BOND — 16 settembre 2013

Novità, occasioni e trend

di Lorenzo Raffo

Tutto ai massimi livelli: numero di emissioni, importi globali delle nuove operazioni, rendimenti e rinnovato interesse nei confronti delle obbligazioni, specialmente sui mercati secondari. La settimana appena trascorsa ha fatto segnare record su ogni fronte. Il più significativo riguarda certamente l’esordio – in realtà atteso – di Verizon Communications, con la maggiore operazione di tutta la storia dei “corporate”, 49 miliardi di dollari in un solo colpo. Prima di analizzare questa novità da primato, occorre fare il punto sui titoli di Stato di riferimento, ovvero Treasury e Bund, poi inevitabilmente Btp, per capire cosa sta succedendo in chiave di riequilibrio dei mercati.

█ Titoli di Stato: si entra in un’altra era

Decennale Usa al 2,9%

Il Treasury a 10 anni si è ancora una volta tenuto vicino al 3%, resistenza che potrebbe reggere per qualche tempo. Ecco i movimenti in settimana:

Lunedì 9/9

Martedì 10/9

Mercoledì 11/9

Giovedì 12/9

Venerdì 13/9

2,90%

2,96%

2,92%

2,91%

2.90%

 

Il superamento del 3% dovrebbe portare, nell’arco di qualche mese, al 3,5%, ma negli Usa molti osservatori temono un evento di rottura nel corso del 2014, con possibili effetti destabilizzanti per il debito d’oltre Oceano. Nell’esprimere queste previsioni utilizzano però il condizionale. Che tale resta! Purtroppo in Italia non sono quotati prodotti “short” sui titoli di Stato Usa, ma per chi non abbia problemi a operare oltre Oceano segnaliamo l’Etf di ProShares (sigla TBX) short sui Treasuries 7-10 anni. Da maggio è entrato in fase di tachicardia, con gli indicatori molto instabili. Ora il Parabolic SAR è leggermente al ribasso, mentre le medie mobili corte confermano una possibile discesa nei prossimi giorni. La resistenza sui 33,4 $ è divenuta decisiva negli ultimi due mesi e un acquisto su tale livello potrebbe produrre buoni risultati nell’arco di sei-otto mesi. Un’altra era sta proprio per iniziare. L’exit strategy dalla politica espansionistica della Fed troverà quasi certamente la prima conferma concreta mercoledì 18, dopo tante parole: le previsioni vanno nella direzione dell’annuncio di una riduzione degli acquisti di titoli di Stato a lungo termine e di obbligazioni legate ai mutui, ma con un iniziale passo leggero, consistente in Treasury per circa 10 miliardi al mese. Una mini operazione quindi, per ora già scontata dai mercati.

Decennale tedesco oltre il 2%

Il 2% è stato superato solo martedì, ma nessuna indicazione è valida nell’attuale fase di prossimità delle elezioni politiche.

Lunedì 9/9

Martedì 10/9

Mercoledì 11/9

Giovedì 12/9

Venerdì 13/9

1,96%

2,03%

2,00%

2,00%

1,98%

 

Per il relativo “future” i target posti in estate a 140 sono stati ampiamente rotti, posizionandosi ormai a 138. Più dei numeri sono rilevanti i movimenti della curva, nettamente impostati alla discesa. Da maggio il trend è ribassista, ma qualche veloce correzione è prevedibile nei prossimi giorni, con aumento della volatilità. In Italia è quotato uno strumento per cavalcare il ribasso del Bund: si tratta dell’Etf Lyxor Daily Double Short Bund, con esposizione a leva 2 rispetto al rendimento del future. E’ passato dal minimo dell’anno di 57,04 euro (2/5) ai 62,87 euro di venerdì scorso, con una performance da inizio anno del 4,74%. Il movimento è stato finora marginale, se si considera che nell’aprile 2011 quotava oltre 96. Il ritorno a un simile livello appare poco probabile nei prossimi dodici mesi; è vero che siamo in piena fase di “risk off”, ma pur sempre con certi limiti! Anche qui un’altra era sta per iniziare. E c’è chi prevede il decennale tedesco al 2,5% entro la metà del 2014.

E sul fronte Btp cosa succede?

Un po’ di analisi tecnica sul decennale italiano può servire per capire se ci sono ancora occasioni da sfruttare. Utilizziamo il 4,75% con scadenza 1/8/2023 (Isin IT0004356843). La fase attuale è discendente, con le medie mobili sopra l’attuale quotazione. Utilizzando quelle a 20 e 100 sedute, si nota un tentativo di incrocio a fine agosto, ma il contatto non è avvenuto e si è poi registrata una divaricazione abbastanza forte. Il Parabolic SAR è al ribasso dal 19 agosto, ma quanto più preoccupa è che non c’è un supporto vicino. Si trova infatti a 100,7, contro l’attuale quotazione di 102,8 su Borsa Italiana. Utilizzando invece delle medie mobili lunghe (100 e 200 sedute) si evidenzia una fase di lateralità, ma con latente movimento al ribasso. Certamente sui trend del titolo di Stato italiano incidono fattori esogeni, che potrebbero migliorare o peggiorare nelle prossime settimane. In altre parole molto dipende dalla politica. Intanto l’Etf Lyxor Double Short Btp (Isin FR0011023621) conferma una lateralità che prosegue da mesi. Sul fronte dei nostri titoli di Stato una nuova era non sembra ancora annunciarsi. Certo è che parlare oggi di “spread” fra Btp e Bund ha meno senso, visto che il movimento avviene soprattutto sul secondo fronte.

Come superare il 2% con i titoli di Stato

Proponiamo ora una tabella inedita, riferita all’esposizione temporale necessaria per superare un rendimento del 2%, relativamente ai titoli di Stato. Ricordiamo che attualmente l’inflazione è stimata all’1,2% in Italia e all’1,7% in Europa.

Paese Scadenza
Australia 3 mesi
Austria 1 anno
Belgio 1 anno
Canada 5 anni
Danimarca 10 anni
Finlandia 10 anni
Francia 8 anni
Germania 10 anni
Gran Bretagna 7 anni
Irlanda 5 anni
Italia 2 anni
Norvegia 5 anni
Olanda 9 anni
Portogallo 1 anno
Singapore 10 anni
Spagna 3 anni
Usa 7 anni
Svezia 10 anni
Svizzera 40 anni (*)

(*) estrapolazione dati; non esiste una simile scadenza

Questo modo di esaminare il mercato è una fotografia della valutazione del rischio. Le distanze sono ancora abissali. Il caso dell’Australia è meno anomalo di quanto sembra, perché tutti i Paesi “commodities” dipendenti e quelli emergenti stanno vivendo una fase di forte incremento dei rendimenti.

█ Nuove emissioni: Verizon dà un bel colpo agli assetti del mondo obbligazionario

Un’operazione semplicemente gigantesca (lo ripetiamo: 49 miliardi di dollari di importo globale), ma soprattutto un’emissione che diventerà cavallo di battaglia per qualunque investitore dinamico, grazie a vari motivi: liquidità superlativa, “spread” già molto contenuti in fase di avvio delle contrattazioni, rapporti rischio/rendimenti che potrebbero diventare eccellenti – ed è forse la prima volta che utilizziamo questo termine nell’ambito della rubrica – ma soprattutto possibilità di operare su scadenze diverse, con arbitraggi certamente complessi ma super redditizi. Vediamoli allora tutti questi bond in dollari, senior “unsecured”. Peccato solo che all’ultimo momento si sia utilizzata soltanto la valuta Usa, escludendo euro e sterlina, di cui si sussurrava nei giorni precedenti. Una prima valutazione è però doverosa: per molti di questi bond è opportuno attendere una fase di stabilizzazione dei tassi primari oltre Oceano, che porterà certamente a un ribasso delle quotazioni dei “t.f.”. I tassi variabili sono invece un “regalo” inatteso, su cui salire già oggi, malgrado la corsa delle quotazioni nelle prime ore di contrattazioni. Tutti dispongono di rating BBB+ da parte di Standard & Poor’s e Baa1 di Moody’s e tutti hanno un lotto di entrata di soli 2000 USD, con incrementi a 1000 $. Ancora una volta gli Usa danno uno schiaffo all’Europa in termini di democratizzazione della finanza.  C’è il rovescio della medaglia, con la conferma della prassi d’oltre Oceano di una quotazione solo “Over the counter” (Otc), che porterà un po’ di problemi a chi opera con piattaforme poco evolute o con “call center” oppure sportelli meno reattivi.

     Tassi fissi

1)    Scadenza 15/9/2016 tasso 2,5% (Isin US92343VBN38): con un importo di 4,25 miliardi di dollari e prezzo di emissione di 99,923, ha una “duration” di 2,9 e un ristretto margine dell’1,7% rispetto a una tripla A in euro. Il rendimento sul secondario è subito sceso all’1,64%, perché il mercato lo considera più attraente rispetto all’equivalente titolo di Stato Usa in termini di scadenza, il cui rendimento si colloca allo 0,435%. Prima che quest’ultimo raggiunga l’1,6% ce ne vorrà! Alcune piattaforme danno prezzi del Verizon in ulteriore crescita nelle ultime ore. Giudizio: per un investitore europeo oggi scarso “appeal”.

2)    Scadenza 14/9/2018 tasso 3,65% (Isin US92343VBP85): con un importo di 4,75 miliardi di dollari e prezzo di emissione di 99,996, ha una “duration” di 4,4 e un margine del 2,24% rispetto a un tripla A in euro. Anche in questo caso i prezzi sono volati alle prime battute sul secondario, con un rendimento, secondo le quotazioni di Bloomberg, sceso al 2,8%, contro un 1,7% dell’equivalente titolo di Stato Usa. Giudizio: per un investitore europeo scatterà l’interesse quando i tassi Usa saliranno al 3-3,5%. Oggi il prezzo è già molto elevato.

3)    Scadenza 15/9/2020 tasso 4,5% (Isin US92343VBQ68): con un importo di 4 miliardi di dollari e prezzo di emissione di 99,87, ha una “duration” di 6 e un margine di solo il 2,62% rispetto a un tripla A in euro. Il titolo di Stato Usa offre oggi il 2,3% e sul secondario il Verizon è sceso al rendimento del 3,8%, con un prezzo salito oltre 104. Giudizio: per un investitore europeo è questa la tranche meno interessante, anche perché sulla stessa scadenza ci sono emissioni in dollari – a parità di cedola – che quotano a prezzi decisamente minori.

4)    Scadenza 15/9/2023 tasso 5,15% (Isin US92343VBR42): con un importo di 11 miliardi di dollari è la seconda emissione in ordine di importanza. Il prezzo di “offer” è stato di 99,676 e la “duration” risulta di 7,5, con un margine del 2,8% rispetto a una tripla A in euro. Il titolo di Stato Usa rende oggi il 2,9% e il decennale di Verizon si colloca al 4,7%, essendo salito il suo prezzo oltre 103, con uno “spread” che qui si apre (103,4 in acquisto e 103,8 in vendita), ma resta comunque sotto controllo. Giudizio: per un investitore europeo questa tranche comincia a essere appetibile e lo sarà ancor più quando il prezzo scenderà – su pressione da rialzo dei tassi – sotto 100. Attenzione infatti alla “duration”, penalizzante rispetto alle emissioni finora analizzate. 

5)    Scadenza 15/9/2033 tasso 6,4% (Isin US92343VBS25): l’importo è di 6 miliardi di dollari e il prezzo di emissione di 99,9. La “duration” inevitabilmente sale: siamo a 11,5, quasi il doppio rispetto alla cedola, il che è sfavorevole, tanto più oggi. Ma il mercato la pensa in maniera diversa: le prime quotazioni sul secondario sono salite a ben 107, con una rapidità di movimento vista poche volte negli ultimi tempi. Il rendimento lordo scende quindi al 5,8%. Giudizio: per un investitore europeo il consiglio è uno solo: monitorare e comprare a piccoli lotti su consistenti debolezze. Il vantaggio dei 2000 USD e 1000 successivi di taglio diventa decisivo per strategie di questo tipo.

6)    Scadenza 15/9/2043 tasso 6,55% (Isin US92343VBT08): è l’importo maggiore di tutte le tranche, con ben 15 miliardi di dollari. Siamo a livelli da titoli di Stato. Il prezzo di sottoscrizione è risultato di 99,883 e la “duration” si colloca a 13,5, oltre il doppio rispetto alla cedola: un valore pericoloso, almeno nell’attuale situazione di tassi in movimento. Anche il mercato è stato più incerto sul trentennale, sebbene il governativo Usa offra oggi il 3,8%. Le quotazioni sul secondario sono salite verso 106,8, con uno “spread” comunque sotto controllo (106,6 in acquisto e 107 in vendita). Giudizio: questo è il titolo perfetto per il trader, trattandosi della maggiore singola emissione “corporate” della storia obbligazionaria. Ballerà molto nei prossimi anni, ma con una liquidità superlativa consentirà di realizzare varie strategie, a cominciare da quella – per chi possa farlo – di acquisto e vendita fra broker disallineati nei prezzi. Un “gioco” da grandi.

Tassi variabili

1)    Scadenza 15/9/2016 tasso 3m Libor + 153 b.p. (Isin US92343VBL71): con un importo di 2,25 miliardi di dollari, si è subito imposto con una prestazione difficilmente ripetibile per un tasso variabile: sul secondario è scattato a 102,7, per poi chiudere venerdì – dati Bloomberg – a 102,5, contro un prezzo di emissione di 100. Attualmente la cedola è dell’1,782%, ma il rendimento a scadenza è logicamente minore. Giudizio: strumento perfetto per cavalcare il rialzo dei tassi negli Usa. Certo il prezzo è “stratosferico” per un variabile, ma dopo mesi in cui tutto quanto era tasso fisso veniva messo in croce (facendo guadagnare chi è entrato nelle forti fasi di ribasso e venduto nei successivi rimbalzi: per esempio – bravi loro – alcuni fondi d’oltre Oceano) questo bond è ideale per chi non vuole prendere rischi, salvo inevitabilmente sul cambio.

2)    Scadenza 14/9/2018 tasso 3m Libor + 175 b.p. (Isin US92343VBM54): l’importo si riduce un po’, scendendo a 1,75 miliardi dollari, cifra che manderebbe comunque in giuggiole fior fiore di emittenti europei, e il trend è stato ancora più spietato rispetto all’altro tasso variabile. Sul secondario infatti è salito a 104,2, con “spread” molto ridotti. La cedola attuale è del 2,001%, ottima nell’attuale situazione, ma considerando il prezzo il rendimento si abbassa all’1,15%. I due tassi variabili staccano quattro volte l’anno. Giudizio: occasione persa? Forse sì, ma è evidente che nessun investitore “retail” sarebbe riuscito ad afferrare questi bond a quotazioni più abbordabili, perché lo scatto è stato immediato. Un abbinamento con l’altro variabile potrebbe dare ottimi risultati sul lungo periodo. Comprare e tenere, forse non fino al 2018 per il più lungo.

Tutta l’operatività sui bond Verizon Communications va comunque realizzata basandosi su un conto corrente in valuta Usa: è fondamentale, trattandosi di obbligazioni su cui consigliamo di effettuare una strategia articolata nel tempo.

Un’ultima considerazione si impone. Negli Stati Uniti c’è chi sostiene che le diverse cedole dei Verizon diventeranno i tassi delle relative scadenze per i titoli di Stato entro due anni. Se così fosse buona parte del “tapering” e di quanto avverrà dopo sarebbe già stato svelato. Crederci o no?

Il chi è di Verizon CommunicationsE’ un fornitore di banda larga, nato nel 2000 con l’acquisizione di GTE, società di telefonia locale, da parte di Bell Atlantic, altro gruppo specializzato nel settore. Poi è avvenuta la fusione con Vodafone della divisione “mobile” oltre Oceano e nelle scorse settimane la quota del 45% di quest’ultima, detenuta dal gruppo inglese, è stata acquistata da Verizon. L’emissione del bond serve appunto per finanziare l’operazione. Fatturato globale: 29,7 miliardi di dollari

Utili 2,24 miliardi di dollari

Dividendo distribuito 0,52 $ per azione

P/e  16,67

Ebit  25,09 miliardi di dollari

 

 

█ Nuove emissioni: le più significative di 5 giorni da fulmicotone

1)    Tre automobilistici a diretto confronto

● Torniamo in Europa e ai 100.000 euro di lotto minimo, che tanto piacciono alle autorità di controllo (si fanno chiamare così!). Fiat – con rating BB- di S%P – ha riaperto la scadenza 2019 al 6,75% (Isin XS0953215349), dall’importo ora di 1,25 miliardi euro. Il prezzo di “re-offer” è di 101,231, con rateo di 67 giorni. In realtà sul mercato si paga sui 102,3, con “spread” molto contenuto. Il rendimento scende così al 6,3% lordo, con “duration” 4,9. I “ratio” sono interessanti, ma le valutazioni degli ultimi giorni – specialmente dopo il deludente Salone di Francoforte – non portano a favore di un emittente un po’ zoppicante. Il mercato non sembra preoccuparsene. La tenuta di 102 è decisiva per l’evoluzione futura, sebbene la giovane età dell’obbligazione non consenta di analizzarne i movimenti in maniera efficace. Giudizio: nei prossimi mesi sarà un titolo molto volatile.

Peugeot almeno un vantaggio l’ha: taglio minimo di 1000 euro. Il rating è uguale (BB- da S&P) e l’emissione in parte quasi una fotocopia del bond Fiat. Scadenza 2019, cedola del 6,5% (Isin FR0011567940), prezzo di 99,366 e importo di 600 milioni di euro. Con una “duration” 4,5 (la differenza rispetto a Fiat dipende anche da una vita residua di quest’ultima più lunga di 10 mesi) il rendimento in emissione è stato del 6,54%, ma sul secondario è sceso al 6,1% perché la quotazione è salita a 101,5, con “spread” strettissimo di 0,20. La domanda è stata forte, raggiungendo in sottoscrizione i 3,4 miliardi di euro. Giudizio: sarà altrettanto volatile quanto il Fiat, anzi di più, visto il taglio basso. Da sfruttare per chi voglia assicurarsi un 6% lordo su sei anni, trascurando le inevitabili tensioni prevedibili a livello di prezzi. Dal punto di vista del prodotto Peugeot sembra oggi più aggressiva di Fiat, sebbene molto meno globalizzata.

● Si viaggia in un pianeta più alto, perché Renault è un BB+, il che si fa sentire in termini di rendimento. Anche in questo caso il taglio minimo è di 1000 euro, ma la cedola scende al 3,625% su scadenza 19/9/2018 (Isin FR0011568963), con “duration” 4,7. Sul secondario la quotazione è rimasta sotto 100, con uno “spread” ridotto a poco più di 0,10. La domanda ha raggiunto i 2,1 miliardi di euro, contro l’offerta di 400 milioni. Giudizio: un rendimento attualizzato del 3,7% è oggi poco appetibile su una scadenza a 5 anni.

Una valutazione secca

FIAT BOCCIATO Per quel taglio da istituzionali, ma non solo…
PEUGEOT PROMOSSO Se tenuto fino a scadenza, pur con qualche ansia
RENAULT BOCCIATO Rendimento basso in un quadro instabile dei tassi

 

Moody’s silura, il mercato premiaUn recente report dell’agenzia di rating americana ha bocciato il settore automobilistico e in particolare – nel suo ambito – proprio Fiat e Peugeot, a causa di margini operativi molto ristretti e di una concorrenza esasperata sui prezzi. E’ pur vero che valutazioni di fonte industriale parlano di un 2014 in forte crescita per la domanda di nuove auto in Europa. Il mercato sembra propendere per la seconda versione dei fatti e si mette in coda davanti ai nuovi bond, con rapporti “bid-to-cover” da anni di boom. Chi sta nel giusto?

 

2)    I due subordinati di Telefonica

Nel movimento che si registra in campo telefonico, con acquisizioni a raffica, si inserisce anche la spagnola Telefonica, di cui molto si è detto in relazione a un possibile interesse per la nostra Telecom Italia. Un report di Santander smentisce l’ipotesi, perché aumenterebbe il debito del gruppo iberico. Comunque sia, Telefonica ha lanciato due subordinati perpetual, con cedole di tutto rispetto:

● Il primo è 6,5% con “call” nel 2018 (Isin XS0972570351), a lotto minimo di 100.000 euro. L’importo è di 1,125 miliardi di euro e il rating A-. Bloomberg ne indica una quotazione a 100,14, ma altre fonti lo collocano sul secondario già sotto 100.

● Il secondo è un 7,625% con “call” nel 2021 (Isin XS0972588643), sempre a lotto minimo di 100.000 euro. L’importo è di 625 milioni di euro e il rating identico. In questo caso il prezzo sul secondario sale a 101,4, con spread stretto (“bid” a 101,3 e “ask” a 101,5).

Giudizio: un buon emittente, degli ottimi rendimenti, ma sono prevedibili scosse per le quotazioni sul secondario a breve e medio termine. Titoli adatti per trading veloci, quando si avrà un quadro stabilizzato dei trend.

3)    La doppietta di Intesa SanPaolo

Del subordinato Lower Tier 2 di Intesa Sanpaolo decennale (13/9/2023) in euro a taglio minimo 100.000, con cedola 6,625% (Isin XS0971213201), dato in permuta a possessori di altri titoli subordinati, abbiamo scritto in settimana sul sito. Buona la reazione sul secondario, con una quotazione salita a 101,7 e uno “yield” sceso al 6,38%

Negli stessi giorni si è avuta anche un’emissione subordinata di Intesa Sanpaolo Vita da 500 milioni di euro, su scadenza 18/9/2018 e con cedola 5,35% (Isin XS0972240997), a lotto minimo di 100.000 euro. La “duration” si ferma a 4,5. Il prezzo in questo caso è salito sul secondario a 101,3, con “spread” molto stretto.

█ L’occasione della settimana

Il secondario è una miniera di occasioni da sfruttare, spesso esasperate da un eccesso di offerta di nuove emissioni, causa di qualche problema di liquidità per vecchi bond presenti sul mercato da anni. Oggi segnaliamo il classico Otc (mercato non regolamentato) che consente un’operazione ad alto rendimento e dai rischi nel complesso modesti. Si tratta di un’obbligazione in dollari Usa della società inglese Ferrexpo, che è davvero una miniera poiché attiva nel settore estrattivo. Con scadenza 7/4/2016, offre una cedola del 7,875% (Isin US31529TAB98), ma quota sui 95,7, con “spread” ampio (“bid” 95,25 e “ask” 96,25); ne consegue un rendimento a scadenza leggermente superiore al 10%, grazie a un calo iniziato a giugno e che progressivamente tende a chiudersi. Emessa il 7/4/2011, ha sempre fatto registrare movimenti molto accentuati, come dimostrano questi due dati: massimo storico a 104,7 $ nel maggio del 2011 e minimo a 83,8 $ nell’ottobre 2011. Il lotto minimo è di soli 1000 dollari. Altrettanto volatile la corrispondente azione, che venerdì ha chiuso a Londra a 1,865 GBP. Un vero ottovolante, capace di passare in due anni da 0,29 a quasi 5 GBP. La capitalizzazione è di 1,09 miliardi di GBP e l’Ebit si aggira sui 230 milioni di GBP.

█ Spazio ai tassi variabili

Inevitabilmente occorre dedicare spazio ai bond appartenenti – sebbene in maniera diversa – all’area dei tassi variabili. In settimana – al di là di quanto già riferito per le novità di Verizon – non si è visto nulla di significativo. Ecco allora che occorre prendere a riferimento obbligazioni già presenti sul mercato.

Rabobank Nederland: titolo legato all’andamento dei Constant maturity swap, riferiti ai tassi Irs o Eurirs. Molti bond sono correlati alla differenza fra Cms lunghi e corti, per esempio a 10 e 2 anni. Si tratta di investimenti da valutare quando i tassi a breve scendono di più o salgono di meno rispetto a quelli a lungo. In altre parole quando la curva dei tassi si “irripidisce”. Naturalmente occorre reperire obbligazioni che garantiscano una cedola minima, perché in certe condizioni si potrebbe passare a rendimenti negativi. E’ il caso del titolo della banca olandese caratterizzato dall’Isin XS0217518397, con scadenza molto lunga (9/5/2035). Si tratta di un senior, dall’importo di 375 milioni di euro, che attualmente garantisce una cedola del 4,732%, con prezzo venerdì scorso sul secondario di 102,2. E’ vero che siamo ormai ai massimi dall’emissione nel 2005, ma con una formula di cedola variabile che moltiplica per 4 la differenza fra Cms a 10 e Cms a 2 anni potrebbe garantire nei prossimi due anni rendimenti ancor più interessanti. Non è prevista una “call” e il taglio minimo è di 1000 euro. Il Long Term rating della banca è AA- da parte di Standard & Poor’s.

Bank of America: titolo molto semplice, legato all’Euribor a 3 mesi con minimo del 4% e massimo dell’8% (Isin XS0625841142); ha scadenza 10/5/2018. La quotazione attuale è alta (104,4), con volumi rilevanti, il che non impedisce che lo “spread” sia molto ampio (“bid” 103,5 e “ask” 105,8). Attenzione quindi a mettere un ordine con prezzo limite, anche perché la volatilità è elevata. Posizionarsi su 102,8 potrebbe essere una scelta indovinata, verificando i prezzi dell’ultimo mese, ma non è detto che l’acquisto vada in porto. La cedola attuale è inevitabilmente del 4%; non è prevista una “call” e il lotto minimo si posiziona a 1000 euro.

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