SOLO SUL WEB — 04 dicembre 2013

Il Punto Mensile, outlook di asset allocation per i prossimi trenta giorni, a cura di Michele De Michelis, responsabile degli investimenti di Frame Asset Management, società indipendente specializzata in advisory e gestioni patrimoniali.

Foto: photo.ua / Shutterstock.com

Avete presente quei poveri sfortunati che si ritrovano in situazioni estreme, in mancanza d’acqua e stanno morendo di sete e per tale motivo cominciano a bere qualunque tipo di acqua trovino sul loro cammino? Ecco, secondo me gli investitori in questo momento sono come questi poveri cristi, comprano azioni perchè non possono fare altrimenti! Tra di loro ci saranno quelli bravi e preparati (nonchè i più fortunati) che sapranno scegliere dove e come bere e che sapranno come filtrare l’acqua rendendola potabile e invece quelli che inevitabilmente … prenderanno la gastroenterite e ci lasceranno le penne.

Per tale motivo, diventa fondamentale quest’anno stringere un patto con i clienti, perchè anche se non ci sono alternative, ci potranno essere brutti momenti e bisognerà non dimenticare che stiamo bevendo per sopravvivere, non per piacere.

Se vado ad analizzare infatti cosa è accaduto nel passato, noto che dopo i due terribili bear market dei primi anni ’70 (da dicembre ‘68 a maggio ‘70 l’indice S&P perse il 36%, mentre durante la crisi petrolifera tra gennaio ’73 e settembre ’74 arrivò fino ad un meno 48%) è iniziato un fantastico bull market che si è esaurito nel 2000. Durante questa incredibile cavalcata non sono mancati momenti di crash anche forti, come il Black Monday dell’87, ma anche l’invasione del Kuwait nell’estate ‘90, la crisi russa e il LTCM dell’estate ’98. Perchè dico questo? Perchè sono estramemente convinto che assisteremo a momenti di ribasso inaspettato (e sarà come provare disgusto nel bere acqua non propriamente cristallina) ma è proprio in questi momenti che dovremmo ricordarci le ragioni che sostengono la nostra scelta di investimento.

Ora, partendo dal fatto che abbiamo sete e dobbiamo bere, vediamo allora di cercare l’acqua meno inquinata. Tra le varie fonti che sono andato a visitare recentemente, le indicazioni più interessanti mi vengono dal fatto che in Europa le imprese hanno raccolto in totale 1.000 miliardi di dollari di cash (sotto forma di utili, raccolte obbligazionarie, concessioni di linee di credito).

Un’ingente liquidità a disposizione che potrebbe rappresentare un enorme potenziale per crescita e operazioni di m&a; il mercato azionario europeo e’ salito solo a causa del re-rating, dovuto al venir meno delle paure sull’euro e da un sistema di tassi molto bassi, ma non possiamo certo definirlo sopravvalutato; anche la Bce, seppure non proattiva come la FED, sembra decisa ad incidere con un nuovo stimolo monetario all’economia; negli Stati Uniti la percentuale tra la capitalizzazione dell’indice S&P500 e gli asset totali della Fed risulta molto inferiore rispetto alla media del passato; una ricerca Gallup dimostra che la percentuale degli investimenti americani in azioni è la piu bassa da anni, intorno al 52% contro una media del 60% circa dei primi anni 2000 e il 65% del 2007; allo stato attuale i fondi pensione americani detengono mediamente un 60% in obbligazioni (che non rendono poi come negli anni precedenti) e 40% in azioni, mentre fino a pochi anni fa avveniva l’esatto contrario; in Giappone gli Abenomics stanno funzionando, l’inflazione comincia a riemergere e lo yen prosegue la sua discesa nei confronti del dollaro.

Per tale motivo a questo punto non avrebbe alcun senso per il governo e la banca giapponese interrompere lo stimolo monetario. Per tutti questi motivi posso considerarmi cautamente positivo. Non dimentichiamoci però dei rischi di morire di gastronterite, e di non riuscire ad aspettare i soccorsi. I rischi sono ovviamente quelli soliti esogeni geopolitici, come ad esempio l’invasione del Kuwait del ‘90, oppure quelli di repentini cambi di umore degli operatori come nell’ottobre ‘87, ma anche legati al solito eccesso di leva o uso dei derivati come il LTCM. E sappiamo bene quanto sia facile in questo momento, con gli equilibri così precari, incappare in qualche brutto scossone.

I nostri clienti sono così avvertiti e sapranno che quei momenti saranno invece ottimali per aumentare la percentuale azionaria, così come fasi di eccessivo ottimismo saranno utilizzati per ridurre l’esposizione, considerando un 50% come un’ esposizione neutrale all’equity mondiale. Infine, sempre tornando ai confronti con il passato, non dimentichiamoci che il bull market azionario partì dopo lo shock petrolifero e in un periodo di stagflazione, ovvero bassa crescita con inflazione e tensioni politiche a livello mondiale. Anche oggi viviamo in un mondo di bassa crescita senza inflazione anzi, casomai con i rischi di deflazione. Eppure, nonostante questo, non possiamo che augurarci che riparta l’inflazione, per non vedere nel prossimo futuro possibili haircut sui titoli governativi, non solo dei Paesi periferici.

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2014: tutti i motivi per restare investiti sull'azionario (nonostante i ribassi che verranno), 1.0 out of 10 based on 1 rating

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