Le nuove emissioni, ma non solo
A cura di Lorenzo Raffo
Il tema della settimana (e l’ITF riminese l’ha ampiamente confermato) è stato uno e uno solo. Ha – inevitabilmente – riguardato lo spread Btp-Bund. E le domande conseguenti sono state sempre le stesse: dove andrà? Dove si fermerà? Di risposte ne sono state date tante, spesso contrastanti.
Ricordiamo innanzi tutto i livelli che abbiamo sempre tenuto di riferimento, quelli pubblicato per la prima volta, nell’ambito di questa rubrica, a novembre dell’anno scorso. Il gradino sotto il quale la situazione si considera stabilizzata è di 410 punti; da 410 a 560 si entra nella fascia di instabilità; oltre 560 punti il contesto diventa a rischio, soprattutto nel caso del perdurare per alcune settimane.
Durante l’apice della crisi nello scorso novembre lo spread superò i 550 punti, per poi discendere a marzo 2012 a 275 punti. La settimana scorsa si è attestato sui 440 punti. Ora gli analisti vedono un trend al rialzo con prossimi livelli a 480 e 515 punti, mentre un supporto forte è ormai collocato a 370 punti; solo con una rottura di forza al di sotto del quale si potrebbe tornare verso i 300 punti. E’ possibile che fra 380 e 480 punti si avvii una fase di veloci oscillazioni, ma se si supereranno i 515 punti la fase rialzista proseguirà verso 560, con veloci ripiegamenti successivi. Ci sono anche previsioni che si superino i 600 punti, ma ciò potrebbe avvenire solo quando, alla chiusura di un venerdì, si registrasse uno sforamento di 520 punti. L’analisi tecnica è puntuale. Non ci resta da augurarci che una volta tanto sbagli. Il quadro macroeconomico generale non porta comunque a ben sperare.
Da segnalare comunque una notizia positiva: alcuni gestori di fondi esteri hanno proprio negli ultimi giorni aumentato le proprie posizioni sui titoli di Stato italiani, valutando il rapporto rischio-rendimento più favorevole rispetto a quasi tutti gli altri governativi europei. Non si hanno notizie sulle scadenze messe in portafoglio.
Quali strategie adottare in questa fase? La volatilità dominerà le prossime settimane e forse anche i prossimi mesi. Investire sui Btp a 5-10 anni, più reattivi, al raggiungimento dei valori di spread indicati può essere un’ottima occasione, a condizione di vendere velocemente in occasioni di correzioni consistenti (dell’ordine dei 60-70 punti). Attenzione però a possibili interventi da parte della Bce, la quale monitorizza la situazione per evitare proprio il superamento dei livelli di guardia segnalati. In questo caso occorrerebbe seguire le scadenze eventualmente acquistate dalla Banca Centrale Europea, passando probabilmente da quelle 5-10 anni alle più corte. Data l’incertezza conviene comunque entrare sempre a tranche e non con importo unico su una singola posizione, per poter meglio correggere eventuali errori. Agli investitori più prudenti consigliamo di monitorare il Btp Italia, lanciato di recente e legato all’inflazione, un bond con movimenti attenuati, ma che può anche consentire piccoli trading a rischi limitati.
Per quanto riguarda infine il Bund, il suo future ha ampiamente rotto al rialzo la resistenza 140 e ormai ha ben poco spazio di crescita. Per gli istituzionali è un posizionamento in difesa; per un eventuale piccolo o medio investitore è solo un rischio da cui uscire, seppur forse non scegliendo una strategia short, più volte auspicata da molti ma che potrebbe ancora una volta essere smentita dai fatti.
Le aste governative sono proseguite nell’ultima settimana, con rendimenti nel complesso allineati alle aspettative. Di nuovo c’è che tutti i Cds sovrani scadenza 5 anni sono peggiorati e in alcuni casi anche di molto. Il mercato temeva per la Francia, ma in verità è stato uno degli emittenti che ha retto meglio la fase in atto di incremento dell’incertezza.
Rbs sul DomesticMot
Dal 16 maggio è quotata su Borsa Italiana un’obbligazione di Royal Bank of Scotland, il cui collocamento era terminato il 20 marzo scorso. Si tratta del “Tasso misto con digital cap” (Isin GB00B78SXC73), dalla durata di 6 anni, che prevede un sistema cedolare misto: 5% lordo il primo anno; dal secondo fino alla scadenza sempre un 5% se l’euroribor a 3 mesi è maggiore del 2,5%. In caso contrario si ha una cedola legata all’euroribor a 3 mesi + 0,70%. Il pagamento degli interessi avviene trimestralmente.
L’euro si risveglia
Non è certo un riavvio da festeggiare, ma pur qualcosa si è visto in euro nell’ultima settimana fra le nuove emissioni, dopo un periodo in cui sembrava che la moneta europea fosse quasi destinata a scomparire.
La prima è venuta dalla francese Bureau Veritas, leader a livello mondiale nei processi di ispezione e certificazione. Nel giro di un’ora ha raccolto 500 milioni di euro di un’obbligazione 3,75% con scadenza 24/5/2017 e prezzo di sottoscrizione di 99,464. Sul secondario è passata subito a 100,5, sebbene il taglio minimo di 100.000 euro non la destini certo a un grande pubblico.
La tedesca Sixt, specialista nel noleggio di auto, ha invece scelto – seguendo una strada che solo gli emittenti della Germania seguono con convinzione – il taglio minimo di 1000 euro per un bond 3,75% con scadenza 16/5/2018, offerta a 99,63. Rispetto alla precedente 4,125%, ma più corta (25/10/2016), il rendimento a scadenza della nuova obbligazione è migliore di circa mezzo punto.
Infine la lussemburghese Enovos International, una bella azienda specialista nella produzione di energia elettrica e partecipata da grandi gruppi (18,4% della tedesca Rwe – 10% dell’altra tedesca E.On, 4,7% della belga Electrabel e soprattutto 23,5% del gigante metallurgico indiano-francese ArcelorMittal) ha offerto una nuova obbligazione al 3,75%, con scadenza 19/6/2019, a taglio minimo di 1000 euro, che ha raccolto una massiccia adesione da parte del mercato, con un prezzo in sottoscrizione salito a 101,875. L’unico punto debole è l’assenza di un rating, ma c’è ancora chi si scandalizza per questo dettaglio, di fronte alla solidità di un gruppo con rilevanti capacità di espansione nell’area Benelux?
Le altre valute
L’industria automobilistica è rientrata in scena, preferendo però una diversificazione valutaria. Volkswagen Financial Services ha scelto la lira turca per un bond con cedola 8,75% e scadenza 28/5/2014 (Isin XS0784911835), dall’importo di 120 milioni di lire, e la sterlina per uno con cedola 2% e scadenza 23/10/2015 (Isin XS0784809393), dall’importo di 250 milioni di sterline. BMW e Daimler invece si sono indirizzate alla corona norvegese, rispettivamente con un 3,5% scadenza 2017 e un 2,375% scadenza 2015. Infine, in una settimana povera di spunti per quanto riguarda il dollaro Usa, segnaliamo un’emissione del Canton Ticino in franchi svizzeri, con una cedola dell’1,25% su una scadenza molto lunga (2027). Bisogna proprio avere fiducia nella Confederazione Elvetica per investire su questo bond!
Lorenzo Raffo
Related posts:
News correlate
Emergenti obbligazionari in consolidamento: che fare?
maggio 30, 2013




