SOLO SUL WEB — 04 settembre 2014
di Carlo Benetti, head of Market Research & Business Innovation di Swiss & Global Asset Management SGR 
Maria I Tudor impone il tocco guaritore (miniatura di Levina Teerlinch XVI secolo)

Maria I Tudor impone il tocco guaritore (miniatura di Levina Teerlinch XVI secolo)

Mercati azionari in recupero e nuovi ribassi nei rendimenti obbligazionari mentre il ciclo economico mostra cedimenti. E’ ancora il tocco taumaturgico dei banchieri centrali a dettare ritmo e cadenza.

Le regali mani di re Enrico II si posavano sul collo gonfio del malato e questi si allontanava guarito.

E’ Pierre de Bois, uomo di lettere alla corte inglese nel XII secolo, a tramandare il potere taumaturgico del re, il tocco delle mani che rimandava guariti i sudditi ammalati di scrofola, infiammazione delle ghiandole linfatiche che veniva chiamata anche “il male del re”, per il suo potere di guarirla, e oggi conosciuta come “adenite tubercolare”, diffusa in Europa tra l’XI e il XVIII secolo.

Più o meno nello stesso periodo il monaco francese Gilberto scriveva di Filippo I e del figlio Luigi VI, primi monarchi dotati del potere di guarigione, non solo dalla scrofola ma da un po’ tutte le malattie.

Dobbiamo allo storico francese March Bloch e alla sua opera “I re taumaturghi” la conoscenza del potere di guarigione che nel Medioevo il popolo attribuiva ai monarchi.

Nel XIV secolo si affermò anche il rito degli anelli, ai quali si attribuiva il potere di alleviare dolori e spasmi, soprattutto di natura epilettica. L’anello taumaturgico divenne in breve tempo uno degli appannaggi della dignità regale.

Non risulta che i banchieri centrali siano dotati di anelli miracolosi ma è fuor di dubbio che da tempo essi esercitino un potere taumaturgico sui mercati.

Negli ultimi scampoli della pallida estate agostana l’indice S&P 500 ha superato il livello record di 2.000, sedici anni dopo quel 2 febbraio 1998 quando toccò quota 1.000, e pochi giorni prima il Dow Jones aveva riguadagnato quota 17.000. Gli utili societari forniscono il carburante alla spinta positiva del mercato ma il motore è ancora quello dell’indiscussa fiducia nelle capacità taumaturgiche dei signori della moneta.

Ampiamente scontata la fine del programma straordinario di acquisti di titoli da parte della Federal Reserve, l’attenzione si rivolge ora alle prossime mosse della Banca Centrale Europea.

Per questa ragione il convegno estivo a Jackson Hole quest’anno è stato particolarmente seguito.

Organizzato per la prima volta nel 1978 dalla Federal Reserve di Kansas City a Jackson Hole nel Wyoming, il simposio dedicato all’economia e alla politica internazionale è diventato un appuntamento tradizionale di banchieri centrali, economisti ed analisti politici.

La particolarità che distingue l’incontro di fine estate ai piedi del massiccio del Teton Range è la qualità degli interventi e la franchezza del linguaggio. La presenza dei giornalisti è strettamente regolamentata ed anche a loro è richiesto il pagamento della quota di partecipazione.

Prima volta a Jackson Hole per Janet Yellen, nominata nello scorso ottobre, e prima volta per Mario Draghi, negli anni scorsi trattenuto a Francoforte dalle tensioni sui mercati europei.

Era inevitabile che con il lavoro come tema centrale del simposio, gli interventi più attesi fossero proprio quelli di apertura di Yellen e Draghi, massime autorità monetarie di due economie con dinamiche dell’occupazione così divergenti.

Ed è probabile che proprio i numeri sui nuovi posti di lavoro, il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti è circa la metà di quello europeo, siano all’origine di sempre più marcate differenze nei tassi di riferimento.

Se l’intervento di Janet Yellen non ha offerto particolari novità né indizi utili ad affinare il vaticinio sul momento dell’inversione dei tassi, è stato Mario Draghi ad offrire qualcosa di più, tanto da far sollevare qualche sopracciglio a Berlino.

Nell’Eurozona il tasso di disoccupazione è ancora intollerabilmente troppo elevato, Draghi lo mette in relazione con tasso di disoccupazione naturale (NAIRU nel gergo economichese, Non-Accelerating Inflation Rate of Unemployment) il cui valore di poco oltre il 10% è secondo Draghi stimato in eccesso, in altre parole significa che nell’Eurozona è disponibile ulteriore capacità produttiva.

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L’economia europea è in affanno, a sette anni dalla deflagrazione della crisi il PIL complessivo dell’Unione è ancora inferiore ai livelli del 2007 e i dati più recenti mostrano in rallentamento anche l’economia tedesca. Draghi ha riconosciuto che la diminuzione del tasso di inflazione, a luglio scivolata a 0,4%, non è dovuta solamente a fattori straordinari come la crisi in Ucraina o i prezzi di alimentari ed energia e si è dichiarato “pronto ad ulteriori aggiustamenti” della politica monetaria.

Le parole concilianti di Draghi hanno spinto ulteriormente al ribasso i rendimenti obbligazionari governativi e favorito il recupero delle borse, nel convincimento che la staffetta ci sarà, la BCE prenderà dalla Fed il testimone del “Quantitative Easing” rendendo così meno dolorosa, o addirittura indolore, l’inversione dei tassi negli Stati Uniti.

Ma non accadrà in settembre: nelle prossime settimane la Fed deciderà l’ulteriore taglio di dieci miliardi di acquisti mensili di titoli per terminare il programma verosimilmente nel mese di ottobre, e la BCE darà corso al programmato “Targeted LTROs”. Le argomentazioni di Draghi e la conclamata debolezza dell’economia dell’Eurozona hanno inoltre favorito l’indebolimento dell’euro.

L’ultima parte dell’anno sembra dunque proseguire sotto il segno degli utili aziendali e dell’iniziativa taumaturgica dei banchieri centrali.

Per tornare a Bloch, la domanda cruciale è come fosse possibile per le donne e gli uomini del Medioevo credere “che i re guarissero dalle malattie mentre invece non guarivano affatto?”.

Lo storico risponde con la psicologia delle masse, con il radicato e collettivo convincimento che l’emanazione divina del potere regale non potesse non essere accompagnata da evidenti manifestazioni sovrannaturali.

“È sempre la vecchia storia” scrive Bloch “nella bocca di un ragazzo in Slesia, si diceva, era comparso un dente d’oro. I dotti escogitarono mille ragioni per spiegare il prodigio, poi si pensò di guardare nella bocca del ragazzo e si vide una foglia d’oro abilmente applicata su un comunissimo dente. Non imitiamo quei dotti malaccorti e prima di domandarci come i re guarivano, non dimentichiamo di domandarci se guarivano veramente”.

Attendiamo con fiducia il tocco taumaturgico della Banca Centrale Europea e confermiamo pure la prevalenza delle azioni sulle obbligazioni, senza però perdere di vista la fragilità dello scenario dell’economia reale.

 

 

 

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Redazione Finanza.com

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