BOND — 21 ottobre 2013

Novità, occasioni e trend

di Lorenzo Raffo

E’ deflagrata sabato mattino, quando si è saputo che il quotidiano la Repubblica pubblicava una lettera, in realtà destinata a restare segreta, di Mario Draghi alla Commissione Ue. La “bomba” mediatica ha avuto un effetto psicologico negativo per i detentori di obbligazioni bancarie subordinate, perché nella missiva si sosterrebbe la possibilità di un rafforzamento del capitale degli istituti di credito semplicemente rinnegando parte dei loro debiti. L’idea – affermerebbe Draghi – nasce dalla Germania. Sarebbe una cancellazione del valore di certi bond, che così andrebbero in insolvenza. La Commissione europea ha fatto propria quest’idea in un documento di tre mesi fa, che stabilisce una regola: prima che una banca in difficoltà possa rafforzare il capitale tramite un aiuto di Stato pagato dai contribuenti, deve esserci il “coinvolgimento” («bail-in») dei creditori privati; i più esposti fra questi, i cosiddetti creditori subordinati, devono rinunciare al rimborso dei bond nei quali hanno investito. E prima di loro lo stesso deve accadere per gli azionisti”. La lettera proseguirebbe affermando che “per questo, su spinta tedesca, si prospetta già una quadrupla linea di intervento, in base a una precisa gerarchia. In primo luogo vengono spazzati via i diritti degli azionisti e dei creditori subordinati, per aumentare il capitale in proporzione ai debiti. Quindi, se il default parziale non basta, diventa possibile per uno Stato mettere fondi pubblici nella banca. La terza linea di difesa sarebbe poi il fondo salvataggi europeo, l’Esm, ma ora Berlino chiede che anche i creditori privilegiati vengano colpiti prima che si possa attingere alle risorse comuni dell’area euro. Tutto dipenderà dai risultati dell’esame delle banche e da come saranno condotti. Ma un sistema del genere, se mal gestito, può generare un crollo di fiducia degli investitori nelle banche e un’impennata del debito per sostenerle con aiuti di Stato”. In altre parole si realizzerebbe un “boomerang”, perché azionisti e obbligazionisti sono già stati “fregati” alcune volte (tipo i casi delle irlandesi Bank of Ireland e compagne varie, dell’olandese Sns e della spagnola Bankia). Ora potrebbero anticipare le mosse dei regolatori vendendo i titoli bancari di ogni tipo, con un impatto devastante per il sistema, anche perché un crollo delle subordinate trascinerebbe al ribasso tutte le obbligazioni bancarie e i prodotti collegati: per esempio i Pronti contro termine.

I mercati non reagiscono – Se “bomba” è dal punto di vista mediatico, sotto il profilo operativo tutto questo per ora è solo un segnale di allarme. Il fatto stesso che le quotazioni dei subordinati non abbiano subito scossoni negli ultimi mesi (e i grandi investitori istituzionali certamente sapevano!) dimostra che il rischio è più ipotetico che reale. Non dimentichiamo d’altra parte che proprio le banche tedesche – sulla cui solidità da tempo ci sono dubbi – hanno emesso debito subordinato a larghe mani. Andiamo allora a vedere cosa è successo negli ultimi tempi ad alcuni bond di tale tipo “made in Germany”.

  • ● Isin DE000A0TU305: Deutsche Bank subordinato 8% quotato a 111,8, sui massimi storici
  • ● Isin DE000A0AA0X5: Deutsche Bank subordinato 6,15% quotato a 102,1, poco lontano dai massimi storici
  • ● Isin XS0169058012: Eurohypo subordinato 6,445% quotato a 102,6, poco lontano dai massimi storici
  • ● Isin DE000CK45783: Commerzbank subordinato 1,684% quotato a 66, ai massimi dal 2009.

Il quadro dei subordinati italiani appare altrettanto tranquillizzante, anzi in alcuni casi le quotazioni sono andate ai massimi storici nelle ultime settimane, complici le notizie rassicuranti sul fronte dei tassi primari.

Ora che fare? – E’ la domanda che poniamo nel titolo. La lettera di Draghi deve essere presa in debita considerazione, ma appare più un monito politico-finanziario che un allarme agli investitori. Anche perché comunque per le banche più solide il rischio di rafforzamento del capitale non appare – allo stato attuale delle cose – una scelta necessaria. Certo è difficile prevedere come evolverà la situazione, anche perché nel 2014 la vigilanza europea metterà alla prova le banche con nuovi “stress test”. Il segnale è chiaro, va valutato e porta a questi inevitabili consigli:

1°) non aumentare l’esposizione al debito subordinato bancario.

2°) valutare vendite sulle posizioni con più elevate plusvalenze.

3°) monitorare con continuità eventuali portafogli di bond di questo tipo, ponendo livelli di guardia sotto i quali è consigliabile alleggerire.

Un’ultima considerazione è importante: nei mesi scorsi i mercati sono stati frastornati da timori – poi rivelatisi del tutto infondati – su improvvisi aumenti dei tassi di interesse. C’è da augurarsi che non si ripeta la stessa situazione con i subordinati bancari, bond certamente ad alto rischio, ma che – con tale consapevolezza – devono essere stati inseriti in portafoglio. All’inizio dell’anno molti investitori si preoccupavano del pericolo Cac (Clausole azione collettiva) sui titoli di Stato. Oggi nessuno ne parla più, forse commettendo un errore. Il vero problema è che muoversi perfino fra le obbligazioni è diventato un percorso a ostacoli, in cui gli investitori stanno perdendo buona parte di diritti e sicurezze.

Nuove emissioni a portata di “retail”

 

1)    Riapertura: in euro la Bei concede il 2,625% su scadenza ventennale

Anzi, più che ventennale, poiché si tratta di una 2035. Il titolo però è ultraliquido (1,40 miliardi di euro) e naturalmente gode del massimo rating dell’emittente (AAA). In realtà si tratta di una riapertura per 300 milioni di euro, con prezzo di “reoffer” di 94,343. E’ quotato al Lussemburgo e non ha ostacoli di accesso, poiché il taglio minimo è di soli 1000 euro (Isin XS0878008225).  In settimana la quotazione sul secondario è stata leggermente inferiore, attestandosi sui 94 euro, con “yield” 3%; poi di colpo si è avuto un rimbalzo oltre 95. La sua sensibilità alle “news” è elevata, se si considera che da maggio – quando erano cominciati a circolare i timori di un aumento dei tassi – la correzione è stata brusca: dai 104,6 euro del 2/5 è sceso ai 96,5 euro del 25/6 e poi con fasi di elevata volatilità ha cominciato a posizionarsi fra 94 e 95 euro.

2)    Un senior 7% in dollari Usa da KB Home, con tante luci e qualche ombra

Sul complesso ma sempre redditizio mercato degli “high yield” Usa c’è una proposta su scadenza 15/12/2021 del gruppo KB Home, uno dei maggiori costruttori di case d’oltre Oceano, che intende con i 450 milioni di dollari raccolti allungare la scadenza del proprio debito, in quanto la nuova obbligazione va a rimborsare bond su più breve termine, sebbene con cedole inferiori. Il 7% (Isin US48666KAT60), con lotto minimo di 2000 USD (ma alcune fonti lo indicano a 1000!) e “duration” 6,3, ha raccolto più di quanto previsto inizialmente, a conferma di una propensione dei mercati a “spazzolare” qualunque offerta ad alto rendimento. I rating sono B/B2 ed è prevista una strana “call” alla pari tre mesi prima della scadenza naturale. Nel 2006 la società era stata oggetto di un richiamo dalla U.S. Securities and Exchange Commission, in relazione all’assenza di comunicazioni su una trimestrale, il che aveva coinvolto le obbligazioni oggi sottoposte a rimborso. Acqua passata, poiché i bond di KB Home da allora hanno corso molto e si sono tutti assestati su prezzi nettamente superiori a quelli di emissione. Sul mercato Otc il nuovo 7% viene trattato a 101,5, con “yield” sul 6,7%.

3)    Per chi punta al franco svizzero ecco Gazprom con una discreta cedola

Il gruppo petrolifero russo (tripla B da parte di S&P) rientra sul franco svizzero, con un rendimento cedolare del 2,85% e prezzo di sottoscrizione alla pari (Isin CH0226274261), su scadenza 25/10/2019. L’importo è di 500 milioni di franchi e il taglio minimo di 5000 CHF. Sarà quotato alla Borsa di Zurigo. E’ il caso di fare il punto sulla valuta elvetica rispetto all’euro: si assiste al proseguimento della fase di lateralità, con escursioni fra 1,23 e 1,24. Da tempo si attende un indebolimento reale del CHF, che però stenta a realizzarsi. Nemmeno la fase di irrobustimento dell’euro rispetto alla maggior parte delle divise più importanti ha avuto effetti nei confronti del franco. Il bond di Gazprom si allinea al livello medio dei rendimenti in tale moneta, ma va visto più in prospettiva che per un posizionamento attuale.

4)    Il packaging si propone con un rating tripla B in dollari. Che scende, ma…

Il ragionamento di molti investitori è inevitabile in una settimana complessa sul fronte europeo, sia per scarso numero di novità sia per le incertezze sul debito bancario (di cui abbiamo scritto sopra). Eccolo: nella fase attuale sono forse il dollaro Usa e le sue tante obbligazioni la soluzione per affrontare i prossimi due anni? Se la Fed avvierà il “tapering” a gennaio, in modo progressivo, è possibile che l’impatto sulle quotazioni dei titoli a tasso fisso sarà marginale, mentre il dollaro potrebbe riprendere energia sull’euro, rispetto al quale è ai minimi dagli ultimi otto mesi. L’aver superato il livello di 1,36 e soprattutto di 1,365 da parte della nostra moneta è stato visto come un netto segnale di forza, che però potrebbe esaurirsi al raggiungimento di 1,373, sebbene un indebolimento si avrà soltanto al ritorno sotto il supporto statico di 1,346. E’ il momento di entrare con posizioni obbligazionarie in $? Forse non ancora, ma i movimenti all’insù dell’euro non dovrebbero essere accentuati. Fatta questa premessa, il cominciare a valutare nuove obbligazioni in dollari può essere stuzzicante. In settimana si è visto un tripla B della società Packaging Corporation America al 4,5% di cedola su scadenza 1/11/2023 (Isin US695156AQ25), con lotto minimo di 2000 USD, che – se acquistato con dollaro debole e il supporto di un conto in valuta – ha caratteristiche “dignitose”. Il secondario l’ha tenuto fra 99,5 e 99,7, con rendimento del 4,6%, non male per un tripla B. Certo la “duration” è fuori controllo (8,2): secondo i nostri metodi di giudizio sarebbe un “non buy”, ancor più considerando che si tratta di un decennale. Nel momento in cui scattasse il “tapering” l’effetto sarebbe pesante sulle quotazioni del bond di P.C.A. e potrebbe scattare allora il consiglio “buy”, come è successo in passato con il bond Avon 4,6% 2020, perfetto per trading di una certa consistenza, grazie a una volatilità elevata durante tutte le fasi di annuncio e rinnego del “tapering”. Un rendimento dal 4,5 al 5% è da scegliere per posizioni di tale tipo. P.C.A. è uno dei massimi produttori di packaging negli Stati Uniti.

Nuove emissioni: bassi tagli minimi di entrata, ma con modeste cedole

Lotto minimo Emittente Rating Scadenza Cedola Isin
1000 euro NRW Bank Aa1 (Moody’s) 22/10/2018 1,25% DE000NWB0535
5000 franchi CH PFZ Aaa (Moody’s) 29/10/2021 1,25% CH0225941605
1000 $ Usa IADB Aaa (Moody’s) 15/3/2017 1,125% US4581X0BV95

 

Nuove emissioni con tagli elevati

1)    Banca Carige raccoglie 750 milioni di covered bond

Reduce da un periodo non facile, la banca genovese si è presentata sul mercato con un covered bond da 750 milioni di euro con cedola 3,875% e lotto minimo di 100.000 euro, su scadenza 24/10/2018 (Isin IT0004967698). Il rendimento è di 270 punti base sopra il midswap e la “duration” di 4,6, ma il dato più significativo riguarda il margine rispetto a un tripla A in euro: è di solo il 2,6%, che appare buono. Ciò è dovuto appunto al fatto che si tratta di un covered bond. Quest’anno le banche italiane si sono molto impegnate in tale classe di emissioni, visto che tutte le grandi vi hanno partecipato. In particolare Unicredit, Intesa Sanpaolo, Credem, Ubi, Bper e Mediobanca.

2)    Mediaset si rimette in gioco con un ottimo “yield” su sei anni

I numeri dicono che l’emissione uscita in settimana da Mediaset sarebbe consigliabile per qualunque portafoglio, ma…il lotto minimo è di 100.000 euro: il resto andrebbe bene. La cedola è del 5,25% su scadenza 24/10/2019 (Isin XS0985395655), con prezzo di sottoscrizione 99,463 e yield del 5,23% al collocamento. Sarà quotata al Lussemburgo. Il fattore più convincente riguarda la “duration” di 5,3, di fatto allineata al rendimento cedolare. Inizialmente si sperava in una cedola più alta, oltre il 5,5%, ma la richiesta è stata massiccia, toccando le dieci volte quanto emesso. La domanda è giunta per il 72% dall’estero e per il 67% da fondi di investimento, che non trovano spesso rapporti rendimento cedolare – “duration” di 1 a 1. Sul secondario è salita oltre 101 e probabilmente la sua quotazione resterà stabile, data la presenza massiccia di istituzionali nel “book”. Alcuni operatori hanno guardato con un certo distacco a questa novità, perché priva di rating. Il problema vero è sempre lui: il lotto minimo!

3)    Un senior al 5% per Banca Popolare di Vicenza

Piuttosto attivo il fronte delle emissioni bancarie italiane. Banca Popolare di Vicenza ha effettuato il lancio di un bond di tipo senior e della durata di 5 anni (25/10/2018) con cedola 5%, ma con prezzo di sottoscrizione a 99,461 e “yield” al 5,125% (Isin XS0985326502).  Il lotto minimo è di 100.000 euro. La banca ha rating ‘non investment grade’ BB da S&P e BB+ da Fitch, entrambi con “outlook” negativo. Il lancio di questo bond era previsto inizialmente a maggio, ma l’interesse degli investitori era stato allora modesto. Di qui la decisione di un rinvio. Ora invece la banca ha ritenuto opportuno proporsi sul mercato, con un livello di rendimenti certamente interessante.

4)    In dollari il “no rating” concede rendimenti talvolta strabilianti

Emissioni ad alto “yield”, ma con tagli minimi esagerati: è quanto segnaliamo brevemente, con la “delusione” di vedere quante occasioni si perdano per una prassi che comincia a diffondersi anche fra le emissioni in dollari. Naturalmente vale tutto quanto detto sul dollaro nell’analisi del titolo di Packaging Corporation America. Attenzione infine ad alcune “placement” privati, che fonti stampa danno per obbligazioni offerte sul mercato, ma che in realtà tali non sono. Noi non le prendiamo in considerazione.

Da notare che gli indici sui bond senza rating o con rating “junk” hanno toccato il minimo dei rendimenti nelle ultime settimane, data la propensione al rischio in crescita. Il motivo è presto spiegato: le cedole sono state in media nel 2013 superiori del 100% rispetto ai bond “investment grade”. I dati sono inesorabili, in particolare per le “pericolossime” emissioni proposte da società oggetto di Lbo (Leveraged buyout). Hanno reso dall’inizio anno il 10,7% contro il 4,3% per gli “high yield”. Tutto si spiega!

Ecco alcune delle più recenti novità sul fronte del “no rating”.

● La francese Banques Populaires Caisses d’Epargne propone 1,5 milioni di $ al 5,7% su scadenza 22/10/2023 (Isin US05578UAA25), senza rating e disponibile sul mercato Otc. Ha taglio di 200.000 $, una “duration” di 7,7 e sul secondario è subito salita oltre 102, con “yield” al 5,5%. La banca dispone di un rating BBB.

● La russa Bank Saint Petersburg, una delle più importanti del nord ovest e fra le prime quindici del Paese, con oltre 1,2 milioni di clienti “retail” e 39.000 imprese, sale addirittura al 10,75% su scadenza 22/4/2019 (Isin XS0954673934), senza rating ma quotato sul mercato regolamentato. Ha taglio di 100.000 $ e “duration” di 4,3, ma soprattutto un margine rispetto a un bond tripla A in euro del 9,5%. Il mercato secondario si è dimostrato un po’ incerto nell’apprezzarlo, visto che la quotazione è partita girando con uno “spread” abbastanza ampio e prezzi fra 99,6 e 100,6.

● L’ungherese Magyar Fejlesztesi Bank è specializzata soprattutto nell’asset management e nei settori agricolo e delle infrastrutture. La sua nuova emissione offre una cedola del 6,25% su scadenza 21/10/2020 (Isin XS0954674312), con taglio minimo di 200.000 USD e “duration” 5,7.

 

Nuove emissioni: alti tagli minimi di entrata e rendimenti medi e medio-alti

Lotto minimo Emittente Rating Scadenza Cedola Isin
100.000 euro Casino Guichard BB (S&P) Perpetual 4,87% DE000NWB0535
125.000 euro Prologis No rating 23/10/2018 2,75% XS0985031375

 

Sul fronte dei titoli di Stato

Spagna: ha collocato 2,54 miliardi di euro sulle scadenze tre e cinque anni. Il 30 luglio 2016 è stato assegnato per 900 milioni di euro, al rendimento del 2,064%, contro il 2,225% della precedente asta di metà settembre. Il quinquennale ottobre 2018 è stato a sua volta assegnato per 1,645 miliardi, al rendimento del 3,059% rispetto al 3,128% dell’ultima asta di due settimane fa.

Italia: la prossima emissione del Btp Italia avverrà da martedì 5 a venerdì 8 novembre, salvo chiusura anticipata. Da notare appunto quest’ultima novità: il Tesoro si riserva di anticipare il termine del collocamento “anche alle ore 14 di mercoledì 6 novembre, ovvero a metà della seconda giornata di sottoscrizione“. Nella precedente emissione, invece, si assicuravano due intere giornate per la sottoscrizione del titolo. Il tasso reale verrà comunicato lunedì 4 novembre.

Francia: ha piazzato 6,890 miliardi in titoli a medio lungo termine. In particolare si è trattato di 2,810 miliardi di euro in BTAN con scadenza febbraio 2016 (rendimento medio allo 0,42%) e di 4,080 miliardi di euro in titoli con scadenza novembre 2018 (rendimento medio all’1,24%).

Germania: ha collocato 4,241 miliardi di euro di bond biennali a un tasso dello 0,19%, contro lo 0,22% della precedente asta.

Portogallo: ha venduto titoli a 3 mesi, per 450 milioni di euro, con un rialzo del rendimento all’1,159% dall’1,081% dell’asta di settembre.

I Lettori chiedono

► In relazione all’emissione di T-Mobile di cui abbiamo scritto la settimana scorsa soddisfiamo le richieste di alcuni Lettori in relazione ad andamento dei prezzi e “call”.

Isin

Tipologia

Prezzo venerdì 18

Call

US87264AAC99 6,464% – 28/4/2019 105 $ Sì (27/4/2015)
US87264AAF21 6,542% – 28/4/2020 104,5 Sì (27/4/2016)
US87264AAD72 6,633% – 28/4/2021 104 Sì (27/4/2017)
US87264AAG04 6,731% – 28/4/2022 104 Sì (27/4/2017)
US87264AAE55 6,836% – 28/4/2023 104,5 Sì (27/4/2018)

 

Rilevanti i rimbalzi fatti segnare sul secondario, ma con disallineamenti dovuti certamente alle diverse liquidità in fase di avvio delle contrattazioni.

► In relazione all’emissione di Mediobanca di tipo step-up con Isin IT0004955685, di cui abbiamo scritto due settimane fa, viene segnalata la maggiore convenienza del titolo con Isin IT0003974760, di tipo a tasso variabile con cap 5%, emessa nel 2005 e con importo della cedola legata all’Euribor a tre mesi + 0,36%. Attualmente quota 90,8 e paga una cedola trimestrale dello 0,581%. Non è un titolo liquido.

Le opinioni degli altri

AllianceBernstein ha approntato un documento dal titolo “Pensare oltre il benchmark per gestire i rialzi dei tassi”. E’ stato redatto da Douglas J. Peebles, Chief Investment Officer e Head of Fixed Income, e Michael Mon, Portfolio Manager–Fixed Income di questa società di asset management. Questa la loro opinione.

Con l’imminente inizio di un periodo di rialzo dei tassi, sempre più investitori obbligazionari si rendono conto dei rischi impliciti nei portafogli orientati agli indici di riferimento. Potrebbe essere giunto il momento di abbandonare le strategie vincolate ai benchmark e considerare un approccio al reddito fisso più flessibile e privo di limitazioni. Gli investimenti basati su benchmark rappresentavano sicuramente una buona soluzione quando i guadagni delle obbligazioni erano sostenuti dal calo dei tassi di interesse; ma gli indici obbligazionari non sono mai stati buoni portafogli modello e le loro imperfezioni possono generare grandi rischi. Una delle sfide è rappresentata dall’incremento della “duration”, si pensi ad esempio all’indice Barclays Global Aggregate, la cui “duration” è aumentata da 4,8 a 6,2 negli ultimi dieci anni, o agli indici obbligazionari statunitensi, che hanno evidenziato rialzi simili generando un forte incremento della sensibilità ai tassi di interesse, che poco si addice agli investitori più prudenti.

Un altro problema è dato dal fatto che gli indici obbligazionari sono ponderati in base alla capitalizzazione di mercato e un emittente che produce continuamente nuovo debito viene automaticamente a rappresentare una percentuale maggiore dell’indice. Gli investitori vincolati a un benchmark si ritrovano costretti ad acquistare più debito di un emittente che, probabilmente, farebbero bene di evitare. Infine, non dimentichiamo che molti indici contengono ingenti quantità di titoli di Stato, ossia di obbligazioni che generano oggi i rendimenti meno elevati in assoluto.

Investimenti privi di vincoli: un approccio sempre più diffuso

Non sorprende quindi che molti investitori decidano oggi di adottare un approccio privo di vincoli, che mira a generare rendimenti positivi nelle condizioni di mercato più diverse. Ecco alcune opportunità che solo i portafogli non vincolati a benchmark sono in grado di cogliere:

ridurre il rischio dei tassi di interesse: generalmente, i portafogli basati su benchmark non sono particolarmente aggressivi nel gestire la “duration” per attenuare il rischio del tasso di interesse. Un fatto che è risultato evidente nel corso del recente sell-off dei mercati obbligazionari: da maggio a fine luglio, l’Indice Barclays US Aggregate Index ha reso (3,2%) e, nel corso dello stesso periodo, solo il 26% dei gestori di prodotti investment grade con scadenze intermedie ha sovraperformato l’indice. Certo, storicamente, le obbligazioni di media scadenza, dopo i rialzi dei tassi, hanno sempre messo a segno un rimbalzo, ma i portafogli privi di vincoli consentono di seguire una strada diversa, che non replica necessariamente l’indice e che, di conseguenza, offre più spazio di manovra nella gestione del rischio di “duration”. Nel corso di questo periodo difficile, l’83% dei gestori obbligazionari non vincolati al benchmark ha sovraperformato l’indice aggregato USA.

Più flessibilità: gli investitori legati a benchmark potrebbero avere una capacità limitata di sottopesare determinati investimenti, in quanto non hanno la facoltà di creare posizioni corte (ponderazioni inferiori a zero). Si considerino, ad esempio, i Paesi: se un Paese ha una ponderazione sufficientemente estesa, la possibilità di assumere una posizione pari a zero può effettivamente fare la differenza; tuttavia, nel caso di Paesi con ponderazioni ridotte, la posizione zero potrebbe non bastare a spostare l’ago della bilancia. Al contrario, le strategie prive di vincoli con una view fortemente negativa in merito a un Paese minore possono assumere una posizione corta (vendere obbligazioni che il portafoglio non detiene), che produrrà risultati positivi se le obbligazioni di quel mercato riporteranno performance poco brillanti. Questa flessibilità è importante: 15 dei 22 mercati obbligazionari locali dell’indice Barclays Global Aggregate (raggruppati in base alla valuta di emissione) costituiscono, ognuno, meno dell’1% dell’indice. Andare corti su un titolo, ovviamente, crea dei rischi in caso di aumento dei prezzi, ma il movimento al rialzo dei prezzi delle obbligazioni è in qualche modo limitato dalla struttura stessa di questi titoli.

Acquisire valore in un contesto che ne è praticamente privo: scommettere sull’andamento dei tassi di interesse è solo uno dei molteplici aspetti dell’investimento obbligazionario ed è operazione tutt’altro che semplice. E se invece fosse possibile esprimere un’opinione senza aggiungere “duration” al portafoglio? Supponiamo che la relazione tra i prezzi di due Paesi non sia lineare. I portafogli privi di vincoli possono sfruttare a proprio vantaggio la discrepanza acquistando un Paese e vendendo l’altro contemporaneamente: la cosiddetta posizione long/short, che può creare valore aggiunto senza incrementare il rischio del tasso di interesse. Un’idea che può essere estesa alle opportunità settoriali e sulla curva dei rendimenti. Esistono molte altre strategie di investimento obbligazionario prive di vincoli, ma tutte hanno in comune la flessibilità e la ricerca di valore aggiunto a scapito della semplice replica di un benchmark. Tuttavia, anche gli approcci privi di vincoli devono prevedere alcuni limiti per gestire in modo responsabile il rischio di portafoglio, ad esempio regole in merito alla concentrazione degli emittenti e ai titoli di qualità inferiore, e target di volatilità.

Considerando tutti i difetti delle strategie basate su benchmark, non sorprende che gli investitori siano oggi alla ricerca di approcci più creativi all’investimento obbligazionario. La pluriennale fase rialzista del mercato obbligazionario è, con tutta probabilità, finita, e le lacune degli indici sono state messe a nudo: potrebbe proprio essere giunto il momento di accantonare le strategie legate ai benchmark.

Lorenzo Raffo

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 8.9/10 (14 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +6 (from 6 votes)
Bond: Draghi scrive e scoppia la “bomba” subordinati bancari. Ora che fare?, 8.9 out of 10 based on 14 ratings

Share

About Author

Lorenzo Raffo

(0) Readers Comments

Lascia un commento