SOLO SUL WEB — 28 agosto 2013

Maarten-Jan Bakkum, senior strategist emerging markets equity di ING Investment Management, spiega l’impatto del rallentamento cinese su tutti gli altri Paesi emergenti

Sin dal 2010, la Cina ha rappresentato il principale motivo del rallentamento dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati. Dopo l’enorme iniezione di liquidità nell’economia cinese nel 2008 e 2009 per reagire alla crisi globale del credito, nel 2010 la crescita ha cominciato a essere più incerta. E il rallentamento sta continuando.

Nella prima metà dell’anno, la crescita cinese si è attestata intorno al 6,8%. Di recente, il rallentamento dell’economia e le preoccupazioni crescenti in merito alla sostenibilità del tasso di crescita hanno esercitato una forte pressione sul prezzo delle materie prime. Si sono avute quindi ripercussioni sui principali esportatori di commodity, a partire da Brasile e Russia. Negli ultimi dieci anni, la Cina era diventata il principale partner commerciale di numerose economie emergenti e non solo sul fronte delle materie prime. Per questi paesi, quindi, le conseguenze negative del protrarsi del rallentamento cinese non possono essere prese alla leggera.

In aggiunta agli impatti negativi diretti della minor crescita cinese sui partner commerciali, gli emergenti devono affrontare un’ulteriore complicazione. A partire dal 2008, le aggressive misure di stimolo hanno portato a un incremento esplosivo del debito cinese. In percentuale sul Pil, negli ultimi cinque anni il debito è cresciuto non meno di 70 punti percentuali. Si tratta di un aumento senza precedenti e che sta causando una notevole pressione sul sistema finanziario, con una quota considerevole di finanziamenti che tendono a non essere rimborsati. Nel passato, abbiamo visto numerosi esempi in questo senso. La più recente crisi del debito nel mondo emergente è stata quella della Russia nel 2008, preceduta da una crescita rapida ed eccessiva nel rapporto debito / Pil.

Gli investitori devono tenere in considerazione l’elevato rischio per il settore bancario cinese come conseguenza della crescita incontrollata del debito dal 2008. In altre parole, vi è un significativo rischio che nei prossimi anni, a causa di una crisi del debito, la crescita cinese possa collassare. E questo spiega in parte il motivo per cui i paesi emergenti sono così sotto pressione.

Nell’ultimo biennio, i flussi di capitale verso questi paesi si sono lentamente prosciugati come risultato degli elevati
squilibri nelle varie economie emergenti, delle aspettative sulle decisioni della Fed in merito a un rallentamento della politica monetaria espansiva e anche in risposta al rischio rappresentato dalla Cina.

Di recente, si sono visti alcuni segnali positivi in merito a una lieve ripresa della crescita economica in Cina. Una
stabilizzazione sarebbe una buona notizia per tutti gli emergenti, dopo le preoccupazioni crescenti degli ultimi trimestri. Una simile situazione starebbe a significare che nel futuro prossimo vi potrebbe essere un recupero delle perdite sofferte. D’altra parte, però, un paio di trimestri in leggero miglioramento non possono fare molto per cambiare l’outlook di lungo periodo. Il rallentamento continuerà e il rischio di una crisi bancaria in Cina, con conseguenze importanti per tutti i paesi in via di sviluppo, rimane troppo alto per poter essere ignorato.

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