DAL GIORNALE INCHIESTA — 08 aprile 2013

Poche formalità, ma tassi d’interesse molto bassi. L’alternativa è affidarsi a un deposito vincolato, sperando in una rivalutazione della valuta

di Lorenzo raffo


“Rinascita della nazione” e “ritorno al sogno”: sono due concetti estratti dal discorso di esordio del neo presidente cinese Xi Jinping ai delegati del Congresso del popolo di Pechino. La sintesi dei commentatori occidentali è stata: ecco un’allocuzione in senso nazionalistico. Viene allora naturale chiedersi: cosa succederà alla moneta cinese, il renminbi o yuan, che dir si voglia? Diventerà davvero la valuta di riferimento dell’intero sistema asiatico e perfino dei commerci internazionali, sopravanzando il dollaro statunitense? Se la risposta è positiva (e può esserlo all’80%) vale forse la pena cominciare a esporsi su questa moneta, che già ha corso abbastanza, ma non tanto quanto ci si attendeva.
Sguardi sorpresi
Come farlo? Siamo andati in giro per alcune banche italiane chiedendo se tale opzione viene presa in considerazione. Agli sportelli l’occhiata degli impiegati è stata quasi sempre esterrefatta. “Dice sul serio?”; “Non glielo consiglio!”; “Con tutti i problemi che abbiamo ci mancherebbe ancora di dover gestire conti in yuan!”: ecco alcune delle risposte ricevute. Sono emersi comunque dei suggerimenti utili. Il primo è stato di valutare l’ipotesi dei tradizionali conti multivalutari, che forse in futuro si apriranno anche alla moneta cinese. Si tratta però di una strategia utile per chi opera commercialmente con diversi mercati e sconsigliabile invece per il privato, a causa di alcuni limiti per le giacenze, dettati dalle normative italiane. Il secondo, più banale, è stato di rivolgerci ai “private”, con la certezza che “almeno loro potranno aiutarvi”. Detto fatto! Le reazioni in tale contesto sono apparse molto più professionali, ma in concreto solo un istituto ci ha consegnato un documento relativo al possibile acquisto di strumenti espressi nella divisa cinese (Offshore renminbi), in base a un conto corrente in valuta cinese. I prodotti trattabili? Azioni, obbligazioni, fondi di investimento e monetari. Di fronte alle nostre richieste di chiarimenti è emerso però che per azioni e obbligazioni esiste un’esclusione, ovvero tutto quanto è domestico (prodotti con Isin CNxxxxxx), e l’operatività si riferisce esclusivamente a ciò che è quotato a Hong Kong; per i bond il numero risulta abbastanza ristretto, con tagli minimi di almeno 1 milione di renminbi (salvo poche eccezioni) e comunque per tanti di questi titoli non “c’è carta”, ovvero gli scambi sono ridotti quasi a zero. Nel caso dei fondi conviene certamente operare su quelli proposti in Italia, mentre per i prodotti monetari la disponibilità è limitata. In sintesi: tanto fumo, poco arrosto!
Seguendo i cantonesi
L’opzione alternativa è quella forse più originale: rivolgersi a una banca cinese. In Italia operano Bank of China e ICBC, con sedi a Milano. Corriamo subito a visitarle. Di fronte alla prima incontriamo un gruppo di espatriati da Canton, occupati a mettere ordine in una cartellina di documenti. Parlano un discreto italiano e – soggiogati dalle nostre domande – ci consigliano di rivolgerci al primo piano. Uno ci confida: “Banche cinesi molto più semplice che banche italiane. Tutto veloce, poche code e buoni interessi”. E’ forse un promotore dell’istituto? Glielo chiediamo e la risposta è inequivocabile: “Ho tre aziende in Italia e una decina a Canton. Noi abbiamo mentalità diversa dalla vostra”. Andiamo allora a scoprirla questa mentalità diversa.

 

Scopri nell’articolo integrale pubblicato su F di aprile:

– L’offerta di Bank of China

– L’offerta di ICBC

– Vale la pena farsi il conto in yuan?

– Le prospettive della divisa cinese

 

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Farsi il conto in yuan è semplice quanto in euro, 8.2 out of 10 based on 6 ratings

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