SOLO SUL WEB — 04 settembre 2013

“Il Punto Mensile” di Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Management, società indipendente specializzata in gestioni patrimoniali

Foto: Francisco Seco, AP Photo/LaPresse

Agosto è passato e fortunatamente non ci sono stati grandi tempeste estive, permettendoci di godere delle vacanze… Direi che la prima parte del mese si è svolta come da copione, caratterizzata da un sentimento generalmente positivo e il raggiungimento di nuovi massimi relativi in Europa e assoluti negli USA, mentre dopo Ferragosto sono cominciate a riaffiorare le solite paure che, come il “pavor noctis” dei bambini, regolarmente disturbano i nostri sonni. Oltre alle solite questioni ormai note (tapering, elezioni tedesche, rallentamento Cina) se ne è ora aggiunta una ben più drammatica dal punto di vista umano, ovvero la questione siriana.
Cercherò di limitare le mie considerazioni puramente alla sfera economica, poiché se dovessi entrare su aspetti diversi, legati alle motivazioni che portano gli esseri umani a fare le guerre, potrei scrivere per ore.
Prima di partire per le ferie avevo consigliato di prendere beneficio parzialmente sui mercati azionari: ritenendo ad esempio che i portafogli medi fossero esposti sul mercato azionario al 30-40%, avrei venduto un 10-20%, rimanendo investito intorno al 20%. Ovviamente, questo non avrebbe protetto totalmente dal ribasso che è poi avvenuto nella seconda parte del mese… Infatti con un’esposizione media del 20% e un ribasso più o meno generalizzato del 5% sugli indici azionari (dai massimi intra mese) un punto percentuale lo avremmo lasciato comunque. Però adesso avremmo un 20% in più da spendere e prezzi sicuramente più bassi.
A questo punto vorrei fare alcune considerazioni in merito al comportamento di alcune asset class e ai giudizi che le accompagnavano al momento dell’analisi effettuata, come a dimostrare che non bisogna mai fidarsi a prescindere, ma bisogna sempre ragionare, tanto più che nessuno possiede la sfera di cristallo…
Partiamo dall’oro e ricordiamoci che nel settembre 2011 raggiungeva 1920 dollari l’oncia. In quel momento sembrava l’asset più protettivo di questo mondo e invece nel giugno 2013 toccava 1180 dollari, con un ribasso di oltre il 38% Provate ad andare a vedere cosa consigliavano i grandi esperti sia nel 2011 che nel 2013 e vedrete che se vi foste fidati avreste perso una marea di soldi. Per inciso l’oro adesso tratta intorno area 1400, con un rialzo di oltre il 15% in nemmeno tre mesi.
Per quanto riguarda gli Emerging Markets, mi ricordo benissimo che solo un anno fa erano la panacea di tutti i mali e guai a non averli in portafoglio..! Nessuno che si domandasse se per caso dipendessero pesantemente ancora dai flussi in entrata che gli mandavano i paesi cosiddetti più sviluppati e quindi fossero legati al rischio di “ritiro dei capitali”. Quello che è successo lo vediamo in questi giorni, con gli articoli sulla fine dei mercati emergenti su tutti i giornali e i soliti consigli degli esperti su dove investire.
Io invece credo molto nella diversificazione degli asset e soprattutto ad investimenti a prezzi cosiddetti “fair” o giusti. Quando vedo degli eccessi in salita mi libero dei titoli che più si sono apprezzati mentre viceversa in discesa li ricompro … Ovviamente non è realistico credere di riuscire a comprare e vendere sempre al prezzo migliore, eppure, come dice Warren Buffet “Se un investimento mi piace a 100, a 70 mi piace ancor di più!”
Tornando alle asset class per capire dove investire adesso, devo dire che, leggendo le sempre interessanti analisi di Novelli, rimango un pochino spaventato, perché il sopracitato non vede che nuvoloni e tempeste in arrivo su ogni fronte. In effetti, ci sarebbe poco da stare allegri, ma allo stesso tempo è anche vero che bisogna ragionare in termini relativi e qualcosa sarà necessariamente meglio dell’altra. Ci sarà pure un posto in cui invece che grandinare con i fulmini, magari piove soltanto.
Innanzitutto credo che dovremmo aspettare il risultato delle elezioni in Germania e sperare ( non solo per motivi economici) che non ci sia alcun conflitto in Europa, visto che intravediamo qualche spiraglio di miglioramento anche nel Vecchio Continente e quindi un po’ di equity ben selezionata può già essere aggiunta a quel poco che deteniamo in portafoglio (il famoso 20% di cui scrivevo sopra) e magari, anziché ricomprare azioni Usa (dopo averle vendute ad agosto), si potrebbe “switchare” sui titoli europei. Ora poi anche gli Emerging Markets tornano ad essere interessanti e a questi prezzi si può pensare ad acquisti da fare in valuta locale poiché lo storno direi che è stato tanto e tale da permettere l’apertura di qualche posizione da trading.
Nel caso invece in cui la situazione degenerasse, nervi saldi e razionalità sono gli unici suggerimenti sensati.
Non dimentichiamoci mai infatti che non ci sono posti sicuri in questo momento, soprattutto sul mercato obbligazionario che offre tassi così bassi.

VN:F [1.9.20_1166]
Rating: 9.3/10 (4 votes cast)
VN:F [1.9.20_1166]
Rating: +2 (from 2 votes)
L'azionario europeo merita uno switch, 9.3 out of 10 based on 4 ratings

Share

About Author

Redazione Finanza.com

(0) Readers Comments

Lascia un commento