SOLO SUL WEB — 06 dicembre 2013

La globalizzazione è una battaglia persa per l’Italia e l’alleggerimento del cuneo fiscale, così come proposto, è insufficiente, ma l’Italia avrà a disposizione 3-4 anni di tregua da parte dei mercati, che dovranno essere sfruttati nel modo migliore possibile.

Sono alcuni dei passaggi chiave emersi dal convegno “Crescita UE: l’Italia prova ad agganciare la locomotiva europea” organizzato da Assiom Forex, la maggiore associazione italiana di operatori dei mercati di capitali, al quale sono hanno preso parte il professor Dominick Salvatore, ordinario di Economia alla Fordham University di New York, nonché consulente della Banca Mondiale e del FMI, e Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos Partners. L’incontro, organizzato con il supporto di LIST, è stato moderato da Claudia Segre, segretario generale Assiom Forex.

Per il professor Salvatore il quadro macroeconomico mondiale mostra “negli Stati Uniti una crescita insufficiente e nell’Unione Europea una ripresa tardiva. In Italia c’è stata una perdita di Pil più pesante rispetto agli altri Paesi periferici: l’inizio del declino nel nostro Paese va ricercata nei primi anni ’90 e la conseguente perdita di competitività ha allontanato nel tempo le multinazionali dall’intento di investire nel Paese. La pressione fiscale è la più alta dell’Unione europea, con un picco del 68% di imposizione totale, e il livello di produttività resta basso, determinando un aumento del costo unitario salariale. Insomma la partecipazione alla supply chain mondiale è una battaglia persa per l’Italia così come la sfida della globalizzazione. Le cose da fare sono molte e l’alleggerimento del cuneo fiscale, così come proposto, è insufficiente anche rispetto a quanto stanno facendo gli altri Paesi UE sullo stesso tema”.

Alessandro Fugnoli, sempre sull’Italia afferma che “si è tentato di diluire alcuni problemi strutturali del nostro Paese all’interno della dimensione europea. A livello UE, l’unione politica resta un traguardo molto lontano, così come il welfare, sulla cui ipotetica unificazione resta l’opposizione della Germania. L’Europa orientale attrae infatti maggiore interesse per la Germania, in particolare la Polonia per la produzione industriale e la Slovacchia per l’assemblaggio.
In Olanda, Spagna, Irlanda e Grecia c’è stata una bolla immobiliare: questo fattore scatenante di crisi incide una tantum, lasciando inalterato il tessuto economico, e grazie alla svalutazione interna – secondo il modello tedesco – sono ripartiti.
In Italia e Francia, al contrario, non c’è stata una bolla immobiliare, di conseguenza non c’è la prospettiva di un’uscita e di una ripartenza. Alcuni dei problemi sono strutturali e c’è poca incisività nell’affrontarli. Siamo comunque in presenza di una ripresa ciclica globale e l’Italia avrà a disposizione 3-4 anni di tregua da parte dei mercati, che dovranno essere sfruttati nel modo migliore possibile”.

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Per l'Italia tre anni di tregua dai mercati, ma la sfida della globalizzazione è persa, 7.5 out of 10 based on 2 ratings

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