DAL GIORNALE — 09 agosto 2013

Sono diverse le soluzioni disponibili per accendere un conto in valuta. Di solito si limitano a poche divise, in pochi casi a quasi tutte. Attenzione però ai costi

 

di Lorenzo Raffo

In tanti erano corsi in banca ad aprirli. Nel pieno della crisi dell’euro l’alternativa del conto in valuta era l’unica possibile rispetto a quella più complessa di trasferire liquidità all’estero. Poi sono passati di moda. Ora si ricomincia a prenderli in considerazione, perché il barometro della fiducia gira di nuovo verso la bassa pressione. Per questo motivo siamo andati in giro per filiali bancarie, alla ricerca di condizioni interessanti. La risposta è stata però deludente. Molte banche infatti – davanti alla richiesta di aprire un conto in valuta – ci hanno risposto: “Sì, ma solo a condizione che lei sia già nostro cliente”. Spesso ci è stato detto che al massimo si può disporre di un c/c in dollari o in franchi svizzeri o in sterline. Di fronte alla richiesta di un conto multivalutario vari impiegati ci hanno domandato: “Cosa intende?”. Inoltre ai nostri precisi interrogativi su aspetti fiscali e normativi abbiamo ricevuto spesso risposte evasive. E allora – dato il quasi generale disinteresse nei confronti di questa tipologia di conti – ecco un’analisi di pregi, difetti, costi e gestione operativa.

Il deposito

Per operare in divise diverse dall’euro esistono molti strumenti, alcuni altamente professionali (future, opzioni e mercato spot) e altri meno specializzati (obbligazioni in valuta e posizione sulla liquidità). La formula più semplice in assoluto consiste nel deposito a tempo, in sostanza equivalente ai conti deposito per la gestione di fondi in euro. Consente di investire la disponibilità a un tasso fisso per un periodo di tempo concordato fra le parti. Solitamente non supera l’anno. Si presta bene nel caso di rilevanti tassi di interesse di una certa valuta, situazione oggi poco diffusa nell’area occidentale del mondo, ma risente del rischio di improvvise variazioni degli stessi, del vincolo del capitale bloccato fino alla scadenza e inevitabilmente dell’incognita cambio, che si trasforma in rebus non trascurabile quando si investe su un prodotto a tempo. In questo caso infatti la durata prefissata costituisce motivo di incertezza, sebbene l’estinzione anticipata sia possibile, ma con una penalizzazione, che ogni banca stabilisce al momento della stipula del contratto. Il tasso creditore è legato solitamente al Libor meno un piccolo “spread”. Le valute su cui si può operare con il deposito variano da istituto a istituto. Generalmente sono solo quelle europee più i tre dollari (Usa, Canada e Australia). All’estero sono disponibili “time deposit” anche su divise ad alti tassi d’interesse, soprattutto emergenti, ma con rischi elevati per un investitore non professionale. Su quelli previsti dalle banche italiane le posizioni vengono aperte soltanto per importi di una certa consistenza. Durante la nostra indagine dal vivo, è stata questa la formula più caldeggiata dai funzionari delle varie banche, per un ammontare richiesto, in un caso, di 10.000 euro, ma in generale di almeno 25.000 euro. Sostanzialmente il deposito si adatta a chi vuole operare su una certa valuta nel breve periodo, con rischi non troppo elevati. L’imposta di bollo è dovuta e sugli interessi maturati viene corrisposta la ritenuta fiscale del 20 per cento.

Il c/c

Chi non voglia essere vincolato e intenda operare con une certa libertà trova nel conto corrente in valuta la sua risposta. Certamente è una soluzione adatta soprattutto alle gestioni commerciali, ma anche un investitore privato ha interesse ad aprirlo, soprattutto nel caso parte del patrimonio sia investita in titoli in divise diverse dall’euro. Facciamo un esempio. Per chi esegua consistenti trading in azioni quotate a Wall Street o per chi possieda un notevole portafoglio di obbligazioni in dollari la scelta di un c/c in tale divisa ha il vantaggio di fissare un cambio al momento del versamento della liquidità in entrata e di operare poi senza più occuparsi del problema delle quotazioni quotidiane della relativa valuta. Dividendi e cedole sono incassati in dollari e quindi i relativi importi vengono tenuti sul conto fino a quando le con.dizioni ne favoriscano il cambio in euro. Più la posizione resta aperta nel tempo e maggiori sono i vantaggi: l’accumulo infatti di dividendi e cedole, nonché di eventuali plusvalenze da acquisti e vendite, porta a un valore medio di carico, rispetto al rapporto di cambio originale, che risente sempre meno delle oscillazioni della divisa. I c/c possono essere nelle valute tradizionali, ma anche in quelle meno diffuse, per le quali si prevedano maggiori potenzialità di rivalutazione rispetto all’euro, nei prossimi anni. Per esempio in rublo russo o renminbi cinese. Quanto costa un conto corrente di questo tipo? Nel nostro viaggio attraverso le filiali di varie banche…(segue)

 

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Il resto del mondo nel c/c della banca di casa, 10.0 out of 10 based on 1 rating

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