, ma un reale segnale di stanchezza si avvertirà nel caso approdasse sotto il supporto di 104, contro l’attuale quotazione di 107,6 euro. Sopra si è ancora nella zona forte, che corrisponde fra l’altro ai massimi storici. Decisivo quindi valutare il movimento nelle prossime sedute e in particolare in corrispondenza dell’eventuale contatto con 104. In presenza di una decisa caduta meglio alleggerire eventuali posizioni in corso e attendere indicazioni successive. Questa rubrica continuerà comunque a monitorare la situazione, perché indice ed Etf sono rivelatori dello stato di salute del mercato obbligazionario a maggiore rischio. Ciò non esclude che sui singoli titoli si stiano profilando occasioni interessanti, che non segnaliamo perché riferite a emissioni a lotto 100.000, con un livello di rischio inaccettabile per un piccolo e medio investitore. In alcuni casi si è tornati a rendimenti anche dell’8-9%, ma su storie complesse, tutte da approfondire.

█ La vera domanda è: preferire il dollaro o il renminbi per i prossimi mesi/anni?

Dato ormai per acquisito che l’euro soffrirà nei prossimi mesi (e anni!), pur con un’elevata volatilità, la quale comporterà rimbalzi tutti da sfruttare, a questo punto – per chi voglia collocarsi su livelli soddisfacenti di rapporto rischio/rendimento, c’è una scelta strutturale da affrontare. Data per scontata la necessità di diversificare dal punto di vista valutario, il che comunque va fatto – per investimenti di un certo peso, ovvero alcune decine di migliaia dell’equivalente in euro – sempre con il supporto decisivo di un conto corrente nella moneta in cui si decide di operare, l’alternativa è se sia meglio puntare su dollaro Usa o su renminbi cinese (in questo caso l’apertura di uno specifico c/c è praticabile solo da parte di alcuni private)? Fino a qualche tempo fa il dilemma non si poneva. Oggi invece è ipotizzabile, per l’arrivo sul mercato di obbligazioni espresse nella divisa di Pechino. Che non gode ancora di una scelta sconfinata di emissioni, sebbene in continuo sviluppo. Cominciamo intanto ad approfondire punti forti e debolezze dell’opzione dollaro e di quella yuan.

Punti forti del dollaro Usa
  • Enorme disponibilità di obbligazioni di ogni tipo e con i più diversi livelli di rischio/rendimento
  • Bond trattabili anche (sebbene la scelta sia limitata) con piattaforme di trading
  • Valuta di cui si può più facilmente determinare i trend, per la quantità di fonti di informazione fruibili
  • Possibilità di investire con il supporto di un conto in valuta, offerto da tutte le piattaforme e da ogni altro tipo di intermediario
  • Aumento dei tassi di interesse ormai scontato per il 2015, con diverse strategie possibili per sfruttare il momento
Punti forti del renminbi
  • Sarà questa la maggiore economia mondiale nei prossimi cinque anni
  • Valuta in fase di liberalizzazione negli scambi internazionali, con gli effetti benefici che ciò comporta
  • Buone potenzialità di incremento dei rendimenti, come già sta avvenendo

 

Molte altre valutazioni, di natura più tecnica, sarebbero possibili, ma quest’analisi in superficie delle due valute porta a una facile conclusione. Il tema non va visto in un’alternativa dollaro/renminbi ma in un’abbinata, perché non c’è sovrapposizione fra punti forti dell’uno e dell’altro. Il dollaro ha buone prospettive nel breve/medio termine, il renminbi nel medio/lungo termine.

█ Fin dove possono arrivare le due valute

Dollaro: passare da 1,36 a 1,27 contro euro in quasi due mesi è stata una corsa violenta e fra l’altro continua. Gli esperti di valute sono divisi ora fra due possibilità. La prima è di un proseguimento fino all’1,26, per poi registrare un’inversione – dovuta soprattutto a ricoperture degli istituzionali – con un ritorno a 1,29 – 1,295, dove si potrebbe registrare volatilità, per riprendere successivamente il rafforzamento verso gli 1,245/1,24, punto di arrivo per un prolungato periodo. La seconda è invece più convinta di una prosecuzione del trend fino agli 1,20, obiettivo indicato dall’analisi tecnica, o agli 1,18 di quotazione di quando fu creato l’euro. Un po’ di prudenza forse si impone, perché un movimento così repentino, quale quello avvenuto in due mesi senza rimbalzi, né grandi né piccoli, deve far meditare. Certo è che nessuno ipotizza una fase di rafforzamento strutturale dell’euro.

Renminbi: qui non c’è certezza, perché l’analisi grafica non è di supporto, visto che l’attuale quotazione contro euro corrisponde ai massimi storici. Quali possano essere i margini di rafforzamento non è facile ipotizzarlo, ma c’è chi pensa che i 7 CNY siano un obiettivo possibile di medio termine.

Le due valute hanno margini di crescita, specialmente in presenza di tensioni in Europa, ma cominciano soprattutto a garantire rendimenti ben superiori rispetto a quelli dei nostri bond, con un livello di rischiosità inferiore. La vera forza della scelta in tale direzione sta proprio nella valutazione globale del macrocosmo obbligazionario sia in dollari sia in renminbi.

█ In dollari cosa si può comprare sul Mot: i sei “yield” più elevati

Cominciamo dal dollaro. I rendimenti possono anche essere di oltre il 10%, pescando nell’“high yield”, ma oggi ci soffermiamo sull’offerta disponibile attraverso le piattaforme di trading italiane: quindi titoli quotati alla Borsa di Milano. Ecco una selezione dei sei bond con più elevato rendimento, tutti – inevitabilmente – a tasso fisso.

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Portogallo 15/10/24    USD 5,125%     1000 104,7      4,58% XS1085735899
Italia 15/6/33      USD 5,375%     1000 120,2      3,87% US465410BG26
Banca Imi 18/10/20    USD 4,00%(1)   2000 101,8      3,66% IT0004966229
Italy 27/9/23      USD 6,875%     1000 127,9      3,05% US465410AH18
Banca Imi 13/9/19      USD 4,50%       2000 106,8      2,98% IT0004960362
General Electr. 28/3/20      USD 2,50%       2000   98,0      2,88% XS1042118106

(1)  Dal 18/10/2016, e fino alla scadenza, il titolo corrisponde cedole variabili pari al valore nominale moltiplicato per il tasso USD Libor a 3 mesi +1%.

 

Gli “yield” sono ancora interessanti, ma alcuni titoli quotano troppo sopra la pari e presentano “duration” al limite. L’opzione Imi è la più convincente, perché abbina tasso fisso a tasso variabile, il che potrebbe essere la carta vincente. Segnaliamo anche altri due titoli “t.v.” quotati a Milano, grazie ai quali si può costruire una strategia abbastanza semplice di suddivisione del capitale da investire in tre diverse tipologie: tasso fisso, tasso misto e tasso variabile. In tal modo si ottiene una struttura abbastanza protettiva nei confronti delle evoluzioni future della politica monetaria della Fed.

Questa è una seconda soluzione di tasso misto:

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Banca Imi 13/3/19      USD 3,00%(1)   2000 101,7      2,58% IT0005001422

(1)  Dal 13/03/2017 e fino alla scadenza il titolo corrisponde cedole variabili pari al valore nominale moltiplicato per il tasso USD Libor a 3 mesi +0.21%.

 

Infine una soluzione di tasso variabile puro:

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
General Electr. 28/3/20      USD 0,64%(1)   2000 100,6      0,54% XS1042118288

(1)  Cedola attuale, indicizzata al Libor 3 mesi + 0,41%.

█ Queste invece sono alcune emissioni, sempre in $, quotate a Francoforte

Naturalmente molto più ampia la scelta dei titoli presenti alla Borsa tedesca, facilmente acquistabili mediante intermediari bancari. I titoli globalmente recensiti da questa rubrica su tale piazza sono oltre 1200 (con lotto piccolo) su un macrocosmo ben più ampio.

Titoli ad alto rendimento

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Prudential Perpetual   USD 7,75%       1000 107,0      7,44% XS0580467875
Sprint 15/4/22      USD 9,25%       1000 113,6      7,02% US852061AA81
Anglogold 15/4/40      USD 6,50%       1000   95,9      6,95% US03512TAB70
Telecom Italia 15/11/33    USD 6,37%       1000 100,0      6,37% US87927VAF58
MGM 1/4/16        USD 6,87%       1000 101,5      5,88% US552953AY72

 

Titoli a basso rischio

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Prudential 15/3/16     USD 5,50%       1000 101,8      4,25% US74432QAJ40
Vodafone 19/2/23     USD 2,95%       1000  94,5       3,75% US92857WBC38
Royal Carib. 15/6/16     USD 7,25%       1000 106,6      3,23% US780153AR35
Health Care P. 1/3/15       USD 6,00%       1000 101,2      3,19% US421915EC95
Exelon 15/6/15     USD 4,90%       1000 101,5      2,69% US30161NAD30

 

█ Ora tocca al renminbi, di nuovo a Francoforte o sul mercato “Otc”

La valuta cinese è super coperta in termini di emissioni, di cui però la maggior parte riferita alla piazza di Pechino e non trattabili dall’investitore “retail”. Tuttavia esistono obbligazioni acquistabili sull’“Otc” molto liquide e ormai cavalli di battaglia di chi desidera diversificare su tale valuta. Abbiamo scelto solo quelle di emittenti di primo piano: Air Liquide dispone di Isin con lettere iniziali HK, che non ha limitazioni di acquisto, il che avviene invece per l’Isin CN, mentre purtroppo quelle con lotto 10.000 CNY sono poche.

Emittente Scaden.-Valuta Cedola – Lotto Prezzo – Yield Isin
Renault 11/4/16      CNY 4,65%  1milione 100,8      4,10% FR0011459874
Alstom 9/3/15        CNY 4,25%  1milione 100,2      3,84% FR0011215359
Veolia 28/6/17      CNY 4,50%  1milione 102,2      3,67% FR0011278571
BP (1) 28/2/19      CNY 3,65%  1milione 100,8      3,48% XS1039685422
Volvo 22/11/15    CNY 3,80%  1milione 100,5      3,40% XS0857433097
Volkswagen 23/1/19      CNY 3,50%  1milione 101,2      3,23% XS1019326302
Total 24/9/18      CNY 3,75%  1milione 102,0      3,22% XS0972738800
IFC WorldBank 24/4/19      CNY 3,10%     10000   99,9      3,14% XS1111687684
Air Liquide 19/9/16      CNY 3,00%  1milione   99,8      3,12% HK0000088796
KfW 12/5/16      CNY 1,27%  1milione   98,3      2,46% DE000A11QLF4
IFC WorldBank 18/1/17      CNY 2,00%     10000   99,0      2,44% XS1043504452
ANZ Bank 14/8/15      CNY 2,90%     10000 100,4      2,44% XS0816460405
Rabobank 20/9/15      CNY 3,25%     10000 100,9      2,31% XS0831025431

10.000 CNY = 1277 euro – 1 milione CNY = 127.700 euro – (1) Tramite la filiale BP Capital Markets.

 

L’unica incertezza sulla valuta cinese può riguardare la politica monetaria, dato l’imminente ricambio alla guida della Banca centrale, ma eventuali evoluzioni non dovrebbero avvenire nel breve periodo e comunque Pechino ha la necessità di supportare l’economia, il che esclude imminenti aumenti dei tassi. Si tratta comunque di una situazione non facile da scrutare, nemmeno da parte degli operatori presenti sulla piazza.

Segnaliamo infine una nuova emissione degli ultimi giorni, effettuata da  International Bank For Reconstruction And Development (IBRD) – World Bank, con le seguenti caratteristiche: valuta renminbi, cedola 2,4%, scadenza 18/9/2015, lotto minimo 10.000 CNY, ammontare di 1,25 miliardi di CNY e Isin XS1111600661. Il titolo sarà quotato al Lussemburgo. Valutazione: un’emissione su una scadenza così ridotta è tipica delle istituzioni internazionali, in particolare per le valute asiatiche. Non se ne vedono vantaggi per l’investitore, rispetto a quelle della tabella precedente, anche perché il renminbi potrebbe accentuare la corsa nel medio e lungo termine.

LA SETTIMANA IN BREVE

Bund strategy Il “future” chiude la settimana sotto 150 (a 149,4) e c’è chi comincia a vedere una fase di ritracciamento per fine anno. In realtà decisiva è quota 145.
Sempre tanto in franchi e torna l’NZD Anche negli ultimi giorni intensa l’attività di nuove emissioni nella valuta svizzera, ma le si è affiancata pure il dollaro neozelandese, sebbene i rendimenti siano ben diversi: dallo 0,5 al 2,125% nel primo caso e dal 3,75 al 5,25% nel secondo.
A manetta sulla sterlina Superata l’incertezza del referendum scozzese, gli emittenti puntano alla moneta inglese prima che si riavvii il rialzo dei tassi.
L’euro trova spunti nell’high yield Qualche rendimento significativo si è visto nella nostra valuta, ma riferito a emittenti con bassi rating.
Sul dollaro varie “pluri emissioni” Parecchi i casi di corporate che hanno immesso sul mercato allo stesso momento diverse emissioni su differenti scadenze. Sysco, specialista nella distribuzione di prodotti alimentari, un gigante da quasi 50 miliardi di fatturato, ne ha proposte addirittura sei, con scadenze dal 2017 al 2044, abbastanza idonee per una strategia di arbitraggi sui tassi.
Attenzione alla lira…turca Per ora è in totale stasi rispetto all’euro, ferma in una fascia fra 2,80 e 2,90, ma il quadro di Ankara peggiora, a causa della guerra nei Paesi confinanti. Le partite correnti peggiorano e c’è incertezza sull’evoluzione dei tassi.

 

NUOVE EMISSIONI A PICCOLO LOTTO

Un lettore ci chiede perché forniamo indicazioni sui rating delle singole emissioni, che ritiene poco validi e condizionati da scelte di parte. La risposta è semplice: “Sono l’unico riferimento predeterminato per misurare l’affidabilità. Ci sarebbe un altro modo, quello di studiare i bilanci delle varie società. E chi garantisce che siano corretti? Se lo facessimo presenteremmo comunque ogni settimana al massimo un’obbligazione! In assenza di altro, accontentiamoci dei rating, che avranno mille difetti, ma sono pur sempre un faro nella notte buia dell’economia e della finanza. Con tutti i limiti che pur gli riconosciamo”.   

 

█ Morgan Stanley sceglie il dollaro australiano

Settembre di debolezza per l’AUD, che tutto di colpo è tornato sugli 1,45 contro euro, dopo aver toccato gli 1,38. Si tratta di un’inversione che comporta un “breakout” rispetto al canale di rafforzamento in cui la valuta era inserita; potrebbe ora iniziare una fase di volatilità, da sfruttare come occasione per entrare con prime quote di investimento. Fra 1,50 e 1,40 si è sempre registrata una certa nervosità. Su questo fronte entra in scena la banca statunitense Morgan Stanley con questa emissione: cedola 5%, scadenza 30/9/2021, lotto minimo 1.000 AUD, ammontare di 650 milioni di AUD e Isin XS1115524016. Il rating di S&P è A-, il titolo ha “duration” 6 e la quotazione sul secondario è partita leggermente in rialzo. Valutazione: sul dollaro australiano c’è di meglio, ma soprattutto – come abbiamo segnalato in una precedente rubrica – si registra una presenza di cedole variabili con indicizzazioni molto interessanti, preferibili – data la variabilità dei tassi – a un fisso su scadenza lunga.

█ E la tedesca KfW punta sul dollaro neozelandese, ma la tripla A si fa sentire

Questa rubrica è sempre molto attenta alle emissioni della banca di Stato tedesca KfW, perché abbina la solidità di un istituto di proprietà di Berlino con una forte diversificazione valutaria, che è la sua caratteristica. Oggi tocca al dollaro neozelandese, con una riapertura: cedola 3,75%, scadenza 14/6/2018, lotto minimo 1.000 NZD, ammontare di 75 milioni di NZD e Isin XS0943420231. Il titolo, quotato al Lussemburgo, è in “re-offer” a 98,225, con “yield” del 4,3%. Valutazione: il rapporto rischio-rendimento è buono, ma la valuta neozelandese naviga ormai da due anni in una fascia laterale, senza eccessivi spunti. L’abbiamo consigliata sul livello 1,68 contro euro, ma alleggerita sugli 1,56. Oggi torna sugli 1,62, a causa di un ritrovato slancio dell’euro contro le valute australi, sebbene l’NZD risulti interessante solo sopra 1,66. Per ora è meglio attendere. La novità di KfW soffre comunque in termini di rendimento, a causa dell’ottimo rating.

█ Confronto ad armi pari sul real brasiliano fra una riapertura e un esordio

Non capita così spesso di trovare allo stesso momento due obbligazioni copia una dell’altra. Questa settimana è successo e riguarda la valuta brasiliana, che ha registrato un’abbinata perfetta. La prima emissione è stata proposta da Bei e la seconda da KfW, banca di Stato tedesca. Entrambe hanno rating AAA.

Bei: valuta real brasiliano, cedola 10,5%, scadenza 21/12/2017, lotto minimo 5.000 BRL, ammontare di 1,05 miliardi di BRL e Isin XS1014703851. Il prezzo di “re-offer” è stato di 101,254, con “duration” 2,9 e quotazione sul secondario di 101,6.

KfW: valuta real brasiliano, cedola 10%, scadenza 1/10/2018, lotto minimo 5.000 BRL, ammontare di 75 milioni di BRL e Isin XS1114824110. Il prezzo di sottoscrizione è stato di 101,242, con “duration” 3,5 e per ora assenza di quotazione sul secondario.

Valutazione: è netta e a favore del Bei, molto più liquido, al contrario di quanto avviene per il KfW, emittente tradizionalmente legato alla scelta di esordire sul mercato con obbligazioni di piccolo importo, poi incrementate nel tempo.

█ L’unico modo per puntare sulla rupia indiana è IADB, che riapre

Quando abbiamo cominciato a rilevare le novità in rupia, qualche mese fa, un gestore professionale ci ha criticato, sostenendo che tale valuta avrebbe perso ancora molto rispetto all’euro. La “fortuna” ci ha aiutato: a New Delhi si è registrato un ribaltone politico, facilmente prevedibile, con conseguente inversione della strategia monetaria, grazie alla quale  la rupia si sta rafforzando nettamente sull’euro. I margini perché il trend prosegua sono rilevanti, ma sui 76/77 contro euro l’analisi grafica evidenzia un po’ di volatilità. Oggi il cambio è proprio assestato sui 77,9. L’opzione INR è quindi da prendere in considerazione, ma per piccole esposizioni, il che è possibile grazie alla riapertura di un bond di cui abbiamo già ampiamente scritto in passato: Inter-American Development Bank (IADB) (rating AAA): valuta rupia indiana, cedola 6%, scadenza 5/9/2017, lotto minimo 50.000 INR, ammontare ora di 3,5 miliardi di INR e Isin XS1103713654. Prezzo di emissione 101,8275. Aliquota fiscale 12,5%. Valutazione: certo, questo titolo si compra solo sull’“Otc”, sebbene quotato a Londra, ma attenzione a perdere occasioni che in certe condizioni di mercato sono poi irripetibili. L’India ha tanti problemi; sta diventando però una potenza economica e la rupia svolgerà un ruolo primario sul fronte delle valute “ex emergenti”. Un problema per l’investitore può essere invece quello che pochi intermediari comprano emissioni in INR, per difficoltà soprattutto fiscali.   

NUOVE EMISSIONI A GRANDI LOTTI

 █ La spagnola Abengoa va due volte sul “green”

La settimana scorsa abbiamo dedicato spazio alla nuova realtà dei cosiddetti “green bond”, obbligazioni strutturalmente tradizionali ma finalizzate a investimenti ambientali. E proprio negli ultimi giorni se ne sono visti due da parte della società spagnola Abengoa (rating B2 di Moody’s), una leader europea nella produzione di energie rinnovabili. La società ha chiuso il 2013 con un utile al netto delle imposte di 110 milioni di euro e un ritorno sul capitale del 7,9%. Il quadro è positivo, ma in un contesto fragile. Queste le caratteristiche dell’accoppiata di “green bond”:

valuta euro, cedola 5,5%, scadenza 1/10/2019, lotto minimo 100.000 EUR, ammontare di 265 milioni di EUR e Isin XS1113021031. Il prezzo di sottoscrizione è stato di 100, con “duration” 4,4, e per ora sostanziale tenuta sul mercato secondario cosiddetto “grigio”, con prime indicazioni di un prezzo vicino alla pari.

valuta dollaro Usa, cedola 6,5%, scadenza 1/10/2019, lotto minimo 200.000 USD, ammontare di 300 milioni di USD e Isin USE00020AA01. Il prezzo di sottoscrizione è stato di 100, con “duration” 4,3, e un primo movimento positivo sul secondario, dove quota leggermente sotto 101 sull’“Otc”.

Valutazione: in una situazione di tassi quale l’attuale il mercato non ha “festeggiato” la doppietta con un consistente rialzo delle quotazioni, che ci si poteva attendere, sebbene si tratti ancora di indicazioni poco puntuali. Eppure le precedenti emissioni di Abengoa veleggiano abbastanza bene: per esempio l’8,875% su scadenza 2018 (Isin XS0882237729) quota a 111,4, pur lontano dai 117 di giugno, con uno “yield” di quasi il 5%. Ecco la conferma che l’“high yield” europeo soffre un po’.

█ Il multi tranche di ibridi Orange ha un bel pregio: rende tanto, per i tempi attuali

Bisogna mettere sul tavolo 100.000 in euro o in sterline, ma di rendimenti cedolari così elevati se ne trovano pochi fra le nuove emissioni. Quindi l’operazione multipla di Orange (ex France Telecom) merita quanto meno attenzione. E l’ha ottenuta se si considera che di fronte a un’offerta di 3 miliardi ha raccolto ordini per 11 miliardi. Si tratta di tre tranche, riferite a subordinati con rating Baa1/BBB-, che si aggiungono ai precedenti bond emessi a gennaio. L’operazione è stata varata per finanziare l’acquisizione dell’operatore spagnolo specializzato in banda larga Jazztel. Le tranche sono così strutturate:

valuta euro, cedola 5%, junior subordinato perpetual, con opzione “call” dopo il 12° anno (1/10/2026); se non esercitata trasformazione in tasso variabile indicizzato swap 5 anni EUR + 3,99% fino all’1/10/2046 e infine se di nuovo non esercitata incremento dello “spread” al 4,74%; lotto minimo 100.000 EUR, ammontare di 1,25 miliardi di EUR e Isin XS1115498260. Il prezzo di emissione è stato di 98,9, con “yield” 5,125%.

valuta euro, cedola 4%, junior subordinato perpetual, con opzione “call” dopo il 7° anno, lotto minimo 100.000 EUR, ammontare di 1 miliardo di EUR e Isin XS1115490523. Il prezzo di emissione è stato di 99,253, con “yield” 4,125%.

valuta sterlina, cedola 5,75%, junior subordinato perpetual, con opzione “call” l’1/4/2023; se non esercitata trasformazione in tasso variabile indicizzato allo swap GBP 5 anni + 3,353% fino all’1/4/2028, poi se non esercitata aumento dello “spread” al 3,603% fino all’1/4/2043 e infine se ulteriormente non esercitata nuovo aumento dello “spread” al 4,353%, lotto minimo 100.000 GBP, ammontare di 600 milioni di GBP e Isin XS1115502988. Il prezzo di emissione è stato di 99,222, con “yield” 5,875%.

Valutazione: il 5% in euro e il 5,75% in sterline sono due bond interessanti e vale quindi la pena valutarne i comportamenti sul secondario. Il primo è salito di un punto, passando a 99,8, con “yield” al 4,75%. Inizialmente si era registrato un rimbalzo maggiore, con il prezzo che aveva toccato anche 100. Il secondo è invece rimasto fermo a 99,2. Il mercato non si è quindi entusiasmato, per quanto tutti i titoli siano quotati su varie Borse. E’ un segnale abbastanza strano, se si considera la corsa all’acquisto in fase di sottoscrizione, trend forse dovuto a un eccesso di offerta negli ultimi giorni.

█ Il riassicuratore francese Scor si fa un “modesto” perpetual in euro

Il mercato fa ormai suo qualsiasi bond, anche quando le condizioni non sono interessanti. E’ quanto avvenuto questa settimana con il gruppo francese Scor, il quinto riassicuratore al mondo, noto per aver anche acquistato di recente la filiale Usa di Generali, il che l’ha portato a essere leader di mercato oltre Oceano. Si tratta di una società altamente redditizia e che ha un rating buono (A- di Standard & Poor’s). La novità proposta nei giorni scorsi riguarda un perpetual in euro, dalle seguenti caratteristiche: cedola 3,875%, scadenza perpetual con “call” l’1/10/2025 – se non esercitata il bond si trasforma in tasso variabile indicizzato all’euro swap 10 anni + 3,7%, lotto minimo 100.000 EUR, ammontare di 250 milioni di EUR e Isin FR0012199123. Il titolo sarà quotato al Lussemburgo. Valutazione: è un perpetual con un importo troppo modesto, una cedola bassa in rapporto al rischio “duration” e riferito a un settore che solitamente riconosce ben di più. Ha in definitiva poco “appeal”.

I DINTORNI DI QUESTA SETTIMANA: IL CEDOLONE ENDESA/ENEL

La notizia è ormai acquisita: Endesa, controllata iberica di Enel, staccherà un dividendo straordinario a novembre. Se in Italia qualche risalto è stato dato alla decisione, in Spagna invece essa non appare come un fatto di grande rilievo. E’ pur vero che il titolo (Isin  ES0130670112 – quotato al Mercato Continuo di Madrid) è passato in meno di un anno da 20 a 30 euro, ma nessun analista ha preso in considerazione l’impatto dell’annuncio di un dividendo da ben 7 euro per azione, che si dovrebbe aggiungere a quello di 7,795 euro già deliberato. Il quale favorirà evidentemente anche Enel. Per ora tutto è ancora poco chiaro, poiché le notizie riportate si riferiscono a indiscrezioni, ma il momento degli annunci ufficiali non è lontano. Vale allora la pena investire sulle due azioni? Il principio secondo cui i dividendi straordinari (come in questo caso) e i dividendi ordinari sono uno specchietto per le allodole è noto a chiunque operi in Borsa. Il prezzo dell’azione viene infatti successivamente decurtato di un ammontare pari all’importo incassato. Nel caso poi di un titolo straniero c’è anche l’handicap della doppia imposizione fiscale, nel Paese d’origine e in Italia. Il bilancio quindi rischia di essere penalizzante in situazioni di questo tipo per l’investitore di breve periodo, salvo che si realizzino in un secondo tempo operazioni straordinarie, grazie alle quali il titolo possa subire improvvise accelerazioni. In effetti su Endesa è plausibile e quasi ufficializzata un’Opv (Offerta pubblica di vendita) del 22% del capitale, di cui non si conoscono però i dettagli. In una situazione così articolata investire direttamente su Endesa appare più rischioso che puntare su Enel, che potrebbe trarre vantaggio in Borsa sia dallo stacco dividendi sia dall’Opv di Endesa, senza comportare la doppia imposizione fiscale. Il caso non è ancora ben definito, ma seguirlo sarà interessante, anche perché l’effetto annunci porterà certamente a improvvise accelerazioni delle quotazioni.

Lorenzo Raffo

 

 

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Bond & dintorni: con l’euro debole meglio puntare sul dollaro o sul renminbi cinese? Le novità della settimana, con le belle cedole di Orange. Enel o Endesa per il super dividendo?, 9.1 out of 10 based on 7 ratings

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Lorenzo Raffo

(3) Readers Comments

  1. Buongiorno
    Vorrei avere una Sua considerazione su questo bond: Trevi group scadenza 07/19 cedola 5,25 size da 100.000 €
    Codice Isin IT0005038382
    Quotato sul mercato extra Mot pro con pochissimi scambi attualmente sotto la pari intorno ai 99,50
    Gazie per l’attenzione

  2. ottimo il Prudential 2016. per qualche strano motivo su Francoforte quota solo 98. Adesso controllo con i miei brokers il miglior prezzo operativo. Per chi non vuole rischiare in $ il rendimento/duration sono ottimi 6.5% lordi

    Trevi Group…se si conosce bene l’azienda e magari il management si puo’ investire se no il rischio e’ davvero alto. In caso di notizie negative diventa invendibile. Se si vuole rischiare meglio allora Airberlin che rende di +, e’ + liquido, e ha lotto minimo inferiore….stiamo comunque parlando di titoli in cui c’e il rischio di perdere il capital.

  3. Il mio broker mi ha detto che il Prudential 2016, US74432QAJ40, quota 106!!!, non capisco come mai su francoforte si veda 98

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