BOND — 25 novembre 2013

di Lorenzo Raffo

Di emissioni se ne sono viste davvero tante questa settimana, con alcune novità che confermano come le obbligazioni (al contrario di quanto credono i neofiti) abbiano cento vite, un po’ come i gatti. Sanno infatti adeguarsi molto bene alle esigenze mutevoli dei mercati, con proposte talvolta inattese. Il che dipende anche da una domanda sempre tonica, con gli istituzionali, soprattutto fondi pensioni, alla ricerca di alti rendimenti e un’offerta a valanga, che il mercato assorbe senza difficoltà. Se si pensa che il solo settore “high yield” ha finora proposto, nel 2013, emissioni per 414 miliardi di dollari, si comprende come le valutazioni di rischio stiano cambiando. Di segnali di possibili default non c’è nessuna traccia nell’aria e ciò durerà ancora per uno o due anni, ma quando qualche emittente comincerà a scricchiolare allora saranno guai, con una fuga precipitosa, che riguarderà enormi masse di investitori istituzionali e privati. Per ora sono timori lontani. Intanto godiamoci ancora una volta questo clima propizio, che sembra voler proseguire.

█ Nuove emissioni: tagli piccoli e in euro

1)    Intesa Sanpaolo torna sul tasso variabile, con un modesto“spread”

Le banche italiane si dimostrano sempre più interessate ai tassi variabili, scelta che potrebbe anche rivelarsi per loro costosa sul medio-lungo termine. La novità in tal senso di Intesa Sanpaolo riguarda un collocamento a 5 anni (30/12/2018) di un bond indicizzato all’Euribor a 3 mesi + 1,8% (Isin  IT0004974348). La data di godimento sarà il 30/12/2013 e la periodicità di pagamento delle cedole trimestrale (30 marzo – 30 giugno – 30 settembre e 30 dicembre). L’emittente esprime la seguente stima di rendimento: “ipotizzando che il tasso Euribor a 3 mesi, rilevato in data 4 novembre 2013 e pari a 0,227%, rimanga costante per tutta la durata del prestito, il rendimento effettivo annuo lordo a scadenza del titolo, calcolato in regime di capitalizzazione composta, sarebbe pari a 2,05% (1,64% al netto dell’imposta sostitutiva)”. Di certo così non sarà. Il taglio minimo è di 10.000 euro e la commissione di collocamento è pari al 2,459%. Chi fosse quindi interessato a questo bond deve attendere la quotazione – prevista su EuroTlx – per entrare al netto di tali oneri, anche perché presumibilmente il prezzo scenderà sotto 100. L’ammontare dell’operazione è di 500 milioni di euro.

2)    Unicredit si limita al 2,3% su 3 anni; non si adatta nemmeno per “parcheggi”

Il maggiore gruppo bancario italiano ha in collocamento, per un ammontare di 1,2 miliardi di euro, un tasso fisso con scadenza 29/11/2016, a cedola del 2,3% (Isin IT0004967383), con lotto minimo di 1000 euro, frequenza pagamento cedola annuale e rendimento – al netto della ritenuta fiscale – dell’1,838%, con commissioni di lancio dell’1,253%. E’ più alto di quello di un equivalente Btp, pur considerando la favorevole tassazione per quest’ultimo, ma se il 2,3% fosse acquistato a prezzi inferiori (per esempio sui 98) il rendimento salirebbe al 2,4%, con una “duration” di 2,9. Pure in questo caso il rapporto fra i due valori non è favorevole, con una differenza del 20%, abbastanza elevata su una scadenza a tre anni, e un rendimento allineato all’offerta della migliore remunerazione su conti bancari vincolati. La proposta di Unicredit non vale quindi nemmeno per temporanei parcheggi di liquidità.

3)    Mediobanca risceglie la strada del tasso misto con “cap” e “floor”

Specialista di questa tipologia di prodotti, la banca milanese è rientrata in scena con un bond composito. Offre infatti un tasso fisso per i primi due anni al 2,15% (con cedole trimestrali) e passa poi a un variabile pari al tasso Euribor a 3 mesi espresso su base annuale con tasso minimo (floor) pari al 2% e tasso massimo (cap) pari al 5% (Isin IT0004968118). La scadenza è il 29/11/2019, il lotto minimo di 1000 euro e le commissioni di collocamento assommano al 3%. La banca formula una condizione minima di rendimento: “ipotizzando per il calcolo della prima cedola variabile che il tasso Euribor 3 mesi sia pari allo 0,224% (fixing del 18/10/2013) e si mantenga costante per tutto il periodo di interessi a tasso variabile, il titolo avrebbe un rendimento effettivo annuo lordo a scadenza pari al 2,067%”. Nello scenario attuale la scelta di questa obbligazione appare assolutamente sfavorevole, situazione che resterebbe tale in presenza sia di un movimento marginale dei tassi sia di un rialzo consistente, poiché comunque scatterebbe il “cap” del 5%, per quanto abbastanza alto.

█ Nuove emissioni: tagli piccoli, in valute diverse dall’euro

1)    Il 2,375% in franchi svizzeri si adatta solo a chi ha liquidità in tale valuta

Una società che gestisce centrali elettriche in Svizzera, per di più con una quota di proprietà del Cantone locale, quello di Glarus, è un po’ come la chiave del Paradiso: ci sia consentito questo “blasfemo” confronto per un’emissione in franchi proposta dalla società Kraftwerke Linth-Limmern AG, che produce appunto energia idroelettrica. Per quanto riguarda il rating si ha solo quello del maggior azionista, il gruppo Axpo, che riscuote un AA- da parte delle banche elvetiche.  KLL è un discreto emittente e il suo nuovo bond da 130 milioni di franchi, con lotto minimo di 5000 CHF, offre una cedola del 2,375% su scadenza 10/12/2026 (Isin CH0228531437). Certamente il rischio esposizione al rialzo tassi da parte della BNS è elevato (“duration” 11,3), il rendimento modesto e in più c’è l’incertezza valutaria, ma chi – disponendone – scegliesse di acquistare questa obbligazione o su un conto in Svizzera o su un c/c valutario in Italia potrebbe utilizzarla per un tranquillo parcheggio di liquidità, retribuito in maniera dignitosa. Meglio che lasciare il relativo capitale in banca, poiché sul franco la rimunerazione è zero.  Valutazione: si adatta solo per chi opera con le condizioni appena esposte. E’ quasi come avere un titolo di Stato elvetico, con un piccolo “spread”.

2)     Come “duration” molto meglio il 2018 (sempre in CHF) di ENAP

Su un livello di rischio decisamente maggiore rispetto a KLL, la cilena ENAP (Empresa Nacional del Pétroleo), attiva anche in altri mercati, ha un rating Baa3 di Moody’s, equivalente a un BBB- di Standard & Poor’s. La sua emissione da 215 milioni di CHF presenta le seguenti caratteristiche: cedola 2,875%, scadenza 5/12/2018, taglio minimo di 5000 CHF e “duration” 4,7 (Isin CH0228199243). Se la KLL dispone di un margine negativo rispetto a una tripla A (-0,38%), il che ne conferma la solidità, la ENAP si colloca su un margine del +1,69%, piuttosto modesto considerando due fattori: il gruppo è comunque di non grandi dimensioni e si tratta di un emittente di un Paese emergente. Valutazione: meglio come “ratio”, ma più rischiosa.

3)    Ancora in CHF si impone il 2018 della russa VTB Capital

Con caratteristiche diverse si colloca, sempre in franchi, l’offerta dell’investment bank russa VTB Capital, appartenente al gruppo VTB Bank, con sedi in varie parti del mondo. Il rating è BBB da parte di Standard & Poor’s, favorevole considerando che si tratta di un gruppo emergente. Inevitabilmente se ne avvantaggia il nuovo bond: cedola 2,9%, scadenza 25/5/2018, taglio minimo di 5000 CHF e “duration” 4,3 (Isin CH0226747746), con una prima cedola corta, pagata già il 25/5/2014. Valutazione: in termini di “ratio” è la migliore delle tre analizzate, ma è pur sempre un gruppo finanziario e per di più russo!

4)    KfW torna una volta di più sul real, con “yield” al 9,4%

Sembra un minestrone riscaldato quello delle emissioni o Bei o KfW (entrambe AAA di rating) in real brasiliano. Non c’è mese che non veda un’apertura o una riapertura. Ora tocca al secondo dei due emittenti, che aggiunge 50 milioni di real al bond in scadenza 15/3/2016, con cedola 6% (Isin XS0875150871), quotato alla Borsa del Lussemburgo. Il prezzo di “re-offer” è di 93,25 e lo “yield” raggiunge il 9,4%. Il lotto minimo risulta di 5000 real. Valutazione: qui il solo problema è l’economia brasiliana, che continua a “battere” i denti, con effetti negativi sulla valuta. Il real è ancora debole, pur con qualche timido segnale di risveglio.  

5)    Bnp Paribas sceglie invece il dollaro neozelandese. Che resta forte

Vuole quasi svolgere il ruolo di franco svizzero australe. Il dollaro neozelandese, di cui da mesi si attende un indebolimento rispetto all’euro, resta invece ancorato a un rapporto di cambio forte, collocandosi a 0,603 rispetto alla nostra valuta. Non si è quindi molto lontani dal massimo del 3 agosto 2012 a 0,665, contro un minimo del 2009 a 0,392. In un quadro di stabilità della valuta, Bnp Paribas ha prezzato 125 milioni di NZ$ a 99,434, con cedola del 5,875% su scadenza 4/12/2019. Lo “yield” è quindi del 6% (Isin XS0997467344). Il titolo, che ha un lotto minimo di 2000 NZ$, è quotato al Lussemburgo, e ha ricevuto il rating A2 da parte di Moody’s. Valutazione: il rendimento è ottimo e la valuta per ora stabile. I margini per una rivalutazione sono però limitati.

6)    Un’altra francese, Total, punta sul dollaro canadese

Un diversificato emittente in molte valute, di cui tutte le più nobili. Il gruppo petrolifero Total rientra in scena questa volta con il dollaro canadese, offrendo sulla scadenza 27/11/2018 un 2,375% dall’ammontare di 1 milione di CAD (Isin XS0997430854), a lotto minimo di 2000 CAD. Il problema è però che il prezzo di sottoscrizione si è collocato ampiamente sopra 100 (a 101,188), scelta dovuta certamente a un rating elevato (Aa1 da parte di Moody’s, equivalente ad AA+ di Standard & Poor’s). Il mercato sembra meno ottimista e fa rientrare, nelle prime contrattazioni, la quotazione sotto il livello 100, piazzandola a 99,5 CAD. In realtà si è vista poca liquidità e quindi questo valore potrebbe subire pressioni al ribasso nelle prossime settimane. Valutazione: il rendimento in questo caso è modesto e il cambio continua a indebolirsi sull’euro. Ai livelli attuali meglio un titolo di Stato canadese.

█ Nuove emissioni: tassi variabili a go-go

Le più consistenti novità della settimana riguardano però il settore dei tassi variabili, dove si notano – in valute differenti – “spread” talvolta elevati. Valutazione globale: se l’investitore vuole collocarsi sui “t.v.” può trovare anche rendimenti abbastanza interessanti, con basse esposizioni di capitale.

1)    Avis Rental in Us dollar dà 275 punti base

La prima novità riguarda la società statunitense di noleggio auto Avis Rental, discreto emittente in termini quantitativi, che il mercato ha premiato con quotazioni in alcuni casi elevate. Il suo nuovo tasso variabile è indicizzato al Libor 3 mesi + 275 punti base, con scadenza 1/12/2017 (Isin USU05375AK39), a taglio minimo di 1000 USD. I rating sono indiscutibilmente bassi (B2/B+), ma non si direbbe che ciò incida sul mercato dei bond di questa società, molto tonico.

2)    Una coreana predilige il franco svizzero, con un discreto “spread”

Korea Land & Housing Corporation è una società di Stato impegnata in uno sviluppo ecocompatibile del territorio per la costruzione di immobili residenziali. E’ un piccolo emittente che opera soprattutto con due valute, quella nazionale (il won) e il franco svizzero. L’ultima novità si riferisce a quest’ultimo ed è un tasso variabile, indicizzato al 3 mesi Libor CHF + 65 b.p., “spread” buono per la realtà elvetica. Con un ammontare di 300 milioni di franchi, si può comprare con un taglio minimo di 5000 CHF (Isin CH0229099871). Sul secondario è partita bene, salendo a 100,32.

3)    ING preferisce ancora una volta il dollaro australiano

La banca olandese è una “frequentatrice” dell’AUD, in cui ha emesso numerose obbligazioni negli ultimi anni. La novità più recente riguarda un “t.v.”, indicizzato al Bank Bill AUD a tre mesi + 135 punti base. Niente male se si considera che già la prima cedola sarà del 3,9% su scadenza 27/11/2018 (Isin AU3FN0021341), con lotto minimo però di 125.000 AUD (equivalenti a circa 84.000 euro). Non ci sono ancora indicazioni di prezzo sul secondario, ma un fatto positivo è l’ammontare: risulta di 350 milioni di AUD.

4)    C’è molto altro in dollari, ma nulla in euro

Sui corporate Usa si è visto ancora tanto sui tassi variabili, sebbene con “spread” più contenuti, mentre in euro non si è registrata alcuna novità. Ecco in breve le segnalazioni di altri “t.v.”:

–       Banch Banking & Trust in dollari Usa 3 mesi Libor + 43 b.p. su scadenza 1/12/2016

–       Capital One in dollari Usa 3 mesi Libor + 55 b.p. su scadenza 21/11/2016

–       Fitth Third Bank in dollari Usa 3 mesi Libor + 51 b.p. su scadenza 18/11/2016

–       Westpac in dollari Usa 3 mesi Libor + 43 b.p. su scadenza 25/11/2016.

Mini bond: le novità arrivano tutte dall’estero

1)    In Belgio il 5,1% su scadenza 2018 ha un ammontare di 75 milioni

Il promotore immobiliare di strutture industriali e commerciali VGP è certamente sconosciuto in Italia. Si tratta di una società attiva soprattutto nei Paesi dell’est Europa e in Germania, con buoni risultati gestionali (11,6 milioni di euro di utili nel 2012, contro i 12,9 milioni del 2011). Già emittente di un’obbligazione con cedola 5,15% su scadenza 12/7/2017, ora rientra in scena con una nuova al 5,1% su scadenza 6/12/2018 (Isin BE0002208743), a lotto minimo di 1000 euro, dall’ammontare di 75 milioni di euro. Per giudicare l’emittente ecco alcuni dettagli sul precedente bond: proposto il 12/7/2013, gira sui 104,9, con scambi modesti. Ne risente la quotazione, assai variabile in funzione di una liquidità non sempre eccellente. Ha avuto finora un supporto forte a 102, ma questa indicazione vale poco in presenza di un’obbligazione così statica. Valutazione: è un prodotto da cassettista, a giudicare dai trend della precedente emissione.

2)    In Germania un bel gruppo, una brutta cedola

E’ attivo nel settore delle alte tecnologie industriali applicate a vari settori (engineering automobilistico, servizi minerari e comparto medicale) il gruppo tedesco Aton Gmbh, di proprietà familiare ma di notevoli dimensioni in termini di fatturato (2,23 miliardi di euro nel 2012 ed Ebit di 174 milioni di euro). Più che mini la sua è una media emissione da 200 milioni di euro, con taglio minimo di 1000 euro, a cedola 3,875%. Considerando che né l’emissione né l’emittente dispongono di rating, il rendimento è modesto e anche il secondario l’ha “bocciato” con una quotazione scesa sotto 100 già alle prime battute (Isin DE000A1YCQ45). Una “duration” di 4,6 su uno “yield” del 3,9% non è favorevole, ma la società ha certamente goduto della sua ottima immagine e del recente ulteriore taglio dei tassi primari. In condizioni normali avrebbe dovuto proporsi con cedola almeno del 4,5% se non oltre. Valutazione: forse piace ai tedeschi!

3)    Torniamo ancora una volta sui “mini bond” germanici, in realtà “midi”

Continua l’approfondimento sui “mini bond” tedeschi, che – complice questa rubrica – cominciano a essere apprezzati in Italia. E’ opportuno segnalare che, in alcuni casi, tali obbligazioni – con capitalizzazioni modeste – sono caratterizzate da estrema volatilità dei prezzi. E’ questo il motivo per cui possono piacere a una fascia più aggressiva di investitori e soprattutto di trader, con performance quotidiane positive o negative perfino di oltre il 10%. Meglio addirittura delle azioni più reattive, quali per esempio alcune della tecnologia statunitense o le leader del solare cinese. Trovare nel settore obbligazionario prodotti così volatili dà certamente pepe ai portafogli, con un incremento di rischiosità che va tenuto sempre sotto controllo. Piccoli acquisti e niente più!

A richiesta di alcuni lettori presentiamo oggi le emissioni più significative di questo fronte, riferito ai bond quotati alla Borsa di Francoforte, con capitalizzazioni rilevanti, adatte a chi cerchi rapporti rischio/rendimento meno esasperati. Più che di “mini bond” si tratta di “midi bond”.

1)    Air Berlin (trasporto aereo) capitalizzazione 150 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
DE000AB100C2 1/11/2014 11,5%  n.d. 106 4,7% medio

 

2)    Air Berlin (trasporto aereo) capitalizzazione 200 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
DE000AB100A6 10/11/2015 8,5%  n.d. 107,3 4,5% medio

 

3)    Air Berlin (trasporto aereo) capitalizzazione 150 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
DE000AB100B4 19/4/2018 8,25%  n.d. 105,7 6,7% alto

 

4)    DIC Asset (settore immobiliare) capitalizzazione 100 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
DE000A1KQ1N3 16/5/2016 5,875%  n.d. 104,9 4,0% medio

 

5)    DIC Asset (settore immobiliare) capitalizzazione 100 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
DE000A1TNJ22 9/7/2018 5,75%  n.d. 104 4,7% alto

 

6)    MTU Aero (settore aeronautica) capitalizzazione 250 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
XS0787483626 21/6/2017 3%  Baa3 104,9 1,5% basso

 

7)    PNE Wind (settore energetico) capitalizzazione 100 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
DE000A1R0741 1/6/2018 8%  BBB- 98,9 8,5% alto

 

8)    Rickmers (trasporto marittimo) capitalizzazione 200 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
DE000A1TNA39 11/6/2018 8,875%  BB 99,8 9% medio

 

9)    Saf Holland (componenti meccanici) capitalizzazione 75 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
DE000A1HA979 26/4/2018 7%  BBB- 109 4.7% medio

 

10) Tag Immobilien (settore immobiliare) capitalizzazione 200 milioni euro – lotto minimo 1000 euro

Isin Scadenza Cedola Rating Prezzo Yield Rischio
XS0954227210 7/8/2018 5,125%   n.d. 104 4.2% alto

 

Nuove emissioni ad alto rischio e alto livello di entrata

1)    Il subordinato della banca portoghese rende tanto e piace

Un subordinato Tier 2 a dieci anni (28/11/2023) senza “call” da parte della banca portoghese Banco Espirito Santo (rating B di Standard & Poor’s), per un importo di 750 milioni di euro: da quattro anni non si vedeva nulla di simile in terra lusitana e l’esordio ha avuto gli oneri della cronaca perché concomitante con una situazione di nuovo complessa per le finanze pubbliche di Lisbona. Con una cedola del 7,125%, taglio minimo di 100.000 euro (Isin PTBEQJOM0012) e una quotazione al Lussemburgo, è piaciuto agli investitori istituzionali, ma potrebbe anche entrare nei portafogli più ricchi se la sua quotazione sul secondario restasse sotto 100. Il verdetto è atteso per fine settimana, visto che la data di fine collocamento è il 28 novembre. Valutazione: meglio aspettare una chiara indicazione dal mercato secondario.

2)    Invece la spagnola Telefonica dà il 6,75% in sterline su un perpetual

Continua la serie di emissioni di Telefonica SA, che rientra ora sulla sterlina, con un bond a buon “appeal” in termini di rendimento cedolare: si colloca infatti al 6,75% per un ammontare di 600 milioni di sterline, su un perpetual junior subordinato con “call” 26/11/2020, a lotto minimo di 100.000 £. Il rating di Moody’s è Ba1 (Isin XS0997326441). Esporsi, in una fase delicata del debito della società spagnola, su un importo così rilevante è sconsigliabile. Anche perché nella valuta inglese ci sono rendimenti abbastanza interessanti da parte di “corporate” piazzate meglio. Valutazione: sul secondario è salito a circa 101, a dimostrazione di una certa incertezza nei confronti di questo titolo. Il suo “yield” è di gran lunga il più elevato sull’intero fronte delle emissioni Telefonica in sterline. Quasi del doppio rispetto a senior su scadenze vicine. Quindi molta prudenza…   

Sul fronte dei titoli di Stato

Spagna – Ha collocato titoli a media scadenza per 3,5 miliardi di euro. Il nuovo bond aprile 2017 è stato allocato al rendimento medio del 2,101%.

Francia – L’Agenzia del Tesoro ha piazzato 6,450 miliardi in titoli a medio termine. Nel dettaglio sono stati assegnati 3,425 miliardi di euro in Oat con scadenza aprile 2016. Il rendimento medio si è attestato allo 0,31%. Sono stati inoltre collocati 3,025 miliardi di euro in Btan con scadenza novembre 2018 al rendimento 1,02%.

Portogallo – Ha offerto un miliardo complessivo di titoli a breve. In dettaglio ha collocato 300 milioni a 3 mesi, con rendimento in calo all’1,076% dall’1,159% della precedente asta di ottobre. Sono stati invece assegnati 700 milioni di bond a 12 mesi: anche qui rendimento in calo, all’1,493% dal 1,619% dell’ultima asta di agosto.

Le opinioni degli altri

Gli analisti della svizzera Union Bancaire Privée (UBP) hanno scritto in una loro analisi che “i tassi a lungo termine dovrebbero salire, soprattutto negli Stati Uniti, mentre le attese sull’inflazione rimangono stabili. Il concretizzarsi di questo scenario sarà positivo, perché costituirà il primo segnale di un ritorno alla fiducia, di una migliore visibilità, di un’accelerazione della crescita e, dunque, di un progresso degli utili. Il segmento delle obbligazioni governative rimane poco allettante ai nostri occhi; solo le obbligazioni societarie “high yield” offrono ancora un potenziale di rendimento positivo per il 2014, grazie a un considerevole effetto cedola. Occorre tuttavia preferire le duration corte”.

In uno studio di Swiss & Global Asset Management si afferma che “le condizioni economiche dei titoli di credito permangono favorevoli, sebbene i migliori guru nel campo della congiuntura abbiano leggermente ribassato le loro aspettative di crescita per l’economia mondiale, a causa del rallentamento nei Paesi emergenti. Le moderate attese di inflazione nell’area occidentale dovrebbero essere accompagnate per un po’ dalla forte politica monetaria espansionistica delle principali banche centrali e si prevede che i tassi rimangano per il momento bassi. In questo scenario, ci si deve continuare ad attendere una domanda elevata da parte degli investitori in riferimento ad alternative che offrano interessi maggiori, come le obbligazioni societarie con rating più bassi o emittenti di altre zone del mondo. I premi di rischio (spread) dei vari segmenti creditizi si aggirano intorno ai 140 punti base (pb) per le obbligazioni societarie globali investment grade, 320 pb per le obbligazioni dei Paesi emergenti e 470 pb per le “high yield”. Nel confronto storico, i premi di rischio sono vicini ai valori medi di lungo periodo e nettamente lontani dai valori più bassi. La valutazione risulta equa e lascia sperare in una riduzione degli spread, in considerazione dei buoni fondamentali delle aziende e dei Paesi emergenti. I nostri calcoli dei vari scenari prevedono le migliori possibilità di rendimento per le obbligazioni a tasso elevato e per quelle dei Paesi emergenti. Nell’ambito del fondo Credit Opportunities Bond Fund entrambi questi segmenti sono sovraponderati, ognuno con dieci punti percentuali. Al contrario, le obbligazioni societarie investment grade e le liquidità sono sottoponderate nella stessa misura, in quanto i ricavi complessivi attesi sono inferiori. L’enorme domanda di titoli di credito ha anche il suo rovescio della medaglia. La qualità delle obbligazioni di nuova emissione sta scendendo. Sono indicazioni in tal senso le seguenti tendenze, registrate negli ultimi 12/18 mesi: nei volumi delle nuove emissioni è cresciuta la quota degli emittenti con rating di credito più basso (CCC); acquista inoltre di significato la quota di strutture dei titoli nelle quali il pagamento delle cedole non avviene in contanti; i mezzi investiti sono impiegati sempre più per acquisizioni o pagamenti di dividendi finanziati da terzi. In tale contesto d’investimento, diventa ancora più importante diversificare il proprio portafoglio creditizio su società, qualità di credito e Paesi diversi. Inoltre, anche la selezione dei titoli diventa determinante”.

Lorenzo Raffo

 

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Bond: tanti debutti, dai bancari ai “t.v.” e dai “mini” a quelli in valuta, molti con piccoli tagli, 10.0 out of 10 based on 5 ratings

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Lorenzo Raffo

(3) Readers Comments

  1. Buona giornata Sig. Raffo,
    sorvolo sui meritati complimenti e giungo subito a un consiglio: Ho notato che Lei indica qui il subordinato Banco du Santo Spirito come Tier II (senza distinguere tra Lower e Upper). Siccome ritengo sia per nuova normativa della BCE che accomuna i Lower agli Upper, unendoli solo in Tier II, sarebbe utilissimo un articolo (non ho trovato nulla in rete) che spieghi, con la semplicità e la chiarezza che La contraddistingue, un articolo che spieghi in cosa coniste questa nuova normativa (i nuovi Tier II possono subire cancellamento o postergazione della cedola? E taglio dell’importo investito a scadenza? E vale solo per le emissioni dopo l’1 gennaio 2014 o per tutte quelle nel mercato secondario?) Grazie, cordiali saluti e complimenti per la Sua rubrica che leggo sempre senza perdermi un articolo.

  2. Scusate ma mi ero dimenticato di spuntare la casella “Notificami via email sui nuovi commenti a questo articolo”

  3. Rispetto alla kfw in real cosa ne pensa di questa emissione 10% a tre anni di bnp paribas quotata sul MOT, IT0006731068? Grazie

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