DAL GIORNALE EMERGENTI — 20 agosto 2013

Si accendono focolai di allerta nei mercati emergenti. Gli investitori fuggono soprattutto da India e Indonesia.

La divisa indiana ha toccato stanotte un nuovo minimo storico sul dollaro, con il biglietto verde scambiato a 64 rupie.

La Borsa indonesiana ha chiuso in ribasso del 3,2% (dopo essere arrivata a perdere anche il 5,6%), portando il passivo delle ultime 4 sedute a poco meno di 10 punti percentuali.

India e Indonesia sono i due avamposti di un fenomeno più composito e preoccupante. Basti pensare che da inizio anno sono stati ritirati 8,4 miliardi di dollari dai fondi ETF dei mercati emergenti (si veda in proposito anche un interessante post odierno di Intermarket & More).

La banca d’investimento Morgan Stanley ha stilato la classifica dei Paesi emergenti che rischiano di più a causa del deflusso di capitali e delle aspettative di riduzione della liquidità.

Ne abbiamo parlato in un articolo pubblicato sul numero di luglio/agosto del mensile “F Risparmio&Investimenti” del quale pubblichiamo di seguito alcuni stralci.

 

La scena simbolo di “La tempesta perfetta”, film del 2000 diretto da Wolfgang Petersen, e interpretato da George Clooney. Foto: Warner Bros/ZUMA Press/LaPresse

La liquidità con cui la Federal Reserve e le altre banche centrali hanno inondato i mercati ha spinto un numero sempre maggiore di investitori verso obbligazioni e azioni delle economie emergenti che hanno così vissuto un periodo d’oro. Ma la festa sembra essere quasi giunta al termine. Basta real brasiliani, basta bond messicani o azionario turco. L’aspettativa di una riduzione di liquidità ha fatto scattare l’allerta e i capitali hanno iniziato a prendere nuove traiettorie. Un fuggi fuggi generale soprattutto dai bond: secondo i dati di Epfr nella settimana conclusa lo scorso 19 giugno i deflussi di capitale dagli emerging markets equity sono stati superiori ai 3 miliardi di dollari. E se questo è il presente, quale sarà il futuro per queste economie?

Vulnerabilità dell’equity e dei bond di fronte a un’interruzione di capitali

Di fronte a uno scenario di deflussi improvvisi di capitali i mercati azionari emergenti potrebbero essere vulnerabili. E ciò avverrebbe attraverso l’aumento dei tassi di interesse e il deprezzamento e la volatilità della valuta. Se così fosse l’indice MSCI EM potrebbe probabilmente testare il target “bear case” a  715 punti (-27%). E l’impatto sui mercati finanziari emergenti potrebbe essere differente da Paese a Paese. Quelli più vulnerabili sono l’America Latina (underweight) e l’Emea (equalweight) rispetto agli asiatici (overweight). In tale scenario le peggiori perfomance verranno realizzate, secondo gli specialisti di Morgan Stanley, dai settori ciclici, come materie prime, energetici, consumi e industriali. Sovraperfomeranno il mercato i comparti dell’healthcare, retailer e le telecom. Morgan Stanley è overweight sui software e sui semiconduttori. Discorso a parte per i titoli finanziari che registreranno delle performance deludenti in tutti i Paesi più esposti a uno choc di capitali.

 

Leggi la versione integrale dell’articolo sul numero in edicola (luglio/agosto) di F “Risparmio&Investimenti”. E scopri:

– Cosa è stato già prezzato

– Brasile, Messico e Turchia: consigli operativi

– La reazione del mercato dei bond

 

 


 

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La marea della liquidità si ritira dai mercati emergenti. Sarà una tempesta perfetta?, 7.0 out of 10 based on 7 ratings

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