SOLO SUL WEB — 30 luglio 2013

a cura di Gabriele Roghi, responsabile della consulenza agli investimenti di Invest Banca

 


Cominciamo la nostra prospettiva sul metallo giallo trattando dapprima dell’oro fisico e più in particolare da chi lo rende disponibile: le compagnie minerarie. Se si comparano i prezzi attuali sui quali si attesta l’oro con i costi medi di estrazione, intorno agli 800 dollari l’oncia, per i gruppi minerari il margine di profitto risulta molto elevato, quindi il processo di estrazione continuerà sicuramente. Queste compagnie però hanno un problema – non di convenienza o meno nell’estrarre – che riguarda piuttosto l’oro finanziario: le operazioni di vendita in derivati non hanno reso loro profittevole il rialzo del prezzo del metallo giallo degli ultimi anni. Come è evidente da quanto detto, per queste compagnie (ma non solo) l’oro fisico e l’oro finanziario sono due mondi distanti tra loro. Un’altra conferma a quanto sottolineato è la corsa all’acquisto di oro fisico in tutto il mondo sia da parte di cittadini sia di molte banche centrali, nonostante il prezzo finanziario sia in discesa.

Passando ora all’oro finanziario, i movimenti sugli ETP, che si dice giustifichino la discesa del prezzo dell’oro, costituiscono in realtà secondo la nostra opinione dei tentativi di scoraggiare l’acquisto di quello fisico. I cittadini di tutto il mondo continuano a richiedere il metallo giallo mettendo a rischio le cosiddette bullion bank che hanno venduto prodotti legati all’oro per decine di volte l’entità in loro possesso. Quindi nei loro magazzini blindati è presente ben poco oro fisico sebbene i prodotti da loro venduti, e sui quali hanno guadagnato ampie commissioni, riconoscano la possibilità di ritirare il sottostante (che basterebbe solo per il 2-5% dei sottoscrittori). Sono queste le motivazioni delle  richieste di rimpatrio dell’oro detenuto oltreoceano, come quella recente della Germania che ha chiesto agli Usa la restituzione delle riserve (inviate decenni or sono per metterle al riparo dal pericolo comunista) e si è sentita prometterne la restituzione per il 2020. Pare che i tedeschi siano i soli a poter affermare che il primo ad arrivare a prendere il poco oro giacente sarà l’unico ad ottenere qualcosa. Per guardare al nostro Paese, l’oro della Banca d’Italia è tutto a Roma o, per caso, quantità considerevoli si trovano alla Federal Reserve Bank di New York? In quest’ultimo caso converrebbe chiederne la riconsegna entro il 2019 per riuscire a vederne ancora.

Se diamo uno sguardo ai mercati emergenti, esaminando i dati degli ultimi mesi non sembra affatto che al rallentamento della loro economia corrisponda un movimento di uguale segno nella domanda di oro fisico, anzi. Arrivano proprio in questi giorni le notizie di una possibile restrizione interna in India agli acquisti di oro fisico da parte degli indiani (segno che la domanda nel Paese è forte) mentre la Cina continua ad incoraggiare i propri cittadini ad accumulare oro fisico d’intesa con la politica della sua banca centrale, in modo da riassorbire completamente la produzione interna. Ricordiamoci che la Cina è il primo produttore mondiale di oro oltre ad esserne anche il maggiore compratore globale.

La stessa cosa può dirsi di quanto avviene in Russia.

Sembra di assistere ad un braccio di ferro tra dollaro e finanza di carta da un lato ed oro fisico ed economie reali che stanno emergendo dall’altro. Non vediamo rallentamenti in questo trend, i Paesi emergenti continueranno ad accumulare oro fisico, mentre l’oro finanziario scivolerà sempre più in basso proprio grazie all’azione di chi cerca di difendere lo status quo. Il dollaro finirà per essere una valuta di riserva sempre più svuotata di valore.

Concludiamo ponendo ancora l’accento sulla differenza che intercorre tra economia reale e finanziaria: laddove l’economia reale mostra tratti deflattivi, osserviamo al contrario un’inflazione “finanziaria” su alcune asset class che appaiono sovra-quotate (dal listino giapponese alle obbligazioni high yield una volta definite “junk” ma che oggi rendono meno di molti emittenti sovrani che non sono affatto spazzatura). Tutto questo è la conferma che le azioni di politica monetaria sono finalizzate al sostegno della finanza e delle sue falle e che le banche centrali non hanno sostenuto per nulla l’economia reale.

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Il braccio di ferro tra finanza di carta e oro fisico, 9.4 out of 10 based on 5 ratings

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