DAL GIORNALE — 12 febbraio 2014

“Stiamo finendo come i piccoli imprenditori della Brianza. Uccisi da un nemico che ci odia. Che colpe abbiamo? Di avere dei risparmi di una vita di lavoro, già fortemente tassati al momento della creazione e ora ipertassati sui c/c e c/d”.
Quanto avete letto è lo stralcio di una lettera che ho ricevuto in questi giorni da un nostro lettore che si definisce “depresso” per il prelievo del bollo sui conti deposito bancari e preoccupato per un ventilato aumento delle imposizioni sulle rendite finanziarie.
Come lui in tanti ci hanno scritto nell’ultimo mese per chiederci informazioni e anche per domandarci perché nessuno parla di questo argomento se non nei forum dedicati agli investimenti.
Il tema è senza dubbio delicato e ricco di sfaccettature.
Negli scorsi giorni il segretario del PD, Matteo Renzi (ma non solo lui) si è espresso in favore di una riduzione dell’Irap sulle imprese per rilanciare la creazione di posti di lavoro da effettuarsi attraverso l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Parrebbe un principio sacrosanto. Perché a fronte di un lavoro tassato fino al 50% e di un sistema che colpisce le imprese fino al 60%, le aliquote su plusvalenze, cedole e dividendi variano solo tra il 12,5% e il 20 per cento.
Peccato però che a conti fatti le cose non stiano proprio così. La tassazione complessiva sul risparmio degli italiani è ben più alta. Lo dimostriamo nelle pagine che potete vedere in calce al messaggio con l’ausilio di dati ufficiali raccolti da Eurostat, l’ente statistico europeo.
Non si dimentichi poi che gli investimenti finanziari non li fanno solo i ricchi. Il risparmio è il risultato del lavoro. Perché si vogliono mettere in contrapposizione le due cose?
E non si pensa al fatto che le rendite finanziarie (magari le cedole dei titoli di uno Stato che si finanzia presso i suoi cittadini) stanno permettendo ad alcune fasce della popolazione di tirare avanti e anche di sostenere figli e nipoti?
Portare come ipotizzato l’imposta sulle rendite dal 20 al 30% equivarrebbe poi a uno scatto del 50 per cento. Si vogliono vedere altri capitali uscire dall’Italia? Si vuole distruggere un settore finanziario che ha già dovuto fare i conti con una Tobin Tax dannosa e pressoché inutile in termini di gettito?
E si potrebbe andare avanti. I motivi per dire no sono almeno 10 e li presentiamo nell’articolo che potete leggere in anteprima cliccando sull’immagine in alto, ma non vogliamo solo criticare. Nel prossimo numero di “F Risparmio&Investimenti” presenteremo le controproposte che nasceranno dal dibattito con i lettori e con gli utenti del forum di FinanzaOnline.com.

 

Cliccando qui potrete partecipare alla discussione creata sul Forum di FinanzaOnline per raccogliere critiche e controproposte all’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie.

Gli spunti che emergeranno costituiranno i 10 punti che il mensile “F Risparmio&Investimenti” presenterà nel numero di marzo. Perché trovare risorse per il lavoro senza colpire il risparmio degli italiani è possibile. Saranno gli stessi italiani a spiegarlo.

 


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Cari politici, giù le mani dai nostri risparmi! - DI' LA TUA, 7.8 out of 10 based on 4 ratings

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