SOLO SUL WEB — 19 novembre 2013

Per gli adempimenti fiscali in Italia le società impiegano 269 ore all’anno contro le 179 ore impiegate in media da un’impresa europea. E’ questo il dato con il quale il Paying Taxes 2014 di Banca Mondiale, IFC e PwC certifica quanto gli imprenditori italiani già da tempo conoscono: l’Italia è il fanalino di coda in Europa per gli obblighi a carico dei contribuenti.

 

Il Rapporto Paying Taxes 2014, diffuso oggi a Mosca dalla Banca Mondiale, IFC e PwC, esamina i costi per imposte e tasse in capo a un’impresa e il connesso carico amministrativo per versamenti d’imposta e adempimenti vari.

Entrambi i fattori sono importanti per le aziende e vengono misurati di anno in anno sulla base di tre indicatori: il Total Tax Rate (carico fiscale complessivo), il tempo necessario per gli adempimenti relativi alle principali tipologie d’imposta e di contributi (imposte sui redditi, imposte sul lavoro e contributi obbligatori, imposte sui consumi) e il numero di versamenti effettuati.

L’Italia si posiziona al 138° posto nella classifica generale che combina i tre indicatori, stilata su base mondiale prendendo in esame 189 economie, e perde alcune posizioni rispetto al 131° posto dello scorso anno.

Per gli adempimenti fiscali in Italia le società impiegano 269 ore all’anno contro le 179 ore impiegate in media da un’impresa europea e le 268 ore l’anno della media mondiale.

In Italia le imprese effettuano 15 pagamenti contro i 13,1 europei e i 26,7 richiesti mediamente a livello globale.

Il carico fiscale complessivo nel nostro Paese si conferma il più alto d’Europa, pari al 65,8% dei profitti commerciali, in miglioramento rispetto al 2012 (68,3%) contro una media EU&EFTA scesa a 41,1% dal 42,6% del 2012 e una media mondiale del 43,1%, in miglioramento rispetto al 44,7% dello scorso anno.

A breve distanza dall’Italia si posiziona la Francia con un indice di Total Tax rate di 64,7%, seguita dalla Spagna (58,6%). Tra i primi 10 Paesi al di sopra della media europea per TTR troviamo anche il Belgio (57,5%), l’Austria (52,4%), la Svezia (52%), l’Ungheria (49,7%), la Germania (49,4%), l’Estonia (49.4%) e la Repubblica Ceca (48,1%).

Il minor carico fiscale in assoluto in Europa è invece quello della Croazia (19,8%) meno di un terzo rispetto a quello italiano, seguito dal Lussemburgo (20,7%) e da Cipro (22,5%).

Fabrizio Acerbis, partner di PwC Tax & Legal Services (TLS) spiega: “La fiscalità è solo uno dei fattori che, unitamente ad elementi chiave quali la stabilità delle norme, l’incertezza interpretativa, i tempi dei contenziosi, influisce direttamente sulla competitività dei singoli paesi.

Un sistema fatto di norme più stabili e più chiare anche in Italia avrebbe effetti immediati sulla nostra capacità competitiva, in attesa di poter utilizzare la leva dell’alleggerimento della pressione fiscale che, ci rendiamo conto, è leva assai complessa da attivare in assenza di ripresa economica”.

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Redazione Finanza.com

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