BOND — 30 settembre 2013

di Lorenzo Raffo

Esattamente una settimana fa c’era chi parlava di “spread” a livello 100 e chi sosteneva che era meglio investire sui Btp piuttosto che sui Bund: non sta a noi giudicare quelle affermazioni. Certo è che sette giorni dopo il quadro risulta totalmente cambiato. Cosa può fare ora il piccolo e medio investitore, impaurito da una situazione realmente complessa? Qualche suggerimento è forse utile per affrontare i prossimi mesi, presumibilmente caratterizzati da volatilità, ancor più inevitabile se arriverà un ulteriore “downgrade” dell’Italia. E’ pur vero che da qualche tempo più che movimenti repentini i nostri titoli di Stato registrano lente variazioni all’ingiù o all’insù, ma con trend protratti nel tempo. C’è da augurarsi che questa minore volatilità diventi una costante; se così non fosse occorrerebbe far scattare gli “airbag”, sebbene sia probabile che in tal caso un paracadute lo sganci la Bce. Ecco alcuni consigli concreti.

1°) Non fidarsi di chi fornisce indicazioni sui trend di “spread” e rendimenti del nostro decennale. Di solito hanno sbagliato. Molto più saggio eseguire un’analisi tecnica sui Btp eventualmente in portafoglio, considerando che i fattori esterni – quali il rialzo dei tassi – appaiono per ora congelati. Questa una panoramica di tre titoli su tre diverse scadenze (corta, media e lunga).

Il biennale scadenza 2015 con cedola 3,75% (Isin IT0003844534) ha registrato una volatilità del 2,3% su 180 sedute e si muove in uno stretto canale laterale, con supporti a 102,3 e poi a 99,8. Le medie mobili lunghe (100 e 200 sedute) hanno dato un segnale di esaurimento del movimento rialzista fin da giugno, complici le “news” sui rialzi dei tassi, sebbene la “duration” di questo titolo sia molto bassa (1,8). Le medie mobili corte (20 e 40 sedute) indicano dal 4 settembre l’avvio di una fase di non accentuata debolezza. Il 2015 potrebbe quindi essere interessante su un prezzo vicino alla pari e forse anche leggermente sotto, in caso la crisi italiana assumesse toni esasperati nelle prossime settimane.

Il quinquennale scadenza 2018 con cedola 4,5% (Isin IT0004361041) è stato volatile (5,5% su 180 sedute) da inizio anno e lo sarà ancora nei prossimi mesi. Manifesta un forte supporto a 103,1 e successivamente a 99, sotto il quale si apre il baratro. Le medie mobili lunghe (100 e 200 sedute) hanno dato un segnale di esaurimento del movimento rialzista solo da pochi giorni. Le medie mobili corte (20 e 40 sedute) dimostrano invece una certa incertezza da fine luglio, ma il trend ora è ribassista. Il 2018 va ponderato con prudenza, perché i segnali non sono ancora chiari per fornire il possibile quadro evolutivo, che porterebbe, nel peggiore dei casi, verso quota 92, toccata nell’agosto 2012. Poche preoccupazioni riguardano la “duration” di 4,4. Un fatto positivo consiste nella tenuta di livello 103 in occasione delle ultime elezioni politiche (24-25 febbraio), quando questo titolo passò in poche ore da 105,37 a 103,3.

Il decennale scadenza 2023 con cedola 4,75% (Isin IT0004356843) ha confermato elevata volatilità da inizio anno (8,87% su 180 sedute). Manifesta un primo supporto a 100,6 e poi a 99, sotto il quale scenderebbe a precipizio. Le medie mobili lunghe (100 e 200 sedute) segnalano un trend al rialzo in esaurimento, ma la 100 è ancora superiore alla 200. Le medie mobili corte (20 e 40 sedute) sono incerte da fine luglio; stanno muovendosi verso un incrocio ribassista. Il 2023 è più netto nei suoi trend e la barriera dei 99 è decisiva per l’avvio di una fase di debolezza. Le ultime elezioni (24-25 febbraio) hanno dimostrato una forte sensibilità all’incertezza politica, con una fase di ribasso partita il 25 febbraio ed esauritasi il 4 marzo.

2°) Un nuovo Btp Italia sta per arrivare: che fare? E’ previsto per fine ottobre o nel mese di novembre e potrebbe avere caratteristiche differenti rispetto alle prime quattro emissioni. E’ certamente questo il migliore strumento di difesa per i piccoli e medi investitori, ma attenzione a due fattori: l’inflazione dichiarata in Italia risulta inferiore a quella reale; la volatilità di questa tipologia di titoli si è rivelata maggiore quest’anno rispetto a quanto ci si attendesse. Pertanto i consigli possibili sono di valutare in parte anche l’opzione del Btpi legato all’inflazione europea – che probabilmente riserverà migliori risultati nel medio periodo, poiché – se partisse la ripresa – il risveglio dei prezzi si avvierà dal resto d’Europa – e di considerare l’acquisto di uno dei Btp Italia già emessi (per esempio il giugno 2016) in presenza di ribassi accentuati, anche se – così facendo – non si gode del cosiddetto “premio fedeltà”.

3°) Puntare sui piccoli tagli: decisiva in questa fase la scelta di non esporsi su singoli titoli per posizioni oltre i 10.000 euro, anche se si tratta di emittenti forti di aree euro a rilevante stabilità. Dimenticarsi quindi tutto quanto ha lotti non da “retail”.

4°) Diversificare nelle valute: al di là delle attuali incertezze politiche italiane, è indubbio che l’euro appare sopravalutato rispetto a molte divise, sia dell’area occidentale sia di quella emergente. Se alla crisi politica italiana si aggiungessero fattori critici in altri Paesi, si potrebbe assistere a un suo rientro nella fascia debole soprattutto rispetto alle valute nobili. Nei confronti del dollaro Usa l’euro è quasi ai massimi (1,364 il 1° febbraio 2013) dell’ultimo anno, con un valore medio sui 365 giorni posizionato a 1,312. Nei confronti della sterlina si sta invece logorando; venerdì ha chiuso a 0,84, collocandosi in un’area di debolezza, ma su tale valore è presente un rilevante supporto, che potrebbe stopparlo per un certo periodo. Nei confronti della corona danese la posizione dell’euro si colloca sulla mediana dell’intero anno ed è possibile un indebolimento nei prossimi mesi. Nei confronti della corona svedese da marzo il trend è in rafforzamento, sebbene sempre sotto il decisivo valore di 1 euro = 8,8 SEK. Nei confronti del franco svizzero è iniziato da alcuni giorni un indebolimento inatteso, segnale anticipatore di possibili allentamenti verso altre valute. Nei confronti della corona norvegese l’euro è ai massimi degli ultimi due anni, ma vicino alla resistenza di 8,2, decisiva per i movimenti futuri. Nei confronti del dollaro canadese, infine, la forza è confermata da un trend avviatosi a maggio, ma prossima a un’area di resistenze molto forte.

La possibilità di diversificare su alcune di tali valute va quindi presa in considerazione, sebbene sempre – raccomandazione fondamentale – con posizioni prudenti, da raddoppiare in caso di successivi indebolimenti della divisa su cui si è investito.

5°) Pochi bond bancari: l’offerta si è riaccesa negli ultimi mesi, soprattutto da parte degli istituti di credito minori, che lanciano prodotti non quotati. Un’eventuale fase di debolezza dei titoli di Stato si tradurrebbe certamente in un calo sostanziale dei prezzi delle obbligazioni di banca, proposte talvolta con eccesso da parte delle filiali e troppo promosse dai media. E’ in quest’area che c’è l’anello più debole di molti portafogli. Meglio non eccedere e soprattutto meglio diversificare al massimo nel numero di emittenti, trascurando quelli marginali.

6°) Subordinati, e se fosse l’ora di vendere? Hanno corso molto, ma in taluni casi presentano scarsa liquidità, a seguito dei vari “buy back” realizzati negli ultimi anni.  In condizioni di tensione dei mercati ciò potrebbe peggiorare la situazione. Quindi – se si è in forte plusvalenza – si può ipotizzate di venderli, per rientrare in seguito a prezzi più bassi. Ecco come comportarsi con due classici cavalli da battaglia italiani.

Il 2050 di Unicredit con cedola 9,375% (Isin XS0527624059) quotava venerdì in chiusura sui 107,2, con “spread” di oltre un punto, di fatto ai massimi storici, toccati quattro volte dall’emissione. Gli indicatori segnalano una possibile fase di ribasso, ma potrebbe non trattarsi di una correzione violenta, come era successo invece quest’anno a fine febbraio. Certo è cha la sensibilità del bond ai fattori politici è rilevante, molto più delle notizie sui possibili rialzi dei tassi, che non hanno minimamente inciso sullo “yield” di questo subordinato. In caso di rottura di 103 è probabile una consistente fase correttiva.

Il perpetual di Intesa Sanpaolo con cedola 8,047% (Isin XS0371711663) quotava venerdì in chiusura sui 101,8, con “spread” di oltre un punto. Ha un comportamento simile a quello dell’Unicredit, con un’elevata sensibilità ai fattori politici. A febbraio – in occasione delle elezioni – è passato in poche settimane da 103 a 93. Decisiva in questo caso la tenuta di 98.

7°) Tornare sul Bund? Il successo della Merkel alle elezioni tedesche e le tensioni hanno riportato liquidità sul “risk off” e in particolare sul Bund. Il decennale – riferito all’1,75% 31/1/2023 – è al rialzo dal 10 settembre e le medie mobili corte (20 e 40 sedute) sono vicine a un incrocio all’insù, che potrebbe avvenire fra oggi e domani. Se la quotazione venerdì in chiusura era di 97,5 euro, ci sono margini per un ritorno a 99 euro. In occasione delle precedenti elezioni italiane (ma può essere solo una coincidenza) il titolo tedesco aveva guadagnato due punti. Ora il trend sembra più pronunciato, sebbene sul movimento incidano pure altri fattori. E’ il caso comunque di ricordare che questo Bund ha una “duration” elevatissima (8,6) e quindi le ultime notizie, provenienti dalla Fed americana, possono aver inciso in maniera determinante sul rimbalzo. Riacquistare oggi il Bund decennale è sconsigliabile, salvo per chi abbia una visione super pessimista sulle evoluzioni della politica nel nostro Paese.

Lorenzo Raffo

 

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