BOND — 19 maggio 2014

Esordi, trend e analisi

di Lorenzo Raffo

La prossima puntata della rubrica sarà pubblicata martedì 27 maggio

Quanto tempo dedicate alla selezione dei titoli da acquistare e alle strategie operative del vostro portafoglio obbligazionario? D’ora in poi una parte rilevante di tale tempo dovrà essere destinata alla pianificazione fiscale, dopo la stangata dell’incremento al 26% dell’aliquota applicata alle rendite finanziarie finora tassate al 20%. Al proposito vale la pena ricordare al Governo in carica, che sostiene di non aver aumentato le tasse, quanto disposto dal decreto legge 66/2014, appunto la maggiore trattenuta sui risparmi degli italiani. In fase pre-elettorale dimenticanze e bugie possono essere tollerate, perché fanno parte del gioco. Dopo viene il momento delle verità!

“Patrimoniale” e interventi eccezionali

Che la situazione sia complessa per chi dispone di un capitale investito – piccolo o grande – lo dimostrano ben altre vicende. Mentre gli esperti del ministero dell’Economia starebbero già valutando gli effetti di una patrimoniale, le indiscrezioni su modifiche della normativa fiscale inerente i titoli di Stato circolano (magari anche ad arte) fra gli operatori. La notizia di un aumento della tassazione sul trading dei titoli di Stato – pubblicata per prima da questa rubrica e ampiamente ripresa dai “mass media” finanziari – è stata smentita, ma non più di tanto. Giovedì si è trasformata in qualcosa di diverso, ovvero in una tassazione retroattiva sui “capital gain” riferiti ai soli titoli di Stato dei Paesi periferici dell’area euro (Italia, Grecia, Spagna e Portogallo), eventualità in realtà assurda. Il nostro Tesoro ha dovuto smentire subito e in maniera chiara: “Il Governo italiano non ha mai ipotizzato alcun intervento di questa natura”. In effetti si ha l’impressione che, sia nel caso di una tassa sul trading sia in quella dell’imposta retroattiva per i Pigs, l’idea trovi ispiratori oltre le Alpi. Solo speculazioni? Forse sì, forse no, ma il dubbio che qualche nuova stangata fiscale sia allo studio non va scartato. Quindi attenzione!

Dal 20 al 26%, che fare?

Intanto è il caso di approfondire alcuni aspetti relativi all’aumento dell’aliquota al 26%, sebbene si attendano ancora le circolari del ministero, che dovranno chiarire alcuni aspetti interpretativi. L’analisi si riferisce specificamente alle obbligazioni.

Cosa succederà alle cedole – Così come avvenuto in passato, il passaggio di aliquota sarà a impatto zero, nel senso che si realizzerà da parte degli intermediari l’addebito – alla data di entrata in vigore – del 20% di importo della cedola maturata fino a quel momento per ogni titolo e l’accredito di quanto derivante dall’applicazione dell’aliquota al 26%. Possiamo quindi dire impropriamente che è simulata una specie di vendita. Ciò fa sì che l’investitore non sia tentato di cedere il bond, per tassare al 20% la cedola da incassare successivamente all’entrata in vigore della maggiore tassazione.

Cosa succederà ai “capital gains” – Per gli utili da transazioni (così come per i dividendi delle azioni) vale invece la data di cessione: prima del 1° luglio si pagherà il 20% sull’eventuale “capital gain” e da quella data si verserà il 26%. Ecco allora che la valutazione della convenienza o meno dipende dalle plusvalenze maturate e da eventuali minusvalenze da compensare. Ogni investitore ha una sua posizione, da stabilire caso per caso. Bisogna però considerare che il monte “minus”, ovvero il cosiddetto “zainetto fiscale” dal 1° luglio verrà ridotto. Questo è l’aspetto più dannoso di una scelta evidente di colpire i risparmiatori. Quando si realizzò l’incremento della tassazione dal 12,5% al 20% le “minus” furono ridotte di colpo al 62,5% del valore complessivo precedente. Ora quelle realizzate fino alla data del 31 dicembre 2011 saranno ulteriormente decurtate, riducendosi al 48,08%, mentre quelle conseguite dal 1° gennaio 2012 (quando entrò in vigore il 20%) al 30 giugno verranno diminuite del 76,92%. C’è però una soluzione alternativa, prevista dalle norme: si chiama affrancamento.

Cosa succede con l’affrancamento – Vale soprattutto per il regime amministrato, quello più diffuso in Italia, ma si può prevedere anche nel caso del regime dichiarativo, sebbene nel secondo caso i calcoli siano più complessi e richiedano l’aiuto di un commercialista. Per l’amministrato invece smanettando un po’ con Excel si ottengono delle simulazioni della convenienza o meno. Cos’è l’affrancamento? Per evitare che, prima dell’inizio di luglio, si realizzi una vendita massiccia di titoli, sarà concessa, come accaduto nel passaggio dal 12,5 al 20%, questa possibilità. Consiste nel pagare l’aliquota al 20% sulle plusvalenze maturate al 30 giugno, ritrovandosi dal giorno dopo i titoli allineati – in termini di prezzo di carico fiscale – a quelli in vigore alla data del 1° luglio. Di fatto si simula, ai soli fini tributari, un’operazione di cessione. L’affrancamento ha alcuni vantaggi:

● in caso di successivo ulteriore “capital gain” solo su quest’ultimo è applicato il 26%, ma oggi – con i bond tirati nei prezzi – i margini di plusvalenze aggiuntive sono modesti;

● data l’attuale situazione di mercato, con quotazioni delle obbligazioni alle stelle, si otterrà che nel tempo – al momento di vendite o rimborsi – matureranno “minus” da sfruttare in seguito, poiché i prezzi di carico risulteranno più alti.

L’affrancamento conviene comunque a chi abbia posizioni in forte utile e preveda un’attività rilevante in termini di transazioni. Se, per esempio, si è cassettisti e si punta soltanto all’incasso delle cedole, anticipare oggi dei soldi allo Stato, perché le quotazioni sono salite molto, non ha senso. Quei titoli infatti saranno rimborsati più o meno alla pari e quanto venisse pagato andrebbe di fatto perso.

L’operazione dovrà essere comunicata all’intermediario prima del 30 settembre e il pagamento dell’imposta avverrà entro il 16 novembre. Già perché, con l’affrancamento, il cumulo delle plusvalenze (compensate dalle “minus”) porta al versamento effettivo del relativo importo, aspetto da prendere in considerazione se si prevede di non disporre della necessaria liquidità. C’è inoltre il periodo transitorio in cui operare potrebbe diventare complesso, perché non è chiaro come ogni intermediario si comporterà.

Altro punto da segnalare riguarda il fatto che l’affrancamento coinvolge tutti i titoli posseduti al 30 giugno, quindi l’intera posizione. Non si può applicare soltanto a quelli su cui ci sia la convenienza, escludendo gli altri. Un modo “furbetto” per evitare tale ostacolo ci sarebbe, ma l’elusione fiscale è un “peccato”!

Ecco un esempio di come funziona l’affrancamento:

Importo

posseduto

30/6/2014

Valore

fiscale

di carico

Valore

al 30/6/2014

Plusvalenza

Imposta al 20% su plusvalenza

Nuovo valore fiscale all’1/7/2014

10.000 euro

99

110

1.100 euro

220

110

 

Quale strada scegliere – Tenere, vendere o puntare sull’affrancamento? Una risposta oggettiva non è possibile. E’ evidente che chi è in forte utile con alcune obbligazioni e dispone di “minus” avrà la convenienza a uscire da tali titoli prima del 1° luglio, allo scopo anche di non farsi decurtare il bauletto fiscale. Il nodo centrale è proprio quest’ultimo. Anticiparne il taglio è fondamentale. Nel caso invece non si disponga di “minus” il lasciare tutto fermo può essere consigliabile. E l’affrancamento? Si adatta a chi fa trading o comunque muove velocemente il portafoglio, preferendo prezzi di carico più elevati per creare “minus” future. Determinante comunque:

valutare con un buon anticipo l’aspetto fiscale, effettuando scelte meditate, in altre parole non arrivare all’ultimo momento;

non farsi prendere dallo spasmo del “meno tasse possibile”, perché spesso ciò porta a errori nell’ambito delle scelte di investimento;

studiare bene le norme e rispettarle, perché una “furbata” (e ne sono possibili varie) può costare più cara del vantaggio conseguibile.

Enti territoriali, una novità – Un’importante precisazione contenuta nel provvedimento di legge, che ha fissato le novità fiscali in merito ai redditi finanziari riguarda la precisazione che gli enti territoriali dei Paesi “white list” sono equiparati a questi ultimi. Ciò allarga la lista di emittenti con aliquota al 12,5%, molto più di quanto probabilmente gli estensori delle norme non sanno. A livello mondiale infatti stati locali, province e comuni sono ottimi soggetti erogatori di bond, talvolta con rendimenti significativi. Nella rubrica del 5 maggio abbiamo già pubblicato un elenco di obbligazioni di tale tipo, ma sull’argomento torneremo in futuro.

Sviste clamorose – Le varie norme approvate negli ultimi due anni in tema di tassazione sulle rendite finanziarie contengono anche errori. Ne citiamo due. Nell’elenco dei Paesi “white list”, cioè che consentono scambi di informazioni fiscali (aliquota dei loro titoli al 12,5%), è compresa la Jugoslavia. Non esiste più dagli anni ‘90, dopo la sua dissoluzione. Formalmente si disciolse il 3 settembre 2003, quando cambiò denominazione in Unione statale di Serbia e Montenegro, poi a sua volta disgregatasi. Nella lista invece degli enti e organismi internazionali, costituiti in base ad accordi resi esecutivi in Italia, cui viene pure riconosciuta l’aliquota del 12,5% per le relative emissioni, è compresa Eutelsat, che in realtà non svolge più tale ruolo come ente, ma dal 2001 è divenuta società privata, fra l’altro quotata alla Borsa di Parigi.

NUOVE EMISISIONI A PICCOLO LOTTO

█ Tripla A, 1000 euro di lotto e aliquota al 12,5%: in più garantito dalla Germania!

Il Bund torna ai massimi storici ed è davvero un brutto indizio. Il permanere del relativo “future” sopra 146 conferma che c’è ancora molto nervosismo, come d’altra parte dimostra l’improvvisa corsa all’indietro dello “spread” con il nostro Btp. E il rendimento del decennale di Berlino è tornato verso l’1,3% (più precisamente 1,33% venerdì in chiusura). In questo contesto per chi voglia collocare liquidità in tutta sicurezza, con un minimo “yield”, si propone una novità di cui abbiamo già scritto in passato, la serie di obbligazioni congiunte di alcuni Laender tedeschi: Bremen, Hamburg, Mecklenburg-Vorpommern, Rheinland-Pfalz, Saarland and Schleswig-Holstein. L’ultima emissione è riconoscibile con la sigla 45 (perché appunto la 45° della sequela). Ha punti forti indiscutibili: un sistema di scambi garantiti consente a questo emittente di operare in abbinata con lo Stato tedesco, il rating è AAA, il lotto minimo di soli 1000 euro e naturalmente gode dell’aliquota fiscale agevolata in Italia al 12,5%. La cedola? 1,75%. La struttura è la seguente: valuta euro, tasso fisso 1,75%, scadenza 15/5/2024, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 1 miliardo di euro e Isin DE000A11QQ25. Paga una volta l’anno e sul secondario – dopo l’emissione il giorno 14 – dal prezzo di sottoscrizione di 99,31 è salita a 100,8. Valutazione: che le previsioni siano talvolta sbagliate lo dimostra questo Jumbo bond: in condizioni normali si sarebbe dato in calo sotto 97. Invece in tre giorni ha guadagnato l’1,5%, “performance” quasi da “high yield”. E’ un segnale da tenere presente. 

█ Rentenbank punta al dollaro australiano su scadenza 2026, con “duration” al top

Si potrà ballare sul cambio, ma altri parametri di quest’obbligazione sono molto interessanti: in particolare l’abbinata rating/valuta, perché entrambe si collocano su ottimi livelli. Eccone le caratteristiche: valuta dollaro australiano, tasso fisso 4,75%, scadenza 6/5/2026, lotto minimo 10.000 AUD, ammontare di 150 milioni di AUD e Isin AU3CB0220598. Sul secondario il titolo è passato in pochi giorni da 100 a 102,3, con uno “yield” al 4,47%, grazie anche al rafforzamento dell’“aussie” sull’euro, per quanto marginale. L’Australia ha un tasso di interesse attuale del 2,5%, quindi ampiamente sotto la cedola del titolo di Landwirtschaftliche Rentenbank (rating AAA), banca di Stato tedesca. Certamente si è mossa di più la nuova rispetto all’altra emissione in Aud dello stesso istituto di credito, la 5,75% scadenza 2015, che dall’estate dell’anno scorso ha cominciato a scendere (oggi gira sui 103,3), essendo entrata in area rimborso (15/7/2015). Valutazione: la “duration” di 9,3 è molto elevata, unico ostacolo a un bond che probabilmente aumenterà di ammontare nei prossimi mesi.

█ Ma non è la sola: Coca Cola Amatil fa un po’ meglio, sempre in AUD

Per chi sia interessato al dollaro australiano (e nell’attuale quadro dei mercati la diversificazione valutaria è comunque vincente, grazie anche al pregio di lotti minimi modesti, abbinati di solito a emittenti solidi), segnaliamo un’altra emissione in AUD. Arriva da Coca Cola Amatil Australia, uno dei maggiori imbottigliatori dell’Asia, nonché titolare dei diritti di distribuzione della bevanda statunitense in alcuni Paesi del Pacifico: Australia, Nuova Zelanda, Indonesia, Papua Nuova Guinea, Fiji e Samoa. Con un fatturato di 5,1 miliardi di AUD, ha profitti per quasi mezzo miliardo. Il titolo emesso ha la seguente struttura: valuta dollaro australiano, tasso fisso 4,625%, scadenza 21/5/2021, lotto minimo 2.000 AUD, ammontare di 100 milioni di AUD e Isin XS1066869048. L’emittente non ha subito l’impatto dal “downgrade” di Standard & Poors (da A- a BBB+), a seguito di timori di un annuncio di calo dei profitti nei prossimi trimestri (un’osservazione si impone: con la stessa logica i governativi di mezzo mondo dovrebbero essere ormai sotto il livello “junk” da anni. Talvolta si verifica una certa severità di giudizio nei confronti di solide società e una certa tolleranza per debiti pubblici in continuo ineluttabile peggioramento!). Valutazione: la “duration” qui scende a 6,1, grazie a una scadenza più corta rispetto al bond di Rentenbank e a una cedola di poco inferiore.

█ Dopo Air Berlin un altro cedolone in franchi svizzeri: è di InvestCorp

Solo casualità? Forse no. Alcuni emittenti stanno riscoprendo il franco svizzero offrendo cedole elevate, quasi impensabili per lo standard medio in tale valuta. Si sta forse prevedendo un peggioramento del rapporto di cambio? E’ da anni che tutti lo prevedono ed è da anni che tutti sono smentiti (a cominciare da questa rubrica!). L’effetto è inevitabile: consigliabile acquistare obbligazioni in CHF solo da chi opera nella Confederazione – per esempio perché ci lavora, come è il caso di vari nostri lettori – oppure da chi dispone di c/c in valuta in Italia. La novità della settimana, dopo quella di Air Berlin al 5,625%, è proposta da un gruppo finanziario con sede nel Bahrain e operatività prevalente a New York e Londra. Si tratta di Investcorp, attiva per clienti istituzionali e privati e con asset per oltre 12 miliardi di dollari. Le caratteristiche dell’emissione sono le seguenti: valuta franco svizzero, tasso fisso 4,75%, scadenza 12/6/2019, lotto minimo 5.000 CHF, ammontare di 125 milioni di CHF e Isin CH0244755328. Il rating di Moody’s è Ba2. Valutazione: sul secondario il titolo è partito bene, allontanandosi dal prezzo di emissione a 100 e raggiungendo il livello di 100,95, per assestarsi venerdì a 100,7. Attenzione comunque al franco svizzero, che resta troppo forte.

█ La specialista elvetica dell’healthcare rientra in scena con un 2,75%

Di Aevis Holdings abbiamo già scritto varie volte in passato. Opera in Svizzera in un vasto panorama di business legati alla salute individuale, dalle cliniche private ai servizi alla persona e agli alberghi di lusso. Il fatturato 2013 è risultato di 448 milioni di franchi, in crescita del 30,2% rispetto all’anno precedente, grazie ad alcune acquisizioni. Gli ultimi dati di Ebidta ed Ebit si riferiscono al 2012 e si attestano rispettivamente su 40 e 16,7 milioni di franchi. La nuova emissione è così strutturata: valuta franco svizzero, tasso fisso 2,75%, scadenza 4/6/2019, lotto minimo 5.000 CHF, ammontare di 125 milioni di CHF e Isin CH0240109592. La “duration” è di 4,7. Valutazione: il mercato ha premiato le precedenti emissioni, ma si tratta di una domanda soprattutto nazionale. All’estero la società è poco conosciuta, sebbene i suoi “ratio” patrimoniali siano buoni.

█ La lira turca si muove e la Bei si rimette in moto con uno “zero coupon”

Sono lo strumento giusto per operare sulle obbligazioni in valuta? Le opinioni al proposito discordano. Gli “zero coupon” piacciono comunque agli emittenti e soprattutto a banche ed enti sovranazionali, che li propongono in rand, real e lira turca. Delle ultime ore l’esordio su questo fronte di Bei (rating AAA), con il seguente bond: valuta lira turca, zero coupon con “yield” annunciato 9,283%, scadenza 5/9/2022, lotto minimo 1.000 TRY, ammontare di 600 milioni di TRY e Isin XS0318345971. Il titolo, quotato anche al Lussemburgo, ha un prezzo di “re-offer” di 48 TRY. In realtà si tratta di una riapertura, perché l’esordio di questo “zero coupon” avvenne nel 2007 a 22,33 TRY. Sul secondario la quotazione è leggermente superiore (48,137 sulla piattaforma Bloomberg) e lo “yield” scende al 9,1%. Valutazione: conviene o no puntare su uno “zero coupon” in valuta? Il vantaggio è certamente il minore investimento iniziale. Inoltre è consigliabile tenerlo fino a scadenza – monitorando solo il rapporto di cambio – perché la fiscalità degli “z.c” dà spesso problemi, soprattutto con alcune piattaforme di trading. Il titolo è comunque liquidissimo e scambiato da almeno una ventina di controparti. Sul sistema tedesco di transazioni Xtrakter si conferma uno “spread” fra denaro e lettera di circa 80 punti base, il che consiglia di operare con un prezzo limite e non con la “best execution”, quando disponibile, non sempre affidabile per titoli di questo genere.  E il TRY cosa fa? Si rafforza sull’euro, ma ha potenzialmente margini rilevantissimi per proseguire la sua corsa. Molto dipenderà dagli eventi politici ad Ankara.

 █ Lo “zero coupon” lo fa anche Rabobank: al 2034 e in rand

La scelta della cedola zero coinvolge anche l’emittente olandese Rabobank (rating AA+ di Standard & Poor’s), sempre presente nelle emissioni in valuta. La proposta riguarda il rand sudafricano, con un titolo interessante per chi non abbia capitali rilevanti e voglia costruirsi una posizione di lunghissimo periodo: si tratta addirittura di un ventennale. Eccone la struttura: valuta rand sudafricano, zero coupon con “yield” annunciato 9,11%, scadenza 23/5/2034, lotto minimo 100.000 ZAR (= 7.050 euro), ammontare di 1 miliardo di ZAR e Isin XS1069928783. La “duration” è elevatissima e su uno “zero coupon” l’effetto si sente come su un tasso fisso, ma l’impatto psicologico è comunque inferiore. Il titolo è partito in sottoscrizione a 17,5, ma sul secondario (mercato grigio) la quotazione è scesa a 17,14, secondo varie piattaforme, fra cui Bloomberg. Valutazione: una buona gestione degli “zero coupon” è più complessa di quella di altre tipologie di bond, ma il fatto di poter investire importi minimi e lasciar correre il titolo negli anni, senza occuparsene, può essere attraente per alcune fasce di investitori. Qui lo “yield” si assesta comunque sul 9%, con un rand ai minimi storici sull’euro.   

█ La tedesca Linde resta ferma ai 1000 euro, ma sul rendimento non concede

Ha pochi argomenti forti questa emissione di Linde Finance, braccio operativo olandese della tedesca Linde Group, leader mondiale nel commercio di gas compressi e liquefatti. Si tratta di un emittente solido (rating A di Standard & Poor’s) e diversificato come aree di business, da sempre importante protagonista del fronte obbligazionario. L’aspetto interessante della nuova tasso fisso è il fatto di garantire un lotto minimo modesto. Eccone le caratteristiche: valuta euro, tasso fisso 1,875%, scadenza 22/5/2024, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 300 milioni di euro e Isin XS1069836077. Quotata al Lussemburgo, è stata offerta in sottoscrizione a 98,841, con “yield” del 2,004%. Valutazione: nel 2008 Linde emetteva al 6,75% a scadenza 2015, sempre con lotto 1000, nel pieno della crisi Lehman, titolo che poi è salito a quasi 120. Il nuovo quota già sulle Borse tedesche a 99, con buoni volumi, cioè sopra l’“issue price”. Potrebbe salire a 100, se la Bce realizzasse un “quantitative easing” all’europea.

█ La Bei torna sul real brasiliano con scadenza 2017

Mercati molto mossi sul fronte degli emergenti, grazie alla piccola corsa di alcune valute, con un ritorno di fiducia che dovrà trovare conferme nelle prossime settimane. Il real brasiliano un certo colpo di coda l’ha dato, passando in tre mesi da oltre 3,3 a 3,03 rispetto all’euro. E’ possibile che il trend prosegua, ma vari fattori incideranno nel determinarlo. Intanto la Bei ha incremento la sua posizione sulla valuta, aumentando l’ammontare dell’emissione 2017, così strutturata: valuta real brasiliano, tasso fisso 10,5%, scadenza 21/12/2017, lotto minimo 5.000 real, ammontare di 700 milioni di real e Isin XS1014703851. Il prezzo di “re-offer” è stato di 100,55, ma sul secondario il titolo viaggia oltre 101, con “yield” sul 10%. Emesso il 21 gennaio scorso, questo Bei si è dimostrato molto volatile, muovendosi fra 99,4 e 101,7. Valutazione: il rimbalzino del real è stato progressivo e ciò fa ben sperare in un ulteriore rafforzamento. Il Bei 2017 si dimostra uno dei migliori strumenti per cavalcarlo, perché molto reattivo.  

 █ Mini bond “made in Deutschland”: per Gewa la strada si appiana

Della piccola emissione di Gewa (valuta euro, cedola 6,5%, scadenza 24/3/2018, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 35 milioni di euro e Isin DE000A1YC7Y7) abbiamo scritto a marzo, in occasione dell’avvio della raccolta. Ora giunge la notizia che il progetto di realizzazione di un grattacielo a Fellbach, alla periferia di Stoccarda, cui i capitali sono destinati, ha avuto l’approvazione da parte dell’amministrazione locale e i lavori di costruzione stanno per partire. Si tratterà del terzo più alto fabbricato in Germania, con 34 piani, destinati a 65 alloggi privati a un albergo “business” della catena Nordic Hotel.

█ Mini bond “made in Deutschland”: default per MBB? La società smentisce

Il mancato pagamento della cedola del bond di MBB Clean Energy (valuta euro, scadenza 6/5/2019, lotto minimo 1.000 euro, ammontare di 300 milioni di euro e Isin DE000A1TM7P0), previsto per il 6 maggio, ha destato molti sospetti in chi lo detiene. La società parla però di “problemi tecnici” e assicura che l’importo previsto da erogare agli obbligazionisti è stato accreditato in un conto segregato, da cui verrà presto svincolato per essere trasferito agli investitori. Esclude inoltre un default. Il bond è stato comunque sospeso in Borsa.

NUOVE EMISSIONI A GRANDE LOTTO

█ Veneto Banca piace agli istituzionali, cui va in pancia, con cedola 4%

L’istituto di credito Veneto Banca, dodicesima realtà italiana per masse amministrate, ha collocato in meno di 3 ore un bond da 500 milioni di euro: la richiesta iniziale era di 300 milioni e gli ordini raccolti sono stati di oltre 1,25 miliardi, più di quattro volte superiori. L’obbligazione, di durata quinquennale, offre una cedola fissa annuale del 4% ed è stata sottoscritta da 220 sottoscrittori istituzionali, per oltre il 50%, esteri. Purtroppo il taglio da 100.000 ne ha limitato la diffusione solo fra questi ultimi. Eccone le caratteristiche: valuta euro, tasso fisso 4%, scadenza 20/5/2019, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 500 milioni di euro e Isin XS1069508494. Con un rating BB di Standard & Poor’s e una “duration” 4,6, non ha mosso molto sul secondario, salendo di poco rispetto al prezzo di collocamento di 99,556. Valutazione: un boccone per grandi.  

█ Fra tanti rendimenti micro in euro solo BFMC supera il 3%

La lista delle emissioni della settimana potrebbe allungarsi per paginate, con offerte in euro a rendimenti reali prossimi allo zero o addirittura negativi in prospettiva. Fin che dura! Uno “yield” un po’ più interessante lo offre la francese Banque Federative Du Credit Mutuel SA (BFCM), con questa novità: valuta euro, tasso fisso 3%, scadenza 21/5/2024, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 1 miliardo di euro e Isin XS1069549761. Considerando che il rating è A da S&P e Aa3 da Moody’s, ci allontaniamo in senso positivo rispetto alle “indecenti” offerte di corporate, banche e altri organismi allineate fra l’1,5 e il 2% su scadenze non lontane dal 2024. In realtà l’emissione supera il 3%, perché con prezzo di sottoscrizione a 99,143 il rendimento diretto sale al 3,1%. Ma la “duration” è elevatissima (8,8), quasi tre volte lo “yield”, che comunque sul secondario ha retto. Valutazione: 100.000 euro al 3% lordo, quindi al 2,2% netto di imposta al 26%: i dati sono inesorabili. 

█ Mini bond e “high yield” olandese (in realtà greca) all’8,5% con rating Caa1

Non cercate il nome di questa società: Glasstank BV ha sede a Rotterdam, ma è una filiale operativa del gruppo Yioula Glassworks, gruppo greco specializzato nella produzione di contenitori e stoviglie in vetro, con sette siti industriali, situati in Grecia, Bulgaria, Romania e Ucraina. Di soli contenitori produce qualcosa come 2 miliardi di unità l’anno. Il bilancio 2013 è risultato in perdita e si è chiuso ancor peggio rispetto al 2011 e al 2012. Un quadro generale complesso, tale da considerare con un certo distacco la sua nuova obbligazione “senior secured” altamente speculativa, dalle seguenti caratteristiche: valuta euro, tasso fisso 8,5%, scadenza 21/5/2019, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 180 milioni di euro e Isin XS1069662812. Il mercato non ha certamente accolto bene il bond, con un crollo della quotazione già nelle prime sedute verso i 95 euro e “yield” salito quasi al 10%: Valutazione: la reazione del secondario è chiara: meglio astenersi.

█ L’acciaiere svedese si colloca al 6,5% su 5 anni fra gli “high yield”

Un “senior secured” della categoria “high yield”, con una cedola del 6,5% su scadenza 2019. Lo propone una società svedese, Ovako AB, acciaiere specializzato in profili e tubi, con un fatturato 2013 di 850 milioni espresso in euro, una perdita di 20,6 e un debito di 200 milioni. L’emissione potrebbe servire per un’acquisizione nell’Unione Europea. Le caratteristiche del bond sono le seguenti: valuta euro, tasso fisso 6,5%, scadenza 1/6/2019, lotto minimo 100.000 euro, ammontare di 300 milioni di euro e Isin XS1028954367. Il rating B di S&P inserisce di diritto il titolo negli “high yield”, ma la caratteristica più interessante riguarda un’eventuale esercizio di “call”, così strutturata: a 103,25% il 1° giugno 2016, a 101,625% il 1° giugno 2017 e a 100 il 1° giugno 2018. Si può quindi pensare che la scadenza verrà anticipata al 2018. Valutazione: pur con il lotto 100.000 al mercato l’emissione è piaciuta, con la quotazione salita subito a 101,5.

 IN EVIDENZA SUL MOT

Ecco alcuni titoli messisi in risalto in settimana sul Mot per volumi movimentati o per avvio di negoziazioni:

► Il rimbalzo del dollaro Usa ha spinto la domanda nei confronti di alcuni bond espressi in tale valuta. Per esempio l’Italy 2033 5,375% (Isin US465410BG26), che però quota a 116, e il Banca Imi tasso misto marzo 2019 (Isin IT0005001422), prezzato poco sopra la pari.

► A partire dal 16 maggio è andato in negoziazione su DomesticMot il nuovo Btp 3,5% su scadenza 2030 (Isin IT0005024234), con pagamento cedole il 1° marzo e il 1° settembre di ogni anno.

► A partire dal 15 maggio sono in quotazione sull’EuroMot due nuovi titoli di Stato spagnoli; si tratta di Obligaciones 4.20% 31/01/2037 (Isin ES0000012932) e Obligaciones 5.15% 31/10/2044 (Isin ES00000124H4).

Lorenzo Raffo

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Bond: oggi parliamo di fisco e di come prepararsi all’aumento al 26% dell’aliquota. In più le novità della settimana, 8.9 out of 10 based on 11 ratings

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